AL 16 maggio 2021 N.91.700 LETTURE TOTALI

GESTO LODEVOLE

VOLONTARIATO 
ROBERTO GIUCA E IL GESTO 
DI GRANDE INTELLIGENZA E DEVOZIONE 
 
San Corrado quando è nel cuore e nella mente è una benzina potente che dà forza alle azioni buone, belle e giuste.
Apprendiamo da facebook dall'apprezzatissimo Tutto su Noto del bel gesto compiuto dal netino Roberto Giuca.
Pochi giorni fa di questo fine luglio 2021 viene pubblicata la fotografia della Fonte di San Corrado che si trova nel piazzale dell'Eremo, che è un bene a carattere civico, completamente devastata dall'incuria e dalla vegetazione e la cosa ovviamente suscita commenti.
Immediata la risposta del giovane devoto che con attrezzi e decespugliatore inzia e porta a termine la pulizia volontariamente del luogo alla Gloria di S. Corrado, gesto ammirevole e da lodare e quindi scrive il Rettore del santuario:

Grazie di cuore da parte mia a questo giovane volontario Roberto Giuca che con amore si è precipitato a pulire la fontana dell'Eremo.
don Eugenio Boscarino
 
E nella calda domenica del 1 agosto Roberto compie il bel gesto.
Che va riconosciuto e lodato! Grazie!
 
Nelle foto prese da facebook ecco un momento del lavoro di pulitura di Roberto Giuca, volontariamente eseguito, e anche di come invece era prima la Fonte!
 



NOTO S. CORRADO AGOSTO 2021

MESE CORRADIANO
AGOSTO A NOTO
Intanto è già venerabile la Reliquia del Braccio esposta durante le messe in cattedrale

La Festa solenne di San Corrado e gli avvenimenti per questo agosto ancora da vivere in tempo di covid non ostante ci siano perlomeno poche restrizioni.
 
Ma l'Amore maiuscolo dei Netini e dei devoti non risente affatto del periodo pandemico e una serie di eventi liturgici di culto e tradizionali legati a San Corrado si terranno senza nessun problema, l'unico aspetto sul quale si dovrà aver pazienza è la Processione ma ci sarà tempo per il prossimo anno.

SABATO 7 agosto i Portatori di S. Corrado con i Portatori dei Cilii con i volontari della Bottega Solidale terranno la Raccolta Alimentare di S. Corrado nei market cittadini, che è un gesto lodevolissimo dei netini tutti.
 
DOMENICA 29 agosto  FESTA DI SAN CORRADO al mattino Omaggio Floreale alla STATUA del Patrono e a seguire il solenne Pontificale del Vescovo in cattedrale

DOMENICA 5 settembre OTTAVA di S. Corrado al mattino Omaggio Floreale alla STATUA del Patrono nel piazzale dell'EREMO a S. Corrado di fuori e a seguire solenne santa messa celebrata da don Eugenio Boscarino parroco e Rettore del Santuario del Patrono.

Nel corso del mese di agosto tante le iniziative culturali e religiose a Noto.

FATTI E STORIA

NELL'ATTESA DEL MESE CORRADIANO D'AGOSTO A NOTO
ripassiamo in modo breve ma preciso la memoria storica del Patrono
 
articolo tratto dal quotidiano ILPIACENZA
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oppure leggilo qui sotto direttamente 
articolo dal quotidiano web ILPIACENZA dell'8 febbraio 2018

San Corrado, il santo incendiario piacentino: da feudatario di Calendasco a eremita di Noto

Un uomo del pieno medioevo san Corrado Confalonieri, un piacentino a tutti gli effetti che merita d’esser conosciuto negli aspetti storici e religiosi, come da centinaia di anni fanno generazioni i devoti della città di Noto che gelosamente ne custodiscono il Corpo in una grandiosa Arca in argento

Era un uomo del suo tempo Corrado Confalonieri, amava la caccia che praticava nelle terre del suo feudo piacentino, dove era nato nel castello nel 1290. La sua era una famiglia guelfa di nobili militi a servizio del Vescovo di Piacenza che in cambio avevano ottenuto i possedimenti di Calendasco con le rendite terriere e quelle legate al fiume Po. Nel 1315 Corrado durante una battuta di caccia, nel caldo giugno, per stanare selvaggina fa incendiare sterpaglie e rovi, ma il fuoco si estende ai tanti boschi e danneggia fattorie e stalle. Il danno è  enorme per quei tempi: e il Visconti, che è nemico del Vescovo, fa arrestare un povero contadino. Qui avviene l’atto principe della vita di questo milite: si presenta al Galeazzo Visconti ed ammette la colpa!

 L’essere nobile gli salva la vita, ma deve risarcire il danno, è un obbligo che gli costa anche la damnatio memoriae della sua stessa famiglia dei Confalonieri, che dopo aver pagato rimane infeudata del luogo di Calendasco. Corrado non ha altra scelta che la vita penitente d’espiazione, mette la moglie nel convento di S. Chiara a Piacenza e lui si ritira come converso nell’ospedale e romitorio dei francescani terziari nel luogo di Calendasco. E dopo qualche anno partirà verso Assisi, Roma e probabilmente la Terra Santa, e lo ritroveremo nel 1343 arrivare a Noto in Sicilia. Qui ormai frate terziario di provata virtù ed esperienza fa vita ritirata da eremita che perfeziona nella grotta posta in quella valle netina. Ed i miracoli che compie da subito sono tanti: guarigione del bambino ernioso e dono continuo a chi lo visitava, di pane caldo che compariva nella grotta spoglia di tutto, così come oggi la può vedere il pellegrino.

Morirà il 19 febbraio del 1351 nella grotta e da subito le genti di Noto avranno verso di lui la tipica venerazioni dovuta a chi era ritenuto Santo e tale fu la sua sorte. Oltre alla concessione della beatificazione del 1515 e la concessione della ulteriore processione da farsi anche nell’ultima domenica d’agosto aggiunta a quella da farsi nella data della morte, il papa Urbano VIII nel 1625 concesse la piena venerazione di Corrado come Santo dell’Ordine Francescano in tutto il mondo. S. Corrado ricade nel calendario proprio del Terzo Ordine Regolare di S. Francesco come è anche il caso di S. Rocco, altro santo veneratissimo nel piacentino.

A Calendasco quindi si conservano il tre luoghi dell’anima del culto al santo Incendiario e cioè il piccolo hospitio convento che fungeva da ricovero per i pellegrini diretti al guado del Po di Soprarivo, poi il castello del XIII secolo dove nacque fisicamente così come attesta l’atto di Curia notarile di Piacenza del 9 agosto 1617 a firma del vescovo mons. Rangoni che attestò la nascita del Confalonieri nel feudo di Calendasco e la chiesa dove si presume sia anche stato battezzato. Un blocco del culto in terra piacentina avvenne nel tardo ‘500 quando il discendente del Santo Eremita GiovanLuigi Confalonieri, abitante nel castello di Calendasco, partecipò alla congiura ed assassinio di Pierluigi Farnese figlio di papa Paolo III.

