Una vera "armata" di devoti netini

Con il paziente lavoro di tutto un intero anno


I Portatori dei Cilii - Fedeli a San Corrado nella rinata Associazione nel 6 giugno del 2005 con instancabile lavoro perseguono la preparazione, la decorazione ed il restauro, dei maestosissimi Cilii che accompagnano nelle due Solenni Processioni al Patrono l'Arca con il venerato corpo.
E' un prezioso lavoro che ha tutta una storia culturale e di culto molto antica. Potete leggere nei testi già pubblicati la storia di questi grandi Cilii, senza dimenticarci della devozione espressa da tutte le Confratenite di Noto, tra le quali importantissima è anche quella dei Portatori di San Corrado ai quali spetta il "trasporto" della vara con l'Arca argentea nelle Processioni Patronali scortata dai grandi Cilii.
Per noi devoti lontani dalla Ingegnosa Città di Noto, tutto questo ci riempe il cuore di un grande rispetto e di maggiore devozione verso San Corrado che è amatissimo e con orgoglio onorato con lode magnanima proprio nella città sua di adozione: Noto.

nelle foto sottostanti Nastasi e Bertoli al lavoro con i Cilii
tantissimi altri Portatori di Cilii ugualmente si dedicano all'opera
di recupero ed abbellimento




Confraternita di San Corrado
in Calendasco

Conserviamo i Registri a partire dai primi decenni del 1700


nella foto sopra: particolare di atto notarile del 28 gennaio 1753
della Compagnia del SS.mo Sacramento di Calendasco
ove sono citati anche il Priore, vice-Priore e Questori
della Compagnia di San Corrado, di antica fondazione

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Nel testo riportato sotto presentiamo il
Regolamento della stessa nel 1810


Dal volume: San Corrado Confalonieri
i documenti inediti piacentini

a cura di Umberto Battini, Calendasco (Piacenza) Ediz. Storiche
della Compagnia di Sigerico - 2006, alla pag. 82


Nel Registro del Consorzio di S. Corrado eretto il 20 maggio 1810 è scritta di pugno dall’arciprete la parte normativa, che così integralmente riporta:

Istruzioni per il Consorzio di S. Corrado.

Gli ascritti al consorzio di S. Corrado pagheranno ogni anno lire tre, ed alla loro morte saranno suffragati con un officio e numero di messe, il quale sarà sempre maggiore quanto maggiore sia il numero degli ascritti.

Non si godrà di questo suffragio quando non si pagasse in tutti gli anni, e trovandosi che qualcheduno avesse ommesso di pagare in qualche anno, non si potrà esiggere dal consorzio l’ufficio con il numero di messe corrispondente al numero degli ascritti.

Gli uomini ascritti al consorzio sono invitati a provvedersi di Cappa di color bianco, della quale si serviranno per la processione del SS.mo Sacramento, in onore del quale si è pensato particolarmente di eriggere il consorzio, per la processione della B. Vergine Madre di Dio, ed anche quando, permettendolo la stagione, e la strada si porta il viatico agli infermi.

Gli ascritti al consorzio, quando seguisse la morte di qualche confratello, o sorella, reciteranno una terza parte del Rosario in suffragio di quell’anima passata all’altra vita.

Sono pure invitati gli ascritti a suffragare nella Chiesa l’anima del loro confratello, o consorella nel giorno nel quale si farà l’ufficio.

Avendosi preso per Protettore di detto Consorzio S. Corrado Patrono di Calendasco, sono invitati gli ascritti ed ascritte al consorzio nel giorno della di Lui festa che cade nel giorno diciannove di febbraio ad onorare il Santo col ricevere in detto giorno il SS.mo Sacramento dell’eucaristia, premettendo una Santa confessione.

Siccome in tutto quello che facciamo, dobbiamo proporsi la gloria di Dio, come dice l’Apostolo S. Paolo, perciò nella Festa del Santo Protettore si reciteranno tre Pater e tre Gloria in Onore della SS.ma Trinità, Padre, Figliuolo, e Spirito Santo, perché sia Dio uno nell’essenza, e Trino nelle persone da tutti glorificate, sia esaltata la Santa Chiesa Santificata col Sangue prezioso di Gesù Cristo nostro Redentore.

Consorzio di S. Corrado in Calendasco eretto il 20 maggio dell’anno 1810.

Antonio Cavallotti Arciprete ascritto esso pure al medesimo Consorzio.


Gli iscritti erano suddivisi in 145 uomini e 124 donne, tra i quali il Conte e la Contessa Perletti e i loro figli e figlie.


