LETTURE DEL BLOG N. 220.000

EREMITI SEGUACI DI S. CORRADO

GLI EREMITI DI SAN CORRADO

Articolo dal volume "LIBERO PER SERVIRE" 
di mons. Salvatore Guastella, pagg. 162-63
edito da "La Vita Diocesana" Noto 1989 


Per rivedere e sentire San Corrado è utile recarsi e saper sostare in silenzioso raccoglimento dinanzi alla sua grotta.

Da Noto, dalla Sicilia o da lontano, chi si riconosce nel segno locale dell’umile e operosa santità del Patrono della diocesi netina, non manca ogni volta che può, di recarsi in Santuario per alimentare sullo stile del Santo Eremita il proprio incontro con Dio e per attingere incoraggiamento nell’impegno quotidiano.

Per secoli la comunità locale netina ha usufruito della spiritualità semplice e austera degli eremiti di San Corrado. Inizialmente essi abitavano in capanne o nelle grotte vicine al sacro speco. L’eremo superiore (Gesù e Maria) venne infatti eretto nel 1663 e poi riedificato nel 1695 (Gesù e Maria e San Corrado) con l’annessa chiesa dell’Assunta, mentre l’attuale eremo inferiore o ritiro con l’artistico santuario sono del periodo 1740-1759.

San Guglielmo Buccheri, che aveva ospitato alle celle del Crocifisso il pellegrino piacentino Corrado appena arrivato a Noto, si ritirava spesso nella Valle dei Pizzoni prima di trasferirsi definitivamente a S. Maria la Nova di Scicli. Tutt’oggi davanti al santuario di San Corrado di Fuori si intravede, in alto, detta appunto di S. Guglielmo. 

Presso lo speco di S. Corrado visse di preghiera, lavoro e penitenza un mandriano negro, il Beato Antonio Etiope (+1549), già schiavo per 38 anni ad Avola e poi a Noto. La fama della sua vita esemplare varcò presto l’Atlantico e nel Brasile (dove è venerato come il Santo Antonio de Categerò) per secoli i negri schiavizzati hanno riconosciuto nell’etiope un segno di redenzione interiore e di fede da imitare.

Anche il Ven. Pietro Gazzetti di Modena (+1671) venne a conoscenza dei Pizzoni dall’amico fra Diego Cannata di Taormina (+1694) che aveva incontrato in un pellegrinaggio a Roma: ambedue giunsero a San Corrado di Fuori il 5 aprile 1653. Le loro ossa – assieme a quelle di un altro perfettissimo solitario, fra Corrado La Rosa di Noto (+1733) – sono custodite in cassetta a tre scomparti al Crocifisso di Noto.

A 20 anni indossò l’umile saio di eremita di San Corrado il Ven. Girolamo Terzo (+1758) il quale, scelto dal vescovo a superiore del romitorio della Scala, divenne poi l’apostolo della Madonna Scala del Paradiso. 

Per suo interessamento l’ispicese Ven. Salvatore Statella (+1728) aveva frequentato l’ambiente ascetico di S. Corrado di Fuori per maturare meglio il progetto della Riforma carmelitana siracusana. Nella parete destra della grotta di S. Corrado una lapide marmorea ricorda la vita penitente del servo di Dio fra Giuseppe Lo Re Espinoza da Alessandria (+1769).

La schiera di questi autentici uomini di Dio è ininterrotta. Tra gli altri ricordiamo fra Alfio da Melilli (+1703) che ricostruì assieme a fra Giambattista da Milano il Romitorio superiore; fra Luigi Belleri da Pavia (+1778), fra Guglielmo Sparato da Noto e fra Saverio Errico da Noto, che zelarono l’erezione del santuario e dell’eremo inferiore: fra Mansueto da Palazzolo (+1785), poi carmelitano alla Scala e fedele collaboratore del Ven. G. Terzo: fra Giuseppe Burderi da Noto (+1847) “di santa vita e di grandissima virtù”; fra Egidio da Caltanissetta poi sacerdote e vicario curato a Portopalo, ove morì nel 1862; è sepolto nella matrice di Pachino, e fra Salvatore Astuto da Mineo (+1937) ultimo benemerito superiore degli eremiti prima della venuta degli Orionini.

Dal 1939 infatti, con la venuta dei Figli della Piccola Opera Divina Provvidenza del Ven. Don Luigi Orione, lo sviluppo pastorale al cenobio di S. Corrado di Fuori, già Parrocchia dal 1923, ha avuto un indiscusso incremento, grazie anche alla presenza orante e all’apostolato spicciolo degli eremiti orionini: frate Antonio, frate Policarpo, frate Giuseppe… e il caro frate Corrado, attuale instancabile custode del santuario. Chi non ricorda l’ascetica figura del cieco frate Ave Maria (1954-57) l’amabile frate Bernardo (+1974) e frate Ambrogio (+1978)?

