PARROCO DI CALENDASCO

DOMENICA 4 OTTOBRE
UN SACERDOTE CON MAMMA NETINA
PARROCO A CALENDASCO

Ha fatto l'ingresso ufficiale in parrocchia a Calendasco don FABIO BATTIATO.

La parrocchia che vanta 400 anni di Patronato di S. Corrado ha accolto il nuovo parroco che dovrà fare lavoro pastorale alle parrocchie di Calendasco, di Cotrebbia e Boscone.


Il Comune ha in tutto una popolazione di 2500 anime.
Accompagnato dal Vicario Generale don Giuseppe Illica il parroco ha fatto l'ingresso ufficiale in parrocchia, in una chiesa piena di gente al punto che è stato lasciato aperto il portone per permettere a tutti di seguire il rito.



















VIDEO 2015

SAN CORRADO
NOTO
LA GROTTA E L'ARCA
ESTATE 2015

On line i VIDEO andati in onda in TV
sono visibile le prime 3 puntate
altre due saranno trasmesse e poi messe in rete web

potete vederle su
www.piatuccitto.net 

 

BEATIFICAZIONE

500 anni

la Bolla venne letta a Noto
il 28 agosto 1515
(venerdì) 28 agosto 2015
sono 500 anni esatti della Beatificazione!















2 AGOSTO 2015


DALLA CATTEDRALE DI NOTO


XXIII TRASLAZIONE
DELL'ARCA COL CORPO
DI SAN CORRADO

Domenica 2 agosto alle ore 3 del mattino momento di preghiera e quindi si inizerà la Processione verso il Santuario del Santo Corrado.
Fino al 19 agosto l'Arca con il corpo di San Corrado sarà nella grotta dei miracoli!











70° SACERDOTALE A NOTO


AUGURI
DI CUORE

Mons. Salvatore Guastella di Noto
sacerdote, storico raffinatissimo e studioso
nonchè devoto esemplare in San Corrado
festeggia il 70° di ordinazione sacedotale

Il messaggio che ha inviato a tutti gli Amici

 


SETTANTESIMO   SACERDOTALE

Alla vigilia della mia ordinazione presbiterale annotavo nel diario: «Signore Gesù, non confido per nulla in me. Sia il mio sacerdozio: santo e fruttuoso, secondo la tua santissima volontà a mio riguardo. Negli istanti della consacrazione presbiterale, intendo avere - sotto l'amorevole protezione della Madonna e del tuo Cuore - tutti quei sentimenti santi che mi hai ispirato e che ebbero tutti i santi sacerdoti nella loro ordinazione» (Noto, 28 giugno 1945).

Se Gesù è grande, essere prete è bello, perché significa operare in persona Christi, donare alla gente la sua Parola, permettere loro di sperimentare la sua azione di guarigione, di toccare la sua carne e fare esperienza di salvezza.     Se la Chiesa è santa, allora essere prete è bello, perché significa collocare gli uomini sotto la sovranità della Parola di Dio e creare tra i credenti quei legami di fraternità che li fanno essere un anticipo di Paradiso. Fino a che Gesù Cristo e la Chiesa costituiscono, nella coscienza presbiterale, una presenza dominante, la vita del sacerdote diventa ricca di senso. Al Signore Dio Uno e Trino ho affidato e affido la mia vita e la mia salute sacerdotale e fisica, fiducioso sempre nella intercessione materna di Maria Ss. Scala del Paradiso come anche del patrono S. Corrado Confalonieri. Il Signore Gesù, sommo ed eterno Sacerdote, benedica tutti coloro che mi ha messo accanto nella vita: genitori, parenti, educatori, confratelli e quanti mi hanno voluto bene e sopportato. Eccellenza Rev.ma, carissimi Confratelli e diaconi, ill.mi dott. Albino Di Giovanni e sig.na dott.ssa M. Carmela Caruso (rispettivamente Direttore e Assistente sociale di questa ben ordinata Oasi san Francesco), cari amici qui convenuti a questa celebrazione eucaristica per invocare la paterna misericordia divina: grazie sentitissime nel Signore ricco di grazia e di misericordia!