Infatti nel 1610 i Giurati di Noto scrissero a Piacenza per avere maggiori dati sul Santo che loro custodivano ormai da secoli e che sapevano esser stato feudatario di Calendasco, e mentre il Farnese diplomaticamente glissò invece i Giurati di Piacenza stesero una relazione che inviarono a Noto nel 1611 che dava loro alcuni dati sulla moglie ancora vivente nel 1356. Ma solo il vescovo della nostra città fece ricerche più dettagliate sulla vita da laico del suo Milite divenuto Santo e appunto con il Legato Sancti Conradi del 1617 mise nero su bianco il fatto della nascita fisica. Era giustamente fino a quel tempo ritenuto esser di Piacenza, in quanto nel tardo 1300, era più semplice indicare la città capoluogo, certamente più conosciuta di Calendasco. Ma come visto, nel 1610 gli stessi netini vollero avere notizie più precise e vere che si concretizzarono con l’atto vescovile del 1617. Così il piccolo paese sul Po lo ebbe quale Patrono, unico caso in  tutto la diocesi, e la chiesa nel 1600 oltre a dedicare una cappella a S. Corrado venne adornata di non pochi suoi dipinti.

 Ancora nel primo 1900 i discendenti dei Confalonieri per tutti questi motivi, andavano a festeggiare il loro avo Santo proprio a Calendasco e pagavano tutto il necessario per la festa ed anche i vescovi della città là si recavano a celebrarne la liturgia del 19 febbraio. Di fatto oltre alla Reliquia Insigne del dito pollice sinistro, alla parrocchia del paese i Vescovi di Noto donarono al borgo natio due altre reliquie e precisamente nel 1907 e nel 1927, indicando un unico legame diretto tra i devoti di Noto e Calendasco.

Nel 2015 oltre un centinaio di pellegrini di Noto si portarono a Calendasco per visitare i luoghi e venerare il Patrono che condividono con la terra piacentina, che è onorato nel borgo da oltre quattrocento anni e che vanta anche in città una chiesa a lui dedicata e costruita circa tre decenni fa. Un uomo del pieno medioevo S. Corrado Confalonieri, un piacentino a tutti gli effetti che merita d’esser conosciuto negli aspetti storici e religiosi, come da centinaia di anni fanno generazioni i devoti della città di Noto che gelosamente ne custodiscono il Corpo in una grandiosa Arca in argento.

Umberto Battini

NOTO MADONNA DEL CARMINE

SEGNALI DI RIPRESA DELLE DEVOZIONI
LA MADONNA DEL CARMINE
Al centro le sante messe solenni
 
Le importanti devozioni religiose ci danno la possibilità di poter anche rivedere tra la gente le delegazioni dedicate al Patrono quali i Portatori di S. Corrado ed i Portatori dei Cilii di Noto.
Nella solenne festa della Madonna del Carmelo tanta popolazione ha partecipato a questa sentita festa mariana.
Certamente non sono ancora possibili le processioni per questo anno così come le autorità religiose nazionali e locali han deciso seguendo anche ciò che con logica vien proposto dalle autorità nazionali statali in questo periodo di quasi post-covid.
Ma è molto bello poter riprendere i culti religiosi che han per fondamento la solenne santa messa che è il fulcro, poi col tempo ci sarà modo senza dubbio di poter ancora praticare le amate processioni devozionali.
Per questo anno, così è stato e sarà in tutta Italia e non solo, si mostrerà l'amore e la venerazione ai Santi Patroni solennizzando ancor più le sante messe a loro dedicate.
E il prossimo anno - a Dio piacendo - torneremo ad abbracciare i nostri Santi anche per le strade dei nostri paese e città.
 
Nella foto sotto la Madonna del Carmine di Noto abbracciata anche dalle delegazioni dei Portatori di S. Corrado e dei Portatori dei Cili


VISITA A SAN CORRADO

IL CAPITANO "ULTIMO" A NOTO
ALLA CERIMONIA DELLA ASSOCIAZIONE
IL SORRISO DEGLI ULTIMI
Ha reso omaggio anche a San Corrado in cattedrale 
 
Una giornata specialissima dedicata al dono, con ospite illustrissimo invitato dalla associazione "Il sorriso degli ultimi" guidata da Raffaele Baglieri.
Ospite il Capitano Ultimo che tutti ben conosciamo per le sue operazioni tra le quali l'arresto del boss Totò Riina.
L'evento si è svolto nel cortile del seminario vescovile ed è stato seguitissimo ed erano presenti tantissime persone.
l'Ufficiale il capitano Ultimo ha anche fatto visita in cattedrale e si è quindi soffermato alla cappella del Patrono S. Corrado. 
Eran presenti oltre al parroco della parrocchia nella cattedrale netina d. Maurizio Novello, anche il presidente dei Portatori di S. Corrado e il presidente dei Portatori dei Cilii con una delegazione di fedeli soci devoti e ovviamente per Il sorriso degli ultimi  il presidente Raffaele Baglieri.
Al capitano Ultimo è stato donato il medaglione di S. Corrado Confalonieri.
Un evento importante, avvenuto in questo giugno 2021 e che abbiamo voluto segnalare anche per il fatto che c'è stata questa illustre visita devota al Santo Patrono.
 
La foto commemorativa è stata presa dal web
 

VOLTO DEL PATRONO

DONATA AL SANTUARIO DI NOTO
UN'OPERA DELL'ARTISTA GIUSEPPE BRUNDO
In questo giugno del 2021
 
Si tratta del busto del volto di S. Corrado. L'artista netino Giuseppe Brundo ha donato l'opera da lui realizzata al Santuario del Patrono ed è avvenuto questo pregevole atto in occasione del battesimo della figlia.
Anche questo può esser visto oltre che come senza dubbio un generoso gesto devozionale, anche in qualità di un inizio di ripresa della normale vita sotto tanti aspetti e non ultimo la grande voglia ed attesa di poter liberamente riprendere il culto di venerazione a San Corrado.



MEMORIA

ANCHE CON LA FACCENDA COVID
RESTI PRESENTE SEMPRE E COMUNQUE
S. Corrado Confalonieri tu sei il Patrono

Non è certo la pandemia a cancellare le cose: questa passa e va.
Gia al tempo di San Corrado, ad esempio nel 1348, ed è un dato storico che colpì tutta quanta l'Europa, ci fu la pestilenza con gravissima carestia.
Ebbene anche quella passò, eccome se passò con i suoi alti e bassi e le sue tragedie e tutto il flagello che una cosa del genere poteva causare sulla vita delle persone.
Gli esempi sono molti, a noi piace far questo perchè ci riguarda vicino, molto da vicino: S. Corrado è il Nostro Patrono da secoli, il Campione in Paradiso che ci dà forza, coraggio e udite udite: miracoli! Ancor oggi affidandosi il Santo Eremita intercede, e intercede come lo fece da vivo ad esempio in quel 1348 a Noto, dalla sua grotta dove si trovava sempre e per tutti il pane, caldo e buono e utile a sfamare.
Se ti affidi, nel nome di Cristo, a lui Patrono Potente, puoi ottenere grazia e lucidità nella mente e nel cuore e veder esaudite richieste di benefici sia del corpo - adesso ed ora - in questi tempi ma ottenere anche benefici per l'anima e quindi una maggiore apertura del cuore per le sfide di ogni giorno che saranno quindi meno amare e più d'amore.
E' una certezza: San Corrado tu ci sei lì al nostro fianco, per noi fedeli a te devotissimi.

