Presentiamo ai devoti e fedeli questo estratto significativo per inquadrare sempre meglio la figura storica, viva e certa del Santo Corrado nel suo tempo e della grande importanza del momento storico che visse e che lo vide scegliere una ben definita vita religiosa.

Saggio estratto dal volume “San Corrado Confalonieri i documenti inediti piacentini” AA.VV, Ed. Storiche Compagnia di Sigerico, 2006, Calendasco (Piacenza)
Il volume potete richiederlo scrivendo alla mail di questo sito oppure scrivendo all'indirizzo di Calendasco dell'ex-Romitorio francescano.


I penitenti francescani nell’Italia settentrionale al tempo di San Corrado

di Lino Temperini
Pontificia Università Antonianum - Roma


Pp. 16-19 - al testo web sono state omesse le note

6. Iter organizzativo dei Penitenti francescani in Lombardia

In seguito alla predicazione di Francesco e dei suoi compagni in Umbria, nelle Marche, in Toscana e in Lombardia (1209-1212) si registra un notevole incremento di penitenti, ossia di laici, sposati o celibi, che scelgono la vita penitenziale rimanendo nelle proprie case.
Il rapido aumento richiede la debita organizzazione societaria. I penitenti si strutturano in fraternità vivaci e immerse nel contesto esistenziale del momento storico. Tale incipiente organizzazione affiora già nella 2^ Lettera ai fedeli (1221) ed è presupposta dalla regola ufficiale, detta Memoriale propositi del 1221. Le varie bolle pontificie che si succedono con ritmo frequente, dal 1221 in poi, sono dirette a fraternità concrete.
Il 15 marzo 1246 Innocenzo IV scrive ai Penitenti organizzati in Lombardia (in Lombardia constitutis). In tale data i Penitenti lombardi sono ormai numerosi e ben organizzati in fraternità con rispettivo ministro. In realtà, i Penitenti lombardi sono i primi a organizzarsi, sia come Terzo Ordine Secolare (nel Duecento) sia come Terzo Ordine Regolare (nel Quattrocento). Ben presto costituiscono una federazione centralizzata delle fraternità di tutta l’Italia settentrionale. Per tale ragione la qualifica “longobardia”, e termini derivati, rimane presente in diversi documenti antichi che parlano dell’organizzazione dei penitenti.
Il 10 novembre 1248 lo stesso pontefice scrive a tutti i fratelli della penitenza della provincia di Lombardia. I Penitenti lombardi protestavano contro la precedente bolla Vota devotorum (13 giugno 1247) con cui lo stesso pontefice aveva sottoposto i Penitenti francescani ai Frati minori. Il papa deroga a tale bolla e assicura i Penitenti che da ora sono di nuovo sotto la direzione dei vescovi.
Appartenevano all’Italia centro-settentrionale gli esperti che nel 1280 formularono una Interpretazione ufficiale del Memoriale propositi, sottolineando motivazioni a valenza sociale, come la povertà a servizio dei bisognosi, l’assistenza spirituale ai moribondi e ai condannati, l’amore di Dio da porre alla base di ogni scelta.

Nel 1280 questi Penitenti lombardi si riunirono in capitolo a Piacenza per una verifica dello stile di vita penitenziale e formularono alcune ordinationes riguardanti l’osservanza del Memoriale propositi. Contro i trasgressori vennero comminate sanzioni espiatorie o pecuniarie, esposte in 16 articoli. Questo fu il primo capitolo generale dei Penitenti francescani, in quanto vi fu un’ampia partecipazione dei penitenti, provenienti dalle regioni lombarde, cioè da tutta l’Italia settentrionale (Romagna, Emilia, Veneto, Lombardia, Piemonte, Liguria).

