TRASLAZIONE E PROCESSIONI AGOSTO 2026
SI LASCIO' CADERE SULLE GINOCCHIA
SI LASCIO’ CADERE SULLE GINOCCHIA
IMPOTENTE DAVANTI A S. CORRADO
Proponiamo un completamento di dati e fatti per la corretta interpretazione del documento letterario della Vita di S. Corrado dedotta dagli Annales Minores voll. 4 del 1637 scritta da Luca Wadding uno degli storici francescani tra i più autorevoli mai esistiti e per completezza e verifica troverete anche l’immagine del testo che andremo ad analizzare nel dettaglio.
In questo breve saggio voglio portare all’attenzione quella parte che riguarda il fatto della visita inaspettata a S. Corrado del vescovo di Siracusa e quindi darne una sana lettura per comprenderla nel dettaglio: qui il miracolo del pane avviene sotto gli occhi dell’Autorità della Chiesa e il suo avallo determina già in nuce la futura certa elevazione tra i Santi dell’Eremita piacentino.
Troppe voci gli arrivavano all’orecchio dai suoi sottoposti e così nello sfarzo della sua posizione decide di muovere tutto il suo staff (per dirla alla moderna) per andare da Siracusa a Noto, là tra quei monti dove pare viva in una grotta tra la folta vegetazione bagnata da una piccola fiumara, un frate eremita con poteri particolari.
Per farla breve: il Vescovo siracusano - perchè a quel tempo Noto ricadeva sotto a quella diocesi - arriva là per fare una esplorazione di presenza in cerca della verità e visitarne la dimora e ad antrum perrexit (ed entra nell’antro, nella grotta) mentre Corrado è assente, e quindi qual momento migliore per fare un’ispezione proprio a quell’antro e le parole hanno un peso: infatti antro significa letteralmente cavità profonda e oscura nel fianco d'un monte o d'una roccia; grotta, caverna.
Già così rende l’idea di come sia un luogo umile, semplicissimo, quasi inadatto alla vita di un uomo e il Vescovo perlustra la grotta, rapidamente, perchè è una grotta piccola e inospitale e vede che non contiene mobilio (suppellectilis nihil) ed anche niente cibi ne cotti ne crudi pronti da cucinare, insomma in questa speluncam nudam cioè antro scuro quasi pauroso completamente vuoto egli trova solo una zucca per tenervi l’acqua da bere, e vede che non c’è il letto e neanche uno sgabello, ma c’è solo un unico ambiente, completamente vuoto, freddo, scuro e inospitale.
A quel secolo la grotta aveva ancora ovviamente la parete del monte con ricavata la piccola porta e una finestrella per l’aria, diversamente dal poi quando venne costruito circa 250 anni fa il Santuario per inglobarla abbattendo la parete frontale per poter mostrare il resto dell’anfratto così come ancor oggi lo vediamo.
Questa che segue è la testimonianza di quello che il Vescovo trova in quel luogo e già da questa prima impressione si avvede che molto di quello che gli dicevano di questo strano personaggio vivente lì tra la natura impervia, era una esagerazione, infatti come poteva un uomo che faceva una tal vita rozza e solitaria essere un pericolo per la religione?
Perchè noi dobbiamo essere scaltri e leggere in questo fatto della visita vescovile un tentativo di inquisizione, non siate ingenui dal credere che tutto questo apparato si sia messo in movimento così senza un solido motivo: da Siracusa a Noto (Antica ndr) ci voleva un giorno di viaggio a cavallo, con carri e uomini per trasportare ciò che era utile al Vescovo ed anche un manipolo di soldati a protezione, questo era quel mondo medievale che ben gli storici ci han descritto.
Finalmente, leggiamo dal testo, arriva Corrado, e si avvede di tutto questo trambusto intorno alla sua grotta e come si accorge che si trattava del Vescovo, senza indugio gli si getta davanti in ginocchio e gli chiede la benedizione quindi i due iniziano a discorrere, ed immaginiamo delle tante domande che gli sian state rivolte e da come poi si evolve questo momento, si capisce chiaramente che ormai nel Vescovo è caduta ogni reticenza verso questo frate che considera solo un sempliciotto desideroso di vita in solitudine in modo molto povero ma anche però secondo una visione cristiana, difatti il Vescovo nota che come gesto primo, Corrado si era gettato in ginocchio onorando sia la sua persona ma anche ciò che rappresentava: il Pastore del gregge cristiano.