 


DEVOZIONE PATRONALE

SEGNALI DI RIPRESA
MAI SOSPESA LA VENERAZIONE 
S. Corrado Confalonieri protettore 
 
Si va verso l'estate del 2021 e arrivano lievi piccoli segnali di ripresa della vita semplice e solita di tutti. Sempre nel rispetto di piccole ma efficaci regole: il metro di distanza e la mascherina se si è in compagnia.
Intanto bisogna dire che circa la devozione a San Corrado questa non è mai venuta a mancare, anzi si è riscoperto l'attaccamento al Patrono partendo dal cuore e per certi versi dalla solitudine che ci obbligò la zona rossa, una solitudine che se ci pensiamo bene è molto vicina al tipo di vita del Patrono: infatti un eremita vive buona parte della sua vita e del suo tempo senza contatti umani.
Non c'è stato certo devoto e fedele del Santo Eremita Patrono di Noto e di Calendasco piacentino che di tanto in tanto non abbia portato il pensiero e la preghiera verso di lui che è Patrono Potente, se ci si affida per davvero!
Piccoli segnali di ripresa sono le cerimonie religiose che riprendono anche se rimane quel dato di fatto che richiede sempre una particolare attenzione ma per fortuna la stagione ci sprona e ci dà un bell'aiuto nel poterci portare liberamente e anche spesso se lo si desidera, là appresso a San Currau nei suoi luoghi Principe della sua vita: a Noto in cattedrale presso la cappella dove il Santo corpo riposa e il Santuario con la grotta che fu e resta la Casa del Patrono ed infine anche Calendasco, piccolo paese che però anch'esso mantiene le belle vestigia storiche e religiose del Santo Confalonieri, il castello e il romitorio-ospitale con la chiesa ricca della sua effige.
 


L'EREMITA FRANCESCANO

SAN CORRADO CONFALONIERI
Pillole storiche 
 
 
La figura storica di questo Santo piacentino passa attraverso la contestualizzazione con il territorio, non ultima quella che oggi è la Via Francigena.  Difatti il nostro Santo Eremita inizia la sua avventura spirituale da quel piccolo borgo che è Calendasco: il castello e l’hospitio-romitorio. 

Ai nostri giorni abbiamo proprio qui sul Po, il passo francigeno detto “di Sigerico”. Il romitorio già verso il 1280 era retto da frà Aristide, maestro spirituale di s. Corrado e superiore del piccolo ospedale, proprio frà Aristide nel 1290 andò a Montefalco per presiedere alla costruzione del convento di s. Chiara e poi tornò a reggere la sua Comunità piacentina di fraticelli della penitenza o del terz’ordine francescano. 

Nel 1315 circa vi è l’incendio devastante causato dal Confalonieri durante la caccia, e se fino a qualche anno fa la storiografia lo indicava essere nei pressi di Celleri, basandosi solo su una tradizione, ora abbiamo il sostegno di una pergamena che ribalta e corrobora la storia. L’abbiamo rintracciata in Archivio di Stato a Parma nel fondo del monastero di Quartazzola, è una pergamena in scrittura corsiva latina datata 11 gennaio 1589. Questa investitura di un fondo terriero di 200 pertiche piacentine (circa 45 campi da calcio) ci dice che le terre in direzione di S. Nicolò a Trebbia e che coinvolgono anche il territorio di Calendasco sono chiamate “alla Brugiata”. Questo grande spazio rurale fatto di campi coltivabili, boschi  e viti con ragione possiamo intenderlo come la prova che lì un tempo vi fu un grande incendio, indicato appunto dalla toponomastica che chiama tutto quell’appezzamento “Bruciata” nonostante fosse stato terreno fertile e coltivo. 

 D’altra parte anche le “case bruciate” di Celleri sono una indicazione toponomastica così come il “molino bruciato” di Calendasco. Gli Statuti piacentini più antichi, quelli del feroce Galeazzo Visconti (1322 – 1336) prevedevano per l’incendio doloso varie pene a seconda della gravità ed entità dello stesso, ma il reo poteva pagare il danno al Comune con una grande somma pari a 200 lire oppure era libero – tra virgolette - di fare una volontaria cessione di tutti i beni. Senza addentrarci nella questione, possiamo credere fosse appunto questa la pena dovuta per l’incendio del nostro santo come già la storia secolare tramanda e ancor più quella del XV e XVI secolo scritta nella lontana Noto.

 Lo sviluppo del culto al Santo Penitente ha una svolta in Piacenza nel 1611, quando giunge la lettera del 1610 scritta dai Giurati da Noto, bellissima città sicula nella quale da ormai sette secoli si conserva con somma venerazione il corpo del Confalonieri. Nella lettera si chiede di far ricerche negli archivi piacentini per scoprire quello che il santo frate “habbia molto più occultato per humiltà di quello che s’é investigato”.

 La risposta è in parte nella lettera spedita da Piacenza nel 1611 che vede gli Anziani e Priori comunicare quanto avevan potuto sapere. Allegano alla missiva una “Informatione circa l’Illustre Famiglia Confaloniera” dalla quale leggiamo testualmente che nel Monastero francescano di S. Chiara, ancor oggi visibile sullo Stradone Farnese, tra le tante cose avevan “trovato notitia di una suor Gioannina Confalloniera che specialmente viveva  nel 1340 et anco nel 1356” e che poteva essere la moglie del Santo Corrado al tempo della sua vita piacentina. Come detto, in questi primi decenni del 1600 assistiamo a Piacenza un rincorrersi di espressione di devozione e di propaganda del culto molto significativa a s. Corrado Confalonieri. 

parte di testo estratto da un articolo pubblicato sul quotidiano di Piacenza Libertà nel 2013 da Umberto Battini

 

ANALISI STORICO - SCIENTIFICA

IL LEGATO SANCTI CONRADI
DEL 9 AGOSTO 1617 CURIA VESCOVILE
DI PIACENZA
Documento in Archivio di Stato di Piacenza Fondo Notarile e Archivio Parrocchiale di Calendasco
 
Atto in originale nei due Archivi citati, scritto secondo i canoni della Diplomatica Speciale rogato da Notaio Pubblico ed anche Cancelliere Episcopale della Curia di Piacenza

ATTENZIONE IL TESTO E' PER LA LETTURA
ricorda di citare sempre la fonte se citi parti del testo cioè
"dal volume SAN CORRADO CONFALONIERI - I DOCUMENTI INEDITI PIACENTINI di Umberto Battini
edizioni Compagnia di Sigerico di Calendasco  - stampato in Calendasco (Piacenza) 2006 - pp 69-73" 
 
per informazioni umbertobattini@gmail.com
storico locale e studioso di San Corrado Confalonieri
 
IL TESTO PAGINA PER PAGINA CON NOTE IN WORD
PIU' SOTTO IL TESTO IN FORMATO IMMAGINE 
copyright Umberto Battini 
 
UNA TESTIMONIANZA ECCEZIONALE 

LETTURA STORICO - SCIENTIFICA

DEL LEGATO SANCTI CONRADI DEL 1617

con le note al testo importantissime

Ogni documento ha base in una azione giuridica dalla quale derivano particolari diritti e particolari obligazioni, il documento è una semplice testimonianza scritta di un’azione già perfetta e giuridicamente valida di per sé ed in questo modo afferma i fatti in modo definitivo e durevole.231