Il 22 febbraio 1288 fu eletto papa Girolamo d’Ascoli, francescano, il quale assunse il nome di Niccolò IV. I Penitenti lombardi di ispirazione francescana pensarono che era giunto il momento opportuno per ottenere un’approvazione canonica chiara e definitiva.
Si sapeva inoltre che a fianco del nuovo pontefice francescano collaborava un «frater poenitentiae», Giovanni Macario, elemosiniere e maresciallo, pertanto assai influente.
Infatti, nonostante i numerosi interventi pontifici, favorevoli in termini espliciti ai Penitenti francescani, il movimento veniva talvolta messo in discussione dalle autorità civili e perfino dai vescovi. E tanto più erano oggetto di controversia gli orientamenti alla vita “regolare” che si erano andati affermando fin dal tempo di San Francesco. Pertanto, il riconoscimento formale da parte della chiesa avrebbe favorito l’autonomia della istituzione e la vitalità delle opere caritative.
I Penitenti lombardi inviarono presso la curia pontificia l’avvocato ferrarese Ugolino de’ Medici perché sollecitasse l’approvazione definitiva del Memoriale propositi del 1221 e conseguentemente l’intero movimento penitenziale, ormai largamente affermato.
Il papa diede una nuova sistemazione redazionale al testo del Memoriale del 1221 e lo approvò come regola ufficiale dei Penitenti francescani, conferendogli efficacia pubblica, tale da togliere dubbi e discussioni.
Bisogna tenere presente che il progetto dei Penitenti lombardi di ottenere l’approvazione ufficiale della regola non dipese esclusivamente dalle circostanze suddette, ma aveva radici più antiche. Già nel capitolo di Piacenza (1280), sopra ricordato, i Penitenti francescani di Lombardia si tassarono per coprire i costi di approvazione e fra Elia era incaricato per riscuotere le quote. Risulta dunque che le pratiche per ottenere una regola “bollata” (=approvata) furono lunghe e onerose.
Particolarmente benemeriti furono i fratelli Ugolino de’ Medici e fra Elia de’ Medici, vassalli degli Estensi. Ugolino era giudice e aveva due figli. Elia aveva due figli e tre figlie. Risulta che nel 1278 questi era ministro dei fratelli e sorelle della penitenza in Ferrara.

Pochi giorni dopo la promulgazione della Supra montem (18 agosto 1289), e precisamente il 26 agosto 1289, i Penitenti francescani tennero un capitolo locale a Città di Castello in Umbria. Il 28 agosto 1289 seguirà il capitolo regionale di Marsciano, ugualmente in Umbria.
All’inizio di novembre 1289 ha luogo il capitolo provinciale di Bologna, di cui ci rimangono gli Atti, che rivestono grande importanza storica e sono ricchi di valori spirituali, evangelici e francescani. Un evento di particolare rilievo è costituito dal fatto che i Penitenti lombardi si strutturano formalmente in quattro province: di Bologna, di Padova, di Milano, di Genova. Ogni provincia è retta da un ministro provinciale con rispettivo consiglio.
Un momento importante per i Penitenti lombardi (francescani) è rappresentato dal capitolo generale di Bologna, celebrato il 14 novembre 1289 presso la chiesa di S. Andrea. Al capitolo sono convocati tutti i «fratres ordinis penitentie totius Italiae», ma in realtà partecipano soltanto 32 rappresentanti del nord Italia, provenienti da 21 città.
È da notare che tutti i capitoli dei Penitenti o Terziari (locali, provinciali, regionali, generali) sono condotti dai soli Penitenti, senza interferenze dall’esterno. E anche i loro visitatori sono stati sempre scelti tra i penitenti stessi. Ciò vuol significare che i Fratelli e le Sorelle della penitenza si sentono ormai adulti e vogliono autogestirsi.
Nella speranza di vedere garantita l’autonomia del movimento penitenziale, i capitolari riuniti a Bologna inviano una supplica al papa francescano (Niccolò IV), presentando alcune richieste motivate. Poiché, nonostante l’approvazione ufficiale della Regola antica (o Memoriale), vengono ancora afflitti dai magistrati e dai giudici comunali, sono obbligati a esercitare pubblici uffici, costretti a imbrandire le armi per la guerra e a subire angherie, essi chiedono al papa di avere propri giudici e un tutore dei propri privilegi. Una specie di “privilegium fori” ampliato. In tal modo potrebbero continuare a servire Dio e l’ordine secondo la regola approvata, rifuggendo da compromessi.
Il papa risponde soltanto indirettamente con la bolla Unigenitus Dei dell’8 agosto 1290 e ribadisce che i Penitenti lombardi e gli altri devono essere guidati dai Frati minori perché sono stati fondati dallo stesso padre Francesco. Quindi, niente autonomia e niente privilegi!
Sconcertati e rassegnati sotto il giogo dell’autorità ecclesiastica, i Penitenti si adeguano nel segno della fede e riprendono i ritmi della loro vita penitenziale. Nel 1290 i Penitenti lombardi celebrano un capitolo provinciale a Lodi, nel quale vengono redatte alcune “ordinazioni” pratiche, in 13 articoli. Nell’autunno del 1290 i Penitenti francescani celebrano un capitolo regionale in Umbria, nel quale vengono formulate alcune “ordinazioni”, strutturate in 15 articoli. È l’ultimo capitolo organizzato dai terziari francescani in attesa di tempi nuovi!
Nell’uno e nell’altro caso, si tratta di norme pratiche che devono regolare lo stile di vita dei Penitenti, ormai ampiamente diffusi e organizzati, ma operanti sotto la direzione del primo Ordine (Frati minori) e del Terzo Ordine Regolare.
Tale condizione di dipendenza, per quanto riguarda i Secolari, è durata fino ai nostri giorni, cioè fino a quando Paolo VI, con la lettera apostolica Seraphicus patriarcha del 24 giugno 1978, nello spirito del concilio Vaticano II, garantiva un’autonomia interna: strutturazione gerarchica in fraternità coordinate, che prevedono anche un ministro generale. L’antico sogno del capitolo di Piacenza (1280) e del capitolo di Bologna (1289) è diventato una realtà, che dischiude una nuova epoca per i Penitenti francescani (oggi detti anche Ordine francescano secolare).