A questo punto, passata qualche ora della mattinata, viene ordinato ai servitori di preparare sul campo un desinare al quale Corrado è invitato, anche perchè, dice ancora il Vescovo, aveva notato che non aveva proprio niente da mangiare di nessun genere e desidera averlo alla sua mensa: Nihil, frater Conrade tu habes in cella... e adesso va prestata molta attenzione al racconto storico, perchè tutta la vicenda che stiamo narrando ha un valore storico e letterale, perché le parole del Vescovo si fanno più pacate, difatti stavolta si rivolge a Corrado parlando non più del suo antro ma della sua cella, cioè camera, cappella, luogo che tutto sommato non è più così desolato visto il buon fine e il buon carattere di colui che l’abita, e la cella è la casa per eccellenza dell’eremita cristiano.
Infatti ben sappiamo che con Guglielmo Buccheri, appena arrivato a Noto, S. Corrado và ad abitare presso le celle che eran al di sotto le mura del castello, le celle sono luoghi semplici ma benedetti e gli abitanti di Noto, sia nobili che popolani, sapevano che chi le abitava eran uomini di fede ed alla ricerca di penitenza e solitudine, uomini religiosi e buoni, da non molestare.
E il Vescovo continua e dice: Io vengo qui da te, di persona (parole che son da intendere: Io il Vescovo, con tutto questo apparato, dovendo affrontare un viaggio e disagi e magari potendo far altro di più utile ndr) e tu non hai nulla da offrire al tuo ospite illustre? - intendendo se stesso, con queste poche parole il Vescovo sta facendo facile ironia verso Corrado: quello che capiamo tra le righe è questo: “Io il tuo Vescovo, nobile e importante, faccio questo viaggio, vengo qui credendo di trovar chissà che ed invece mi ritrovo una speloca vuota e scura, abbandonata tra i monti e la natura selvaggia ed abitata da un poveraccio, umile ma con un’ideale religioso e buono, e che nemmeno può offrirmi qualcosa da metter sotto i denti ne da bere, perchè una misera zucca con poca acqua dentro pende appesa nell’antro!”.
Ma Corrado, uomo semplice ma di rara intelligenza, alacri animo e hilari facie cioè prontamente senza indugio (alacri animo) e di buon umore, mostrando nell’aspetto e negli atti l’interna contentezza (hilari facie) gli dice: Aspetta o signore ad allontanarti! Vedo cosa trovo qui dentro per servirti!
E il racconto adesso non indugia perchè si arriva a risolvere tutto questo fatto del Vescovo scomodato quasi per nulla e si passa a concretizzare tutto quello che fino ad ora abbiamo letto di questo fatto storico: esce (Corrado dalla grotta ndr) con quattro candide e bollenti (appena sfornate ndr) focacce (placentas=focacce) dal gusto buonissimo come è ben testimoniato.
In questo fatto miracoloso e concreto, perchè le focacce calde, bianche e gustose son lì davanti dopo che fin a poco prima quel luogo pareva solo un buio e desolato antro inospitale, c’è tutto quello che è un giudizio della Chiesa stessa, nella persona del Vescovo che è una autorità con diritto di giudizio inappellabile e che viene umanizzato dopo che incontra l’uomo Corrado, discutendo con lui, e infine vivendo un fatto miracoloso in prima persona ma non solo visivamente ma anche concretamente perchè quelle focacce sono mangiate e sono buonissime e servite lì in diretta, senza possibilità di obiezione: il miracolo c’è ed è avvenuto lì, sotto agli occhi increduli di quella gente.
Obstupefactus Episcopus: il Vescovo è sbalordito, stordito e buttato in ginocchio di peso, (in genua provolutus) e stavolta è lui che si piega davanti a quello che fino a poco prima considerava un semplicione devoto, e vede che questo pane viene dal cielo non c’è altro modo, e ne è testimone e anche lo può mangiare e gustare e senza nessuna scusa, mostrando qui il Vescovo onestà ammette che Dio è presente e opera nell’uomo Beato (nel senso di santo ndr) che completamente si affida appunto a Dio Padre, riconosce di fatto la santità di Corrado, in quel momento, da vivo!