Oasi san Francesco, 29. VI. 2015

Mons. Salvatore Guastella
  


ARTICOLO PIACENZA


ARTICOLO DI CARMELO SCIASCIA
dal quotidiano di piacenza LIBERTA'
di domenica 28 giugno 2015




Siamo abituati a conoscere la religiosità del popolo siciliano, così come studiato al liceo, attraverso il Verga, nella famosa novella Guerra di Santi: una zuffa cruenta tra avverse fazioni che si sfidano con devozioni contrapposte. Nel caso di Verga la lotta tra San Pasquale e San Rocco. Questa concezione irreligiosa di professare una religione, ha una radice scettica così come era stata avvalorata, fuori dai confini regionali, dallo scettico  Montaigne che così scrive: “Non temo di confessare che io facilmente porterei, se occorresse, una candela a san Michele e un’altra al suo serpente”. Questo in generale penso possa essere ancora valido, almeno per la forte componente pagana,  presente in quasi tutte le feste religiose in Sicilia. Anche la festa del Monte di Racalmuto (il mio paese) raggiunge l’acme, ancora oggi, con una ragguardevole zuffa: la presa del cero, ben descritta da L. Sciascia ne “Le parrocchie di Regalpetra”.
Anche Piacenza, ebbe nella stessa chiesa,  il culto comune di due santi: San Vittore e Sant’Antonino. Sant’Antonino (di cui si sconosce l’anno e la città di nascita) diventa martire nel 303 quando San Vittore aveva tre anni essendo nato nel 300. Morirà nel 375.Piacenza poco sa del proprio patrono Sant’Antonino, ancora oggi per le notizie si fa riferimento allo storico Campi, notizie confutate già nel settecento da un altro storico piacentino: il Poggiali.
Piacenza ignora (e ignorerà fino al seicento) un certo Corrado Confalonieri. Lo ignora non come nobile rampollo dei Confalonieri di Calendasco ma come Eremita in quel di Noto.
Solo che contrariamente a Sant’Antonino, di Corrado Confalonieri da Calendasco sappiamo tutto, con documentato puntiglio storico. Notevoli sono state le ricerche e gli studi, numerosi i documenti e le testimonianze. Studi ed incontri che continuano ancora a fornirci nuove conoscenze.
Sabato 20 giugno, nel salone del municipio di Calendasco ha avuto luogo il VI Convegno Nazionale di studi corradiani. Il tema: Considerazioni storiche sui luoghi, i documenti e il culto di San Corrado a Calendasco. Ricorre infatti quest’anno il V centenario dell’indulto di beatificazione del Santo avvenuta a Noto nel 1515. Corrado fu Santo per volontà popolare subito dopo la morte, quando per la Chiesa era ancora Beato.
Moderatore dell’incontro il poeta Claudio Arzani, ha salutato i presenti il parroco di Calendasco Don Massimo Cassola che ha sottolineato la figura di Corrado come pellegrino, un pellegrino illustre che ci porta a meditare sul tema dell’accoglienza, accoglienza come caratteristica  peculiare della comunità del paese. Diversi sono i profughi ospitati in paese senza che vi sia nessun problema per i residenti abituali.  In un convegno dedicato a San Corrado una testimonianza netina è d’obbligo. Una presenza quella di Oscar Angelo Cannella da Milano che sottolinea la santità di Corrado per grazia ricevuta. La sua è una delle tante testimonianze che si trovano anche nel museo degli ex-voto a Noto. Da bambino era affetto da una grave malformazione ossea, un processo degenerativo di calcificazione che lo avrebbe portato all’immobilità, la madre lo depose sull’urna del Santo all’età di nove anni e da quel momento iniziò una lenta ma totale guarigione.
Dopo questi preliminari di carattere squisitamente devozionale, la parola agli storici. Il primo ad intervenire è Gianni Battini, cultore di storia locale. La sua testimonianza parte da lontano, dal ritrovamento dei sette pugnali di selce che testimoniano già in periodo preistorico la presenza dell’uomo in territorio prossimo al Po, dove si pensava ad una presenza dell’uomo in epoca più tarda, per un’apparente inospitalità delle caratteristiche territoriali. Oltre che manufatti, sono state nella zona trovate tracce  di abitazioni (capanne) risalenti al 900 a.c. Calendasco fu sicuramente villa romana, cioè case e cascine sparse nella campagna in prossimità del Po, ma