Omelia del Card. Silvano Piovanelli
Arcivescovo emerito di Firenze
Noto, domenica 25 agosto 2002


San Corrado: non solo una tradizione da custodire
ma un esempio di vita evangelica da accogliere.


Devo confessare che quando ho sentito parlare per la prima volta di san Corrado, non sapevo chi fosse.
Allora ero parroco in una grossa parrocchia della mia diocesi di Firenze e accoglievamo molti emigrati dalla Sicilia. Nel loro cuore la nostalgia delle feste popolari e sulle loro labbra il nome di san Corrado, che invocavano con enorme fiducia. Una donna espresse tutta la sua ammirazione con una sola parola: «E’ miracoloso!» e, con ancora negli occhi il ricordo delle feste, raccontava: «Le mamme proiettavano i bambini verso di Lui, gridando: E’ tuo»!
Ecco quello che noi vogliamo fare oggi in questa festa: affidarvi tutti e tutte a san Corrado, gridandogli: Questa comunità è tua!

Nessuno può precisare l’anno in cui San Corrado piacentino giunse a Noto – forse nel 1331 – dopo aver subito altrove anche ingiurie e villanie e dopo che gli erano stati aizzati anche i cani. Ma in quel giorno in cui l’uomo di Dio giunse a Noto, la storia netina cambiò il suo corso. La storia della città e di questa comunità cristiana ha custodito il cambiamento che la sua venuta e presenza ha operato? Il problema di sempre e di tutti noi non è tanto conservare gelosamente un ricordo e una tradizione, ma custodire e trasmettere un insegnamento di vita, la fedeltà al Vangelo, l’impegno della santità. Giovanni Paolo II nella lettera apostolica NMI ha scritto che «è l’ora di riproporre a tutti con convinzione questa misura alta della vita cristiana, che è la santità: tutta la vita della comunità ecclesiale deve portare in questa direzione» (n.31). San Corrado vi ripete con l’esempio della sua vita quanto il papa ha domandato: cioè, che siamo «profondamente radicati nella contemplazione e nella preghiera». Corrado infatti divenne prima “eremita itinerante” e poi “eremita urbano”: ma in ogni situazione la sua vita è tutta riempita dalla preghiera e dalla penitenza, pur senza estraniarsi dalla vita degli uomini, come a volte pensiamo di fare noi. Infatti, risiedendo alle celle del Crocifisso, egli unisce alla preghiera il lavoro, tanto da far nascere un giardino. E nella grotta dei Pizzoni, dove la preghiera e la penitenza avevano un grande spazio, san Corrado non volle isolarsi dalla gente e non rifiutava mai di ricevere quelli che gli facevano visita. Anzi, li accoglieva con volto sorridente. Il sabato si recava a Noto per chiedere la carità di un po’ di pane.

Nella tua vita c’è lo spazio della preghiera? Si tratta di una semplice abitudine oppure è un atto vitale? e c’è la penitenza del lavoro, qualunque lavoro ma fatto bene perché, oltretutto, si svolge sotto gli occhi di Dio?
Quello che mi ha colpito nella vita di san Corrado è stato l’episodio che gli cambiò la vita. Egli era sui 35 anni, era già capofamiglia e possedeva beni entro Piacenza e nel contado. L’imprudenza di far appiccare il fuoco alla sterpaglia durante una battuta di caccia provocò un incendio di grandi proporzioni. Vista l’impossibilità di domarlo, decise di rientrare in città, cercando di non far trapelare la sua responsabilità. Probabilmente egli non avrebbe avuto il coraggio di palesare la sua responsabilità, se dell’incendio non fosse stato accusato un poveretto che non c’entrava per niente e che per questo non fosse stato condannato a morte. Dentro la coscienza di Corrado risuonano continuamente e in modo sempre più doloroso le parole: “sarai tu così vigliacco da permettere che quest’uomo muoia per il male che non ha fatto”? Alla fine la coscienza di Corrado dette la risposta giusta: “questo non sarà mai”! Così egli ebbe il coraggio di confessare la verità e assumersi le proprie responsabilità dinanzi al Signore di Piacenza. Stante la sua condizione di nobile, anziché un processo, subì la confisca dei beni… Attraverso un travaglio interiore che noi non conosciamo, Corrado giunse alla decisione di lasciare davvero tutto, persone e beni, per diventare un penitente, un eremita pellegrino, un laico che “con l’andar vagando per Dio” purifica la propria vita e diventa gradito al Signore.

Il coraggio di una decisione! il vincere anche il proprio orgoglio e la paura di presentarsi agli altri con le nostre responsabilità! Nella vita, in ogni vita, ci sono momenti dai quali dipende tutto il nostro avvenire. In quei momenti occorre coerenza, coraggio, fede, decisione! Così era stato poco più di cento anni prima anche nella vicenda di san Francesco d’Assisi che incontra quel lebbroso e, nonostante la ritrosia che sente di avvicinarlo, gli va incontro addirittura per abbracciarlo e baciarlo. Così è stato anche per Giorgio La Pira il quale, mentre prima della conversione nella sua Pozzallo – a quanto mi raccontano – esige che si levi il Crocifisso nel salone in cui è stato invitato dai giovani a tenere una conferenza, dopo la sua radicale conversione vive tutto per Cristo crocifisso e risorto, da lui amato e servito con passione evangelica nei poveri e nella costruzione della pace e fraternità fra i popoli. Così è anche oggi nella vita di ciascuno di noi.
C’è nella tua vita una decisione da prendere con risolutezza? un cambiamento che la coscienza ti domanda? San Corrado ti doni il coraggio di scelte coerenti col Vangelo.

Egli è da voi celebrato con fiducia anche perché nella terribile peste nel 1348-1349 diventò per Noto l’angelo della carità e anche in modo miracoloso provvide al bisogno di persone e di famiglie assalite non solo dalla malattia, ma anche dalla fame. Bello l’episodio che racconta di san Corrado il quale, entrato nella sua grotta dove non c’era né letto né pane, e ne uscì portando per il Vescovo ospite quattro pani caldi, si direbbe appena usciti dal forno. Un augurio benedetto per il vostro vescovo e per tutta la santa Chiesa netina: che, cioè, san Corrado tiri fuori da quella fornace ardente di carità che è il cuore delle anime generose – uomini e donne infiammati dall’amor di Dio – e li metta nelle mani del vescovo e della Chiesa di Noto perché non manchi a nessuno in questa terra il pane della verità, il pane dell’amore, il pane della missione. E da tutti si canti: per mezzo di san Corrado: Dio ha visitato e redento il suo popolo!
Maria Ss.ma Scala del Paradiso vi illumini e incoraggi a diventare veri devoti di san Corrado: a mettervi, cioè, sulla via della santità, nella sequela di Cristo perché è per la santità che Egli piacque a Dio ed è per far la santità ancora oggi che questa città e diocesi di Noto lo ricorda, lo ama e lo onora. A gloria di Dio. Amen.

Omelia del Card. Silvano Piovanelli
Arcivescovo emerito di Firenze,
Noto, domenica 25 agosto 2002.

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