Questo fatto storico particolare può essere il paradigma, cioè il modello per poter dire senza pericolo di smentita che San Corrado è uomo di Dio, annullato in ogni suo rapporto col mondo se non come Patrono intercessore e la figura del Vescovo che vede e testimonia quel fatto è già un dato storico della Chiesa che testimonia che l’Eremita della Valle dei Miracoli di Noto è un Santo per davvero, ma di quelli potenti e concreti perchè da quella grotta è uscito pane messo dal Cielo, dalle mani e per mezzo del nostro Patrono.
Panem tanquam de caelo missum reverenter accepit!
testo di studio storico di Umberto Battini
SAN CORRADO DATI STORICI IMPORTANTI
RICERCA E VERITA'
VANNO DI PARI PASSO
San Corrado Confalonieri e Calendasco, tanta documentazione inedita emersa dagli archivi
Ma la ricerca d'archivio a chi è riservata? A qualche privilegiato?
No! La ricerca d'archivio è aperta a tutti, chiunque può andare in
Archivio di Stato a Piacenza e Parma o Milano e fare una ricerca
storica.
E' quello che iniziai quasi 30 anni fa, così ho fatto io!
Sacrificando il tempo libero per dedicarmi alla polvere di queste carte
preziose, facendole passare una ad una, a volte con successo a volte
invece senza risultati.
Ma a furia di ricercare le carte sono saltate fuori!
Basta andare tra le carte antiche e impolverarsi le mani, sfogliare
carte raccolte in faldoni. Basta avere la voglia di guardare tra libri,
fogli, e cartelle e leggere le carte e sperare di ritrovarci qualcosa di
importante o utile allo studio.
Intanto bisogna ribadire che
Calendasco vanta oltre 400 anni di Patronato di San Corrado! Cioè è Patrono e
Protettore di questo comune e di questa gente piacentina calendaschese
da più di quattro secoli!
La Tradizione storica indica in Calendasco il
convento del Gorgolare ove erano i frati penitenti terziari che
accolgono San Corrado dopo l'incendio!
Lo hanno scritto fior fiore
di storici antichi. E sempre a Calendasco nel 1290 il Santo Terziario
francescano è nato nella camera superiore che dà sulla caminata magna
del castello dei Confalonieri del paese.
Ma dove è scritto?
E'
scritto in carte d'archivio nel Fondo Notarile dell'Archivio di Stato di
Piacenza e in quello della Parrocchia di Calendasco, precisamente nel
documento detto Legato Sancti Conradi del 9 agosto 1617.
Scritto dal notaio e cancelliere della Curia vescovile di Piacenza dentro al Palazzo del vescovo di Piacenza!
L'atto è degno di fede perchè scritto da notaio di Curia davanti a
testimoni e sottoscritto e firmato dal Vescovo di Piacenza in persona!
Vi si legge che i Confalonieri erano da secoli feudatari di Calendasco e
che proprio a Calendasco San Corrado ha avuto la sua origine terrena e
che ne è Patrono!
Anche il castello lo testimonia nella sua struttura:
il cassonato ligneo del 1300 del soffitto è tutto tappezzato dallo
stemma dei Confalonieri.
Genericamente a Noto si è sempre detto S. Corrado essere di Piacenza, ma va da sè che è una informazione fittizia, fatta perchè non c'erano notizie certe e ovviamente a Noto, a quei tempi antichi presero per riferimento la città capoluogo dell'Emilia, ove il Santo era originario.
Non avendo
notizie a quel tempo, così come è certo, ma sapendo i netini che era
piacentino, venne semplice dirlo nativo della città! In effetti a Noto
come avrebbero potuto immaginare che era feudatario di un luogo vicino a
Piacenza, era molto più semplice parlare della città.
Lo studio che ho
potuto fare mi testimonia la feudalità dei Confalonieri a Calendasco per
almeno oltre i 200 anni e lo possiamo leggere in carte di notaio antiche, e
anche vedere nella struttura guelfa del castello del paese e negli
affreschi dello stemma della Casata Confalonieri che sono pitturati.
![]() |
| una pagina del Legato Sancti Conradi del 1617 |
Un qualsiasi storico serio non metterà mai in discussione un documento di notaio curiale del genere!