non è da escludere un’origine celtica, il significato del territorio sarebbe “luogo vicino a una foresta”. Sicuramente il maggior sviluppo si ha con l’attraversamento delle vie di comunicazione, con la derivazione di una bretella della via postumia che giungeva al porto sul fiume, il futuro passo di Sigerico, che conduceva verso Pavia,   proseguendo verso la Gallia e collegandosi al Lambro, verso Milano. Nel 1154 queste terre videro anche  l’accampamento dell’imperatore Federico Barbarossa e la famosa Dieta di Roncaglia (per alcuni storici il luogo sarebbe stato Somaglia). Il tema, dai Celti a San Corrado, è stato così ampiamente trattato come premessa storica della realtà locale, humus culturale dove nacque ed operò il giovane Corrado Confalonieri.
Le grandi vie di comunicazione, dai romani al medioevo sono state illustrate dallo storico Fausto Chiesa. Interessante capire come accanto alle vie di comunicazione si siano formati gli xenodochi e quali erano quelli presenti a Caledasco. Gli xenodochi erano luoghi preposti a “ricevere ospiti” come dalla genesi compositiva del termine stesso. Sorti accanto alle vie più importanti erano di sostegno ai viaggiatori ed ai pellegrini, numerosi infatti si trovavano sulla via Francigena e sul cammino di Santiago de Compostela. Gestiti da frati, costituirono un embrione dei futuri complessi episcopali. Importante quello gestito dai monaci di San Colombano di Bobbio. Così lo storico Chiesa: “Lungo la via Postumia che in seguito verrà definita Romea o Romera, invece, era più facile trovare degli hospitali, che davano assistenza anche e soprattutto sanitaria, così fu  quello di Sant’ Elena di Rottofreno, oppure di Ponte Tidone annesso alla chiesa, ben visibile ancor oggi, seppure ridotto maluccio. Superato il porto sul Po di Suprarivo, dopo qualche chilometro i pellegrini, i viandanti si trovavano di fronte l’abitato di Kalendasco, poche case esistenti in epoca longobarda e prossimo alla città di Piacenza. La tradizione ci porta qui a rinnovare la figura e l’importanza di San Corrado Confalonieri, del quale esiste tuttora l’hospitio-romitorio a lui dedicato.” 
Il romitorio di Kalendasco era detto del “gorgolare” perché nei pressi di un mulino ad acqua. Per questo la comunità religiosa, colà insediatasi, prese il nome di Gorgolare. Fu qui che Corrado nato Confalonieri nel castello di Calendasco nel 1290,  rinasce all’età di 25 anni a nuova vita diventando francescano penitente. E qui che padre Giuseppe Neri, postulatore del Terzo Ordine Regolare, venuto appositamente per il convegno insieme ad un confratello da Assisi, pone l’accento sulla conversione del Santo e sull’analogia con la scelta di San Francesco d’Assisi. Corrado vive gioiosa gioventù (come del resto il Santo Poverello) ma l’incidente lo sradica. L’incidente era avvenuto durante una partita di caccia, quando per stanare la selvaggina nascosta nel folto della vegetazione, ordinò di appiccare il fuoco. Il governatore di Piacenza Galeazzo Visconti, Vicario Imperiale fece riconoscere colpevole un contadino del luogo. Fu allora che Corrado proclamata la sua colpa e risarcito il danno, rinuncia al privilegio nobiliare, diventa povero e si converte. Congiuntamente a sua moglie Eufrosina che scelse di entrare nel monastero di Santa Chiara in Piacenza. Corrado chiede di essere accolto all’Hospitio dei terziari francescani di Calendasco,  si nutre di solo pane, dorme sulla nuda terra. L’esperienza dura 5 anni, viene infine introdotto e veste l’abito grigio dei penitenti. Pellegrino a Roma, in Terra Santa, a Malta, lo troviamo infine in Sicilia, a Noto.