Una secolare devozione che ancora nel 1800 si protraeva senza precedenti nel piacentino per San Corrado il Patrono di queste terre e genti, un culto ed un affetto che trova riscontro nelle parole che monsignor Gian Battista Rossi tenne nell’omelia recitata a Calendasco il 19 febbraio 1908: “Qua, dove, mezzo secolo è trascorso, non ancor sacerdote,iniziavo – chi più lo rammenta? – la mia carriera oratoria, prima di chiuderla un’altra volta qua io vengo per tenervi parola in questo giorno, fra tutti voi per solennissimo, di Corrado Confalonieri... Voi poi o signori, che da tempo venerate in Corrado il vostro Patrono, potete rendere testimonianza del quanto valga la intercessione di lui. Ne accade ne adduca i fatti che lo comprovano. Solo ricorderò, affinché più viva si risvegli negli animi nostri la gratitudine verso di lui, che allorquando, non ha guari, il fiume Po uscendo rigonfio oltre misura dal proprio letto, inondava spaventosamente le terre circonvicine, portando dovunque desolazione e rovina, risparmiava la vostra, e giunte minacciose le onde ai vostri confini si arrestavano d’un tratto, né ai vostri campi, né alle vostre case arrecavano danno veruno, per questo che nel terribile frangente invocaste fiduciosi il nome di Corrado, da lui implorando protezione e difesa... Di questo fatto voi serbando grata memoria nella devozione verso Corrado vi raffermate più ognora. Corrado alla sua volta, come in passato, anche per l’avvenire si mostrerà vostro Proteggitore amorosissimo.


Calendasco a 7 km da Piacenza, al nord-ovest
cliccare sulla mappa per ingrandirla




12 marzo 1584
atto notarile in Arch. Parrocchiale Calendasco






Cerimonia di inaugurazione dell'apertura della Cattedrale


L'amore dei devoti
di Noto


il CILIO votivo a San Corrado





Le fotografie che vedete sono state tratte dal bellissimo libro della rinata Fondazione nel giugno 2005 della Associazione Portatori dei Cilii - Fedeli a San Corrado.

Le pubblichiamo autorizzati, esse sono una vivissima testimonianza dei modi e delle forme secolari che i fedeli devoti di Noto hanno espresso verso il nostro Comune Patrono.
Sono un esempio molto forte di attaccamento alle radici fondanti di una popolazione che rende onore e lode alle virtù eroiche sempre attuali del venerato Corrado Santo pellegrino ed eremita.






un libro eccezionale del 1965 di mons. Fusaro


Apriti cielo!
Di scoperta in scoperta!

Già il fatto che San Rocco sia inscritto nel Calendario e Ufficio Liturgico del Terzo Ordine Francescano - oppure Regolare (TOR) che dir si voglia - era stata per me una scoperta importante! Infatti questo santo, veneratissimo nel Piacentino, secondo la Tradizione è appena successivo nei suoi accadimenti di vita, a San Corrado, ed anzi per certi anni, la loro vita si intreccia nel piacentino: intendo quando il nostro santo Corrado già era ritirato nel romitorio di Calendasco del 'gorgolare' (appresso al mulino), con la comunità retta dal superiore frate Aristide. Anzi è logico e probabile pensare anche 'storicamente' di un loro incontro e conoscenza!
E' storicamente certo che i Terziari ospedalieri - quali in Calendasco - di cui anche s. Rocco è un 'infermiere itinerante' (così lo definiscono gli storici per il fatto che itinera da ospitio in ospitio proprio al servizio degli infermi), sono con quelli viventi nei romitori, i primi 'congregati' per una risoluzione alla Regolarità dei Terziari, e il "romitorio" di Calendasco è tra i 'fondanti'.
Non mi dilungo qui, ma già documenti del tardo 1300 identificano storicamente il "romitorio con Superiore frate Aristide", e per ora tanto basti, (più avanti gli Studi in preparazione renderano onore e giustizia al vero con precisione di carte e documenti).

Dicevo di San Rocco: ebbene scopro che Studi eminenti, quali quello di mons. Fusaro, ci donano riferimenti storico-critici molto interessanti:
  1. lo storico Diedo dice s. Rocco nato nel 1295 e morto nel 1327
  2. uno studio dice che fino ad argomenti più decisivi le date cui attenersi sono quelle sopra scritte e non 1345-1377
  3. Il Maurino propende per le date ultime mentre p. Filippo da Bergamo e il domenicano Maldura sono per la data prima
  4. Monsignor Ceroni Professore del Pontifico Seminario Vaticano sostiene le date tradizionali 1295-1327
Se le date prime fossero confermate (ne le prime ne le ultime lo sono con certezza ma aperte a studio e logiche ipotesi) vediamo una coincidenza piena con l'epoca del nostro Patrono San Corrado il Confalonieri: eremita e pellegrino.
Ovvio che l'incertezza sulle date del santo Rocco non ci spinge oltre, di storico e comprovato rimane la permanenza nel piacentino, presso il territorio di Sarmato, e che fosse penitente terziario che seguiva 'la pista' degli ospizi quale appunto quello presso Calendasco.
Scrive il p. Fredegando da Anversa:
"... A misura che crescevano la vita spirituale e l'operosità pubblica dei Terziari aumentava anche il loro attaccamento reciproco e si moltiplicavano le loro adunanze (vedi Capitolo di Piacenza 1280 n.d.r.)... In molti luoghi essi aprirono degli ospedali e degli ospizi per i poveri e pellegrini, dove necessariamente alcuni fratelli dovevano prendere dimora..."