Solo la mancanza di buona fede o di ignoranza delle regole di come era redatto un documento di notaio con valore legale, può portare a dire che quello che è scritto nel Legato non corrisponde al vero!
Viva San Corrado nato a Calendasco nel 1290 nel castello e nato a vita spirituale nel romitorio del paese dei francescani nell'anno 1315!
Scrissero tre lettere: una agli Anziani del Comune di Piacenza, una al Duca Farnese ed una al Vescovo di Piacenza.
E' stato scritto dal Notaio e Cancelliere della Curia vescovile di Piacenza propria nel Palazzo del Vescovo il 9 agosto 1617.
Tra i Testimoni convenuti anche il Vescovo in persona che alla fine sottoscrive l'atto diplomatico notarile approvandolo e firmandolo.
Alla pagina 12 si possono leggere tradotte dal latino, delle affermazioni inportantissime!
Cioè che San Corrado Confalonieri, che già era Patrono di Calendasco, nello stesso paese vi era nato fisicamente!
![]() |
| particolare del Romitorio ospitale di Calendasco oggi abitazione privata |
Quello che viene trascritto è la sintesi di una ricerca storica fatta a
quel tempo, infatti viene messo nero su bianco tradotto dal latino che
"dopo una ricerca sulla vita fisica" su S. Corrado "ut in eius
vita publica tipis mandata videre est" - si può con certezza dire che
"San Corrado è nato fisicamente nello stesso luogo di Calendasco" e cioè che "in
eodem loco iste Sanctus ut praefertur, vitam terrenam duxit" cioè nello
stesso paese di Calendasco - ut praefertur cioè come è accertato! ha
avuto la sua origine terrena!
E la parola "eodem" cioè "nello stesso luogo" viene tutta intorno puntinata per dare vigore a quanto affermato!
Nello stesso luogo "eodem" ove è Patrono (riferito a Calendasco) il Santo è anche nato, qui ha avuto l'origine terrena!
Un atto notarile fatto in curia vescovile di questo tipo non può in nessun modo essere messo in discussione.
Un qualsiasi storico serio mai si sognerebbe di negare quanto in una
carta del genere viene scritto e affermato, proprio perchè è un
documento ufficiale di Notaio e Cancelliere e fatto davanti a testimoni e
allo stesso Vescovo di Piacenza che addirittura "loda, approva e firma"
tutto!
E' un atto diplomatico notarile in latino.
Si comprende quindi
che fino al 1617 la dicitura che San Corrado era nato a Piacenza era
solo fittizia, e proprio da Noto nel 1610 gli Anziani scrivono per
chiedere più notizie certe, e il Vescovo di Piacenza le fa fare e le
mette nero su bianco, per mano del Notaio e tutto avviene nello stesso palazzo
vescovile!
Se le cose fossero state diverse avrebbe evitato di
scriverlo, e maggiore importanza è il fatto che ad affermarlo è proprio
l'Autorità religiosa cioè il Vescovo!
A Calendasco San Corrado
avevano appurato che vi era nato perchè avevano fatto indagini - ut in eius
vita publica tipis mandata videre est!
Per dovere di serietà, di
buona fede bisogna accettare senza dubbio alcuno quello che fu ricercato
storicamente a quel tempo, e su espressa richiesta di Noto!
E da oltre 400 anni ormai questo è scritto e affermato, inoltre la certezza storica che già
avevamo nel piacentino, era il convento dove si ritirò nel 1315 già
nominato da storici antichissimi, e altro dato inoppugnabile è che
Calendasco vanta ben 400 anni di Patronato, cioè Protettore del
paese e della gente di questo luogo.
Anzi dobbiamo essere fieri che sia stato fatto questo lavoro di ricerca
già nel 1617 su proposta arrivata direttamente da Noto, e che per onore
del vero va preso molto sul serio per rispetto del nostro Santo Patrono.
SE COPI QUALCOSA CITA LA FONTE!
IL CAMPI DI PIACENZA
immagine fatta con IA da Umberto Battini 
LIBRO DEL 1890 DI NOTO
«…chi
non vede che nella
sua
fronte,
e
nella
sua
prima sillaba porta scolpito il cuore ? le
seguenti poi in
due maniere possono con la
prima congiungersi: Cor
rado, questa
è la prima; Cor addo,
questa é la seconda:
nella prima si fa menzione
di togliere e di radere: ed
ecco l'offizio dello
Scultore; nella seconda di aggiungere,
ed ecco quello del Pittore. E
meritamente ambidue nel
l'istesso nome comprendonsi :
perché sogliono andar
sempre congiunte quest'arti,
e non toglie mai Dio, se
non per dare.