Perché Noto? Ed è appunto questo Convegno a darci chiarimenti in merito. Umberto Battini, infaticabile studioso, ricercatore ed organizzatore di eventi corradiani ci prospetta la soluzione. Una curiosa premessa: ai tempi di San Corrado i servitori e battitori per la caccia, erano detti ‘battini’. E come il nostro Umberto ebbe a scrivere: “Non so quanto possa valere, di certo però, io che mai ho praticato la caccia, ho l’onere di portare questo antico cognome”. E lo porta benissimo, visto il grande contributo che ha dato alla ricerca storica sul Santo: sua la scoperta, cercando negli archivi parrocchiali, del documento attestante la nascita del Santo Eremita proprio a Calendasco. Ci dice il Battini che già il territorio  netino, per peculiare conformazione e per tradizione bizantina, era meta di molti eremiti, (come, altri parti del meridione, ad esempio nelle vicinanze di Monte San Michele sul Gargano, dove ancora continua la tradizione greco ortodossa). Non solo. Riporta il nostro storico documenti per cui nel 1296 era stato assegnato ad un nobile Landi piacentino il feudo di Curmaracchia in Val di Noto. Probabilmente Corrado ne era a conoscenza.  Il Feudo perso dai Landi venne poi richiesto tramite intercessione papale, senza nessun esito. Documentazione storica ineccepibile quella del possesso piacentino di Curmaracchia, come ineccepibile potrebbero essere i due accennati fattori determinanti nella scelta del Santo.
Le rivelazioni di Battini continuano:  cita anche documenti ove si parla di scontri armati avvenuti nel 1313, l’assedio della lombarda Soncino in quel di Cremona, con protagonista tal Corrado Confalonieri. Visto che la conversione è databile nel 1315, potrebbe anche essere che lo stesso giovane Corrado Confalonieri si trovasse a combattere nell’anno 1313. Ultimo episodio riportato da Battini, la descrizione dei festeggiamenti di San Corrado, avvenuti a Calendasco il 19 febbraio del 1912, festeggiamenti avvenuti per tre giorni di seguito ed alla presenza di tre vescovi, uno per ogni giorno. Sappiamo della presenza del vescovo di Piacenza, di quello di Bobbio, mentre ignoriamo quale fosse il terzo vescovo (sarà un ulteriore convegno a svelarcelo?).
Il sindaco Francesco Zangrandi,  ha illustrato brevemente la storia del castrum burgi calendaschi. Mentre dettagliatamente si è soffermato sulla storia recente e sui progetti di recupero. Progetti presentati già nel 1985, ma che iniziano concretamente in seguito al reale pericolo di crollo del tetto solo nel 2000, per proseguire nel 2002 con l’acquisto di altre pertinenze del castello, portico e scuderia. Altri cantieri si susseguono dal 2007 al 2013 e che vedono la sistemazione dello scalone di accesso ed il  recupero dell’area cortilizia.
Per finire si attende un ulteriore finanziamento per porre in essere un adeguato sistema di illuminazione che ne esalti le caratteristiche architettoniche. Il prossimo consiglio comunale vedrà la proposta per fare inserire la via Francigena come patrimonio dell’umanità. Sarebbe l’inserimento UNESCO un grande volano per un ulteriore rilancio del turismo della zona, che vedrebbe protagonisti, la presenza del Castello, del Romitorio, del guado di Sigerico e della figura di San Corrado, patrono di Calendasco da più di quattrocento anni.
Per concludere Francesco Ferri, poeta piacentino, ha  recitato alcuni componimenti in onore di San Corrado.
Qui potrebbe terminare il resoconto del VI convegno di studi corradiani. Ma così non è, perché in realtà il convegno prosegue con una visita guidata nei luoghi propri del Santo.
Visita al Romitorio, dove la storia (di San Corrado) e l’arte (di Bruno Grassi) si fondono e confondono, trasformando un luogo materiale in un altare di profonda religiosità. Visita al Castello ed alle stanze, che videro nascere e crescere Corrado, uomo d’armi e nobile Confalonieri. Visita alla chiesa, presenza antica, almeno nel nucleo originale, la parte che riguarda l’altare, familiare al Santo.
“Noto è una delle più straordinarie città che si siano costruite in Europa… una delle più raffinate realizzazioni di un’epoca che produsse Mozart e Tiepolo” (S. Sitwell), è per definizione “il giardino di pietra”, un giardino che custodisce nella propria Cattedrale, l’urna d’argento con il venerato corpo di San Corrado, acclamato Santo, da beato, dal popolo netino fin dall’anno 1351.
Anche a Piacenza, nonostante i Farnese abbiano cercato di cancellarne la memoria, perché il Santo era della famiglia Confalonieri,  si celebra San Corrado con molta solennità ed  a Calendasco per esattezza storica da oltre 400 anni!