La Diplomatica è una scienza, cioè è una conoscenza esatta e ragionata che qualcosa ha grazie allo studio, all’esperienza e all’osservazione.232 La Diplomatica è la scienza che ha per oggetto lo studio critico del documento, al fine di determinarne la sincerità (diplomatica) e il valore storico come testimonianza.233 Il Legato di San Corrado, fa parte della Diplomatica speciale e con essa potremo analizzare particolari del documento presi in modo singolo, per di più è un Documento pubblico cioè rilasciato da una Cancelleria con delle proprie forme solenni.234 Sappiamo che documento, nella sua etimologia, indica un oggetto o una cosa che mostra o istruisce, rendendo noto un fatto, ed in senso ampio, documento lo possiamo dire di qualsiasi oggetto o cosa che possa dare al giudice la prova storica di un fatto. Il documento, “rispetto alla testimonianza, costituisce una prova più fedele della memoria dell’uomo, sempre che si tratti di un documento completo, chiaro, esatto, genuino ed autentico”.235

Il Legato di San Corrado è datato 9 agosto 1617, in scrittura corsiva latina ed è composto di 27 pagine; è redatto dal notaio pubblico piacentino e cancelliere della Curia Giovan Francesco De Parma nel Palazzo Episcopale di Piacenza, certamente sottoscritto nell’Anticamera dall’’Illustrissimo Signor Vescovo alla presenza di insigni testimoni: “In nomine Domini amen. Anno ab incarnatione eiusdem Millesimo sexacentesimo decimo septimo, Indictione Quinta decima, die nono Mensis Augusti

Placentia In Palatio Episcopali videlicet Episcopi…”.

Il Legato è un documento redatto nel Palazzo del Vescovo, alla sua stessa presenza e con la sua approvazione reale, come vedremo analizzandolo nella sua intierezza, ed è reso Pubblico da un notaio e cancelliere episcopale: esso è un documento pubblico ecclesiastico, nel Codice di Diritto Canonico si legge che: §1. Sono documenti pubblici ecclesiastici quelli rilasciati da una persona pubblica nell’esercizio del suo compito nella Chiesa, osservate le formalità stabilite nel diritto.236

Riporta l’invocazione divina verbale In nomine Domini amen, con sottoscrizione della presenza dello stesso Vescovo e dei testimoni Testibus notis, et rogatis, per la datazione si usa lo stile dell’Incarnazione con la formula Anno ab Incarnatione, che pone il principio dell’anno al 25 di marzo festa della Annunciazione di Maria.237

Il Conte Giovan Battista Zanardi-Landi fa questo Legato “ab devotionem, et reverentiam quam habuit, et habet versus Sanctum Conradum Confessorem gloriosissimum, cuius festivitas celebratur In hac Civitate, et Diocesi Placentiae die Decimanona Mensis Februarii cuiuslibet Anni…”; “ebbe ed ha grande devozione e rispetto per il Santo Corrado Confessore, la cui festività viene celebrata in detta città e in tutta la Diocesi di Piacenza il 19 febbraio di ogni anno”.238

San Corrado è della Illustrissima famiglia dei Confalonieri che furono Signori Feudatari nel luogo di Calendasco: “qui quidam S.tus Conradus, ut perhibetur fuit oriundus de praedecta Civitate ex admodum Ill.ma famiglia D.D. Confanoneriorum abitatores Dominorum Loci Calendaschi loci, et Villa Ducatus Placentini ultra trebiam…”;” Tale San Corrado, come merita di essere detto, fu originario della città di Piacenza mediante la molto Nobile Famiglia dei Confalonieri, che abitavano il territorio di Calendasco, territorio e paese nella parte del Ducato di Piacenza che è situata oltre il Trebbia”.

Viene messo apertamente in evidenza che senza ombra di dubbio, e non possediamo nessuna prova contraria ed opposta dell’epoca, il santo sia un Confalonieri ed abbiamo prove scritte che tale Famiglia abitando questo feudo abbia sempre mantenuto un legame fortissimo con Calendasco, come abbiamo ampiamente dimostrato in questo volume, e la stessa Famiglia mai ebbe uno screzio con il presbitero dello stesso borgo, ma anzi gli stessi Confalonieri fecero delle permute di terreni fertili con il parroco in cambio di altri di proprietà parrocchiale in posizione sfavorevole e poco fruttuosi oltre che soggetti alle inondazioni del Po, così come appare dai documenti. 

Il Codice di Diritto Canonico così riporta circa la definizione di origine fisica, al canone 101: §1. Il luogo di origine del figlio, anche neofita, è quello in cui, quando il figlio è nato, i genitori avevano il domicilio o, mancando questo, il quasi-domicilio...239

Il santo è oriundo della città di Piacenza mediante la Famiglia Confalonieri, cioè in senso lato è ‘un piacentino’ ed i Confalonieri, sebbene mantenevano l’abitazione principale in Piacenza, abitavano nel luogo di Calendasco e per buona parte della loro numerosa genia, come abbiamo appreso dai documenti240: qui in Calendasco lo stesso santo - come è affermato più oltre nel documento - trasse l’origine terrena, cioè la nascita fisica, difatti mentre il termine oriundo è più generico, non propriamente sinonimo di nascita ma più in uso quale indicatore di ‘appartenente a’, invece il termine origine terrena è una affermazione forte e precisa, che indica senza motivo di nessuna critica o riserva, la nascita fisica di un individuo in un ben definito luogo.

Il Conte a sue spese fa erigere nella chiesa un altare munito di tutto l’occorrente per la celebrazione della messa241 e la cappella dedicata a San Corrado è tutta dipinta ed ornata:242 “provvederà che sia costruita ed eretta a sue spese una Cappella con il suo Altare nella predetta Chiesa parrocchiale di S. Maria di Calendasco con il consenso e la soddisfazione, fra i tanti, del suo attuale Rettore, dedicata all’onore e sotto il Titolo del predetto Santo Corrado; provvederà inoltre che la medesima Cappella e l’Altare siano rispettivamente decorate e fornite ripetutamente di tutte quelle cose che sono necessarie per celebrarvi il sacrificio sacro ed incruento della Messa, a lode e onore di Dio onnipotente, della Gloriosa Vergine Maria sua Madre e del predetto San Corrado e di tutto il Consesso celeste dei Santi243.

Lo Zanardi-Landi lascia questo beneficio terriero con una forte rendita monetaria e fa erigere questa nuova cappella dedicata al Santo Corrado perché il culto che già era esistente in Calendasco andava rinvigorito, tanto più che lo stesso Santo eremita in Calendasco vi era nato fisicamente.

Così si legge nel Legato: “soprattutto potendosi verosimilmente sperare ed attendere uno sviluppo non piccolo del culto Divino in futuro nella sua predetta Chiesa, di fronte a tutto il popolo di Piacenza e potendosi prevedere un incremento della sua Diocesi verso il Glorioso San Corrado, presso Dio Ottimo Massimo Onnipotente e meritevole, come è appurato dalle cose fatte sapere della sua vita pubblica“:244 le parole usate vita pubblica indicano senza ombra di dubbio il riferimento alla sua vita ufficiale civile, appunto pubblica cioè allo stato libero e non ancora religioso, e tutto questo è appurato, cioè è provato dopo aver fatto delle indagini, quelle a cui sempre in questo volume si è ampiamente fatto cenno, richieste dai netini e messe in essere dai Giurati di Piacenza e dal Vescovo. 

