LETTURE DEL BLOG N. 126.874 ALLA DOMENICA 7 LUGLIO 2024
San Corrado Confalonieri
pellegrino di pace
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nella foto: San Corrado in preghiera

statua realizzata dall'artista PIRRONE

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di Salvatore Guastella


Dopo l’esperienza traumatica dell’incendio involontario, il giovane Corrado va dove vivono dei «poveri servitori di Dio» in luogo che la tradizione indica nel romitorio-hospitale ‘del Gorgolare’, per la sua vicinanza al rivo Calendasco o Macinatore, che alimentava tre mulini. Là egli matura nella preghiera il desiderio di solitudine.
Tra il 1322-24 Corrado inizia il suo itinerario di solitario con un pellegrinaggio a Roma, nello spirito della ricerca di Dio. Sconosciuto, senz’altra previsione che una fiducia illimitata in Colui che veste i gigli del campo e nutre gli uccelli del cielo (cf Mt 6,28). Così egli fa onore semplicemente e gioiosamente al pasto frugale che un’anima caritatevole gli offre ad una tappa, riservandosi di far penitenza, per virtù o per necessità, alle tappe successive. Accolto dagli uni per carità cristiana, da altri sarà scacciato come intruso scroccone, ma egli riceverà con la stessa francescana letizia e umiltà le buone e le cattive venture del cammino. L’esperienza del pellegrinaggio anche per lui è una meravigliosa scuola di semplicità, di abnegazione, di povertà e di altre virtù basilari di cui il mondo ha sempre bisogno.
La storia della Chiesa, “popolo in cammino”, è un diario vivente di un pellegrinaggio mai terminato… Appartiene all’uomo essere un viandante e al credente essere un pellegrino; l’uno e l’altro non conoscono sosta nel dover ricercare il senso di ciò che si compie. Cambiano le epoche ma il cammino dell’uomo rimane intatto. «Il passo dei credenti verso il terzo millennio non risente della stanchezza che il peso dei duemila anni di storia potrebbe portare con sé; i cristiani si sentono piuttosto rinfrancati a motivo della consapevolezza di recare al mondo la luce vera, Cristo Signore» (Incarnationis mysterium).
Come San Corrado pellegrino di speranza, anche noi siamo chiamati a “rivestire i panni del pellegrino” per andare incontro a Gesù Signore e verso i fratelli.
Il fenomeno della mobilità umana gli esperti la definiscono partendo dalle diverse manifestazioni e caratteristiche che essa assume nella vita. Chi lascia la propria nazione per andare in cerca di un mezzo di sussistenza è detto ‘emigrante’. Chi si mette in viaggio per riposare e rilassarsi è chiamato ‘turista’. Chi non ha fissa dimora e vaga in cerca di indipendenza e libertà è un ‘nomade’. ‘Pellegrino’ è detto colui che cammina verso l’Assoluto, perché affamato e assetato di Dio. E’ detto ‘Turismo religioso’ il movimento del pellegrino che si mette in cammino verso Dio lungo le strade del mondo (come i discepoli di Emmaus in ascolto della Parola di Dio lungo la via). Invece è detto ‘Pellegrinaggio’ in senso stretto il movimento del pellegrino il quale con il mondo va verso Dio, perché è come l’ascesi ‘verso il tempio santo di Dio’. «Mentre il vero pellegrinaggio nasce da una decisione essenzialmente di ordine interiore-spirituale, orientata cioè al conseguimento di traguardi inerenti alla fede e alla pratica della fede, alla conversione personale e alla vita della grazia con gesti concreti di solidarietà e condivisione, invece il turismo religioso fa leva su prevalenti aspetti culturali, amicali e ludici con forti tonalità soggettive o di gruppo di appartenenza e con obiettivi che si incrociano o si annullano, per accontentare bisogni differenziati» (Nicolò Costa). Comunque, ambedue questi movimenti – il pellegrinaggio in senso stretto e il turismo religioso – entrano di diritto nell’ambito dell’azione della Chiesa, perché ogni pellegrino si reca in un santuario, chiesa o luogo di culto «per un peculiare motivo di pietà» (C.J.C.,1230).
E il pellegrino fra Corrado rimane a Roma? No, ma nella città eterna egli matura la vocazione eremitica. Infatti «per meglio servire Dio se ne venne in Sicilia», e sceglie Noto dove vive e rimane, povero tra i poveri. L’arrivo del frate pellegrino piacentino diverrà a Noto e nella vicina valle dei Pizzoni una palese, fraterna proposta alternativa di beatitudine e di santità consumata che tutt’oggi illumina e ammalia. Il suo abituale saluto per quanti incontra per le vie della cittadina siciliana è: «Fratello, sorella, abbi tu pace»!
Attingiamo dal suo esempio energia e coraggio per un cammino più autentico e maturo nella via del Vangelo.

Salvatore Guastella


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