I documenti ci informano che i Penitenti lombardi, di ispirazione francescana, furono numerosi e ben affermati. Come abbiamo visto, furono i primi a organizzarsi in forma funzionale, sia come Ordine dei penitenti globalmente preso, sia come Terziari Secolari che come Terziari Regolari.

Per quanto concerne il tentativo di una statistica, dobbiamo sapere che i Penitenti francescani crebbero rapidamente fin dalle origini, sia perché attratti dall’ideale evangelico del Poverello di Assisi sia per le agevolazioni che la società del tempo garantiva sotto la tutela della chiesa.
Seguendo le ispirazioni della grazia divina e sospinti da richiami socializzanti, i Penitenti tendevano a riunirsi in fraternità. A loro volta, le fraternità sperimentavano l’esigenza di una vicendevole comunione e solidarietà, sia per comunanza di ideali sia per le necessità esistenziali. La federazione di più fraternità costituiva la congregazione.
L’organizzazione è graduale. Così, in Lombardia i Terziari francescani risultano federati già nel 1246 e in possesso di una certa autonomia. Quando Innocenzo IV, con la lettera Vita devotorum del 13 giugno 1247 (inviata in Lombardia il 5 agosto 1247) sottoponeva i penitenti/terziari alla giurisdizione dei Frati minori, i Fratelli e le sorelle della penitenza protestarono contro quella “innovazione” e, l’anno seguente, ottennero di rimanere sotto l’autorità dei vescovi.
Ai capitoli del 1289 partecipano i rappresentanti o ministri delle province, che si sono andate organizzando in pochi decenni come convergenza di fraternità viciniori.
Nel 1295, con la bolla Cupientes cultum (11 luglio), Bonifacio VIII loda e approva la “vita regolare” che si è andata affermando nell’ambito dei Penitenti, i quali già possiedono «plures domos et loca in diversis partibus… sub communi vita».
Con la bolla Altissimo in divinis del 18 novembre 1323 il papa Giovanni XXII conferma ufficialmente lo stile di “vita regolare”, intrapreso da alcuni Penitenti francescani, singoli e fraternità. Egli lo dichiara lodevole e conforme alle intenzioni di San Francesco, fondatore, padre e maestro.
Quanto al numero, Bartolomeo da Pisa (nel 1385) afferma che nel suo tempo vi sono 145 congregazioni in Italia e 99 in Europa. Egli precisa che i Penitenti francescani, uomini e donne, in precedenza erano più numerosi.
Al tempo di San Corrado Confalonieri (1290-1351) i Penitenti lombardi erano dunque diffusi ampiamente e contavano diverse migliaia di aderenti. Erano estesi ormai in tutta la penisola e in varie parti dell’Europa, lievitando la società con la forza della testimonianza e con le opere di misericordia.