In questa breve frase: ut in eius vita pubblica tipis mandata videre est troviamo la conferma che le indagini sul santo erano concluse ed avevano portato a poter fare delle dichiarazioni certe sul santo proprio grazie a ciò si era rintracciato dei suoi trascorsi civili: le affermazioni sicure che sono punti saldi che vanno a fortificare la narrazione esposta nel documento, sono: 1 – San Corrado è un piacentino, 2 – discende dalla Nobile Famiglia dei Confalonieri, 3 – è nato fisicamente in Calendasco.

Il Legato prosegue con questa importantissima affermazione che il documento fedelmente riporta “qua quidam devotio es maior promoveri et excitavi debet in praedicta Ecclesia loci Calendaschi cum ex eodem loco iste Sanctus, ut praefertur originem terrenam duxerit, sic verisimiliter incolas eiusdem loci, sui nominis devotos gratis, et intercessione apud Deum Optimum Maximum persequunturus…”: certamente quella maggiore devozione è da promuovere e deve essere stimolata nella predetta Chiesa del luogo di Calendasco, il medesimo luogo dal quale codesto Santo, avendo tratto la sua origine terrena come si riporta, avrebbe assistito veramente gli abitanti del medesimo luogo, devoti del suo nome, per le grazie ed intercessione presso Dio Ottimo Massimo.

Intanto annotiamo che viene posta una sottolineatura e puntinatura completa intorno alla parola eodem (medesimo), essa è stata fatta per dar maggior vigore e forza probatoria quale verità a tutta la frase: senza equivoco leggiamo che San Corrado è nato fisicamente a Calendasco, e l’affermazione posta nel Documento è ritenuta così importante che si ritiene farla risaltare nettamente; il Vescovo di Piacenza, i Testimoni, il parroco Rettore di Calendasco, il Conte Zanardi Landi e lo stesso notaio e cancelliere della Curia Episcopale ritengono quindi fuori di ogni dubbio la autenticità della affermazione, al punto che viene inserita quale testimonianza di natura storica.

Nel Codice di Diritto Canonico si stabilisce che: “Salvo che non si dimostri irrefragabilmente altro con argomenti contrari ed evidenti, i documenti pubblici fanno fede di ciò che in essi è direttamente e principalmente affermato”,245 tutto questo proprio per il fatto di essere compilato da una persona pubblica nell’esercizio del proprio incarico ed osservando le dovute formalità, le quali sono ben rispettate nel Legato, il documento è degno di fede, est probatio probata, è prova provata, e nel Diritto Canonico si stabilisce chiaramente che se il documento ha rispettato le formalità nella sua scrittura e redazione pubblica, il suo valore è innegabile e per confutarlo bisogna portare prove evidenti e convincenti.246 

 Sulla certezza quindi che San Corrado Confalonieri sia nato a Calendasco non ci sono più dubbi: questo documento è degno di fede, tutto quello che il Conte fa per la parrocchia con questa rendita monetaria, è relativo al culto del Patrono Corrado, ed in effetti quello che ritroviamo affermato va preso sensatamente per indubitabile, non solo perchè il documento è fatto secondo i criteri che lo rendono anche dal punto di vista legale preciso e perfetto, ma ancora di più perché allo stesso modo il Conte Zanardi Landi avrebbe potuto far tutto ciò ad onore e per amore del santo piacentino, senza il bisogno di tutte queste assicurazioni, che se quindi sono state fatte ad esse va riconosciuta la bontà bensì mostrandosi in quegli ani conclusa tutta una lenta ma seria ricerca sulle origini del santo, non si è potuto far a meno di confermare la realtà: ricordiamolo, nessuno si oppose a tutto ciò, nè le Famiglie Nobiliari di Piacenza, nè alcuno storico dell’epoca, e ancor meno i sacerdoti, nè la Curia e lo stesso Vescovo che anzi, “tutte le predette cosè approvò confermò e lodò, e approva conferma e loda... e dopo aver osservate le debite formalità della legge, dalla pienezza della sua autorità Episcopale, interpose e interpone e parimenti decreta”; parole chiare che si commentano da sole.247

Il Legato Sancti Conradi è una testimonianza, la prova di un fatto: nella invocatio, nella datatio, nella narratio e nella dispositio ci mostra il fatto documentato, è quella parte che gli studiosi della Diplomatica dicono “anima del documento”, che assume valore di testimonianza oggettiva e storica, esso è classificato in base alle condizioni sociali e politiche dell’epoca ed all’ordinamento legislativo che vigeva.

Questo documento è il certificato di nascita del Santo.

L’altare, come ancora oggi appare, è situato “per eius Portam minorem respicentem versum Castrum loci praedicti Calendaschi et sic versus nullam horam…”.

Oltre a dirci che il Santo eremita piacentino è nato a Calendasco, esso testimonia della venerazione e del culto a questo santo da ormai quattrocento anni proprio in questo piccolo borgo.

 

231cfr CESARE PAOLI Diplomatica –nuova edizione,Le Lettere, Firenze 1987; per quanto riguarda la comparazione dell’inedito Legato useremo quale lettura scientifica gli studi dei più eruditi studiosi della Diplomatica quali C. PAOLI, A. FUMAGALLI e gli Appunti della Scuola DIPLOMATICA VATICANA, oltre alle definizioni di documento secondo il CODICE di DIRITTO CANONICO della Chiesa Cattolica 232 per la definizione di scienza cfr. ZINGARELLI Vocabolario della lingua italiana, ed. Zanichelli, Bologna 1997

233 SERGIO PAGANO Appunti di Diplomatica generale, Lezioni speciali – Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica, Città del Vaticano 1986, pag. 17

234 SERGIO PAGANO Appunti di Diplomatica generale, Lezioni speciali – Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica, Città del Vaticano 1986, pagg.19-20

235 CODICE DI DIRITTO CANONICO e leggi complementari – commentato, Editrice Coletti a San Pietro, Roma 2004, can.1539, la nota in calce Caput II, ed anche la nota in calce Art. 1 – Natura e forza probante dei documenti “ Il documento, in quanto strumento speciale di prova diverso dagli altri mezzi istruttori, è una prova reale, oggettiva, indiretta, storica”  

236 CODICE DI DIRITTO CANONICO e leggi complementari – commentato, Editrice Coletti a San Pietro, Roma 2004, can. 1540 § 1, ed alla nota allo stesso canone leggiamo “Con l’espressione documenti pubblici eclesiastici si indicano quelli rilasciati da una persona pubblica nell’esercizio del proprio incarico ecclesiastico...sono tali pertanto, i documenti rilasciati... dai vescovi e dalle loro curie, dai notai ecclesiastici nei loro atti scritti...”, pag. 1028; anche il can.482 chiarisce che il cancelliere è di per sè stesso anche notaio

237 cfr. CESARE PAOLI Diplomatica –nuova edizione,Le Lettere, Firenze 1987

238 Confessore: è quel santo che ha dedicato tutta la vita nelle virtù eroiche per la religione e la fede rinnegando sè stesso; mentre viene detto martire colui che dona la vita per la fede, per essa viene ucciso. 239 CODICE DI DIRITTO CANONICO e leggi complementari – commentato, Editrice Coletti a San Pietro, Roma 2004, can. 101, §1 Locus originis filii, etiam neophyti, est ille in quo cum filius natus est, domicilium, aut, eo deficiente, quasi-domicilium habuerunt parentes...

