L'appello accolto dalla Stampa piacentina

l'articolo pubblicato nelle pagine della vita cittadina di Piacenza




«Corrado, santo dimenticato»

Sparito dal calendario regionale. Appello dei fedeli ai vescovi




Per un anno i vescovi dell'Emilia-Romagna si sono "dimenticati" di San Corrado non inserendolo nel calendario liturgico regionale. Per un anno i devoti sono rimasti zitti, masticando amaro per la dimenticanza, ma rimanendo nell'obbedienza. Oggi, alla vigilia della pubblicazione del nuovo direttorio, escono allo scoperto e rivolgono un appello ai presuli affinché la memoria venga ripristinata. «È una memoria facoltativa ma nel direttorio nazionale c'è sempre stata e non capisco perché in quella regionale San Corrado ogni tanto scompaia». A parlare è Umberto Battini, piacentino, sacrestano del Duomo di Fidenza, nonchè legatus itineris della Compagnia di Sigerico, il gruppo che in provincia raccoglie i devoti a San Corrado. «La Regione Pastorale Emilia-Romagna - spiega Battini - pubblica ogni anno, per mandato dei vescovi, il direttorio e calendario liturgico». Si tratta di una guida-calendario che serve alle parrocchie di ogni diocesi per indicare quale tipo di messa va fatta ogni giorno dell'anno.«Purtroppo nel direttorio 2007/2008 - evidenzia Battini - al 19 febbraio, Festa di San Corrado, non c'è più niente, si riporta solo: Febbraio 2008-19 martedì, feria (verde) colore liturgico, messa a scelta, lez. feriale». Il sacerdote celebra la messa con i paramenti verdi senza fare menzione della solennità di San Corrado perché il calendario non lo dice. Diversamente, come fa notare la Compagnia di Sigerico, il direttorio 2006-2007. «Il Calendario riportava: Liturgia ore della feria, Febbraio 2007 -19 lunedì, feria (verde) colore liturgico, messa a scelta, lez. feriale; Piacenza-Bobbio: memoria di San Corrado Confalonieri, eremita (bianco), messa e Liturgia ore della memoria; frati minori dell'Emilia Romagna: memoria di San Corrado da Piacenza, O F S (bianco)». Il che significa che nella diocesi di Piacenza-Bobbio e i frati minori dell'Emilia Romagna celebrano la solennità di San Corrado indossando paramenti specifici, di colore bianco.Da qui nasce l'appello affinché la ricorrenza del santo sia inserita nel calendario liturgico regionale per l'anno 2008-2009. Un appello riportato anche sul sito dei devoti a San Corrado (araldosancorrado.blogspot.com) che unisce sul web i devoti, da Calendasco (dove nacque San Corrado Confalonieri nel 1290) a Noto (dove morì nel 1351). «Già una volta, quattro o cinque anni fa - ricorda Battini -, si era verificata un'omissione del genere. Avevamo elevato una specifica perorazione alla casa editrice e l'anno successivo San Corrado era stato ripristinato».


Federico Frighi


articolo tratto da LIBERTA' quotidiano di Piacenza di venerdì 3 ottobre 2008





Una cartolina da NOTO ai Devoti del mondo




Appello per l'anno 2008 - 2009


Rimettiamo la memoria del Santo nel Calendario Liturgico della regione E. Romagna





San Corrado tolto dal calendario dei santi della Regione Emilia Romagna.




La Regione Pastorale Emilia-Romagna pubblica ogni anno per mandato dei VESCOVI della Regione il DIRETTORIO e CALENDARIO LITURGICO 2007-2008, quest’anno siamo nell’ANNO A – Domenicale e Festivo, ANNO II° Feriale “per annum”.




Il DIRETTORIO serve ad ogni parrocchia di ogni Diocesi della Regione per indicare quale tipo di messa va fatta ogni giorno dell’anno, ad esempio ‘per annum’ o festivo o memoria semplice o obbligata etc.







Purtroppo nel Direttorio 2007/2008 al 19 febbraio Festa di SAN CORRADO


non c’è più niente, si riporta solo:


Febbraio 2008 19 MARTEDI’




FERIA (verde) colore liturgico


Messa a scelta


Lez. Feriale




Mentre nel 2007


il Calendario riportava:


Liturgia ore della feria


Febbraio 2007 19 LUNEDI’




FERIA (verde) colore liturgico


Messa a scelta


Lez. Feriale




Liturgia ore della feria




PIACENZA-BOBBIO


Memoria di San Corrado Confalonieri, eremita (bianco)


Messa e Liturgia ore della memoria




FRATI MINORI DELL’EMILIA ROMAGNA


Memoria di S. Corrado da Piacenza, O F S (bianco)




Appello per l'anno 2008 - 2009


Rimettiamo la memoria del Santo nel Calendario Liturgico della regione E. Romagna






vecchia cartolina di Noto




Le foto
i luoghi

usate liberamente quelle inserite
citando magari questo sito come provenienza
L'Araldo di San Corrado web






SEGNALAZIONE A TUTTI I DEVOTI

Chiesa Netina in FESTA

Sua Ecc. Rev.ma Mons. Mariano Crociata
Vescovo della Città e Diocesi di Noto
eletto Segretario Generale
della Conferenza Episcopale Italiana

Auguri a Mons. Mariano ed alla Chiesa Netina
da tutti i Devoti e Fedeli di San Corrado
In Italia e nel mondo



E’ l’unico paese piacentino con San Corrado quale Patrono

un vanto e un privilegio che ha da 400 anni


CALENDASCO

Un piccolo scrigno appoggiato al Po


Vi spieghiamo noi perchè amiamo la città di NOTO


I devoti della Parrocchia e del borgo di Calendasco inviano questa

Lettera Aperta a tutti gli Amici e Devoti netini



Ormai da circa un decennio, noi devoti di S. Corrado Confalonieri di Calendasco, con l’appoggio dei parroci che si sono succeduti alla guida della nostra Parrocchia, abbiamo voluto con tutto il cuore incrementare il culto al Patrono. Cominciammo la rivalutazione sia del culto che della storia corradiane grazie all’amicizia che instaurammo con il padre francescano Gabriele Andreozzi TOR(1917-+2006); fu sempre lui ad avvicinarci a “Noto”, regalandoci la preziosissima amicizia con un sacerdote netino residente in Roma, mons. Salvatore Guastella, che ancor oggi con visibilissimo orgoglio è tra le più insigni ed importanti amicizie in San Corrado comune nostro Patrono, che noi calendaschesi possiamo vantare, assieme al nostro rispettato e benamato padre Lino Temperini TOR, anch’egli figura per noi preminente ed indispensabile.

Con sforzo e tenacia, essendo noi cresciuti ‘a pane e San Corrado’ negli anni ’60 e ’70 grazie alla continuata devozione inculcateci dal nostro arciprete don Federico Peratici, abbiamo potuto realizzare qui, nel piacentino, ben 5 Convegni di Studio sul Santo Patrono, altre iniziative culturali, e non ultima la importante pubblicazione dei due volumi di studi, con materiale inedito rinvenuto negli Archivi. Siamo consapevoli che la ricerca storica sul Nobile Confalonieri toccava a studiosi piacentini proprio per quel che riguardava il periodo della sua vita nobiliare in questa terra, feudatario fedelissimo alla Chiesa locale.

Ma noi di Calendasco siamo figli privilegiati di questa devozione: infatti siamo l’unico borgo piacentino che lo ha assurto quale Celeste Patrono da quando nel primo 1600 si seppe ufficialmente del Santo Eremita morto nella lontana Sicilia, presso Noto. Da quattrocento (400) anni è Patrono di Calendasco! E abbiamo nell’Archivio Parrocchiale la documentazione della antichissima e ultra centenaria Confraternita dedicata al Santo Corrado! E possiamo vantare una bellissima tela seicentesca posta nell’altare al Patrono, eretto nel 1617!

E vantiamo con orgoglio che i Confalonieri per almeno 200 anni furono buoni feudatari di questo luogo, vivendo nel maestoso castello che ancora oggi abbraccia sui fianchi la nostra bella chiesa!