Carmelo Sciascia


ARTICOLO SU L'ARALDO WEB clicca qui


ARTICOLO 28 GIUGNO 2015

Il resoconto del 
VI CONVEGNONAZIONALE 
DI STUDI CORRADIANI

SUL QUOTIDIANO DI PIACENZA
L I B E R T A'
domenica 28 giugno 2015
un articolo di Carmelo Sciascia 

















































il Convegno si è tenuto sabato 20 giugno 2015 nella Sala del Consiglio
del Municipio di Calendasco


RELAZIONE CONVEGNO 2015


C A  L E N D A S C O 
sabato 20 giugno 
si è tenuto il VI Convegno Nazionale di Studi corradiani

potete leggere la relazione sul giorno di Studio
e vedere le foto cliccando sul LINK sotto

RELAZIONE LEGGI CLICCA QUI

















20 GIUGNO 2015




VI Convegno Nazionale di Studi corradiani in onore di S. Corrado Confalonieri
Calendasco sabato 20 giugno 2015

Salone superiore del castello 
dalle ore 14.45

Considerazioni storiche sui luoghi i documenti e il culto di S. Corrado a Calendasco

In occasione del V Centenario della beatificazione avvenuta a Noto il 28 agosto 1515 si terrà a Calendasco un convegno pubblico aperto a tutti i devoti per presentare la nuovissima documentazione inedita emersa dagli archivi; il paese rivierasco vanta da ben quattro  secoli di patronato. Il patrocinio è del Comune di Calendasco e della Parrocchia di S. Maria Assunta e della Postulazione Generale del TOR francescano di Roma.
Il programma del pomeriggio di studio prevede il saluto agli intervenuti del sindaco di Calendasco e del parroco don Massimo Cassola, modera Claudio Arzani scrittore e pubblicista ad aprire  la sessione sarà Gianni Battini cultore di storia locale “Storia di Calendasco: dai celti a S. Corrado”, segue Fausto Chiesa storico e scrittore “Le grandi vie di comunicazione, gli xenodochi ed in particolare quello longobardo di Calendasco”,  Francesco Zangrandi sindaco di Calendasco “Il castello di Calendasco tra passato e futuro”, p. Giuseppe Neri Postulatore generale del TOR di S. Francesco di Roma “Penitenti francescani tra XIII e XIV sec. S. Corrado Confalonieri” , Umberto Battini studioso di S. Corrado Confalonieri “Documenti inediti a riguardo del culto secolare al Patrono di Calendasco” concluderanno il netino Angelo Adam Cannella che darà la testimonianza di una grazia ricevuta mentre il poeta piacentino Francesco Ferri reciterà alcuni distici composti in onore del santo. Sarà allestita una mostra fotografica a cura di Luigi Beltrami di Noto che ricorderà il pellegrinaggio fatto dai netini in terra piacentina lo scorso febbraio.


CARTE DI CULTO


LE CARTE INEDITE
DEI 400 ANNI
DI CULTO A CALENDASCO


San Corrado Confalonieri il Patrono di Calendasco da ormai 400 anni, era veneratissimo già nel 1600 ed ancora fino ad oggi.
Sono state ritrovate carte inedite e sconosciute che testimoniano già oltre un secolo fa del contatto devozionale tra Noto e Calendasco!

In preparazione tutto il carteggio che sarà reso pubblico in questo anno del V Centenario della Beatificazione!