240 abbiamo già ampiamente letto di documenti fatti a Calendasco nel castello oppure in quelli dell’Estimo dello stesso borgo, nei quali abbiamo appreso dei possedimenti di Cesare, Livio, Lodovico, Aloisio, Elena, Bernabò, Antonio, Antonino Confalonieri, tralasciandone alcuni

241 negli Inventari dei vari altari assegnati alle compagnie laicali erette nelle parocchia di Calendasco, troviamo segnalate tovaglie, candelieri di legno ed argento propri dell’altare di San Corrado: nel 1754 troviamo segnalate le Congregazionipie che da anni erano in Calendasco e cioè quella del SS.mo Sacramento, del Santo Rosario, delle Anime del Purgatorio, della Santa Vergine delle Grazie e di San Corrado, tutte on i loro Priori e Vice-priori, Tesorieri etc.

242 Curaverit construi, et erigi respective suis sumptibus, et expensis una Capellam cum eius Altari in Ecclesia Parochialis S.tae Mariae de Calendasco praedicto cum consensu, et satisfactione infra Multos Reverendi eius Rectoris moderni, ad honorem, et sub Titulo praedicti Sancti Conradi dicata ipsamque Capellam, et Altare resp.ve subinde ornari et muniri resp.ve fecerit pariter omnibus eius expensis de rebus necessariis pro celebrando ibidem sacro, et incruento Missae sacrificio ad laudem et honorem Dei omnipotentis, Gloriosae Virginis eius Matris et praedicti Conradi Sancti, totuisque Curiae coelestis Triumphantis”

243 tutte le traduzioni riportate del Legato sono prese dal presente volume secondo la lezione di GIANNI BOIARDI

244 : “… et attendi possit non modicum augumentum cultus divini in futurum in dicta eius Ecclesia stante Universali totius popoli Placentiae, et eius Diocesis devotione versus praedictum Gloriosum Conradum Sanctum, apud Deum aperinum maximus ingentius meritorius, ut in eius vita pubblica tipis mandata videre est”

245 CODICE DI DIRITTO CANONICO e leggi complementari – commentato, Editrice Coletti a San Pietro, Roma 2004, can. 1541 – Nisi contrariis et evidentibus argumentis aliud evincatur, documenta pubblica fidem de omnibus quae directe et principaliter in iis affirmantur

246 CODICE DI DIRITTO CANONICO e leggi complementari – commentato, Editrice Coletti a San Pietro, Roma 2004, nota al can. 1541, ove si evidenzia proprio questo fatto della buona fede del documento ecclesiastico pubblico e che gli argomenti contrari quindi debbano essere evidenti, chiarissimi, altrimenti nel dubbio rimane valido quello che appare, in dubio res de qua agitur potius valeat quam pereat, vedi alle pag. 1029-30

247 “...approbavit, confirmavit, et laudavit, et approbat, confirmat, et laudat ipsisque omnibus, et singulis causa cognita, et iuris debita solemnitate servata, et ex plenitude eius potestatis Episcopalis suam plenissimam auctoritatem Episcopalem interposuit et interponit pariter, et decretum »

OTTAVA 2021 AL SANTUARIO

OMAGGIO FLOREALE E CELEBRAZIONE
SANTUARIO DI SAN CORRADO 
Domenica 28 febbraio 2021 
 
Con la partecipazione di tanti devoti, al Santuario f.m. di Noto nella festa dell'Ottava di San Corrado si è tenuto l'omaggio floreale alla statua del Patrono che accoglie i fedeli sulla grande piazza del Santuario.
 
Presenti i Portatori dei Cilii ed alcuni Portatori di S. Corrado ed il sindaco ha acceso il cero votivo nella grotta.
La messa è stata celebrata dal rettore e parroco don Eugenio Boscarino.
Anche in città a Noto in cattedrale si sono svolte le sante messe dell'Ottava a chiusura dei festeggiamenti invernali che però sono i principali e maggiori perchè sono quelli legati al giorno della morte del Santo Eremita francescano cioè il cosiddetto Dies Natalis del 19 febbraio.
 
le prime immagini
 



 

PROGRAMMA OTTAVA 2021 FEBBRAIO

LA CELEBRAZIONE
DELL'OTTAVA DI SAN CORRADO
  
 D
omenica 28 febbraio si tiene come tradizione religiosa la solenne Festa dell'Ottava di San Corrado.

Al Santuario di S. Corrado fm di Noto si svolgerà la seguente cerimonia:

ore 10.30  Omaggio Floreale alla statua di S. Corrado sulla piazza davanti al Santuario da parte dei Portatori dei Cilii
ore 11.00  Santa Messa solenne officiata dal parroco e rettore del Santuario d. Eugenio Boscarino con accensione del Cero al Patrono dentro la grotta da parte del Sindaco di Noto
Canto dell'Inno e solenne benedizione con la sacra Reliquia.


LE LETTERE DA NOTO A PIACENZA

San Corrado Confalonieri

e il legame storico fra Piacenza e Noto

Le lettere conoscitive inviate dai Giurati di Noto nel 1610

di Umberto Battini 

Dal lontano medioevo del XIV secolo, una linea ininterrotta corre tra la terra di Piacenza e quella sicula: il nobile milite S. Corrado Confalonieri smette le vesti e lo sfarzo ed indossata una grigia tunica s’avvia alla santità nella terra che più l’ha amato in vita e in morte, l’Ingegnosa Noto. Ma i rapporti tra la terra natia e quella d’adozione, circa la storia e la valorizzazione umana e poi spirituale del Santo Eremita, hanno avuto uno sviluppo nei secoli attinente allo svolgersi degli accadimenti che proprio da Noto portarono ad elevare agli altari questo virtuoso uomo di fede.

In effetti, in base agli attuali riscontri storici, la vera e propria riscoperta piacentina di questo insigne santo la dobbiamo collocare nei primi anni del 1600, quando per mano degli Anziani della città di Noto, si avvisò la città di Piacenza inviando tre lettere arrivate il 28 aprile 1611, una diretta alla persona del Duca Farnese, una al Vescovo e altra lettera agli Anziani che avevano il governo della città, nella missiva si chiedeva espressamente di far ricerche d’archivio sul Santo Corrado. 

Addirittura gli stessi Anziani netini segnalano in queste lettere alcuni dati storici già in loro possesso, quali il fatto che fosse stato maritato con una nobile lodigiana di nome Eufrosina divenuta poi monaca clarissa e che fosse stato feudatario del castello piacentino di Calendasco.

Ma è questa ultima affermazione fatta dai Giurati netini che assume un valore importantissimo per la storiografia corradiana, in effetti la casata dei Confalonieri fu per alcuni secoli feudataria di Calendasco, esercitando dal poderoso maniero il dominio su questa ricca terra attaccata al fiume Po, al nord-ovest di Piacenza. E che la casata Confalonieri fosse tra le preminenti della città, pur mantenendo questa prerogativa feudale dal borgo, lo testimonia il fatto che uno dei quattro congiurati che nel 1547 uccideranno il Duca Pier Luigi Farnese, figlio di papa Paolo III, sia stato proprio Giovanluigi Confalonieri feudatario abitante a Calendasco come mostrano gli atti delle confisca farnesiana conclusa nel 1586. 