Comunque il fatto notevole è che i due Santi hanno lo stesso 'abito': s. Rocco quale pellegrino-infermiere e s. Corrado come romita-ospitaliere con frate Aristide in un luogo fisso.
Frate Aristide non è una figura secondaria in tutto questo: anzi! Era uno dei penitenti francescani tra i 'coordinatori' - se mi si passa il termine moderno per farmi meglio comprendere - del movimento francescano terziario più sensibile ed obbediente, non casualmente tutto fila storicamente anche secondo ciò che si riporta nella bolla di Giovanni XXII Altissimo in divinis del 19 novembre 1324! Documento base! Insomma frà Aristide era un "amico foedere" della nascente indipendenza dell'Ordine.
Gli Studi continuano: Corrado santo Patrono ci sta guidando alla comprensione esatta del suo vissuto piacentino dalla nascita alla partenza pellegrinante da Calendasco.
Un Santo non sorprende, ma illumina!

Umberto Battini
agiografo di San Corrado




S
AN ROCCO
santo TERZIARIO
come SAN CORRADO



San Rocco e San Corrado hanno Officiatura DUPLICE Maggiore






foto: Calendario dei Santi del Terzo Ordine Francescano
nella Historia Tertii Ordinis S. Francisci
del BORDONI 1658

ristampa anastatica a cura della EDITRICE FRANCISCANUM - Roma 1998


Beato Aristide
amico foedere
superiore del romitorio
presso Calendasco




La storiografia corradiana ci ha tramandato la notizia che alla guida della comunità penitente teriziaria nei pressi di Calendasco fosse guardiano frà Aristide, che, come ci ricorda il Parisi in un suo ottimo lavoro "qualche documento dell'epoca chiama beato".
Una figura carismatica: infatti tra le notizie spicca quella che identifica il frate terziario francescano Aristide quale 'architetto' del nuovo reclusorio convento per le Terziarie di Montefalco in Umbria, chiamato proprio dalla stessa Santa Chiara di Montefalco.
Su questo importante frate stanno riemergendo, dalla memoria storiografica già esistente di alcuni decenni fa, dati clamorosi!
Presto ve ne daremo conto: quello che è essenziale comprendere è il fatto che tassello dopo tassello la figura di San Corrado e di frate Aristide piacentini, si stanno sempre più mettendo a fuoco e storicizzandoli nel contesto di Piacenza.
Lacune non imputabili agli storici di Noto: già nei secoli e fino all'oggi, con amore la Vita del Santo Corrado relativa alla sua eremiticità presso la Valle di Noto è stata studiatissima, pubblicata e con devozione portata all'attenzione dei fedeli e dei cittadini in genere.
Il contesto piacentino di San Corrado sta emergendo ora a chiare lettere: dai 5 Convegni Nazionali di Studi, ai 2 buoni volumi di Studi piacentini, si sta compiendo una opera che con prove documentarie sta rendendo "vivo" San Corrado nel periodo della sua vita in Piacenza, da giovine e poi, da convertito alla penitenza nell'hospitale dei pellegrini sulla Via Francigena che sorge in Calendasco.
Frate Aristide è "tornato" per indicarci ancor più chiaramente il percorso di santità del suo confratello Corrado, Santo pellegrino ed eremita.
Umberto Battini
agiografo di San Corrado



Sacra Spina
venerata in Piacenza
presso la Chiesa di S. Giuseppe
presso l'Ospedale cittadino




esposta alla pubblica venerazione
Venerdì Santo




N O T O

la forza delle immagini
di una grande devozione


5 Convegni Nazionali di Studi












Santa Pasqua 2008

a tutti i Devoti, gli Amici
i Fedeli di San Corrado Confalonieri
A U G U R I





foto: pala 1600 ca. altare di San Corrado - Calendasco



Ricordando il Convegno
del 2000




foto: interno chiesa di Calendasco


OMELIA Tenuta

In CALENDASCO

Da Mons. Salvatore Guastella

Domenica 19 marzo 2000

Chiesa Parrocchiale

In occasione del

3° Convegno Nazionale di Studi

In Onore di S. Corrado Confalonieri

Piacenza Auditorium Civico S. Ilario

“Fra Corrado de Confalonieri

Santo pellegrino ed eremita”

Alle origini dei penitenti francescani

In terra piacentina

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SAN CORRADO CONFALONIERI nel Romitorio di Calendasco (Piacenza)

matura il desiderio di solitudine e di preghiera nell’avventura umana

più nobile,

quella della circa di Dio e

come il biblico Abramo lascia la sua terra piacentina,

va pellegrino sino a Noto (Siracusa), la terra che gli ha indicato il Signore.