LEGATO 1617

LA RICERCA STORICA 
FATTA NEL 1617

Il Legato Sancti Conradi del 9 agosto 1617

di Umberto Battini

Gli Anziani di Noto che governavano la città nel 1600 scrissero a Piacenza nel 1610 se fosse possibile fare delle ricerche storiche in archivio su San Corrado per sapere di più della sua vita ed anzi scrivono che già loro sapevano che fosse stato feudatario di Calendasco!
Scrissero tre lettere: una agli Anziani del Comune di Piacenza, una al Duca Farnese ed una al Vescovo di Piacenza.
Proprio il Vescovo di Piacenza mons. Claudio Rangoni fece compiere una ricerca che diede i suoi frutti e venne messa nero su bianco nell'occasione della scrittura del Legato di San Corrado.
Il documento notarile si conserva in due copie originali: una in Archivio di Stato a Piacenza ed una in Archivio Parrocchiale a Calendasco!
E' stato scritto dal Notaio e Cancelliere della Curia vescovile di Piacenza propria nel Palazzo del Vescovo il 9 agosto 1617. Il Notaio era Giovan Francesco De Parma.
Tra i Testimoni convenuti anche il Vescovo in persona che alla fine sottoscrive l'atto diplomatico notarile approvando e firmando.
Già nella prima pagina si dice che i Confalonieri furono per vari secoli feudatari di Calendasco paese della diocesi di Piacenza posto al di là del fiume Trebbia.
Alla pagina 12 si possono leggere tradotte dal latino, delle affermazioni inportantissime!
Cioè che San Corrado Confalonieri, che già era Patrono di Calendasco, nello stesso paese vi era nato fisicamente!
Quello che viene trascritto è la sintesi di una ricerca storica fatta a quel tempo, infatti viene messo nero su bianco tradotto dal latino che "dopo una ricerca sulla vita fisica su S. Corrado fatta fare" ut in eius vita publica tipis mandata videre est - si può con certezza dire che "San Corrado è nato fisicamente nello stesso luogo di Calendasco" in eodem loco iste Sanctus ut praefertur, vitam terrenam duxit cioè nello stesso paese di Calendasco - ut praefertur cioè come è accertato! ha avuto la sua origine terrena! 
E la parola "eodem" cioè "nello stesso luogo" viene tutta intorno puntinata per dare vigore a quanto affermato!
Nello stesso luogo "eodem" ove è Patrono (riferito a Calendasco) il Santo è anche nato, ha avuto l'origine terrena!
Un atto notarile fatto in curia vescovile di questo tipo non può in nessun modo essere messo in discussione.
Un qualsiasi storico serio mai si sognerebbe di negare quanto in una carta del genere viene scritto e affermato, proprio perchè è un documento ufficiale di Notaio e Cancelliere e fatto davanti a testimoni e allo stesso Vescovo di Piacenza che addirittura "loda, approva e firma" tutto!
E' un atto diplomatico notarile.
Si comprende quindi che fino al 1617 la dicitura che San Corrado era nato a Piacenza era solo fittizia, e proprio da Noto nel 1610 gli Anziani scrivono per chiedere più notizie certe e il Vescovo di Piacenza le fa fare e le mette nero su bianco per mano del Notaio e nello stesso palazzo vescovile! 
Se le cose fossero state diverse avrebbe evitato di scriverlo e maggiore importanza è il fatto che ad affermarlo è proprio l'Autorità religiosa cioè il Vescovo! 
A Calendasco San Corrado avevano appurato che era nato perchè avevano fatto indagini - ut in eius vita publica tipis mandata videre est!
Per dovere di serietà, di buona fede bisogna accettare senza dubbio alcuno quello che fu ricercato storicamente a quel tempo, e su espressa richiesta di Noto!
E da 400 anni ormai questo e scritto e affermato, la certezza storica che già avevamo nel piacentino era il convento dove si ritirò nel 1315 già nominato da storici antichissimi e altro dato inoppugnabile che Calendasco vanta sono ben 400 anni di Patronato, cioè è Protettore del paese e della gente di questo luogo.
La ricerca storica antica va rispettata ed accettata perchè da sempre è importante e soprattutto nel caso di San Corrado del quale a Noto della vita piacentina si conosceva quasi nulla e infatti scrivono nel 1610 per avere dati in più sul Santo e li ottengono dal Vescovo che accerta quanto detto!
La buona fede, l'apertura della mente e del cuore deve far accettare questo dato che non cambia niente dal punto di vista devozioale ma anzi arricchisce e aiuta la venerazione, e Calendasco vanta ancora una documentazione ricchissima di carte sui Confalonieri che furono feudatari per secoli del posto come testimonia anche il castello con il cassonato del soffitto ligneo del 1300 pitturato con lo stemma dei Confalonieri.
Chi fa ricerca storica seria non può in nessun modo mettere in discussione questo documento che è un atto pubblico fatto da un Notaio e Cancelliere di Curia di Piacenza e firmato dallo stesso Vescovo!
Anzi dobbiamo essere fieri che sia stato fatto questo lavoro di ricerca già nel 1617 su proposta arrivata direttamente da Noto e che per onore del vero va preso sul serio per rispetto del nostro Santo Patrono.
Piaccia o non piaccia un documento del genere non può essere criticato ne tacciato di essere falso per chiunque abbia buon senso e conoscenza del valore legale dei documenti!

