Antica immagine di San Corrado

L’incisione qui riprodotta risale al 1846, reca la firma di un certo Antonio Rodogno («Ant. Rodogno inc.») e venne inserita nell’opuscolo di 16 pagine «SAN CORRADO DA PIACENZA. LODI DA RECITARSI NEL MESE DELLA SUA FESTIVITA’. Noto, Stamperia dell’Intendenza, 1846». Il vescovo dell’epoca, Mons. Giuseppe Menditto, concedeva «40 giorni d’indulgenza a chi devotamente recita queste lodi in onore del glorioso S. Corrado».

Questa singolare immaginetta era popolare in ogni casa tra i devoti del Santo agli inizi dell’800. Essa arricchisce la conoscenza iconografica riguardante il Santo piacentino.

In questa incisione S. Corrado è raffigurato in ginocchio dinanzi ad una rustica croce e in atteggiamento di intercessione per la città di Noto, visibile nello sfondo.

San Corrado in ginocchio: in questo atteggiamento egli aveva reso l’anima a Dio il 19 febbraio 1351. In questo stesso atteggiamento è modellata la statua in marmo bianco, situata nella grotta del santuario a S. Corrado di fuori, opera del Prof. Giuseppe Pirrone (1936).:

Davvero momento mistico del nostro Santo eremita, che in Dio aveva compreso e servito il prossimo. Aveva ragione Giovanni Papini nell’affermare che «l’uomo mai è così grande come quando è in ginocchio»!

Sac. Salvatore Guastella



IL LEGATO SANCTI CONRADI 1617



Già in due importantissimi volumi editi in Piacenza nel 2005 e 2006 si evidenziano nuovi fatti storici mai pubblicati dalla storiografia del Santo, in effetti è plausibile e logico che a Noto non potessero pubblicare documenti degli Archivi piacentini: è toccato a noi ricercatori e storici di Calendasco ritrovare questi favolosi Atti notarili Diplomatici sensazionali.

La storia del Santo, ora unita a quella già certa e ben pubblicata a Noto in Sicilia, ora si avvale di queste recenti ma importantissime scoperte d'Archivio per mano del ricercatore Umberto Battini.


Il Legato fatto in CURIA Vescovile a Piacenza davanti al Vescovo Conte mons. Claudio RANGONI che lo approva, conferma e decreta, è per volontà del Conte GiovanBattista Zanardi-Landi assegnato alla chiesa di Calendasco in data 9 agosto 1617, redatto dal Notaio e CANCELLIERE EPISCOPALE Piacentino GiovanFrancesco De Parma è “ad devotionem et reverentiam versus Sancti Conradum Confessorem” la cui festa è ricordato essere celebrata nella città di Piacenza “et Diocesis Placentina” il 19 febbraio e che Santo Corrado “oriundus de predecta civitate” ed altresì della Illustrissima Famiglia dei Confalonieri abitante nelle loro dimore poste nel luogo di Calendasco.


La erezione della Cappella dedicata al Santo che “subinde ornavi et munivi” cioè che veniva tutta decorata e fornita del necessario affinchè fosse possibile celebrarvi messa è tutta a spese dello stesso Conte specificando che la “Capella et Altare S.ti Conradi” eretto nella chiesa di S.Maria di Calendasco è posto nella parte sinistra “per eius Portam minorem respicentem versum Castrum loci predicti Calendaschi et sic versus nullam horam” e come ancora oggi appare, sebbene modificato nel tempo e in special modo nel 1700 con i lavori di ampliamento della stessa chiesa, è situato vicino alla porta minore posta verso il castello e entro la qual porta essere quella finestra romanica della chiesa medievale.

Le cappelle della chiesa col tempo vennero eliminate lasciando solo le pareti con una piccola rientranza, basti pensare agli anni 1970 quando per i lavori che vennero eseguiti, le cappelle che erano ancora esistenti nella parte destra entrando nel tempio, furono abbattute mantenendo la attuale struttura.

Nel Legato viene lasciata la rendita relativa al possesso posto in Villa Campadone, poco discosti dal Borgo, che è dato in enfeteusi ad un certo Codeghini che ha l’obbligo di mantenere e migliorare il fondo e versare il prezzo del fitto al “rectore” della chiesa assieme “ad unuis caponi”.

Il “moderno Rectore” della chiesa si obbliga “in perpetuum” a celebrare ogni giorno una messa all’altare di S.Corrado con “memento dello Zanardi-Landi” e celebrare la messa solenne, senza memento, il 19 febbraio giorno della festa del Santo.


Quello che emerge è che il Legato nelle sue espressioni iniziali vada ad evidenziare senza mezzi termini della discendenza del Santo e della sua nascita in Calendasco, in eodem loco iste sanctus ut praefertur vitam terrenam duxerit ricordando che i Confalonieri furono “iuribus” nel borgo e in villa Campadone prima di lui stesso Zanardi-Landi.


Anche circa al culto del Santo appare chiaro essere già esistente sebbene solo da ora, epoca tra l’altro in cui il Santo fu conosciuto in tutta la penisola aprendo il culto a tutta la chiesa, inquanto in Calendasco il culto non era da impiantare ma da accrescere prova era che già tante erano le grazie ricevute dalla gente del posto e questo viene chiaramente specificato.


Per approfondire

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