Riproponiamo ai lettori e devoti un articolo del gennaio scorso

LA DIOCESI DI NOTO


Un prezioso intervento storico per capire le radici della Diocesi di Noto che conserva le venerate spoglie del Santo Corrado eremita e pellegrino


di Salvatore Guastella


Il ministero del vescovo è tutto relativo alla sua Chiesa locale, che comprende lui stesso e la comunità diocesana, in comunione con la Chiesa universale. Nell’ordinazione episcopale la liturgia esprime in maniera appropriata il sigillo trinitario: «Veglia con amore su tutto il gregge nel quale lo Spirito Santo ti pone a reggere la Chiesa di Dio; nel Nome del Padre del quale rendi presente l’immagine, e del Figlio suo Gesù Cristo dal quale sei costituito maestro sacerdote e pastore, e dello Spirito Santo che dà vita alla Chiesa e con la sua potenza sostiene la nostra debolezza».

Anche la Chiesa di Dio che è in Noto – da oltre 160 anni – vive nella successione dei suoi vescovi il mistero-ministero che le garantisce la presenza di Cristo Buon Pastore nella comunità diocesana impegnata, responsabile e – oggi – in stato di globale e permanente missione, sollecitata dalla Parola di Dio, dal Concilio Vaticano II e dal 2° Sinodo diocesano.

A Noto, già capitale dell’omonima Valle (o Vallo), il vescovado viene auspicato quando Isimbardo Morengia, signore della città, fonda con la dote di quattro feudi il monastero cistercense di S. Maria dell’Arco il 20 agosto 1212, col segreto progetto di promozione a sede vescovile; ma le vicende di Casa Sveva e, in seguito, le turbolenze degli Angioini non lo resero realizzabile allora.

Insignita del titolo di Città da Alfonso il Magnanimo (27 dicembre 1432) e in un momento di particolare prestigio anche culturale, Noto richiede l’erezione a capo-diocesi il 14 giugno 1433 a Papa Eugenio IV e il 22 gennaio 1450 a Nicolò V (v. Rocco Pirri, Sicilia Sacra I, 176); il netino Rinaldo Sortino nel 1451 e nel 1453 ottiene lettere regie, ma l’aragonese Paolo Santafé vescovo di Siracusa fa annullare ogni cosa perché la parrocchia di Noto, a tutti gli effetti, dal Sinodo del 1388 era appannaggio del canonico cantore (o ciantro) del Duomo di Siracusa (Serafino Privitera, Storia di Siracusa, II, 115 e 492).

Altre iniziative vengono promosse nel 1594 e nel 1609 «essendo Noto capo del Valle et una delle principali città del regno di Sicilia, adornata di belli conventi et monasteri et ecclesij”. Un’altra allegazione del 17 febbraio 1783 ripropone “la preferenza della città capitale del Valle per una assai comoda e decente sede vescovile. Così dunque del pari di Messina e di Mazara del Vallo converrebbe a buon ordine e ragione richiedere che la terza Valle ancora una terza sede vescovile nella sua città capitale si rinvenga, quale essendo appunto la città di Noto per costituzione dei Principi Normanni» (Allegazione della città di Noto sulla pretesa del Vescovado, ms. presso la biblioteca comunale di Noto).

Agli inizi dell’Ottocento, i Borboni del regno di Sicilia cercano di legare sempre più gli episcopati alla corona, servendosi del privilegio della legazia apostolica e del tribunale di sacra monarchia sicula. Con la loro ‘Rimostranza del 1808’, i vescovi rivendicano un libero rapporto con la Santa Sede. Nel 1816 la nascita del regno delle Due Sicilie porta l’unificazione amministrativa della Sicilia col Napoletano, per cui il concordato del 1818 ha valore anche in Sicilia, consentendo così una pesante ingerenza dello Stato nei rapporti tra vescovi, clero e fedeli. Di conseguenza per le diocesi siciliane venivano scelti dal re e proposti alla Santa Sede vescovi provenienti dalle regioni continentali.

A seguito dei tumulti verificatisi a Siracusa durante l’epidemia del colera, il 13 agosto 1837 l’alto commissario Del Carretto ordina il trasferimento a Noto del capoluogo di provincia e dei tribunali (sino alla revoca del 26 agosto 1865). Dietro domanda di Ferdinando II, Gregorio XVI il 15 maggio 1844 emana la bolla Gravissimum sane munus, con la quale eleva Noto a sede vescovile e la sua chiesa madre a Cattedrale. Nel documento il papa ricorda l’impegno del suo predecessore Pio VII, il quale si era proposto già di accrescere in Sicilia il numero delle diocesi «per rendere più agile il servizio pastorale dei vescovi, secondo le decisioni concordatarie del 1818 art. 7».

Alla nuova Diocesi, oltre Noto furono assegnati – smembrandoli da quella di Siracusa - i Comuni di Avola, Buccheri, Buscemi, Cassaro, Ferla, Giarratana, Modica, Pachino, Palazzolo Acreide, Pozzallo, Portopalo, Rosolini, Scicli e Spaccaforo (ora Ispica). Lo stesso anno 1844 Gregorio XVI erige le diocesi di Caltanissetta il 25 maggio, di Trapani il 31 maggio e di Acireale il 27 giugno; e con bolla In suprema militantia del 20 maggio eleva Siracusa ad arcidiocesi metropolitana.

Va ricordato che il 6 maggio 1950 Pio XII erige la diocesi di Ragusa (già capoluogo di provincia dal 6 dicembre 1926) e con la bolla Quam quam est del 1 ottobre 1955 la rende autonoma dall’arciidiocesi siracusana, per cui Giarratana passa alla novella diocesi di Ragusa, mentre Palazzolo Acreide, Buccheri, Buscemi, Cassaro e Ferla ritornano a quella di Siracusa.