Umberto Battini
studioso di San Corrado Confalonieri eremita francescano

   

RICERCA E SERIETA'

Lo studio e la ricerca corradiana piacentina

di Umberto Battini

San Corrado Confalonieri e Calendasco.
Tanta documentazione inedita sta emergendo dagli archivi.
Ma la ricerca d'archivio a chi è riservata? A qualche privilegiato?
No! La ricerca d'archivio è aperta a tutti, chiunque può andare in Archivio di Stato a Piacenza e Parma o Milano e fare una ricerca storica. E' quello che da ormai quasi 20 anni sto facendo io!
Sacrificando il tempo libero per dedicarmi alla polvere di queste carte preziose, facendole passare una ad una, a volte con successo a volte invece senza risultati.
Ma a furia di ricercare le carte sono saltate fuori!
Basta andare tra le carte antiche e impolverarsi le mani, sfogliare carte raccolte in faldoni. Basta avere la voglia di guardare tra libri, fogli, e cartelle e leggere le carte e sperare di ritrovarci qualcosa di importante o utile allo studio.
Intanto bisogna ribadire che Calendasco vanta 400 anni di Patronato di San Corrado! Cioè è Patrono e Protettore di questo comune e di questa gente piacentina calendaschese da quattro secoli!
La Tradizione storica indica in Calendasco il convento del gorgolare ove erano i frati penitenti terziari che accolgono San Corrado dopo l'incendio!
Lo hanno scritto fior fiore di storici antichi. E sempre a Calendasco nel 1290 il Santo Terziario francescano è nato nella camera superiore che dà sulla caminata magna del castello dei Confalonieri del paese.
Ma dove è scritto?
E' scritto in carte d'archivio nel Fondo Notarile dell'Archivio di Stato di Piacenza e in quello della Parrocchia di Calendasco, precisamente nel documento detto Legato Sancti Conradi del 9 agosto 1617.
Scritto dal notaio e cancelliere della Curia vescovile di Piacenza dentro al Palazzo del vescovo di Piacenza!
L'atto è degno di fede perchè scritto da notaio di Curia davanti a testimoni e sottoscritto e firmato dal Vescovo di Piacenza in persona!
Vi si legge che i Confalonieri erano da secoli feudatari di Calendasco e che proprio a Calendasco San Corrado ha avuto la sua origine terrena e che è Patrono!
Anche il castello lo testimonia nella sua struttura: il cassonato ligneo del 1300 del soffitto è tutto tappezzato dallo stemma dei Confalonieri.
Tante altre carte importantissime ho ritrovate recentemente e verranno rese pubbliche al più presto perchè tutti i devoti sinceri possano sapere della storia e del culto in terra piacentina di San Corrado Confalonieri.
Genericamente a Noto si è sempre detto S. Corrado essere di Piacenza, ma va da sè che è una informazione fittizia, fatta perchè non c'erano notizie certe e ovviamente a Noto, a quei tempi antichi presero a riferimento la città capoluogo dell'Emilia ove il Santo era originario.
Non avendo notizie a quel tempo, così come è certo, ma sapendo i netini che era piacentino venne semplice dirlo nativo della città! In effetti a Noto come avrebbero potuto immaginare che era feudatario di un luogo vicino a Piacenza, era più semplice parlare della città.
Lo studio che ho potuto fare mi testimonia la feudalità dei Confalonieri a Calendasco per almeno 200 anni e lo possiamo leggere in carte di notaio antiche e anche vedere nella struttura guelfa del castello del paese e negli affreschi dello stemma della Casata Confalonieri che sono pitturati.
Quando i Netini scrissero a Piacenza nel 1610 di fare ricerca storica sul Santo perchè a Noto di lui della sua vita piacentina non si sapeva niente, scrissere nero su bianco già che sapevano da alcuni storici che era feudatario di Calendasco!
La ricerca iniziò e la concluse il Vescovo di Piacenza omologando il Legato di San Corrado del 1617 voluto dal Landi e dove il notaio fece in duplice copia il prezioso e importante documento, una carta in più pagine scritta da un notaio e firmata anche dal Vescovo di Piacenza ha un valore di legalità e verità che non sono criticabili!
Un qualsiasi storico serio non metterà mai in discussione un documento di notaio del genere!
Solo la mancanza di buona fede o di ignoranza delle regole di come era fatto un documento di notaio con valore legale, può portare a dire che quello che è scritto nel Legato non corrisponde al vero!
Ma fino a prova contraria e per il buon senso un atto notarile è inoppugnabile, così come anche al giorno d'oggi.
Viva San Corrado nato a Calendasco nel 1290 nel castello e nato a vita spirituale nel romitorio del paese dei francescani nell'anno 1315!

Umberto Battini
agiografo e studioso di San Corrado Confalonieri



Per approfondire

  • visita www.araldosancorrado.org
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