LETTURE DEL BLOG N. 126.874 ALLA DOMENICA 7 LUGLIO 2024


San Corrado Confalonieri

pellegrino, eremita, uomo del ‘pane caldo’.

Omelia del Card. Michele Pellegrino, già arcivescovo di Torino
Cattedrale di Noto, 30 agosto 1981



1. S. Corrado pellegrino: il ricercatore di Cristo. Non era cosa da poco ai suoi tempi partire dal nord, da Piacenza, percorrere tutta l’Italia e capitare qui a Noto. Oggi, chi dal nord vuole venire in Sicilia, con un’ora e mezza circa di aereo vi arriva, come pure con 20/24 ore di treno, secondo i ritardi. Ma allora era un po’ diverso.

Corrado col suo bordone di pellegrino, vestito da francescano, percorre a piedi lentamente tante regioni d’Italia e poi viene a fissare la sua dimora qui. Il pellegrinaggio ha radici lontane, nella Bibbia. Abbiamo sentito dalla 1ª lettura che Dio dice ad Abramo: “Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre verso il paese che io t’indicherò”. E Abramo puntualmente obbedisce all’ordine di Dio e parte, pellegrino, per un lungo viaggio che non sapeva dove e come sarebbe terminato. Ma così Dio gli aveva detto. Così faranno i patriarchi Isacco e Giacobbe. Saranno anch’essi pellegrini in cammino. Così farà il popolo ebreo quando, liberato dalla schiavitù dell’Egitto, attraverso un lungo cammino di quarant’anni arriverà alla Terra Promessa. E fin dai primi secoli noi vediamo i cristiani pellegrini. Sono stati pellegrini gli Apostoli i quali, ascoltando il mandato di predicare il Vangelo in tutto il mondo e arrivano là dove possono portare la luce del Vangelo. I pellegrinaggi cominciano presto verso la Terra Santa, santificata dalla presenza di Gesù. Continuano ancora.

Noi tutti conosciamo i pellegrinaggi ai santuari di Compostella, Lourdes, Loreto, Fatima e in altri santuari. Quanti pellegrini siciliani ho visto a Torino in occasione dell’esposizione della Sacra Sindone, per non dire le centinaia e migliaia di siciliani che si sono stabiliti a Torino e forse attendono con desiderio di poter tornare con un piccolo gruzzolo al loro paese natìo lasciato per necessità. In questo momento sono anch’io pellegrino, arrivo dalla Sardegna e da Roma e poi da qui tornerò in Piemonte… Ecco cosa vuol dire essere pellegrino. Siete pellegrini anche voi “portatori dell’arca di S. Corrado”, i quali per ore e ore percorrete chilometri e chilometri di strade in omaggio al vostro Santo! Che significa essere pellegrini come Abramo e Corrado? Significa obbedire alla voce di Dio, andare là dove Dio comanda a noi, che non siamo padroni della nostra vita. Dobbiamo cercare la volontà di Dio; e quando egli ci comanda di partire, noi partiamo.