E vantiamo due reliquie del Santo: un pezzo d’osso del braccio inviato in Piacenza nel 1600 e l’Insigne Pollice della mano sinistra, donato a fine 1800 dal Vescovo di Noto Ecc.mo mons. Giovanni Blandini!

E vantiamo l’hospitale-romitorio per pellegrini, che fu dei Penitenti francescani e luogo del ritiro del Santo Corrado alla sua conversione dopo il travaglio dell’incendio!

E vantiamo la nascita fisica, l’origine terrena del Santo in Calendasco, così come è scritto nel documento che il vescovo di Piacenza approva dopo averne autenticato la verità, nel 1617!

E vantiamo la memoria storica e quella più recente di noi devoti di Calendasco, della bella e importante Sagra tenuta in occasione della Festa Patronale del 19 febbraio!

Questi narrati sono alcuni dei motivi per i quali ci sentiamo debitori a Noto!

Ecco perchè amiamo la città di Noto!

Perchè da Noto nei secoli ci è giunta una Devozione ed una esemplare Venerazione verso il nostro Comune Patrono: è grazie agli Amici Devoti della terra di Sicilia, riconosciuti nei netinesi, che noi a Calendasco abbiamo potuto nei secoli conoscere, amare e accenderci di un orgoglio profondo, perchè siamo consapevoli che l’avere venerato a Noto con questa forte fede il modello virtuoso che ci dona San Corrado, è stato anche per noi esempio fortissimo! Sappiamo benissimo della grande venerazione con la quale è circondato il Corpo dell’amato Santo, che quale prezioso tesoro è esposto alla pubblica fede nella maestosa Cattedrale della vostra Ingegnosa città!

E siamo debitori di fortissima riconoscenza a tutti i grandi Devoti e storici sia della netina terra che dell’Ordine al quale lo stesso nostro Patrono appartenne quale Terziario, cioè il Terzo Ordine Francescano oggi Regolare.

Ecco perchè amiamo la città di Noto!

Perchè la città di Noto, nei suoi Devoti, divide con noi di Calendasco la parte più importante e significativa di tutta la vicenda terrena del Santo Eremita: se in Calendasco nacque alla vita terrena ed in quella spirituale tra i Terziari nel romitorio, a Noto nella Valle dei Pizzoni, in quella grotta ancora oggi Reliquia Insigne e testimonianza di un fatto, San Corrado nostro Patrono Comune, portò a compimento il suo itinerario dello spirito, guadagnando il Paradiso e la santità! E voi genti di Noto, da subito vedeste in San Corrado un’anima mite e buona, dedita alle virtù cristiane, e da allora l’avete amato, onorato e preso quale esempio e ottimo Protettore!

Per questo e per tante altre begli esempi che da Noto ci sono arrivati ed ancora ci soccorrono, noi Devoti e Amici di Calendasco vi siamo riconoscenti e desideriamo con tutto il nostro cuore sentirci parte con voi tutti nell’esemplificare la Devozione che ci accomuna nel riverente rispetto verso l’Autorità Religiosa netina e piacentina.

E tante sarebbero ancora le parole d’affetto riferite alla compartecipazione verso colui che è il nostro faro e guida nella società in cui viviamo e che ci fa essere sempre più dei migliori cristiani e cattolici, padri e madri, lavoratori e studenti, insomma sappiamo che in San Corrado Confalonieri noi riceviamo una sperimentatissima protezione!

Un saluto caro a tutti voi.

I Devoti e gli Amici di Calendasco

della nostra Parrocchia ove è Patrono Santo Corrado

e dalle aggregazioni tutte





La VITA del Santo


Il Sacerdote e Fra Michele Lombardo erano indubbiamente due persone che meritavano fede, e poichè la loro Vita scritta, si direbbe oggi, con la qualità di Commissari, fu presentata ai giurati e riconosciuta soddisfacente, sino al punto da conservarla con le reliquie del Santo, non si esagera se si considera quale “Vita ufficiale di Noto”.

Testo estratto dallo scritto del can mons. Nunzio Zappulla, pag. 26 “S. Corrado Confalonieri – come e perchè venne a Noto”


Ed oggi possiamo usare la stessa autorevolezza del ragionamento di mons. Zappulla di Noto per affermare che il “Legato di S. Corrado” di Piacenza avvalorato dallo stesso Vescovo della Città, certifichi, dopo che è stato redatto e riconosciuto degno nei suoi enunciati, della nascita fisica del Santo a Calendasco di Piacenza, e quindi anch’esso documento assurge a Atto ufficiale per Piacenza.



Umberto Battini




L’INCENDIO


di Umberto Battini
agiografo di San Corrado


La causa che spinge il nobile Corrado a dare una svolta alla sua vita è collegata senza ombra di dubbio al fatto dell’incendio che provocò durante una battuta di caccia. Siccome fu incolpato del danno un innocente contadino, Corrado lo fa liberare ammettendo la colpa: lui è il colpevole e lui è l’uomo da punire. Gli antichi Statuti piacentini sono da datare al 1322-36, Galeazzo I Visconti milanese e Signore di Piacenza morì nel 1328, gli studiosi propendono perché “una compilazione di norme da lui ordinata, potrebbe essere avvenuta soltanto nel periodo fra il 29 dicembre 1322 in cui ritornò al potere, e il 1327 in cui ne fu deposto. In questo arco di tempo cade appunto la compilazione del 1323 cui si aggiunsero altre norme che risultano confermate nel 1336 da Azzone Visconti... ed altre ancora poste sotto gli anni 1341-1342” e proprio queste antiche leggi trattano anche dell’incendio: “Munita di sanzione penale era soltanto la norma relativa all’incendio doloso, e la pena variava a seconda dell’entità del danno arrecato... tuttavia il condannato poteva sottrarsi alla pena corporale pagando al Comune la somma di 200 lire entro quindici giorni dalla condanna, e risarcendo completamente il danno”. Per la cessione dei beni in caso di dover pagare per un danno causato, quale appunto l’incendio, oltre alla forma della espropriazione dei beni da parte del potere civile, poteva essere attuata “la volontaria cessione di tutti i beni da parte del debitore”.
La famiglia del santo era guelfa, intimamente legata alla chiesa piacentina e molto vicina ai francescani. Nello stesso borgo di Calendasco esisteva una piccola comunità di frati laici della Penitenza, cioè del Terzo Ordine francescano che erano conosciuti per il loro modo di vivere in povertà al servizio di tutti, anche dallo stesso giovane Corrado.
La Tradizione dell’incendio, che si è tramandata da secoli nel piacentino, narra di due possibili luoghi: la località Case Bruciate di Travazzano nei pressi di Carpaneto – ove i Confalonieri possedevano una Casa Torre con delle terre presso Celleri – oppure il Villa Campadone – luogo vicino a Calendasco e rientrante nel feudo che gli stessi qui avevano.
Un ‘molino brugiato’ c’è anche nei pressi dello stesso paese e proprio ove nel 1805 le mappe catastali napoleoniche indicano il “molino Raffoni”, quello legato alla tradizione del gorgolare. Il molino bruciato posto a Calendasco confina con la strata levata, cioè la strada che è rialzata proprio per far sì che il rivo macinatore possa far quel salto necessario a smuovere la grande pala del molino.
Ma anche una nuova ipotesi per collocare l’incendio causato dal giovane san Corrado può aggiungersi a queste: infatti non molto lontano da Calendasco, a pochi chilometri – (circa quattro) - in direzione di San Nicolò a Trebbia, esiste una località chiamata ‘la Bruciata’ di antica memoria.
Il fatto eccezionale è dato da una pergamena dell’11 gennaio 1589: è una investitura di un fondo terriero di 200 pertiche fatta dai monaci di Quartazzola (località a pochi chilometri da Piacenza posta non molto lontano dal fiume Trebbia) ad un certo Cesare Viustino che è erede del fu Alfonso.
La pergamena riporta che le terre sono poste nel territorio di Calendasco, in direzione di San Nicolò e nel luogo detto “alla Brugiata”: una vasta area agricola coltivata di ben 200 pertiche (pensate che un campo da calcio è di circa 4 pertiche piacentine).
A diritto questo grande spazio rurale fatto di campi coltivabili, vitigni e zone a bosco può essere ritenuto il luogo dell’incendio di san Corrado Confalonieri? A mio avviso si, con un buon margine di possibilità, data dalla ragionevolezza che una così vasta possessione terriera sia ricordata nel ‘500 con il nome ‘Bruciata’, sintomo che lì vi fu nei tempi andati un possente incendio che ancora segnava la toponomastica e la memoria della gente.
Per restare in argomento una carta sempre dei frati Bernardini di Quartazzola del 23 giugno 1654 testimonia del fitto di terre ad un certo signor Viustino (discendente dell’altro prima citato) poste alla “Bre” in territorio di Calendasco che sono al ridosso confinale con i paesi di San Nicolò e Santimento.A buon diritto ritengo che se la certezza per l’incendio corradiano non è possibile darla per scontata, tutto quello che la vecchia storiografia dava come unico dato, cioè citando solo ed esclusivamente quale posto del danno ‘le Case Bruciate’ dell’area di Travazzano, sia da ritenere sorpassata e ampiamente messa in discussione dai nuovi dati storici inediti che ho rintracciato in Archivio di Stato di Parma e Piacenza: cioè il molino Bruciato di Calendasco e soprattutto l’area agricola nel territorio dello stesso Calendasco chiamata ancora nel 1589 la Bruciata, ha più valore storico per crederla area dell’incendio corradiano, al contrario di quello che può essere un toponimo relativo a delle poche case andate bruciate.