Su
dunque, veggiamo
come il cuor di
Corrado
fu disposta materia per ricevere, e come in
fatti ricevè
gli effetti meravigliosi, benché fra lor diversi, della scultura e della
pittura del celeste Artefice, che ad
imitazione poi di
lui,
apprenderemo anche noi, la maniera
di renderci capaci di così gran bene.»
A
fronte di questa analisi del nome Corrado, rimane
pressoché
sbiadito il pensiero suggerito al panegirista
dal cognome Confalonieri.
«....
lascio l'esser egli
(San
Corrado)
germe di nobilissima radice,
che fu la famiglia
Confalonieri, e per
antichità, e per numero d'uomini
illustri nelle lettere, e
nell'armi, ben degna di portare
fra l'altre il
Confalone… »
Degna di tutto il resto è la descrizione dell' incendio.
LA BRUCIATA
La causa che spinge il nobile Corrado a dare una svolta alla sua vita è collegata senza ombra di dubbio al fatto dell’incendio che provocò durante una battuta di caccia.
La famiglia del santo era guelfa, intimamente legata alla chiesa piacentina e molto vicina ai francescani.
La Tradizione dell’incendio, che si è tramandata da secoli nel piacentino, narra di due possibili luoghi: la località Case Bruciate di Travazzano nei pressi di Carpaneto – ove i Confalonieri possedevano una Casa Torre con delle terre presso Celleri – oppure il Villa Campadone – luogo vicino a Calendasco e rientrante nel feudo che gli stessi qui avevano.
Un ‘molino brugiato’ c’è anche nei pressi dello stesso paese e proprio ove nel 1805 le mappe catastali napoleoniche indicano il “molino Raffoni”, quello legato alla tradizione del gorgolare.
Ma anche una nuova ipotesi per collocare l’incendio causato dal giovane san Corrado può aggiungersi a queste: infatti non molto lontano da Calendasco, a pochi chilometri – (circa quattro) - in direzione di San Nicolò a Trebbia, esiste una località chiamata ‘la Bruciata’ di antica memoria.
Il fatto eccezionale è dato da una pergamena dell’11 gennaio 1589: è una investitura di un fondo terriero di 200 pertiche fatta dai monaci di Quartazzola (località a pochi chilometri da Piacenza posta non molto lontano dal fiume Trebbia) ad un certo Cesare Viustino che è erede del fu Alfonso.
La pergamena riporta che le terre sono poste nel territorio di Calendasco, in direzione di San Nicolò e nel luogo detto “alla Brugiata”: una vasta area agricola coltivata di ben 200 pertiche (pensate che un campo da calcio è di circa 4 pertiche piacentine).
A diritto questo grande spazio rurale fatto di campi coltivabili, vitigni e zone a bosco può essere ritenuto il luogo dell’incendio di san Corrado Confalonieri? A mio avviso si, con un buon margine di possibilità, data dalla ragionevolezza che una così vasta possessione terriera sia ricordata nel ‘500 con il nome ‘Bruciata’, sintomo che lì vi fu nei tempi andati un possente incendio che ancora segnava la toponomastica e la memoria della gente.
Per restare in argomento una carta sempre dei frati Bernardini di Quartazzola del 23 giugno 1654 testimonia del fitto di terre ad un certo signor Viustino (discendente dell’altro prima citato) poste alla “Bre” in territorio di Calendasco che sono al ridosso confinale con i paesi di San Nicolò e Santimento.
Per approfondire
- visita www.araldosancorrado.org
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- L'Araldo di San Corrado è il Collegamento Devozionale Italiano dei Devoti e Fedeli del Santo piacentino morto a Noto il 19 febbraio 1351 e nato in Calendasco (Piacenza) nel 1290
- San Corrado Confalonieri è stato un penitente, terziario francescano, vissuto da eremita in Noto, nella Valle dei Tre Pizzoni dentro ad una grotta
