Per esempio, ho incontrato in Africa e in America Latina dei vostri corregionali, dei siciliani che hanno accolto la voce del Signore, sono andati là a portare il Vangelo e ad aiutare i fratelli poveri e bisognosi del Terzo Mondo. Essere pellegrini vuol dire sapersi staccare, quando il Signore vuole, dalle realtà terrene, le realtà che S. Paolo definisce “lordure”, come cose da niente in confronto a quello a cui il Signore ci chiama (Filippesi 3,8); vuol dire non attaccarsi alle cose che passano (denaro, piacere, potere). Siamo tutti pellegrini in questa vita. Se l’Apostolo avesse potuto scrivere una lettera alla Chiesa di Dio che è in Noto, avrebbe probabilmente incominciato così: “Alla s. Chiesa di Dio pellegrina in Noto”, come diceva alla Chiesa di Corinto o di Filippi o delle altre comunità. Ecco, soprattutto, che cosa significa cercare da pellegrini. Ascoltiamo S. Paolo: egli ha cercato “il vantaggio inestimabile della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore”. Anche San Corrado è andato alla ricerca di Gesù Cristo e così la sua festa che noi celebriamo vuol essere un aiuto ad avvicinarci a Lui. I santi non sono uno schermo che ci fa dimenticare Cristo, come ci accusano i Protestanti. No, i santi vogliono che, attraverso loro, andiamo a Cristo: ci prendono quasi per mano e ci conducono al Signore, come ha fatto S. Corrado con il suo esempio e gli insegnamenti. Un’altra risposta la troviamo in quello che Gesù dice a S. Pietro, il quale con audacia gli aveva chiesto: “E noi, che abbiamo abbandonato tutto per seguirti quale ricompensa ne avremo”? E Gesù prontamente: “In verità, vi dico, quando sorgerà il mondo nuovo, il Figlio dell’Uomo verrà nella sua gloria per assidersi sul trono, anche voi che mi avete seguito starete assisi su dodici troni per giudicare le dodici tribù d’Israele”; e poi dirà: “Chiunque abbia lasciato per amor mio fratelli e sorelle, padre o madre, moglie o figlioli o i propri campi, riceverà il centuplo e possederà la vita eterna”. Il centuplo già in questa vita perché il Signore ricompensa chi lo segue con cuore sincero, non lasciandosi vincere dal denaro né dalla ricerca del prestigio e del piacere.

Gesù dà già in questa vita le gioie che valgono di più e soprattutto la vita eterna. Noi tutti siamo pellegrini verso l’eternità. Ecco allora come la devozione a S. Corrado deve richiamarci ai valori eterni, che sono quelli che veramente contano; tutto il resto passa! Ho sentito dire che la vostra città è così bella – [io ho ammirato questa vostra piazza, la cattedrale, la basilica del Ss. Salvatore il Palazzo Comunale l’antico collegio dei Gesuiti] – e tutto questo venne costruito dopo il tremendo terremoto del 1693: la vostra Noto Antica è scomparsa in conseguenza di quel sisma, come tanti paesi in Italia e fuori anche recentemente. Tutto è destinato a sparire. Auguriamoci che non sparisca mai questa Noto dei nostri giorni. Ma è certo che ognuno di noi è un pellegrino in cammino verso l’altra vita.

2. S. Corrado eremita: in silenzioso ascolto di Dio. L’altro pannello del trittico si può definire così: l’Eremita! Ad un certo momento il Signore gli ha fatto capire che è giunta l’ora di fermarsi, e si ferma a Noto, si stabilisce qui nella solitudine del deserto dei Pizzoni, nella preghiera, nell’accoglienza di coloro che vengono a lui per avere consiglio, conforto, aiuto di preghiera. Anche qui il santo si mette in una strada che ha lunghi precedenti. Noi pensiamo al profeta Elia, agli anacoreti della Tebaide, a sant’Ilarione… Io penso, ad esempio, a Camaldoli, ai tanti eremi dove ho avuto la gioia di sostare.

Anche oggi c’è chi sente questa vocazione alla vita eremitica. Quanti giovani e non giovani ho incontrato in questi luoghi di solitudine e di preghiera che danno ossigeno all’anima. San Corrado ha qualcosa da insegnare anche a noi. E’ necessario che troviamo i momenti di silenzio e di raccoglimento nella nostra vita. Abbiamo tutti bisogno di ascoltare la Parola di Dio nella preghiera per il servizio ai fratelli. Mi ha fatto impressione un libro scritto da una russa emigrata in America e lì ha dato vita a quello che i russi chiamano “la pustigna”, il deserto. E ci sono molti che si ritirano in una capanna con una brocca d’acqua e un pane al giorno, un giaciglio per riposare e lì passano giornate, settimane per ascoltare la voce del Signore e per rifarsi spiritualmente. Fratelli, abbiamo bisogno di ristabilire la scala dei valori.