Note al testo

GIACOMO MANFREDI Gli Statuti di Piacenza del 1391 e i Decreti Viscontei, a cura della Banca di Piacenza, Unione Tipografica Editrice Piacentina, Piacenza 1972; pagg.12-13; ringrazio per avermi permesso di consultare l’importante volume il Sig. Romano Gobbi attento cultore della storia piacentina
GIACOMO MANFREDI Gli Statuti di Piacenza del 1391 e i Decreti Viscontei, a cura della Banca di Piacenza, Unione Tipografica Editrice Piacentina, Piacenza 1972, pag.72-73
GIACOMO MANFREDI Gli Statuti di Piacenza del 1391 e i Decreti Viscontei, a cura della Banca di Piacenza, Unione Tipografica Editrice Piacentina, Piacenza 1972, pag.126-127
sull’hospitale di Calendasco che era al passo del Po sulla Via Francigena non ci sono più dubbi, già ne trattai nel II°Convegno Nazionale di Studi in onore di S. Corrado Confalonieri – Calendasco 1999 e con maggior ampiezza nella relazione che ho svolto in: III° Convegno Nazionale di Studi in onore di S. Corrado Confalonieri – Piacenza 18 marzo 2000 Auditorium S. Ilario, Partner organizzativo la Banca di Piacenza
ASPC notaio Lelio Degani pacco n.15393, ove una carta del 1653 cita appunto il molino brugiato in loco calendaschi e la strada levata o rialzata.
ASPR Convento di Quartazzola di S. Maria e S. Salvatore, pergamena in corsiva latina, pacco LXXVII 1, doc. del 11 gennaio 1589; sempre nel Fondo di questo Convento una pergamena del 14 febbraio 1277 tratta di una pecia terra culta que est quatuor jugera che è posta in Capitis Trebie,cioè Cò Trebbia (vecchia) luogo in cui sorge la famosa abbazia dipendente da S. Sisto di Piacenza ove si tennero le Diete del Barbarossa nel 1158
anche questa pergamena è un inedito da me rinvenuto in quanto nessuno aveva mai dato peso al fatto che in essa si trattasse di questa area agricola detta ‘bruciata’
ASPR Convento di Quartazzola di S. Maria e S. Salvatore pacco LXXVII 1 – AI° AII°, pergamena n.19

dal volume AA.VV. "San Corrado Confalonieri - i documenti inediti piacentini"
edizioni Compagnia di Sigerico 2006 - Calendasco (Pc)


San Corrado e Siracusa: E’ stato adempiuto in tal modo un voto

Nel Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa

Il mosaico di San Corrado Confalonieri

Dal maggio 1976 S. Corrado Confalonieri è venerato anche

nel Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa, dove gli è s

tata dedicata una cappella.

La pregevole opera musiva, eseguita

dall’Istituto Artistico Mellini di Firenze, si sviluppa su una s

uperficie di mq. 20 e la icona del Santo misura m. 3 di altezza.


Le tessere di marmo e di vetro di Murano di varie dimensioni (cm. 3x2, 2x2 e 1x2) sono policrome, rivestite sullo sfondo centrale da foglie d’oro zecchino, in massima parte martellate, per creare piani diversi ed evitare così riflessi abbaglianti. Colori predominanti sono l’avana, l’azzurro con il giallo di Siena e il rosso vivo, che dona un forte tono realistico alle volute delle fiamme.

L’artista nel riprendere la figura del Santo si è ispirato all’iconografia tradizionale del luogo ove egli visse e dove è maggiormente venerato. Il Santo giganteggia in primo piano ed ha la testa coperta da un tipico copricapo in tutto simile a quello usato fino a poco tempo addietro dai contadini del luogo. La barba fluente sul petto fa meglio risaltare gli scarni lineamenti del volto segnato dalle dure privazioni e vivificato dalla spiritualità, che emana dal suo sguardo estatico e profondo. E’ rivestito del rude saio della penitenza di colore avana-scuro e da un largo e lungo mantello dello stesso colore. Il movimento delle braccia e il cordone setoloso di cui è cinto origina un sobrio drappeggio che scende verticalmente fino a sfiorare appena i piedi scalzi. Ben in vista è la corona del rosario che dal cordone pende lungo i fianchi. Tutta la persona si sorregge con forza sulla mano destra poggiata ad un rozzo bastone da pellegrino, mentre con la mano sinistra, meno energica e quasi cadente, sostiene il libro della Parola di Dio, da cui trae

va sapienza divina e fortezza per superare le numerose difficoltà.

L’icona si staglia sullo sfondo di un cielo terso, inondato da una vasta gamma di riflessi aurei. D’ambo i lati spicca, nel vetusto stile, la leggenda in latino: Sanctus Conradus. Attorno al suo capo – quasi a rimembrare la prima festosa accoglienza di Siracusa al Santo vivente - otto bianche colombe formano una larga aureola movimentata in vario e armonioso fruscio d’ali.

Dietro il Santo, in secondo piano sul lato destro, tra rocce policrome fortemente stilizzate, una cerbiatta dalle forme scultoree ristà quasi in attesa di ordini. Sull’altro lato l’occhio può seguire lo scorrere sereno delle acque azzurre di un ruscello che tra i solchi ondosi riflette i bagliori appena percepibili delle volute di due fuochi che ardono sulla sponda. Il tutto è in armonia con la severità delle linee architettoniche della Cappella. Infatti la superficie musiva non è imprig

ionata in alcun riquadro, che anzi, proprio per non mortificare quella rude semplicità del cemento che domina in ogni struttura la vasta Cripta, presenta i bordi aritmicamente frastagliati e lascia così intravedere la continuità del gioco delle strisce che intessono, dalla volta al pavimento, tutta la parete.

E’ stato adempiuto in tal modo un voto: venerare nel Santuario siracusano l’effigie del Santo Patrono della diocesi di Noto, voto espresso molti anni fa dal vescovo Angelo Calabretta e che si è poi realizzato dal suo successore Mons. Salvatore Nicolosi, con le offerte dei notinesi e particolarmente con l’apporto generoso di alcune persone benefattrici, tramite l’interessamento del can. Enrico Sigona.