Dio disse ad Abramo: «ESCI dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla tua casa

verso la terra che ti mostrerò» (Genesi XII 1);

«PRENDI il tuo figlio Isacco e offrilo in olocausto

dove io ti indicherò» (Gen. XXII 2).



Come il patriarca Abramo, Dio ha chiesto al giovane cavaliere piacentino Corrado, dopo l’increscioso episodio dell’incendio durante una battuta di caccia, di separarsi dal passato: “Esci dalla tua terra”! E venne a Calendasco presso il Romitorio dove viveva una piccola comunità di «poveri e servitori di Dio». Dopo il periodo di formazione religiosa, il Signore lo chiama di nuovo: questa volta gli chiede di separarsi anche dal suo futuro - “offrilo in olocausto!” - perché il giovane Corrado ponga la sua ‘sicurezza’ solo in Lui, nel Signore, non nei confratelli né in quel sacro luogo prescelto.

E perché? Qual’è stata l’occasione, il motivo contingente di cui si è servita la

Provvidenza? Comunque, il Signore chiede al giovane novizio di distaccarsi anche da quell’amato Romitorio: «Corrado, voglio che sia solo io la tua sicurezza; io il tuo Signore, la tua unica scelta ed eredità»!

Prima di lasciare Calendasco, il superiore del Romitorio, fra Aristide, prega con lui e così lo benedice: «Frate Corrado, in nome di nostro Signore Gesù Cristo ricevi questo bordone di pellegrino, sostegno per il tuo viaggio e le tue fatiche durante il cammino. Ricevi questa scarsella e questa viéra affinché, trasformato e purificato, tu possa meritare di arrivare alla meta dove desideri giungere» (dal ‘Liber Sancti Jacobi’).

E per la via romea francigena Corrado giunge a Roma ‘crocevia dei santi’. Nella Città Eterna gli si fa più chiaro il progetto di venirsi a stabilire in Sicilia, in mezzo a gente sconosciuta. Ma già, forse, sono stati quei “poveri e servitori di Dio” del Romitorio di Calendasco ad indicargli la Sicilia come il luogo dove trovare tranquillità e protezione per il suo progetto eremitico. Comunque, Noto diverrà la sua definitiva seconda patria, il luogo scelto dal Signore per condurlo alla santità. Qui, nella grotta dei Pizzoni, frate Corrado piacentino vive quello stesso carisma eremitico di Calendasco: cioè il silenzio, la preghiera e qualche confratello; doni che egli ha compreso dover vivere ogni giorno con lo stesso spirito di distacco ascetico che Dio aveva chiesto al patriarca Abramo.

«Offri in olocausto»! Tutta la vita eremitica del nostro Santo è ‘sacralizzata’ dalla totale obbedienza filiale al Signore a servizio di ogni fratello.

Ci accompagni nella vita la Provvidenza di Dio e la benedizione di San Corrado.

Salvatore Guastella


foto: Cattedrale di NOTO





LA PARROCCHIA di SAN CORRADO

in SIRACUSA

retta da P. Antonio Panzica TOR assieme ai confratelli

La chiesa di San Corrado Confalonieri, sorge a qualche centinaio di metri dalla scogliera nord-orientale di Siracusa, in contrada Mazzarrona. Essa ha un' armoniosa struttura architettonica moderna secondo le indicazioni liturgiche del Concilio Vaticano II. Opera dell'ingegnere Giuseppe Valenti, costruita sopra un'area di 1040 mq., ha forma di anfiteatro, nella quale ogni fedele, orientato verso l'altare, partecipa alla divina liturgia. Le pareti esterne sono rivestite con lastre di pietra bianca. Diciotto piloni in cemento formano una corona regale come a simboleggiare la dignità della Sposa di Cristo. I piloni hanno forme piramidali vuote sul cui vertice poggiano originali capitelli simili ai cappucci dei frati. Essi rappresentano la preghiera silenziosa con la quale i Francescani del TERZO ORDINE REGOLARE di San Francesco, che guidano la parrocchia, in comunione con tutta la creazione, lodano Dio Creatore e Padre, Redentore e Signore della storia.

La chiesa è stata consacrata dal nostro Arcivescovo mons. Giuseppe Costanzo, il 23 febbraio 1992.




CALENDASCO

SAN CORRADO 2008

immagini




Le foto della Festa di S. Corrado
sono di Tino Benedetti










L'Hospitale e romitorio dei Penitenti

Una grande ri-scoperta legata al Grande Giubileo del 2000 è stata senza dubbio la Via Francigena che vide Calendasco citato nel Dossier Scientifico del Comitato Culturale del Consiglio d’Europa quale importantissimo borgo posto al passo del fiume Po della Via dei pellegrini. A riprova nel Dossier si riportano le pergamene che attestano questa ‘strata romea’ passante per Calendasco nei primi anni del 1000 ed oltre, così come il porto sul Po è antichissimo: risale alla mansione romana di Ad Padum.

