BIOGRAFIA CORRADIANA



Affresco di San Corrado col saio color cenere e incendio con cane da caccia
in SS. Cosma e Damiano in Roma
Curia Generalizia del TOR francescano

* Da “Il grande libro dei Santi. Dizionario enciclopedico”. Milano, San Paolo 1998, vol. 2° pp. 485-486.

Corrado Confalonieri
1290ca. – laico – festa 19 febbraio

Il resoconto più attendibile della vita di S. Corrado è la Vita beati Corradi di anonimo, databile tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo. I dettagli aggiunti da tutti i biografi successivi – con la possibile eccezione dell’opera ancora inedita di Antonio Venuto Vita beati Conradi haeremite, che sembra fsr riferimento ad una fonte precedente ora persa – sono, per la maggior parte, il prodotto di equivoci e luoghi comuni agiografici. La data di nascita approssimativa di Corrado, sulla quale la Vita beati Corradi originale tace del tutto, è stata confermata da un esame scientifico del corpo del santo, condotto nel 1989.
Corrado nacque in una nobile famiglia, dal nome non specifico, a Piacenza. G. Pugliese fu il primo a identificare il cognome con Confalonieri (canto X, verso 43). La decisione di Corrado di ritirarsi dal mondo avvenne in conseguenza di un incidente: si trovava a caccia quando un incendio, inizialmente appiccato per far uscire allo scoperto alcuni conigli, sfuggì al suo controllo distruggendo alcuni edifici alla periferia della città. Apprendendo che un innocente stava per essere giustiziato per aver appiccato il fuoco, Corrado confessò la sua colpa e subì la confisca di tutte le sue proprietà. Costretto a mendicare cibo e riparo, si diede alla vita di penitente errante (ca. 1329). Che si sia aggregato a una comunità di terziari francescani in un luogo vicino Piacenza chiamato Gorgolara (identificato dagli studiosi moderni con Calendasco o Borgo Val di Taro) è un particolare sostenuto solo da Puglisi (canto II, verso 6). Il matrimonio di Corrado con una certa Eufrosina, che in seguito alla decisione di suo marito di rinunciare al mondo sarebbe entrata in un monastero di clarisse, è anch’esso un dettaglio aggiunto più tardi da Vincenzo Littara nel 1608. Dopo un viaggio che lo portò di sicuro a Roma, Corrado verso il 1331 arrivò a Noto in Sicilia, dove si fermò per un paio di anni prima di trasferirsi in un luogo solitario chiamato Pizzoni, a quattro chilometro e mezzo a sud-est della cittadina. Qui visse da eremita fino alla morte, avvenuta il 19 febbraio 1351, ed è a questo periodo che risale la fama di santo penitente e guaritore (avrebbe sanato pubblicamente un ragazzino malato di ernia).
Il primo riferimento relativamente sicuro al culto locale del santo menziona la celebrazione della sua festa da parte dei netini nel 1425 circa, mentre una testimonianza ufficiale di quarantadue miracoli avvenuti per intercessione di Corrado – ventitré riferiti a guarigione di ernie – fu registrata nel 1485. Il 12 luglio 1515 papa Leone X ordinò che venisse realizzata un’altra raccolta di testimonianze in quello stesso anno. In seguito al buon esito di questa, Leone X si impegnò a confermare la venerazione di Corrado nella diocesi di Siracusa “come Beato non canonizzato”. Paolo III allargò il culto all’intera Sicilia il 30 ottobre 1544 e, in seguito alla riscoperta di Corrado da parte della sua terra natale ad opera del piacentino Pietro Maria Campi all’inizio del 1600, il culto fu esteso alla diocesi di Piacenza e nel 1609 fu approvato che venissero lette le lezioni nel giorno della sua festa. Infine, il 12 settembre 1625, Urbano VIII concesse ai francescani di tutto il mondo il diritto di recitare l’ufficio divino di Corrado nella medesima ricorrenza.
Oggi il culto di Corrado è fiorente soprattutto a Noto, dove la processione dell’arca d’argento del XVI secolo contenente il suo corpo (ora custodito nella chiesa cattedrale) è accompagnata da danzatori che portano i caratteristici ‘cilii’ (ceri). Nel 1751 fu costruita una chiesa nel suo eremo. Il santo è tradizionalmente invocato per guarire l’ernia.
Dal punto di vista iconografico Corrado non ha un simbolo particolare; a volte è ritratto con un cane (un’allusione al ruolo che la caccia ebbe nella sua conversione; cfr. sant’Eustachio) ma più frequentemente come un eremita con in mano un bastone pastorale o un rosario.