L’uomo non è fatto solo per produrre e consumare: è fatto per intendere, aprire la sua intelligenza e capire gli altri e capire Dio; è fatto per amare Dio e i fratelli, e per questo c’è bisogno di sottrarsi al rumore del mondo che non ci lascia pensare, di fare, come Corrado, un po’ di esperienza eremitica, un po’ di silenzio, un po’ di preghiera e tutto questo, come dice S. Paolo, per conoscere e amare meglio il Signore e – quando il Signore dispone - anche partecipare alle sue sofferenze.

3. S. Corrado, uomo del “pane caldo”: la passione per i sofferenti. Contemplazione non è alienazione. Domani mattina con tanta gioia andrò ad incontrarmi con le sorelle Carmelitane Scalze. C’è chi pensa che chi si dà a questo tipo di vita si alieni, dimentica la realtà della vita e i bisogni dei fratelli. San Corrado non ha dimenticato i fratelli e a coloro che venivano da lui – fosse un vescovo o una persona del popolo – non soltanto sapeva offrire consigli spirituali salutari, ma sapeva dare anche un pane, il pane.

Come del resto hanno fatto gli eremiti di tutti i tempi. Ad esempio, gli anacoreti nel deserto lavoravano intessendo cestini con i giunchi, e poi li vendevano al mercato per dare il ricavato ai poveri. Dunque S. Corrado dà il pane. V’è tanto bisogno del pane nel mondo. Nelle grandi città c’è chi sperpera i soldi, mentre c’è chi soffre veramente. Se tu guardi intorno, se non chiudi gli occhi, se non aspetti che ti vengano a chiedere l’elemosina – perché non sempre i poveri sono quelli che sui marciapiedi tendono la mano per l’elemosina – forse tu trovi un fratello che ha bisogno di pane.

E non c’è soltanto il pane che riempie lo stomaco ma c’è anche il pane spirituale, un po’ di aiuto a chi è solo, agli anziani che sono abbandonati, a certi ammalati che negli ospedali sono considerati dei numeri, agli handicappati, a tanti emarginati. E’ dunque necessario impegnarsi. Grazie a Dio questo impegno io lo vedo, è ormai diffuso. Sul vostro settimanale ‘La vita diocesana’, sia pure fugacemente, ho letto notizie di vostre iniziative per handicappati e per terremotati, e sono convinto che è necessario moltiplicare sempre più quest’impegno. Ho detto: San Corrado è l’uomo del pane caldo! Perché pane caldo? Penso a quello che avveniva quando ero bambino in un paese di campagna. Si faceva il pane in casa. Ogni cascina aveva il suo forno e si considerava un dovere di ospitalità appena sfornato il pane ancora caldo; papà e mamma a noi bambini dicevano: e adesso lo porti al tale, e adesso lo porti al tale altro; tanto meglio se si trattava di poveri. Che vuol dire pane caldo? Vuol dire non quel pezzo di pane raffermo che tanto nessuno lo mangerebbe più e che si darebbe ai conigli o ai maiali, ma quel pane caldo che è appetitoso, che invita col suo profumo. E questo esprime una sfumatura della santità di Corrado e dice la sua delicatezza e attenzione per il prossimo. E’ così che dobbiamo comportarci con gli altri: non aspettare che essi siano gentili e attenti a noi. Tanto meglio se ci usano questa attenzione, come io l’ho trovata in mezzo a voi, ma cercare noi a nostra volta di essere attenti verso gli altri; mai chiuderci nel guscio del nostro egoismo.

Ebbene, di tutto questo San Corrado ci è di mirabile esempio e anche di aiuto. Nei santi noi dobbiamo vedere dei fratelli che ci hanno preceduto con il loro esempio per normare su di essi la nostra vita e degli amici che nella gloria del cielo intercedono per noi.

Rivolgiamoci quindi all’intercessione di San Corrado, che ci aiuti ad ottenere tutto quello che noi legittimamente vogliamo chiedere al Signore nell’ordine temporale e in quello spirituale, e soprattutto ci ottenga di imitare i suoi esempi: di saperci anche noi considerare pellegrini in cammino verso la patria eterna che ci attende, sapere ascoltare la Parola di Dio e parlare con Lui nel raccoglimento e nel silenzio per dare ai fratelli che hanno bisogno il pane materiale e il pane spirituale.

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