Sac. Salvatore Guastella





In esclusiva per L'Araldo del Santo e tutti i Devoti
la TRADUZIONE ITALIANA
del DOCUMENTO ECCEZIONALE
della nasciata fisica del SANTO CORRADO
dal volume AA.VV.
San Corrado Confalonieri
I Documenti Inediti Piacentini
edizioni Compagnia di Sigerico in Calendasco 2006
Traduzione dal latino per l'opera erudita del Proff. Gianni Boiardi

LEGATO DI SAN CORRADO

traduzione dal latino a cura di GIANNI BOIARDI



Nel nome del Signore, amen. Nell’anno 1617 della Incarnazione del Signore, quindicesima indizione, il giorno 9 agosto, nel Palazzo o meglio nell’anticamera del sottoscritto Vescovo di Piacenza alla presenza di Monsignor Giovanni Antonio Landolo, arciprete pievano di Bedonia e di don Paolo Camia, parroco di Valnure della Diocesi di Piacenza.

Il fatto è che il signor Conte Giovan Battista Zanardi-Landi ebbe ed ha grande devozione e rispetto per il Santo Corrado Confessore, la cui festività viene celebrata in tutta la Diocesi di Piacenza il 19 febbraio di ogni anno.

Tale San Corrado, come merita di essere detto, fu originario della città di Piacenza mediante la molto Nobile Famiglia dei Confalonieri che abitavano il territorio di Calendasco, nella parte del Ducato di Piacenza che è situata oltre il Trebbia.

Nel paese di Calendasco egli, il Signor Conte Giovan Battista Zanardi Landi, ha da parecchi anni numerosi poderi anche come successore di legittimi titoli della famiglia Confalonieri e come ultimo proprietario terriero provvederà che sia costruita ed eretta a sue spese una Cappella con il suo altare nella predetta chiesa parrocchiale di Santa Maria di Calendasco con il consenso e la soddisfazione, fra i tanti, del suo attuale Rettore, dedicata all’onore e sotto il titolo del predetto Santo Corrado; provvederà inoltre che la medesima cappella e l’altare siano forniti ripetutamente di tutte quelle cose che sono necessarie per celebrarvi il sacrificio sacro ed incruento della Messa, a lode ed onore de Dio onnipotente, della gloriosa Vergine sua madre e del predetto San Corrado e di tutto il Consesso dei Santi.

Inoltre, dal momento che l’Illustrissimo signor Conte Giovan Battista Zanardi-Landi con maggiore ragione pensa e consiglia la medesima cosa per un culto divino più sentito e perchè sia ancora più onorato San Corrado nella predetta Chiesa di Calendasco, per salute e per grazia e rimedio della sua anima e delle anime dei suoi predecessori e discendenti, provvederà anche, attraverso la base annuale e perpetua di una provvisione competente, affinchè sull’altare ornato ed eretto come sopra, sia celebrata sempre in futuro e debba essere celebrato, ogni singola settimana, almeno una messa feriale, solitamente in un giorno nel quale non cada qualche altra ricorrenza, o secondo il precetto di Santa Romana Chiesa o per una consuetudine consolidata, sia che debba essere osservata per devozione di tutta la Chiesa Piacentina, sia che essa sia per vivi o per morti.

Ciò sarà di grande vantaggio per il Rettore pro tempore della predetta chiesa di Calendasco e che inoltre nel giorno 19 febbraio della festività del predetto santo siano celebrate almeno tre messe, tanto nella detta festa quanto nella periodicità sopra descritta, sia attraverso il medesimo sacerdote Rettore pro tempore, sia attraverso un altro, altri della medesima volontà o ordine del Rettore, affinchè se ne abbia memoria almeno in quella parte che è detta ‘Memento’ e ci sia l’intenzione di dedicare preghiere al Dio sommamente buono per la salvezza delle anime del già citato signor Conte, dei suoi antenati e dei suoi discendenti e della anime a suffragio.

Avendo esposto a lungo il signor conte Giovan Battista Zanardi Landi la sua pia volontà e la sua decisione al molto reverendo presbitero Giovan Battista Marzani attuale Rettore e a tutti i parrocchiani di Santa Maria di Calendasco, che lui stesso si obbligava a richiedere che fosse accettato il detto carico delle messe pubbliche da celebrarsi ossia di almeno una feriale in ogni singola settimana di ciascun anno e in qualche giorno festivo e per quanto sopra non impedite, non più di tre Messe almeno nella festa dedicata a San Corrado, con preghiera, commemorazione ed anche nel Memento, etc. ed in suffragio delle anime e come sopra e mettendo le cose bene in ordine, come più sopra narrato.

Per questo all’Illustrissimo Signor Conte venne in mente di stabilire un salario annuo al fine di provvedere a tale peso, ‘come ad un abito indossato più volte e trattato; egli disse che era stato suo proposito essere complessivamente sufficienti 25 imperiali ogni singolo anno, ai quali lo stesso Signor Conte delibererà di aggiungere un valore ‘una tantum’ per ulteriore elemosina e per maggiore sicurezza, ossia un buon cappone, da assegnare al medesimo Molto Reverendo Rettore ed ai suoi successori.

Queste cose devono essere assicurate sempre nella festa di San Martino, anche come primo pagamento della prossima festa di San Martino, o posteriormente all’inizio di ciascuno anno alla sua Ottava, o al posto del salario annuo contabilizzato da 25 imperiali e del pari dell’unico cappone, così come sopra da risolvere annualmente e così come sopra disse ugualmente l’Illustrissimo signor Conte di essersi deciso a maggiore sicurezza e garanzia del medesimo signor Rettore e dei suoi successori, di cedere tanti denari e capponi al posto della predetta quantità in danaro da un solo affitto annuo che si dà al Signor Conte e ai suoi successori in una quantità enormemente maggiore.

Ciò si ritiene che possa essere pagato in perpetuo annualmente nella festa di San Martino o durante la festa dell’Ottava, da parte di Sebastiano dei Codeghini, abitatore del luogo di Campadone vicino alla città di Piacenza e confinante verso mattina con il predetto luogo di Calendasco.

Il Signor Conte e i suoi successori appositamente incaricati investivano con un affitto perpetuo Sebastiano Codeghino il quale, per i terreni risiederà sotto l’autorità della parrocchia di Santa Maria di Calendasco e per la casa nella località di Campadone.

Questo si accerta in un atto notarile dell’Egregio Signore Bartolomeo Crotti, notaio Piacentino, addì 26 novembre 1615.

Detto questo il Signor Rettore e i suoi successori, con la loro propria autorità e senza che ci possa essere la mediazione di una qualunque altra persona, traggono guadagno dalle mani del predetto Codeghino e di tutti quelli che erano come lui, questo varrà in perpetuo secondo la legge dell’Enfiteusi.

Nella fattispecie ciò varrà ogni anno nella predetta festa di San Martino, sempre con la predetta pensione annua, il predetto salario, senza cedere in questo obiettivo ad alcuna riserva; il signor Conte pensò di stabilire che anche lo stesso Codeghino fosse presente e che, riguardo alle cose scritte sopra e sotto, si obbligasse anche per i suoi propri successori, determinando, anche riguardo allo stesso parroco, una procura speciale ed irrevocabile nell’esigere un salario annuale perpetuo e come sopra, e dai debiti della confessione riscossi al medesimo Codeghino e da farsi annualmente come sopra.

Convenuto questo sempre espressamente e chiaramente, poichè attraverso tale concessione ed obbligazione non si creava nessun Diritto nuovo, tutto veniva lasciato alla discrezione dello stesso Reverendo Rettore ed ai suoi successori per i beni sopradetti soggetti ad Enfiteusi, nè in qualche parte di loro alla ragione del dominio diretto.

Tutte queste cose siano in tutto e siano comprese come riservate al predetto Signor Conte ed ai suoi successori. Al Signor Rettore sia concessa e riconosciuta la semplice esazione ed il diritto di esigerlo dal detto Codeghino, ai suoi successori e come sopra, la detta pensione annua, il salario di 25 imperiali e di capponi nell’affitto detto ‘di valore maggiore’, che annualmente è tenuto a pagare il detto Codeghino e come sopra al già nominato Signor Conte e niente di più.