Questi accadimenti sicuramente non aiutarono a far sì che le gesta del Santo Eremita, amatissimo a Noto ma anche ormai in tutta la Sicilia e meridione, si divulgassero nella sua terra natale, proprio per il fatto che un suo lontano pronipote partecipò a questo tremendo fatto del quale si occuparono tutti i maggiori storici e politici di quel tempo. Prova ne è che solo sessant’anni dopo ed a confisca conclusa, con l’espulsione del reo costretto a trasferirsi a Milano, si ufficializza e valorizza finalmente anche in Piacenza il Santo piacentino, siamo appunto all’inizio del 1600. 

Una delegazione venne da Noto a Piacenza nel 1612 per perorare ancor più queste ricerche, ed è proprio in quegli anni che a Piacenza in cattedrale gli si erige una cappella con affreschi della vita del Santo Corrado e l’anno seguente il canonico e storico piacentino Pier Maria Campi pubblica una agiografia che però, come scrive lo stesso autore, si rifà completamente a quella inviata da Noto nel 1610 scritta dal canonico netino Girolamo Pugliese, quindi di scarno valore storico oltre al già conosciuto: lo stesso prete Campi ammette che dovrà scrivere ancora e meglio del Santo. 

Intanto il vescovo della città di Piacenza mons. Claudio Rangoni avvia le indagini storiche richieste da Noto che terminano nel 1617 con il prezioso documento conosciuto come Legato Sancti Conradi, redatto dal cancelliere episcopale della curia che era anche notaio pubblico.

L’atto diplomatico cioè il Legato si conserva nel fondo notarile in Archivio di Stato a Piacenza ed anche in quello della parrocchia di Calendasco; questo atto entra a pieno titolo nella vicenda corradiana perché si scopre che in quello stesso borgo San Corrado era nato fisicamente e quindi si procedeva ad erigere una suntuosa cappella nella stessa chiesa, elevandolo a Patrono della comunità anche perchè, viene testimoniato e scritto, già da tempo gli abitanti del borgo erano al santo eremita fedelissimi devoti.

Il Legato subito nelle prime righe afferma che San Corrado è un membro della Illustrissima famiglia dei Confalonieri che furono Signori Feudatari nel luogo di Calendasco che abitavano il territorio vivendo nel maestoso castello, territorio e paese nella parte del Ducato di Piacenza che è situata oltre il Trebbia. 

Viene messo apertamente in evidenza che senza ombra di dubbio, e non possediamo nessuna prova contraria ed opposta dell’epoca, il santo sia un Confalonieri ed abbiamo prove scritte che tale Famiglia abitando questo feudo abbia sempre mantenuto un legame fortissimo con il paese, e mai ebbe uno screzio con il presbitero del borgo nel corso dei tre secoli che vissero nel castello.

Umberto Battini

se copi qualcosa cita autore e fonte - usa l'etica se sai cos'è - 

da un mio articolo apparso sul quotidiano a Piacenza anni fa - estratto -

SANTUARIO NOTO 2021

LA SANTA MESSA AL SANTUARIO
LACRIME DEVOTE E I FUOCHI DELLA FESTA
 
San Corrado 19 febbraio 2021
 
Una santa messa serale con il santuario di San Corrado fuori le mura di Noto pieno all'inverosimile di devoti, che sono stati in tanti anche fuori ad ascoltare la santa messa officiata dal rettore del santuario don Eugenio Boscarino.
Ovvio che la causa di tanta gente è doppia: una è colpa del covid che obbliga a stare distanziati quindi per forza tanta gente è restata fuori, felicemente però, ed il motivo due è che il santuario è il luogo Principe (scritto maiuscolo!) della Vita del patrono per cui i fedeli corrono sempre in tanti in quel luogo della grotta e misticissimo è anche il fatto che quando arrivi alla spianata t'accoglie quella statua del Santo che pare ti chiami per nome a sè.
Don Eugenio Boscarino ha celebrato la liturgia sacra in modo sentitissimo, e a causa appunto dei tempi strani della pandemia, tanti fedeli han versato felici lacrime durante quella santa messa dove Cristo la Vergine Maria e San Corrado parevano esser lì accanto ad ognuno!
Una benedizione tutto questo ardore dei fedeli, segno che la forza dello Spirito agisce eccome, e San Corrado si respirava nell'aria!
Il canto dell'Inno, la solenne benedizione con la reliquia ed i fuochi di festa han dato il colpo di grazia al cuore dei tantissimi fedeli presenti: pianti e gioia indescrivibilmente sui volti.
Tra l'altro eran presenti un buon gruppo di Portatori dei Cilii che aveva deciso, per voto di andare al santuario dalla città a piedi, e sentita la santa messa al Patrono quindi uguale è stato il ritorno a piedi, da pellegrini fedelissimi, carichi nel cuore di nuovo ardore.
Questo è San Corrado, e questo è quello che si prova ad amare senza riserve il Santo Incendiario condiviso con Calendasco di Piacenza, in qualunque parte del mondo viviamo: siamo certi che Lui ci dà sostegno, nostro scudo il Suo braccio sarà!

Umberto Battini

RELAZIONE DA LEGGERE

IL TESTO CULTURALE STORICO
CORRADIANO DI CARMELO SCIASCIA
Scrittore siculo devoto e fine uomo di cultura 
presente al Romitorio di Calendasco
 
Giovedì 18 febbraio 2021 nella Vigilia della Festa Solenne di S. Corrado Confalonieri Patrono di Noto e di Calendasco si è tenuto un incontro trasmesso su facebook ma ancora visibile per tutti, ed ecco che pubblichiamo il testo della breve ma lucida relazione di Carmelo Sciascia.
Romitorio di S. Corrado di Calendasco
Un incontro al Romitorio di Calendasco per ricordare San Corrado

Di seguito si riporta l’intervento di Carmelo Sciascia

“Avevo 25 anni…

Gennaio 1978 mio primo lavoro in val Seriana Scuola media di Leffe. Il primo incontro con S. Corrado a Gandino con il professore Corrado Perricone, fedele devoto che mi parlò di Noto e di San Corrado. Negli anni 80 sono andato spesso a Noto perché mio cognato Gianni ha sposato una notina E lì visitai oltre alla cattedrale barocca tutti gli altri luoghi corradiani. Mi documentai sul Santo, meravigliandomi della sua poca popolarità proprio a Piacenza. Dopo ne compresi i motivi storici che continuavano a perpetuarsi nei riguardi della famiglia Confalonieri.Giovan Luigi Confalonieri nel 1547 partendo dal suo castello di Calendasco, partecipò a Piacenza all’uccisione del figlio di papa Paolo III cioè Pierluigi Farnese che era Duca e governava. Il castello di Calendasco passò poi alla Camera Ducale ed acquistato da Zanardi-Landi. Per questo i Farnesi non permisero il culto a Calendasco di S. Corrado Confalonieri”.   Una damnatio memoriae.

