Contemplando l’immaginetta spagnola

SAN CORRADO IN CAMMINO

dalla sua grotta di Noto a Siracusa

La fortunosa scoperta, da parte di Umberto Battini, di questo ‘santino’ spagnolo raffigurante San Corrado di Piacenza, conferma il culto zelato dai frati dell’Ordine Francescano, a seguito dell’indulto pontificio Urbano VIII: «…Ad effetto del presente decreto, con autorità apostolica disponiamo che nel giorno della festa di San Corrado Confalonieri tutti e singoli i Frati Minori dovunque residenti possano e debbano liberamente e lecitamente recitare l’ufficio ‘de Communi’ di confessore non pontefice, secondo le rubriche del Breviario romano» (Roma, 12. settembre 1625).

San Corrado in cammino, pellegrino d’amore! Egli, nel romitorio di Calendasco ha maturato il desiderio di solitudine e di preghiera nel rischio dell’avventura umana più nobile, quella della ricerca di Dio; lascia quindi la natìa Piacenza e parte in cammino sino alla terra che gli mostrerà il Signore.

L’ immaginetta spagnola raffigura appunto il Santo mentre è in cammino da Noto verso Siracusa; autentico atleta di Dio dal passo cadenzato, col bordone e in preghiera, mentre gli uccelli gli fanno corona…

L’episodio è così narrato dalla ‘Vita beati Corradi’ (codice del sec. XIV): «Una fiata il beato Corrado, andando in Siracusa per volersi confessare con il vescovo, quando egli fu al palazzo del vescovo, volle andare a parlare col vescovo, e le genti che erano dentro il palazzo videro molti uccelli sopra i muri e sopra dove era il beato Corrado. Tutti erano meravigliati di quegli uccelli, che così soavemente cantavano dolci canti. Ora, quando il beato uomo ebbe ricevuto ciò che volle dal vescovo, prese licenza e si partì e venne al suo luogo dove soleva stare».

Aggiunge la tradizione che a Siracusa fra Corrado aveva preso alloggio nella grancia dei francescani vicino l’attuale chiesa di S. Maria dei Miracoli in via dei Cordari.

Ben inserito com’era nella comunità cristiana locale, il santo eremita sentiva di vivere in comunione con il suo Vescovo.

Siamo certi di trovare nell’esempio di San Corrado piacentino i termini di quell’impegno ecclesiale oggi rinnovato, che in lui apparvero inscindibili.

Don Salvatore Guastella

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