Ciò tuttavia con l’aggiunta, espressamente allegata, che là dove in un prossimo tempo futuro si verificasse in qualche caso, e mezzo e via che la predetta enfiteusi verso il predetto Codeghino ed i suoi successori sia terminata, nel modo in cui sopra è fatta che i beni concessi a lui in enfiteusi e compresi nella predetta investitura siano restituiti al già citato Illustrissimo Signor Conte, o al suo successore, e che così sia consolidato direttamente l’utile dominio di quelli come possesso naturale e civile, nè quelle cose siano date, nè quelle cose siano date più ampiamente in un’altra enfiteusi perpetua ad un’altra persona che dovesse perseverare in tale sopradetta pensione annua di denari e di capponi, come detto sopra, verso il già citato Rettore e successori come in tale caso prestabilisce una nuova enfiteusi; il detto Signor Conte può assegnarsi il diritto che tutti siano obbligati ala medesima enfiteusi, compresi i successori, soprattutto vi siano obbligati i membri della famiglia Codeghino e dei suoi successori, con la facoltà di codesta cessione verso il citato Signor Rettore e come sopra per il pagamento della detta moneta e dei capponi o del loro valore, come nel caso precedente di valutare forse che il successore di tale enfiteuta come sopra, non sia tenuto ad un qualche pagamento di capponi e nonostante anche l’eventualità che i medesimi beni ad un tale successore, e sempre in enfiteusi, siano consegnati per un canone minore rispetto alle cose che al presente risultano consegnate dal predetto Codeghino.

Ciò si verifica nel caso del diritto finito e non rinnovato verso nessun altro, e per tutto il tempo e a qualsivoglia dei medesimi beni ad affitto totale, e che stessero soggetti al Signore direttamente o in parte, o come sopra, aggiudicati che non fossero affatto nel tempo a frutti ed interesse; soprattutto e prima di tutto le cose debbano essere estratte annualmente le dette libre di venticinque imperiali e il valore dei già detti capponi che si determinerà via via; intende che debbano essere stimati sui valori attuali ed il detto Signor Conte lo stima attorno a cinquanta solidi imperiali per ciascuno anno, e che ciascuna sia saldata una volta all’anno, al predetto Rettore nel tempo richiesto per la questione, dandone come sopra facoltà ed autorità al medesimo reverendo Rettore anche per tutto il tempo che i predetti beni staranno in situazione di abbandono o di ricusazione del predetto Signore, nel medesimo luogo o col fare o non fare altre forme di dono. Il parroco possa e sia libero di fare e di affittare o di assegnare le forme di dono attraverso gli affittuari o anche di percepire in prima persona dai loro appendizi o dagli interessi detti delle venticinque libre imperiali o il corrispondente del valore dell’unico cappone o i loro complementi, come da quel tipo di riscossione di cui si è parlato prima.

Detto questo, il Signor Rettore ed i successori siano certi, ora ed in futuro, di percepire, di avere ora ed in futuro, e di poter percepire in futuro ed in perpetuo il predetto salario annuale. Il predetto Sacerdote Giovanni Battista Marzani, attuale parroco già citato, volendo come dissi, dare il proprio consenso e cooperare in sè intimamente alla umana e religiosa predisposizione del Signor Conte Giovanni Battista Zanardi Landi in tutte le cose dette, bene individuate ed esattamente retribuite anche con un contratto, dopo averne data notizia a molte persone, soprattutto sacerdoti, riguardo a cose di questo genere, e ben motivate e spiegate, ne ebbe lodi diverse e furono esercitati ad accettare un impegno di tale tipo per la medesima ricompensa come ragionevole e competente per assolvere ad un tale impegno, soprattutto potendosi verosimilmente sperare e attendere uno sviluppo non piccolo del culto Divino in futuro nella sua predetta Chiesa, di fronte a tutto il popolo di Piacenza e potendosi prevedere un incremento della sua Diocesi verso il Glorioso San Corrado, presso Dio Ottimo Massimo, Onnipotente e meritevole, come è appurato dalle cose fatte sapere della sua vita pubblica; certamente quella maggiore devozione è da promuovere e deve essere stimolata nella predetta Chiesa di Calendasco, il medesimo luogo dal quale codesto Santo avendo tratto la sua origine terrena, come si riporta, avrebbe assistito veramente gli abitanti del medesimo luogo, Devoti del suo nome, per le grazie ed intercessione presso Dio Ottimo Massimo, prescriverà il predetto onere, e come sopra accettare per se e per i suoi successori pro tempore nella predetta Chiesa, e come sopra, per il salario annuo, così come per il già citato Illustrissimo Signor Conte per se e per i suoi successori, di costituire e assegnare rispettivamente, nel modo sopraddetto e narrato, e al quale come sopra vengano dati il consenso e l’approvazione dell’Illustrissimo Rev.mo Vescovo e Conte di Piacenza, oppure del suo Illus.mo e Molto Reverendo Signor Vicario Generale, nelle altre cose spurie e non in altro modo.

Questo è ciò che dissero personalmente i predetti riuniti Molto Rev. Signor Presbitero Giovan Battista Marzani figlio del Signor Corrado della Vicinia di S. Savino Piacentino, Clerico e Sacerdote Piacentino ed al presente Rettore della Chiesa Parrocchiale di S. Maria di Calendasco, già citato da una parte, e l’Illust.mo Conte Giovan Battista Zanardi Landi Conte di Veano, figlio dell’Illust.mo Signor Antonio Maria della Vicinia di S. Antonino Piacentino dall’altra parte, e alla presenza dell’Illustrissimo e Dev.mo Signor Conte Rangoni, per grazia di Dio e della Santa Sede Vescovo e Conte di Piacenza, essi dissero, e furono cose dichiarate pubblicamente, anche per la presenza e per l’autenticità giuridica di questa Illust.ma e Signora Donazione, che questa cosa era stata vera, e che questo contratto e la prima prescrizione da sostenere, e che hanno partecipato a questo trattato accordandosi tra di loro, e si accordarono per le convenzioni e i patti sotto riportati, ed a un mutuo accordo quindi con le dovute stipule e interventi ed anche con un accordo intervenuto con me Notaio sottoscritto, come in pubblico ufficiale, e altrimenti di qualsivoglia persona di cui interessi, e in qualsiasi modo possa essere verso tutti e verso ognuno nel presente Instrumento, da qui in poi rispettivamente contemplate e riunite, e come sotto.