Il decreto di costituzione della parrocchia di San Corrado a Piacenza è del 4 novembre 1976, anno della mia laurea conseguita a Palermo, mentre l’inizio della costruzione risale al 1973 come delegazione vescovile. La chiesa viene ampliata nel 1986 nell’aspetto architettonico che noi adesso vediamo e consacrata successivamente nel 1989. Continuai ad andare a Noto con una certa assiduità fino al 2004 perché mia suocera ha trascorso gli ultimi anni della sua vita in una casa protetta proprio a San Corrado fuori le mura, in prossimità della grotta dove sorge il Santuario di Corrado. A Piacenza, negli anni Novanta, ho abitato in una zona vicino al quartiere Duemila e mio figlio Alessandro nell’infanzia ha giocato nella società sportiva San Corrado per diversi anni.

Proprio in quell’occasione ho conosciuto Bruno Grassi, non personalmente ma per i due suoi quadri che si trovano nella chiesa del quartiere e raffigurano due storie di San Corrado (L'incendio e La gloria). Grassi lo avrei conosciuto personalmente molti anni dopo apprezzandone la pittura. È capitato proprio in questo mese di Gennaio di scrivere dei suoi affreschi che si trovano nella chiesa di Negri a Bettola, paragonandola alla Cappella Sistina!

Noi ci incontriamo oggi giorno 18, nei luoghi più prossimi alla spiritualità del Santo ed anche più suggestivi. Questo luogo, il Romitorio di Calendasco, si lega idealmente e direttamente con la grotta di fuori le mura di Noto, rappresentano un ossimoro: una distanza annullata, perché sono luoghi identitari della stessa spiritualità. La fede di San Corrado si esprime all’unisono in questi luoghi.

Oggi San Corrado è ricordato ovunque. A Noto, è annualmente celebrato il 19 febbraio, giorno del suo beato transito. Sempre attorno al 19 febbraio i Netini di Roma si ritrovano ad onorarlo nella prestigiosa basilica dei Ss. Cosma e Damiano, dove si trova il suo più antico affresco, nella cappella di S. Antonio. A Calendasco gli abitanti hanno la fortuna di poterlo onorare tutti i giorni, ogni qual volta transitano davanti a questo Romitorio.

La mia personale conoscenza con uno dei massimi studiosi e storici di San Corrado, Umberto Battini, avviene nel 2014, perché come scrissi nel mio libro NOTE 2015 partecipai al VI Convegno di studi corradiani a Calendasco, testualmente scrissi: “Sabato 20 giugno, nel salone del municipio di Calendasco ha avuto luogo il VI Convegno Nazionale di studi corradiani. Il tema: Considerazioni storiche sui luoghi, i documenti e il culto di San Corrado a Calendasco. Ricorre infatti quest’anno il V centenario dell’indulto di beatificazione del Santo avvenuta a Noto nel 1515. Corrado fu Santo per volontà popolare subito dopo la morte, quando per la Chiesa era ancora Beato. -Ci dice Battini -che già il territorio netino, per peculiare conformazione e per tradizione bizantina, era meta di molti eremiti, (come, altri parti del meridione, ad esempio nelle vicinanze di Monte San Michele sul Gargano, dove ancora continua la tradizione greco ortodossa). Non solo. Riporta il nostro storico documenti per cui nel 1296 era stato assegnato ad un nobile Landi piacentino il feudo di Curmaracchia in Val di Noto. Probabilmente Corrado ne era a conoscenza.  Il Feudo perso dai Landi venne poi richiesto tramite intercessione papale, senza nessun esito. Documentazione storica ineccepibile quella del possesso piacentino di Curmaracchia, come ineccepibile potrebbero essere i due accennati fattori determinanti nella scelta del Santo”.


Carmelo Sciascia Bruno Grassi e Umberto Battini

Questo per quanto riguarda Calendasco nel 2014, mentre in anni successivi partecipai alle cerimonie religiose in onore del Santo. Durante una di queste cerimonie donai un quadro che rappresentava un fuoco spinto dal vento in memoria dell’incendio causato da San Corrado in gioventù. L’incendio causa di disgrazie ma anche occasione di sincero pentimento fu alla base della sua futura santità. Come ebbe a scrivere William Shakespeare: “bello è brutto ed il brutto è bello” nel suo Macbeth, le azioni nefande si trasformano in occasioni di rinascita, come azioni al momento ritenute positive possano essere causa di malanni.

Nello stesso libro Note 2015 ho riportato la memorabile processione della traslazione delle reliquie del Santo. È avvenuta la domenica del 2 agosto. Il giorno precedente era stato caldissimo, un caldo torrido ed umido immobilizzava gli uomini e le cose: “tutto l’universo criato”, avrebbe detto Cammilleri, sperava in un qualche rifugio di frescura notturna. Alle tre, in piena notte, sarebbe dovuto iniziare l’evento religioso più atteso del luogo: La processione che dal Duomo si sarebbe conclusa all’eremo del Santo. Il lungo serpentone ha attraversato tutta Noto, le soste vedevano danzare i cilii (particolari ceri lavorati artigianalmente, portacandele) mentre le preghiere ed i canti si levavano dalla folla dei fedeli.

 Finalmente (forse purtroppo) la processione giunse tutta, completa degli insostituibili elementi che l’hanno composta fin dalla partenza, nella spianata della Cava antistante il Santuario. Ed è qui che dopo un’ultima danza dei cilii si diede inizio alle funzioni religiose. “Niente di straordinario, in fondo è stata solo la traslazione di un Santo, una manifestazione religiosa che avviene ogni dieci anni e che è durata tutta una notte: la notte del 2 agosto dell’anno 2015”.

Un evento cui ho collaborato direttamente con Umberto Battini è stata una mostra di documenti, editi e inediti, che riguardavano il culto del Santo. Era il 2016, la mostra era stata organizzata nei locali di Spazio d’arte in vicolo Sant’Ilario, in prossimità di Piazza Cavalli. Ancora una volta Battini si dimostrava un profondo conoscitore ed agiografo di San Corrado: la riproduzione anastatica della documentazione presente nella mostra lo testimoniava abbondantemente. Un giusto riconoscimento giungeva nel 2019 dalla città di Caravaggio, con il premio Proserpina, assegnato ad Umberto quale “cultore e studioso della Famiglia Confalonieri di Calendasco e Piacenza e tra i biografi moderni di San Corrado Confalonieri Patrono”.

Un incontro al Romitorio di Calendasco per ricordare San Corrado

San Corrado è stato un uomo del suo tempo: un ricco nobile, un peccatore, un povero frate francescano, un pellegrino, un eremita. Se ci soffermiamo un attimo capiamo presto che il suo esempio va al di là di qualsiasi epoca perché in termini moderni si può dire che è stato un curioso del mondo, un viaggiatore che nato in condizione agiata ha scelto di morire in assoluta povertà. Si sa che nascere ricchi aiuta a diventare santi, ma è anche difficile rinunciare alle comodità ed agli agi se non si è motivati da una grande forza interiore, da una forte convinzione “ideologica”. Un uomo ricco del Nord che ha scelto di morire povero al Sud. La storia spesso ama mescolare le carte. San Corrado ha saputo mescolarle bene le sue carte con l’aiuto, per chi crede, di un buon mazziere, per chi non crede, per la sua grande forza di volontà di operare con altruismo. Per uno come me che è di Racalmuto, paese ricco di miniere di salgemma, non può fare a meno di ricordare il sale. Di agire “cum salis”, saporitamente. Il sale che dà sapore e acuisce la conoscenza rende sapienti e la sapienza si sa è propria della divinità.

 



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