Privilegi furono concessi dal re longobardo Liutprando e poi da Carlo Magno, ed ancora nel 1200 accordi per questo porto sono fatti tra i piacentini ed i ferraresi. I pellegrini medievali sostavano in hospitali (in epoca antica detti xenodochi), e proprio a Calendasco, appena fuori del paese infatti vi era quello che poi fu gestito dai penitenti che andranno a unirsi ai francescani del Terzo Ordine cui aderisce lo stesso S. Corrado Confalonieri. I porti sul fiume Po nel territorio di Calendasco sono ancora ben visibili non solo nelle numerose antiche mappe, ma pure nella documentazione del Comune di Piacenza che nel 1796 indicava che a Calendasco vi era la strada pubblica o statutaria che immetteva su quella detta del Masaro che porta al porto del Botto, praticamente non molto distante dallo stesso paese e con questa strada era possibile raggiungere pure il porto della Raganella, posto davanti alla località lombarda detta Valloria; anche presso la località di Soprarivo la strada conduceva al porto del Botto, proprio in Soprarivo abbiamo delle terre che nel 1529 sono dette confinare con la strada superiore di Calendasco che mediante fossato hanno per limite una strada “que appellat seu appellavi strata de Burgho veteri”.

Questo hospitale serviva da luogo di sosta e ristoro per chi dopo aver passato il Po si dirigeva verso lontane mete. L’hospitio di Calendasco è ben segnalato su una antica mappa conservata in Archivio di Stato a Parma; era provvisto di un proprio oratorio con campanile e andava a sommarsi alla chiesa ed al castello che risultavano essere quindi le tre importanti strutture del ‘burgi Calendaschi’. L’Andreozzi scrive: “Tra i penitenti, gli eremiti e gli ospedalieri erano i maggiormente impegnati, gli uni come suscitatori di santi ideali, gli altri come umili esecutori del precetto della carità. Per il loro stesso genere di vita, gli uni per vocazione, gli altri per esigenze di lavoro, conducevano vita comunitaria, regolata da leggi e norme pratiche, a seconda dei casi” ed ancora “erano uomini per lo più di età matura provenienti da ogni classe sociale:...penitenti, vedovi e sposati,nobili, intellettuali ma anche servi, contadini, ortolani”.

Durante la ricerca d’Archivio ho ritrovato per ora n. 23 carte inedite relative proprio all’hospitio dicti loci Calendaschi. Si tratta di carte notarili per la stipulazione di contrattti tra locali abitanti; ma anche i resoconti annuali del Console di Calendasco erano fatti da notaio in questo luogo: infatti si dice chiaramente che nell’hospitio si facevano le stesure importanti in quanto assumeva valore morale.


U. B.

IN RICORDO DI p. GABRIELE


S.Corrado Piacentino - particolare del Frontespizio dell'opuscolo di Bernardino Fogliani "Lemnisci Poetici"(Strisce Poetiche), publicato a Piacenza nel 1621, foto tratta dal volume di P. Gabriele Andreozzi "San Corrado Confalonieri eremita Terziario francescano", Noto 1993


Pubblichiamo sull'Araldo la testimonianza di mons. Salvatore Guastella che ha inviato un ricordo di padre Gabriele Andreozzi TOR


P. GABRIELE ANDREOZZI TOR


Figlio e padre della Provincia San Francesco Umbro-Picena del Terzo Ordine Regolare, era nato a Mogliano (Macerata) nel 1917 ed è tornato alla Casa del Padre il 5 ottobre 2006. Nella sua lunga e operosa vita religiosa e culturale egli ha servito la Chiesa, l’Ordine e la Provincia ricoprendo numerosi incarichi di responsabilità. Laureato in diritto canonico, è stato Ministro Provinciale, Definitore e Postulatore Generale, Parroco, Avvocato Rotale presso il Tribunale di Roma; conseguì anche il titolo di Magister Ordinis.

Delle sue numerose pubblicazioni di storico ricordiamo: 1] Il Movimento penitenziale francescano in Sicilia nei secoli XIII-XIV. Palermo 1982. 2] S. Nicolò ‘de pede plateæ’ dove nacque il Movimento Francescano. Roma 1986. 3] S. Giovanni da Capestrano e il Terz’Ordine di S. Francesco. Roma 1987. 4] Storia delle Regole e delle Costituzioni dell’Ordine Francescano Secolare. Perugia 1988. 5] Il TOR di S. Francesco in Francia e la sua legislazione. Roma 1992. 6] Il TOR nella sua storia e nelle sue leggi. Roma 1994. 7) Documentazione storica sull’Ordo S. Francisci de Pœnitentia nella Penisola Iberica. Roma 1994. 8) I Penitenti o Terziari Regolari di San Francesco nella città di Faenza: S. Maria del Paradiso. Roma 2000.