Per prima cosa infatti il predetto Molto Reverendo Signor Presbitero Giovan Battista Rettore ante detto, promise e fu d’accordo per se e per qualsiasi dei suoi successori in perpetuo nella rettoria della Chiesa predetta di Calendasco, come sopra prefato al predetto Illust.mo Signor Conte Giovan Battista, responsabile per se e per i suoi eredi e successori, e specialmente nei già citati suoi buoni poderi, e possedimenti nei predetti luoghi di Calendasco e Campadone, e come sopra celebrare e far celebrare sempre e in perpetuo nella Cappella e all’Altare di San Corrado da non molto tempo eretta nella predetta sua chiesa Parrocchiale ed esistente dentro la stessa Chiesa entrando nella detta Chiesa attraverso la sua porta minore, che guarda verso il Castello di Calendasco, e così verso nulla horam e immediatamente ornata e rispettivamente munita con le cose necessarie affinché sia messo in essere sopra il medesimo Altare il Sacrificio Sacro Santo della Messa, almeno una messa feriale qualsivoglia alla settimana, almeno in un giorno nel quale non cada qualche altra festa della Santa Romana Chiesa, o della costituzione civile o dalla consuetudine e che debba essere osservata da tutta la Chiesa Piacentina con devozione sentita e partecipata, sia che questa messa sia per i vivi che per i morti, per scelta e volontà del medesimo Molto Rev. Signor Rettore pro tempore, e come sopra, e inoltre nel giorno anniversario della sua festività dello stesso S. Corrado che si celebra il giorno 19 febbraio di ogni anno, e come sopra almeno altre tre messe dello stesso Santo, in modo tale che in ognuna di queste Messe ci sia sempre e ci debba sempre essere la commemorazione almeno nelle preghiere personali, oppure nel memento pro salute, e per suffragio rispettivamente dell’anima dello stesso Signor Conte e delle anime dei suoi antenati e discendenti, affinché Dio Onnipotente si degni elargire la Sua infinita misericordia e la salute a loro in questo secolo, e per la sua grazia e nel futuro la pace e gloria eterna, così che le predette tre messe nel futuro siano sempre celebrate e si debbano celebrare ognuna con tutti i doni e le abbondanze del molto Rev. Signor Rettore pro tempore come sopra, e che il predetto Altare per questo scopo sia sempre ben tenuto e munito delle cose necessarie, senza nessuna riserva, poiché così è stabilito, di contro d’altra parte per il salario di tutte le predette messe, così come sopra, e nel modo di cui come sopra, e da celebrare in altro modo, l’Illust.mo Signor Conte Giovan Battista decise e assegnò per se e per tutti i suoi eredi e attualmente nei predetti suoi Beni di Calendasco e Campadone e come sopra, al predetto Sacerdote Giovan Battista Marzani moderno Rettore ed i suoi successori nella rettoria nella predetta Chiesa di S. Maria di Calendasco in perpetuo, assegnò un salario annuale sia come prestazione annuale di 25 imperiali e pari alle once di buoni Capponi al medesimo Rev. Signor Rettore e come sopra da pagarsi in perpetuo nella Fsta di S. Martino oppure nella sua ottava cominciando il primo pagamento nella Festa di S. Martino, oppure come sopra nel prossimo futuro attraverso Sebastiano Codeghino figlio di un certo abitatore del luogo di Campadone predetto, anche lui presente e che ha accettato e ha promesso di pagare per se e per i suoi successori nella predetta e sottoscritta Enfiteusi, anche con le dovute obbligazioni dei beni riportati, e con altre clausole necessarie e opportune anche riguardo al consenso e alla volontà dell’Illust.mo Signor Conte Zanardi Landi e dei suoi discendenti diretti come sopra, e come sotto a lui presenti e con lui in accordo, e così anche di colui che dà il mandato a codesto Codeghino ed ai suoi successori come sopra, e di colui che paga e calcola materialmente quanto sia per la predetta somma di denaro e di capponi così come sopra determinata, e quella attraverso il medesimo Codeghino e come sopra, e come sopra al già nominato Signor Rettore e come sopra per quanti anni sarà devoluta; ed ogni anno sarà riportata ed esibita attraverso il predetto Codeghino la debita dichiarazione di pagamento; e come sopra allo stesso Il.mo Signor Conte, e come sopra e non altrimenti finché sarà in vita lo stesso Signor Conte e come sopra per le leggi del rimanente affitto dello stesso affitto annuale, e allo stesso modo per di Discendente diretto di tutti i supposti beni del sopraddetto Enfiteuta, e da lui in qualche modo dipendente, con la quale in nessun modo nè siano trasferiti come sopra a rata del medesimo affitto, nè si possano dire trasferiti verso il predetto Rettore e come sopra, perché anche così furono stabiliti da quei libri novanta imperiali, e corrispondenti a 2 buoni capponi, capponi che lo stesso Codeghino come sopra è tenuto a pagare in perpetuo al predetto Ill.mo Signor Conte, e come sopra ogni anno alla Festa di S. Martino o sotto la sua ottava per il fitto perpetuo delle cose e dei terreni posti nel già citato luogo di Campadone, e dichiarati dell’Instrumento di investitura, verso il signor Codeghino e Giovanni De Gabini verso il signor Codeghino, ed in sodalizio con Giovanni De Gabini, per volontà dell’Ill.mo Signor Conte e rogatura del Signor Notaio Crotti e come sopra.

A Codeghino, uomo al quale concretamente verso il citato Giovanni De Gabini è obbligato in sodalizio, come sopra il predetto Ill.mo Signor Conte attraverso alcune cose che ha detto, ha fatto, dica o faccia, attualmente non intende fissare prima con il presente Instrumento, il valore della cosa, così che il predetto forte pagamento come sopra non avvenga attraverso il predetto Codeghino, e come sopra rimanga salvo e illeso il diritto del denaro e riguardo al detto De Gabinis rimanga intatto, anche per la parte soprascritta ceduta come sopra, ne da lui in caso di un pagamento come sopra, non sia stato rescisso e così lo dichiari pubblicamente in futuro il predetto Molto Rev. Rettore e avvenga come sopra, e avvenga nel luogo, ed il diritto del predetto Ill.mo Signor Conte rimanga, e come sopra quanto sia ne più ne meno per la semplice esazione delle predette venticinque libbre pari a once di Cappone, dal detto Codeghino Enfiteuta debbano essere pagate annualmente come sopra, e non in altri modi siano determinate quelle cose in modo diverso da come le decise il citato Signor Conte con il Rev. Rettore, e come sopra con un Procuratore speciale e irrevocabile nei riguardi della predetta esazione, che deve essere fatta così come sopra riguardo alle cose che si devono riscuotere, e le dichiarazioni che si devono fare, da mettere nel luogo giusto, sia il grande diritto reciproco dell’utile dell’esazione annuale e come sopra e non in modo diverso perché è stabilito così.

Stabilito tuttavia questo che dove e quanto in qualche tempo futuro sia toccata la predetta Enfiteusi, nei riguardi di Codeghino e De Gabini e ai loro successivi successori in sodalizio e fatta come sorpa e in qual caso debba essere chiusa, così che quei beni Enfiteotici non sussistano più ampiamente nei confronti di Codeghino e De Gabini o dei loro rispettivi successori Enfeteotici in sodalizio, di quelli che riguardo a De Gabini il medesimo Signor Conte parlò in abbondanza e volle che fossero tenuti ed obbligati alle cose dette, e nel modo predetto, in caso di deficienza del predetto Codeghino, e dei suoi eredi come sopra, così che i beni Enfiteotici siano ritornati al padrone diretto e l’utile danno feudale sia consolidato in proprietà diretta e come sopra, e quelle cose successivamente non siano date di nuovo in Enfiteusi a nessuna altra persona nè in toto ne in parte, terra che non essendo sufficiente per l’affitto annuale da cui si ricava, per il pagamento integrale di tutto l’ammontare di quell’utile annuale, e come sopra, in qual caso, in quei casi, fino a quando quei beni staranno presso il Dominio Diretto in tutto o in parte come sopra, e per la parte calcolata che rimane che è stata data nuovamente in Enfiteusi come sopra, e che volle e vuole lo stesso Signor Conte, cedere soprattutto per quella quantità che soccorre al pagamento del già detto appendizio; e come sopra stiano e vengano recepite le cose poste e soggette delle predetta prestazione annua di denari, capponi o del loro rispettivo valore come sopra, oppure per il loro complemento, come sopra, che debbano essere certamente estratte sia dai frutti anche dei medesimi beni sia col fare una stima degli appendizi, ora citati Capponi in cinquanta solidi come sopra; debbano essere pagati al predetto Signor Rettore sia che gli stessi beni siano portati attraverso liberi Massari, sia per fittavoli, dando anche da ora e per tutto il tempo che lo decise il Signor Conte attraverso di sé ne diede autorità e facoltà al Signor Rettore e come sopra i già detti rispettivi beni ritornassero come sopra, e non in un modo diverso, di dare quelle cose a Massarizio, o di affittarle a tempo per altrettante volte per il conseguimento di quei frutti o di quegli appendizi rispettivamente di quei frutti di quella rispettiva già detta pensione annua integralmente computata, tuttavia prima di quella parte che sarebbe da percepire dalla parte dei già consegnati di nuovo in Enfiteusi, poichè anche così fu stabilito.

Analogamente fu stabilito che dove e quando in qualche futuro tempo si cessasse, che Dio non voglia, attraverso la persona del Rev. Signor rettore pre tempore nella predetta Chiesa di S. Maria di Calendasco, di persistere come sopra nella celebrazione delle predette messe, sia da parte sua o di un altro sacerdote di sua nomina, come sopra, e si cessi di persistere nella maniera di mettere in pratica tutte queste cose come detto, in quel caso o in altri casi, in cui ciò avvenga, allora cessi anche il già predetto salario e la predetta elargizione come sopra, anche per parte del tempo di quell’anno o degli anni nel quale o nei quali accada che siano cessati come sopra, anno o anni che debbano essere computati dalla Festa di S. Martino precedente tale cancellazione, e dopo tante volte la medesima cessazione e ogni volta che cada come sopra il medesimo pagamento dell’appendizio o salario, debba essere pagata per tale parte stimata attraverso il citato contadino Enfiteuta pro tempore come sopra, a Dominio diretto dei beni Enfiteotici come sopra, non ostante la cessione anche ad altri dei quali nel presente Instrumento, senza alcuna riserva.