Lino Temperini


T O R oppure Terzo Ordine Regolare francescano
dal sito della Parrocchia S. Corrado di Siracusa

Chi sente parlare dei "francescani" pensa di poterli identificare con quel tipo di frati, con un certo abito religioso, magari con la barba o scalzi, austeri e meditabondi. Invece, il mondo dei francescani è complesso e articolato. Ordini e famiglie dello stesso ordine, congregazioni maschili e femminili, monasteri di clausura, istituti laicali, terziari secolari e gioventù francescana. L'autore dei Fioretti, ispirandosi alle visioni di San Francesco, paragona il movimento francescano a un albero grande e bello, la cui radice era d'oro (Cristo), i cui frutti erano uomini e donne; i rami erano province e istituti, con tanti fiori e frutti. Fra tanti floridi rami dell' albero francescano, uno è particolarmente ramificato e carico di frutti: il Terzo Ordine Regolare, una grande famiglia, nata dietro i passi di San Francesco e arricchitasi di sempre nuovi germogli lungo i secoli. Oggi "i fratelli e le sorelle della penitenza", o Terzo Ordine Regolare, sono presenti e operanti quasi in ogni parte del mondo. Non tutti però si accorgono di questa presenza, forse perché non esiste un unico abito distintivo. Ma, per fortuna, non sta qui la sostanza! Francesco d'Assisi, animato da zelo missionario, percorre le vie d'Italia per annunciare il vangelo e richiamare gli uomini fratelli sulla strada della salvezza. La predicazione di Francesco e la sua forte testimonianza evangelica ridesta il laicato cristiano. Dietro i passi di Francesco si anima un movimento spontaneo e laicale. Uomini e donne, giovani e adulti, coniugati e non, dotti e incolti, di varia estrazione sociale, vogliono vivere intensamente, come Francesco, il Santo Vangelo, pur rimanendo nelle loro case e attendendo al proprio lavoro. Siamo nell'autunno 1211 e nella primavera del 1212. In questi mesi prende vita l'ordine francescano della penitenza, che più tardi sarà chiamato anche "terzo ordine di San Francesco". Molti terziari, desiderosi di maggiore impegno evangelico, lasciano la casa e la famiglia, rinunziano ai loro beni, spesso fanno voto di castità, dedicano tanto tempo alla preghiera e alla contemplazione, attendono alle opere di misericordia. Più tardi, ripieni dello spirito del Signore, si daranno all'apostolato per la salvezza dei fratelli. Vivono in solitudine negli eremitaggi e più spesso in fraternità.. Da Francesco d'Assisi, fondatore e padre del Terzo Ordine Francescano, dalle correnti penitenziali dell'epoca e dall'esperienza evangelica dei primi terziari ha preso volto una tradizione spirituale caratteristica, incentrata sulla penitenza-conversione metànoia e sulle opere di misericordia. La penitenza non si riferisce a forme esterne di comportamento o opere di privazione psico-corporale. Queste realtà sono la conseguenza e l'espressione di un atteggiamento interiore, che implica la scelta radicale di Dio, la costante opzione preferenziale per tutto ciò che viene da Dio, il bisogno profondo di una intima comunione con Dio=Amore.
Un cuore pieno di Dio trabocca verso il prossimo! La conversione interiore sarebbe illusoria se non si incarnasse in opere; le manifestazioni esterne, senza il cambiamento della mente e del cuore, sarebbero come un corpo privo di anima. Frutto particolare di vera conversione sono le opere di misericordia concernenti i bisogni materiali e spirituali della società. I poveri, i malati, gli anziani, gli orfani, gli emarginati, gli analfabeti, i pellegrini, gli ambienti missionari, gli afflitti o comunque sofferenti sono stati sempre i prediletti dei Terziari Regolari. È questo ancora oggi il campo privilegiato della loro operosità apostolica. Come Francesco, i Terziari Regolari animano missioni itineranti: percorrono le città e i villaggi annunziando il regno dei cieli e richiamando gli uomini fratelli sulle vie della salvezza, anche mediante l'apostolato parrocchiale, l'apostolato dell'insegnamento, l'animazione dei gruppi di preghiera e la pastorale nei territori missionari.
I vari istituti del movimento T.O.R. sono presenti quasi in ogni angolo del mondo, dove portano la parola di vita e il messaggio di San Francesco.

(Sintesi da una lettera di Lino Temperini)



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