Padre Andreozzi – divenuto subito mio fraterno amico – si direbbe che è stato proprio San Corrado Confalonieri a farci incontrare quel mattino del 1990 (VII centenario della nascita del Santo): egli mi telefona e viene a trovarmi per avere una copia del mio libro “Libero per servire” su S. Corrado eremita piacentino e patrono della città e diocesi di Noto (Siracusa). L’Andreozzi aveva un progetto: dimostrare sui documenti esistenti l’esemplare opzione del giovane Corrado per la vita eremitica nel carisma francescano. Vexata quæstio che affronta e cerca di dimostrare nel suo libro “San Corrado Confalonieri eremita terziario francescano” (pp. 80); pubblicazione da me curata presso l’editrice Alveria di Noto nel 1993, e presentata presso l’aula magna del Seminario Vescovile netino il 22 febbraio 1994.

E’ stato Padre Andreozzi ad informarmi che nella loro basilica romana dei Santi Cosma e Damiano ai Fori Imperiali esistono due ‘immagini’ raffiguranti “Sanctus Conradus”: cioè un medaglione nel coro absidale e un grande affresco (m. 2,40) nella cappella di Sant’Antonio di Padova; riproduzioni artistiche del pittore Francesco Allegrini (1632).

Tutti noi “Netini di Roma” gli dobbiamo riconoscenti per questa sua graditissima segnalazione: infatti ormai consideriamo quella basilica ”la nostra chiesa romana di San Corrado”; e ogni 19 febbraio vi celebriamo la nostra annuale “festa del S. Patrono della città e diocesi di Noto”.

Grazie, indimenticabile padre e fratello! Ti ricordiamo sempre nelle nostre preghiere.


Salvatore Guastella






foto: incisione del 1621


LE FOTO e la CRONACA di ASSISI 8 marzo 2008



Nel ricordo di padre Gabriele





padre Gabriele Andreozzi TOR
(Mogliano 14 ottobre 1917 - +Assisi 5 ottobre 2006)




Sala del Cantico
il tavolo dei relatori
da destra p. Alessio Maglione Ministro Provincia S. Francesco di Assisi
prof. Giovanna Casagrande Univ. Perugia
prof. Grado G. Merlo Univ. Milano, Presidente Società Internazionale
di studi francescani
prof. Mario Sensi Univ. Pontif. del Laterano


davanti all'imponente chiesa della Minerva, piazza del Comune in Assisi
di fianco al Convento di S. Antonio del TOR
assieme a padre Alceo Guardiano del convento, al Ministro della provincia padre Alessio ed
a padre Fernando Scocca



p. Alessio Maglione ed il Definitore della
Curia Generale TOR in Roma padre Armando




particolare: Sala del Cantico gremita



a sinistra il dott. Angelo Andreozzi nipote di p. Gabriele
con il M° Bruno Grassi di Calendasco
attuale proprietario del romitorio-hospitale di S. Corrado
e luogo privilegiato di soggiorno del p. Gabriele




a sinistra Umberto Battini, agiografo di S. Corrado
e il dott. Angelo Andreozzi





alcuni dei giovani frati TOR del Convento in Assisi
con i quali è nata una fraterna amicizia






ASSISI sabato 8 marzo 2008

Convento S. Antonio del Terzo Ordine Regolare di S. Francesco

Sala del Cantico


La cronaca dell’incontro commemorativo di p.Gabriele Andreozzi (1917 - +Assisi 5 ottobre 2006)


di Umberto Battini


Quale premessa mi corre obbligo far presente a tutti i Devoti ed Amici in San Corrado che ci leggono nell’Araldo web, che, se a tutt’oggi, il culto e la devozione e gli studi sul nostro Santo Patrono, nella terra di Piacenza in questi oltre dieci anni, sono stati spronati, coltivati ed incoraggiati, per buona parte lo dobbiamo proprio a padre Gabriele.

E quindi abbiamo un debito di riconoscenza verso questo buon padre del Terzo Ordine: la conoscenza che abbiamo oggi del Santo, l’incremento del culto in terra piacentina va a giovamento di tutti i Devoti di ogni luogo e dove, da Noto a Roma e Piacenza.

E poi dobbiamo riconoscere che il Comune Patrono ha vestito l’abito religioso che oggi vestono i reverendissimi frati del TOR, che sempre nei decenni e, mi permetto dire, nei secoli, hanno venerato tra il loro Ordine la figura di San Corrado; si pensi agli studi ed ai volumi pubblicati da insigni padri sulla Storia dell’Ordine ove non manca mai nelle varie citazioni, anche la figura del nostro Patrono, si pensi al Bordoni nel 1600, al Luconi, al Pazzelli ed al Parisi, al Temperini e non ultimo proprio il p. Andreozzi con diversi saggi e un bel volume sul Santo Corrado Terziario francescano. E viene allora spontaneo anche riconoscere la vicinanza che materialmente, affettivamente, spiritualmente ci è stata data dai membri di questo Ordine, e che tutt’ora continua e che ci hanno preso ‘sotto la loro ala’ e la cosa, specialmente a noi devoti in Calendasco che abbiamo vissuto l’amicizia fraterna e vera del p. Gabriele, ci fa sempre più stimare ed amare questi amorevolissimi frati. Da parte mia auspico veramente con il cuore che quali Devoti prendiamo a conoscere anche in modo concreto e non solo storico, l’Ordine Terziario ove S. Corrado è una autorevolissima figura e quindi motivo per legarci rispettosamente ai tanti frati TOR che in Italia ed in tanti parti del mondo continuano a portare l’ideale spirituale francescano proprio di coloro che un tempo ed anche oggi sono “fratres de la penitentia”. E allora: Grazie!