Così che, tuttavia, quando il citato Rev. Signor Rettore o qualche suo successore pro tempore come sopra, avrà voluto di nuovo ritornare alla celebrazione delle messe come sopra, ritorni anche il pagamento della citata pensione o dell’appendizio da farsi come sopra al citato Rev. Rettore celebrante per la parte determinata di quell’anno in cui avrà voluto incominciare a celebrare, e siano computate come anche così stabilito sopra, perché anche così fu stabilito.

Nuovamente fu stabilito che l’iscrizione fatta fare mediante il citato Ill.mo Signor Conte, nel Sacrario della Chiesa di Calendasco, in memoria dell’impegno per la celebrazione delle Messe già dette, così come sopra da celebrare, quella di nuovo in perpetuo debba essere soggetta a manutenzione e altrettante volte l’opera sarà restaurata mediante il Signor Rettore pro tempore e con proprio carico finanziario, come sopra, in modo tale che si possa facilmente vedere e leggere dalle persone che hanno scienza di lettura nel caso lo volessero, e ad eterna memoria della vicenda, perchè così è stato stabilito.

Ugualmente fu stabilito come sopra, ed altre cose disse il già citato Signor Conte, e fu dichiarato pubblicamente che lui non era giunto alla costituzione del citato salario con lo scopo che non si debba avere nessun motivo di pena dal calcolare il citato salario, da qualsiasi causa, e per quanto riguarda il reddito della Chiesa di S. Maria di Calendasco il Signor Conte intende che il predetto impegno delle Messe note, sia esclusivamente personale del Molto Reverendo Rettore pro tempore della detta Chiesa come sopra; per conseguenza quella dotazione sarà ed è come sopra, semplicemente applicata dalla medesima persona, non ai redditi della medesima Chiesa come sopra; perché anche così fu stabilito.

Le quali cose, in tutto, e prese una per volta, contenute nel presente Instrumento, le predette parti stipulanti reciprocamente promisero di firmare e di non contravvenire sotto ammenda e di più tutte quelle cose con l’ordine del Signor Conte di obbligare tutti i suoi beni presenti e futuri, ed il predetto Rev. Signor Rettore obbligava i beni della Chiesa, sia per costituire il fondo, che per rinunciarvi, e che tutte le cose erano state e sono vere, e che ognuna delle parti osservarono di attenderla e lo promisero anche con un giuramento, perché fossero garanti dell’atto notorio, tutte le già citate cose, rispettivamente recitate e scritte alla presenza e all’ascolto del citato Ill.mo D.n D.s Signor Claudio Rangoni, per grazia di Dio e della Sede Apostolica Vescovo Conte di Piacenza, il quale sedendo davanti al Tribunale sopra una Cattedra lì collocata per questo scopo, e dal medesimo scelta per il suo Tribunale idoneo, come dissi prima ben soppesate, tutte le predette cose approvò confermò e lodò, e approva conferma e loda, e a tutti globalmente e ad ognuno personalmente, conosciutone le motivazioni particolareggiate , per tutti e per ognuno, e dopo aver osservate le debite formalità della legge, dalla pienezza della sua autorità Episcopale, interpose e interpone parimenti e decreta.

E riguardo alle cose dette, cordialmente l’Ill.mo Rev.mo Signor Vescovo affidò a me Notaio queste informazioni, e le altre parti chiesero a me notaio che io stilassi un Documento Pubblico.

I. F. P. Io Giovanni Francesco da Parma, notaio pubblico piacentino per l’autorità

della Chiesa e dell’Imperatore, inserito nell’elenco della Curia Romana e

Cancelliere della Curia Episcopale partecipai a questi avvenimenti e di

fronte al dovere professionale di Maestro Notaio brevemente produssi un

Documento, confezionato materialmente da altra mano, un Documento che

io sottoscrivo in fede alla presenza delle persone.

Dal Volume edito in Calendasco nel 2006


LA VITA: Radio Rai 2 - 1975



L'Araldo del Santo web
un sito dedicato per tutti i Devoti e Fedeli
da Noto al mondo intero


Potete usare liberamente i testi e le foto per divulgare il culto e soprattutto per insegnare la Vita e la Venerazione ai nostri figli e figlie, stampateli e divulgateli.
Grazie al recupero di mons. Salvatore Guastella presentiamo due begli articoli: uno da una trasmissione di Radio Rai 2 del 1975 ed un altro da un volume del 1986 delle Edizioni Paoline.
E' molto interessante vedere quanto interesse ha destato nel tempo anche il nostro Patrono S. Corrado, al quale sono stati dedicati anche semplici ma efficaci articoli e ricordi scritti.
Grazie a tutti, continuate a collaborare, inviando testi e fotografie che sempre e certamente sono pubblicati in questo Collegamento Devozionale.

Veramente grazie a tutti di cuore: ai Portatori dell'Arca ed ai Portatori dei Cilii,
a nome dell'Araldo web,

il Devoto
Umberto Battini piacentino


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19 febbraio - San Corrado patrono degli erniosi


da «Un Patrono per ogni giorno», a cura di Piero Bargellini.
Trasmissione radiofonica “Radio 2 mattina”.
Roma, 19.2.1975

Potremmo considerarlo anche uno dei patroni dei cacciatori, e patrono non esemplare per impazienza e imprudenza. Da giovane, infatti, presso Piacenza, dove era nato sul finire del ‘200, Corrado si era dedicato alle armi, ai tornei e, con molta passione, alla caccia.
Un giorno per stanare un selvatico da una fitta boscaglia, non esitò a darla alle fiamme. Ne divampò un incendio furioso e rovinoso, che il governatore di Piacenza ritenne opera criminale. Venne arrestato un poveraccio che non ne aveva alcuna colpa. Messo alla tortura, confessò sotto gli spasimi del dolore. Fu condannato a morte. Mentre l’innocente veniva condotto alla forca, la lealtà di Corrado Confalonieri fu messa alla prova probante.
Il giovane piacentino scagionò il condannato e confessò la sua colpa, dovuta all’imprudenza non alla criminalità. Si obbligò a risarcire i danni.
Diana cacciatrice perse così un suo seguace, ma la santità guadagnò un nuovo rampollo. Ridotto alla miseria, Corrado meditò sulla vanità del mondo e dei suoi piaceri e decise di dedicarsi a vita devota. Indossò l’abito dei terziari francescani e visse in solitudine. Poi si fece pellegrino. Camminò fino a Roma, continuò il suo viaggio lungo tutta la penisola. Attraversò lo stretto e passò in Sicilia. Si fermò a Noto, non lontano da Siracusa.

L’ex cacciatore piacentino divenne così il Santo di Noto, dove oggi si custodisce il suo ricordo e si celebra con devozione la sua memoria. Della città ionica, infatti, San Corrado è il celesta Patrono.
Le sue reliquie si conservano in un’arca d’argento nella bella cattedrale. E fuori città, nella valle selvaggia dei Pizzoni, esiste ancora la grotta che fu un rifugio al Santo eremita: oggi fa parte del Santuario, con annesso eremo monastico. A Noto, in quella sua grotta, San Corrado restò per molti anni, fino alla morte il 19 febbraio 1351. Visse in penitenza e preghiera, dialogando con Dio e vincendo le tentazioni. Ai fedeli della diocesi fu largo di aiuti e di consigli spirituali, di intercessioni e profezie.
Avvenne a Noto l’episodio che gli ha valso grande fama come protettore dei sofferenti di ernia. Lo ricorda la più antica biografia del Santo, scritta in dialetto locale. Il sarto del paese aveva un figlio di sette anni, sofferente di un’ernia assai grossa e pericolosa. Corrado, ospite un giorno in quella casa, ebbe pietà del fanciullo. Tracciò un segno di croce, scoprì il ventre deformato dall’ernia, lo toccò, poi lo ricoprì. Era già uscito, quando il fanciullo fu udito gradire: “Frati Currau mi sanau, guarda come eu su sanu!”(‘Fra Corrado mi ha guarito, guarda come sono guarito!’).
Non fu quello l’unico prodigio operato dal Santo in favore degli erniosi. Molti altri furono registrati in tutti i tempi, specialmente in occasione della sua festa e delle processioni delle sue reliquie.
Con sicura fede e con trepida speranza, perciò, si rivolgono a San Corrado, non soltanto in Sicilia, coloro che sono colpiti da questo insidioso male, per essere alleviati o guariti dall’intercessione del venerato eremita di Noto.

da «Un Patrono per ogni giorno», a cura di Piero Bargellini.
Trasmissione radiofonica “Radio 2 mattina”.
Roma, 19.2.1975.