S. Ditchfield


* Dalla “Bibliotheca Sanctorum”, Istituto Giovanni XXIII, Roma 1987, vol. IV pp. 212-213.

Corrado Cofalonieri di Piacenza
Patrono di Noto, santo

Nato nel 1290 (meno probabile la data del 1284), si dedicò alle armi; nel 1313, durante una partita di caccia, ordinò di appiccare il fuoco per snidare la selvaggina. Le fiamme, levatesi alte, devastarono messi e casolari, di cui i proprietari reclamarono il risarcimento. Il governatore di Piacenza, Galeazzo Visconti, fece condannare a morte un uomo, trovato sul luogo, di nulla colpevole; Corrado allora si presentò spontaneamente e confessò quanto gli era accaduto, dicendosi pronto a riparare i danni, come fece, riducendosi in povertà. Dopo ciò, la sua sposa Eufrosina entrò nel monastero francescano di S. Chiara a Piacenza, mentre egli scelse il Terz’Ordine francescano di Calendasco (1315). In cerca di solitudine, dopo aver peregrinato a Roma e in altri luoghi, nel 1343 si diresse a Noto in Sicilia, dove abitò prima nelle celle della chiesa del Ss. Crocifisso, poi, infastidito dalle frequenti visite, nella solitaria grotta dei Pizzoni, che il popolo chiamerà poi col suo nome. Morì il 19 febbraio 1351 e fu sepolto nella chiesa di S. Nicolò. Dopo la ricognizione canonica del 1485, il suo corpo venne collocato in un’arca d’argento.
Il culto fu confermato il 12 luglio 1515 per la diocesi di Siracusa, esteso il 30 novembre 1544 a tutta la Sicilia. Il 12 settembre 1625 Urbano VIII concesse l’ufficio e la Messa propria agli Ordini Francescani..
Il 19 maggio 1844 la chiesa di S. Nicolò divenne cattedrale della nuova diocesi di Noto; nel 1751 nel sacro romitorio era sorta la chiesa a custodia della s. grotta.; chiesa eretta a parrocchia nel 1925.

Enrico Sigona


* Dalla stessa “Bibliotheca Sanctorum”, pp. 213.214.

Folklore La festa di S. Corrado è celebrata con solennità in due paesi siciliani: a Noto e ad Avola […e, ormai, anche a Pachino]. A Noto i devoti portano i cilii (ceri) nel giorno anniversario della morte di Corrado, si affollano intorno all’urna del santo, sostenuta da portatori in camice bianco. A gara con loro si agitavano un tempo le madri dei bambini erniosi, poiché Corrado era ritenuto gran taumaturgo contro questo male.
In Avola la celebrazione religiosa era preceduta da una corsa al lume di fiaccole dietro ad un drappo rosso e oggi da una finta battaglia fra assalitori e difensori, armati di lance e scimitarre. Entrambi questi ‘giochi’ intendevano rievocare una scorreria di saraceni dalla quale il santo avrebbe salvato il paese. L’arriggirata di San Currau è invece il cambiamento di direzione cui è soggetta la ‘bara’ del santo, portata in processione allorché giunge alla chiesa di S. Antonio. Qui alcuni fedeli vietano l’accesso del santo, il cui volto, grazie ad un antico congegno meccanico “si scolora dispiaciuto”. Allora si riporta la bara’ all’ultima chiesa e da questa di nuovo a S. Antonio, dove il santo entra questa volta senza difficoltà. La scena doveva ispirarsi all’origine a qualche difficoltà di trasporto di reliquie o ad antichi contrasti tra Noto ed Avola. Di uno di questi abbiamo notizia dalla stessa storia di s. Corrado, secondo cui si accese una gara attorno al corpo del santo eremita, non riuscendo a sollevarlo gli avolesi e riuscendovi i notinesi.
Presso Noto, nella grotta del santo, si indica una pietra recante l’impronta delle sue ginocchia.


Maria Vittoria Bandi


Per approfondire

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