In adempimento della citata bolla, Gregorio XVI il 22 luglio emana le seguenti otto bolle o decreti esecutivi:

  • Apostolatus officium meritis, diretta al sac. Giuseppe Menditto canonico del Duomo di Capua, per comunicargli la nomina a primo vescovo di Noto;
  • Apostolicae Sedis consueta, per comunicare allo stesso Menditto la elezione a primo vescovo di Noto, “preconizzata nell’odierno concistoro dei cardinali”;
  • Gratiae divinae proemium, indirizzata a Ferdinando II delle Due Sicilie per confermargli l’elezione di don Menditto a primo vescovo di Noto;
  • «Ad cumulum tuae», indirizzata all’arcivescovo di Siracusa per comunicargli l’elezione di Menditto a primo vescovo di Noto, elevata a diocesi suffraganea di Siracusa;
  • Hodie Ecclesiae Netinae, diretta ai canonici del Capitolo della Cattedrale di Noto, perché accolgano quel primo vescovo, e “come padre e pastore delle vostre anime gli prestiate docile e umile obbedienza, adempiendone l’indirizzo pastorale”
  • Hodie Ecclesiae Netensi, diretta al clero della città e diocesi di Noto, esortando anche loro all’umile e docile obbedienza filiale;
  • Hodie Ecclesiae Netensi, diretta al popolo della città e diocesi di Noto, rinnovando la stessa esortazione;
  • Hodie Ecclesiae Netensi, diretta a tutti i vassalli della Chiesa di Noto (v. Archivio della curia vescovile di Noto, Res Apostolicae, ff. 14-17).

Nel 1856 la Santa Sede col decreto Peculiaribus ottiene dal governo di Napoli un ridimensionamento delle attribuzioni del giudice di monarchia a favore dei vescovi. Sono di questo periodo del regno delle Due Sicilie i primi tre vescovi di Noto: Giuseppe Menditto (1844-49), Giovanni Battista Naselli (1851-53) e Mario Mirone (1853-64).

Con il Concilio Vaticano I (1870) declina l’ecclesiologia regalista e si afferma quella romana, mentre si rafforzano i legami istituzionali della Chiesa di Sicilia con la curia vaticana. La frattura tra il governo italiano e il Vaticano, però, impedisce la nomina di nuovi vescovi nelle sedi vacanti siciliane, perché la Santa Sede vuole evitare che il nuovo governo rivendichi il diritto di presentazione dei candidati, ledendo il diritto della Chiesa nella libera collazione dei vescovadi. E Noto per otto anni rimane sede vacante (1864-72); finalmente, grazie alla legge delle Guarentigie del 1871, viene nominato vescovo Mons. Benedetto La Vecchia (1872-75).

Nonostante una certa acredine anticlericale, che ha il suo momento nel 1882 in occasione del 6° centenario dei Vespri Siciliani, la libertà in campo pastorale è garantita, ma pone i vescovi siciliani nella necessità di non poter ricorrere allo Stato per ottenere l’osservanza dei precetti e della morale cattolica. Nella lettera collettiva a conclusione della conferenza episcopale siciliana, i vescovi denunciano i mali che minacciano la compattezza religiosa e morale dell’isola. Il vescovo di Noto, Mons. Giovanni Blandini (1875-1913) - antesignano di democrazia e di rinnovamento cattolico in Italia - è definito “perla dell’episcopato siciliano” da Leone XIII, che lo decora del pallio arcivescovile ad personam il 25 giugno 1900.

Intorno al 1910 si preferiscono forme di organizzazione del laicato cattolico con preminente formazione religiosa come la Gioventù cattolica e gli Oratori. Papa S. Pio X promuove il catechismo e rilancia la buona stampa. In piena guerra, nel 1916, si tiene a Tindari la conferenza episcopale siciliana, essendo segretario il vescovo di Noto, Mons. Giuseppe Vizzini (1913-35). Per lui la riforma religiosa è possibile su un piano spirituale. Sono frutto della sua competenza giuridica i documenti del 1° Concilio plenario siculo (Palermo, 1920) e del 1° Sinodo diocesano (Noto, 5-7 ottobre 1923).

Quello di Mons. Angelo Calabretta (1936-70) è un episcopato che ha profonde radici soprannaturali. Il silenzio della preghiera è il segreto della riuscita dell’attivissimo suo episcopato.

.Il suo successore, Mons. Salvatore Nicolosi (1970-98), ha fatto crescere la realtà ‘Chiesa’ in tutte le dimensioni: dall’evangelizzazione alla comunione, dal culto a Dio al servizio dell’uomo. Egli realizza nel 1988 il gemellaggio con la giovane Diocesi di Butembo-Beni (Congo) e celebra il 2° Sinodo Diocesano (1995-96).

Tra le numerose realizzazioni del servizio episcopale di Mons. Giuseppe Malandrino (1998-2007), ricordiamo la Missione popolare permanente, frutto del grande Giubileo del 2000, la visita pastorale (2003-06) e la felice riapertura, il 18 giugno 2007, della Cattedrale ricostruita.

Il 6 ottobre 2007 la Comunità diocesana ha accolto il suo 10° Vescovo, nominato da Papa Benedetto XVI il 16 luglio: Mons. Mariano Crociata! Egli proviene dalla diocesi di Mazara del Vallo (Trapani), fondata il 10 ottobre 1098 con bolla di Urbano II. Diocesi che ha avuto due Vescovi originari da quella di Noto: il netino Mons. Carlo Impellizzeri (1650-59) e il teatino sciclitano Mons. Girolamo Palermo (1759-65).

Salvatore Guastella

Per approfondire

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