LA VITA: da un Volume del 1986

19 febbraio – S. Corrado da Piacenza

dal volume «Il Santo del giorno»
di Mario Sgambossa-Luigo Giovannimi
Ed. Paoline 1986, pp-94-95

Gli ecologi, cioè coloro che si dedicano allo studio e alla difesa dell’ambiente naturale, probabilmente non troveranno simpatico questo santo, che durante una battuta di caccia, per snidare la selvaggina e riempire il carniere di lepri e fagiani, non esitò ad appiccare il fuoco al bosco. Per placare le ire dei coloni, che ebbero distrutti dalle fiamme raccolti e cascinali, il governatore di Piacenza, Galeazzo Visconti, fece condannare a morte il primo malcapitato che ebbe tra le mani, la cui sola colpa era quella di essersi trovato nella foresta durante il pauroso falò.
Il vero colpevole, Corrado Confalonieri, classe 1290, regolarmente coniugato, di porfessione soldato di ventura, nato e anagraficamente residente a Piacenza, era fondamentalmente un galantuomo (piromania a parte), perciò non esitò a costituirsi quando seppe che un innocente avrebbe pagato con la morte il suo atto di leggerezza. Dopo aver confessato il malfatto, Corrado si disse disposto a risarcire i danni. E così fece, riducendosi in povertà. Poiché le vie del Signore sono infinite, il piromane cacciatore di frodo, attitudine poco francescana, approdò pentito ma in pace con la propria coscienza al Terz’ordine francescano di Calendasco, nel 1315, dopo essersi separato consensualmente dalla moglie Eufrosina la quale, per non essere da meno del marito, si rinchiuse nel monastero francescano di S. Chiara di Piacenza.

Dentro il saio francescano palpitava ancora il cuore dell’errabondo uomo d’arme. Dopo anni di pio vagabondaggio da un santuario all’altro, fra Corrado, varcato lo stretto di Messina, nel 1343 raggiunse la verde pianura di Avola, oltre Siracusa, fustigata già dall’abbagliante luce del caldo sole che già a capodanno schiude le gemme dei mandorli; proseguì tra le fosse dei monti e si stabilì nella cittadina di Noto. Scelse a dimora una cella accanto alla chiesa del Crocifisso.. La fama della sua santità lo seguiva come l’ombra e comprometteva la pace e il silenzio che tanto ambiva.
Quando si accorse che le troppe visite gli sottraevano il tempo dedicato all’orazione, fra Corrado levò nuovamente le tende e andò a rintanarsi, non scontrosamente ma umilmente, nella grotta solitaria dei Pizzoni che il popolo avrebbe battezzata come “grotta di san Currau”. Ivi morì il 19 febbraio 1351. Per la venerazione che i notigiani avevano per l’eremita, venuto dalla natìa Piacenza ad abitare in mezzo a loro, fra Corrado venne sepolto nella più bella tra le splendide chiese di Noto, la chiesa di S. Nicolò che nel 1844 divenne la cattedrale della nuova diocesi.

dal volume «Il Santo del giorno»
di Mario Sgambossa-Luigo Giovannimi
Ed. Paoline 1986, pp-94-95

La Fiera e Festa del Santo in antico a Noto

Il Papa Paolo IV istitui la festa di S.Corrado. Il vice Rè Ferdinando  Gonzaga d'ordine dell'imperatore Carlo V concesse nel 1540 con decreto da Palermo cinque giorni di fiera senza dazio che in seguito furono divisi in modo da costituire due fiere distinte e separate e cioè una di due giorni nel mese di Febbraio e una di tre nel mese di Agosto. 


Le statuette votive del Patrono
Fuse a Parigi nell'800 a cura del Devoto Corrado Abita


Queste statuette votive, sono alte diciotto centrimetri e di una composizione che imita l'avorio. Il tipo sembra preso dal quadro di Vincenzo da Pavia che è nel museo di Palermo.
Il Santo infatti è raffigurato in piedi con la tonaca legata da una rozza fune alla vita che si appoggia con una mano al bastone; con l'altra mano invece del libro porta la corona del rosario.Le statuette hanno una piccola base su cui stà scritto "S. Corrado ".Esse furono fatte eseguire a Parigi per iniziativa di un concittadino,Corrado Abita , alla fine dell'Ottocento e furono vendute a cinque lire l'una.Non so dire quante se ne fecero, ma certo parecchie centinaia perchè si trovavano in molte famiglie netinesi. Succesivamente il fotografo Squadrilli ritrasse la statuetta facendone un piccolo capolavoro: infatti, tutte le statue hanno occhi che non guardano, egli viceversa riuscì ad ottenere due pupille che vi fissano; anche di questa foto sono state fatte centinaia di cartoline illustrate.

Salvatore Sessa

L'Araldo di San Corrado vi chiede di inviarci una immagine via mail da inserire nel sito,

continua anche il censimento delle immaginette dedicate al Patrono S. Corrado




Una notizia storica importantissima.


Inedita e degna dell’amore e della devozione verso il Santo Corrado che le genti di Noto hanno sempre dimostrato.

Una notizia svelata
all'Araldo di San Corrado
per la prima volta

Grazie di cuore a Salvatore Sessa che ci informa su una questione a lui stesso rivelata dal compianto canonico Giovanni Marziano: come furono salvati i luoghi in cui visse e morì San Corrado.

Ecco il testo che ha inviato all'Araldo di San Corrado:


Quello che invece il Bonfiglio Piccione nel suo opuscolo non ha detto, perchè non lo sapeva, e che nessuno sa, e che a me fu rivelato dal canonico Marziano è quando segue:

andata in discussione nel 1865 la legge sull'abolizione dei conventi e monasteri gli amministratori comunali di Noto del tempo si resero subito conto che, approvata la legge, le terre di S.Corrado di fuori , essendo beni ecclesiastici , sarebbero state incamerate dallo Stato, e quindi poi sarebbero state vendute e chissà in quali mani sarebbero andate a finire.

Ebbero quindi un'idea : salvare i luoghi in cui visse e morì S. Corrado.Quale fu la via da loro seguita ignoro, e la ignorava anche il canonico Marziano, ( ma la sapeva il vescovo di Noto mons. Blandini).
Posso dire solo che approvata la legge, il Governo stese come si suol dire le mani per appropriarsi di quelle terre, ma si trovò davanti a documenti ineccepibili dai quali risultava che le terre di S.Corrado di fuori appartenevano al comune di Noto e non potè quindi il Governo toccarle.

Se nonché qualche cosa trapelò e giunse all'orecchio degli amministratori comunali di Avola i quale ebbero pure l'idea di salvare le terre di Avola vecchie e che erano pure queste terre bene ecclesiastico; conseguentemente le autorità di Avola vennero a Noto, si informarono e seguirono i consigli degli amministratori di Noto.Così anche le terre di Avola vecchia risultarono beni comunali.

Salvatore Sessa

Ulteriori dati su questa interessante questione li potete leggere nel libro sul Santo Corrado, di Salvatore Guastella "Libero per servire": pp.164,166 e 182. Ed anche, dello stesso autore, il libretto "Il Santuario di S. Corrado" a p. 13.

Per approfondire

  • visita www.araldosancorrado.org
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