L’incontro: cronaca dell’evento

Assisi - Sabato 8 marzo 2008


Puntuali alle 11,30 un nutritissimo gruppo di personalità e frati del TOR hanno riempito la grande e bella Sala Convegni del convento, detta “del Cantico”.

Io e Bruno Grassi (che oltre ad esser anche egli devoto di S. Corrado ed amico personale del p. Gabriele è colui che materialmente ha ristrutturato in maniera mirabile il romitorio-hospitale di Calendasco e nel quale abita) puntuali abbiamo preso posto. Erano presenti anche tanti frati del TOR giunti da altri loro conventi e quello che sorprende, è aver veduto un buon numero di questi di giovane età, segno che la spiritualità ‘de la penitentia’ ha una reale e viva presa ancora oggi sull’animo dei giovani e riflettendo, fu anche in San Corrado coltivata proprio nella giovinezza.

La commemorazione dell’opera di ricerca storica di p. Gabriele Andreozzi era stata organizzata dalla Provincia San Francesco d’Assisi del Terzo Ordine Regolare e dalla Società Internazionale di studi francescani. Per la Provincia francescana ha presieduto il Ministro Provinciale p. Alessio Maglione, mentre per la Società Internazionale il Presidente della stessa prof. Grado G. Merlo.

Sono intervenuti il prof. Mario Sensi della Pontificia Università Lateranense e la prof. Giovanna Casagrande della Università degli Studi di Perugia.

Questi studiosi hanno parlato della opera, di tutta una vita, svolta da p. Andreozzi a favore dello studio del Terzo Ordine francescano elencando decine di notevoli volumi che il frate ha dato nei decenni alle stampe, e della importanza basilare che essi hanno portato per la conoscenza più profonda dei “penitenti” terziari dalla nascita al nostro secolo: tra i fondamentali hanno ricordato i tre volumi editi nel 1993 dalle Editrici Franciscanum di Roma Il Terzo Ordine Regolare di San Francesco nella sua storia e nelle sue leggi.

Tra gli ascoltatori tanti insigni studiosi e storici di chiara fama, quali il prof. Menestò ed il prof. Piazzoni vice-Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana in Roma. E poi alcuni ‘compaesani’ del p. Gabriele giunti da Mogliano nelle Marche, borgo natale del frate, ed ancora era presente il frate vice-parroco della parrocchia di S. Achille di Roma, fondata dallo stesso p. Gabriele e nella quale in un prossimo futuro si pensa di trasferirne il feretro (privilegio questo che spetta ai fondatori di chiese parrocchiali).

Tra gli ospiti anche il vescovo emerito di Assisi, e poi il frate minore cappuccino prof. Leonard Lehmann teologo e Direttore della rivista scientifica Collectanea Franciscana, oltre come già detto ad altre personalità e tanti frati del TOR, fra loro il Definitore dell’Ordine della Curia Generale, il padre Fernando Scocca ed il Guardiano del convento di Assisi ove eravamo ospiti.

Ed ancora: l’architetto che si sta occupando della tomba del p. Gabriele presso la parrocchia di Roma che vedeva esposto anche un modello in scala del progetto.

All’inizio del convegno il p. Alessio ricordando e citando gli ospiti presenti tra il pubblico ha presentato tra gli altri, anche me e Bruno quali delegati per Calendasco ove si conserva ancor oggi l’eremo del ritiro corradiano e luogo amato dal padre Gabriele.

Un’altra conoscenza importante è stata con il dott. Angelo Andreozzi, accompagnato dalla moglie la sig. Riccarda, nipote del padre Gabriele; e questa è stata una piacevolissima occasione per incontrarci di persona, infatti padre Gabriele spesso ci parlava dei suoi nipoti e, cosa che ci riempie di orgoglio, il nipote dott. Angelo, già conosceva me e Bruno per la testimonianza stessa del suo amato zio. Così, ci ha raccontato che quando tornava da Calendasco di Piacenza, padre Gabriele raccontava loro di noi e della ospitalità e dell’affetto che gli dimostravamo: nel nostro borgo sul Po infatti più volte p. Gabriele fu insigne ospite durante la Festa Patronale di San Corrado, accolto da alcune famiglie che quasi facevano ‘a gara’ per poter avere questo privilegio. Il nipote ha testimoniato che “gli amori dei suoi ultimi anni di vita sono stati il beato Cropani in Calabria e San Corrado Confalonieri”.

Il padre Gabriele Andreozzi lo contattai personalmente nel lontano 1995 e nel febbraio 1996 ci fece dono della sua personale visita: partecipò alla Patronale del giorno 19 e nell’occasione fu organizzato il 1° Convegno Nazionale di Studi in onore di S. Corrado Confalonieri, convegno tenuto sotto lo stesso grande portico dell’eremitorio con grande concorso di popolo e fedeli; p. Gabriele partecipò quale oratore a tre dei cinque Convegni organizzati in questi ultimi 12 anni.

Dobbiamo a p. Andreozzi se, nel 3° Convegno tenuto in Piacenza il 18 marzo del 2000 ci fu data la possibilità di avere tra i relatori mons. Salvatore Guastella storico e studioso della città e diocesi di Noto, residente in Roma e con il quale abbiamo poi instaurato una ancor oggi solida amicizia e scambio circa la devozione, la storia ed il culto al Santo Patrono che ci accomuna. Anzi questa amicizia, nata grazie appunto agli auspici di p. Gabriele è continuamente fruttuosa e ci ha fornito altri importanti contatti devozionali, tra questi quelli con la “Associazione dei netini di Roma” del quale mons. Guastella è assistente spirituale da decenni.

Anche i rapporti devozionali con la stesa città di Noto, proprio grazie a tutto il movimento di culto e di cultura sviluppato ci ha dato delle ottime amicizie in quella città: qui ove si conserva il corpo del Santo da tanti secoli con una amore devozionale ineguagliabile.

L’amicizia con i netini è solidamente mantenuta attraverso la “Associazione dei Portatori di Cilii fedeli a San Corrado” di Noto, nella persona del segretario del sodalizio l’amico Salvatore Bertoli, anche egli collaboratore dell’Araldo web, inviandoci testi e fotografie dalla sua città.

Non posso dimenticare di farvi presente della amicizia e guida che abbiamo trovato noi fedeli in Calendasco, nel padre Lino Temperini, legame nato nel proseguo e nel nome della già solida amicizia del p. Gabriele.

Padre Lino è per noi un punto importante di riferimento con il TOR dopo che p. Gabriele si era ammalto ritirandosi in Assisi e, oltre ad un rapporto culturale e spirituale circa il Santo Patrono, ormai siamo orgogliosamente con affetto vicini a questo insigne studioso e storico dell’Ordine che, non ostante incarichi importanti che ricopre ci è sempre e tangibilmente vicino.

Prima della conclusione del convegno il padre Alessio Ministro della Provincia di Assisi, ha ricordato agli intervenuti che da Calendasco, luogo della nascita fisica e spirituale di San Corrado, avevamo da portare un saluto; così con non poca emozione ho portato il saluto della comunità civile e parrocchiale e dei devoti di Calendasco, presentando brevemente anche il volume del quale sono stato curatore su Gli inediti piacentini, donato poi ai relatori ed ai tanti studiosi presenti.

Ed anche, nei tre giorni con i quali abbiamo convissuto con la comunità francescana del TOR, mai abbiamo dimenticato di ricordare con enfasi della unione che in questi anni ha portato ad una sempre più concreta amicizia e collaborazione tra i devoti di Noto, di Roma e di Calendasco per la terra piacentina, facendoci per così dire “ambasciatori” per tutti i devoti dell’Italia, perchè è innegabile che questa devozione a San Corrado è diffusa forse più di quanto non si sospetti ed anche perchè gli stessi frati del TOR sono concretamente orgogliosi della figura del loro antico confratello: San Corrado Confalonieri piacentino, eremita e pellegrino penitente.

Concludendo.

Questa occasione nata sul ricordo affettivo del padre Gabriele Andreozzi, e che per un certo qual verso ci è veramente caro poter continuare con il nipote, è stata una ulteriore conferma di come sia possibile mantenere sulle solide fondamenta di un ‘cercatore di Dio’ quale è stato San Corrado, dei solidi rapporti fraterni che spaziano nelle forme umane, e che sono una unica calce per delle solida fondamenta: quindi grazie ai frati del Terzo Ordine Regolare, di Roma e di Assisi, cui p. Lino Temperini è riferimento indispensabile, ma anche ai frati dei diversi luoghi ad esempio della Sicilia, in cui essi portano la loro esperienza, e poi grazie a mons. Guastella che ci rende uniti ai devoti di Roma e di Noto e grazie a Salvatore Bertoli diretto indispensabile legame con i fedeli laici della stessa Noto riuniti nelle varie Confraternite.

Una conferma insomma che bisogna assolutamente continuare nel proposito di creare un grande collegamento italiano fra tutti i devoti del nostro veneratissimo San Corrado, con propositi sia di ambito culturale che di culto.


Umberto Battini

Agiografo di San Corrado




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