“Ritornare periodicamente nella grotta dei Pizzoni è voler attingere forza e coraggio a seguire meno male possibile le orme di tanto illustre predecessore (San Corrado) a gloria di Dio e a salvezza del nostro povero mondo così turbato e disorientato”, dice padre Ugo Van Doorne benedettino belga che vive l’esperienza eremitica da anni presso Testa dell’Acqua.

Se i nostri progetti e le nostre opere valgono poco, se non riusciamo ad essere animatori di concordia e di serenità nelle nostre famiglie, strumenti di rinnovamento evangelico nelle nostre comunità ecclesiali, operatori di giustizia, di amore e di pace, propugnatori dei perenni valori della vita e della libertà nella società civile, è perché non siamo uomini di fede come San Corrado” (dall’Omelia del Vescovo: Noto, 19 febbraio 1978).

Tratto dal bollettino di S. Corrado di Fuori “Gli Orfanelli di S. Corrado” gennaio-febbraio 1979

Mons. Salvatore Guastella di venerata memoria è stato
un Insigne Storico e sacerdote della Città e Diocesi di Noto 
 
 

SAN CORRADO FRATE TERZIARIO DE PENITENTIA

Brano estratto alle pag. 29-30 dal volume di Gabriele Andreozzi

San Corrado Confalonieri Eremita Terziario francescano

con una presentazione di mons. Salvatore Guastella

Editrice Alveria, Noto 1993


LA "VITA BEATI CONRADI" DEL SEC. XIV

Il primo documento è la “Vita Beati Conradi”, in vernacolo siciliano, manoscritto anonimo della seconda metà del trecento, subito dopo la morte del santo. E’ la fonte più antica e preziosa, anche se non se ne conosce l’autore.

La critica moderna dimostra che il suo autore non fu Eugenio Guiti, presunto confessore del santo, né fra Michele Lombardo, suo compagno nella vita eremitica, ma un devoto di lui “semplice e sincero, che scrisse fatti a lui contemporanei”.

Il primo passo che ci interessa, tradotto dall’originale siciliano, suona così:

«E vedendosi messer Corrado nudo delle cose del mondo, gli venne in cuore di andare a servire Dio. E riconciliò la sua famiglia e la raccomandò a Dio ed egli d’altra parte se ne andò a servire Dio. E messere Corrado pervenne dove c’erano poveri e servitori di Dio ed egli narrò il fatto a loro dicendo che voleva servire Dio; quelli lo ricevettero volentieri per un certo tempo e intorno a pochi giorni lo vestirono e gli mostrarono la via che doveva tenere e l’opera che doveva fare. Ed essendo ammaestrato egli partì».

Che qui si tratti dell’ammissione ad un ordine religioso è evidente. Ma a quale ordine? Non si dice, ma non è difficile indagarlo, seguendo passo passo le parole del testo.

Rimane in primo luogo fuori dubbio che non si possa parlare di San Corrado come di un “eremita irregolare”, tanto precise sono le norme, descritte dal nostro Anonimo, che furono seguite per la sua ammissione all’ordine. 

Un eremita irregolare sarebbe stato considerato un abusivo e, non potendo esibire il diploma di eremita, rilasciato dalla competemte autorità della Chiesa, non arebbe potuto questuare né assumere la custodia di una cappella, di un cimitero, di un eremo.

Un eremita irregolare sarebbe stato un solitario. Invece Corrado ebbe e desiderò avere sempre dei compagni negli eremi. Così nell’eremo piacentino, così alle Celle e ai Pizzoni di Noto.

Il primo gesto di Corrado fu la riconciliazione: con la sua famiglia che aveva mandato in rovina e con i proprietari dei luoghi incendiati. Proprio come prescriveva la «Regola dei Fratelli e delle Sorelle dell’ordine dei frati della Penitenza», approvata nel 1289 da Niccolò IV, dove si leggeva al cap. II che chi voleva essere ammesso, doveva innanzitutto “restituire la roba altrui… riconciliarsi con i prossimi”.

Tanto era importante la riconciliazione che il capo VI della stessa regola disponeva che si facesse tre volte l’anno, a Natale, a Pasqua e a Pentecoste, in coincidenza con la confessione e la comunione.

La frase “servire Dio”, che non si legge nella Regola di Nicolò IV, era però contenuta nel Memoriale propositi, che fu la prima regola dei penitenti e prima ancora nelle due lettere di San Francesco ai penitenti, nella prima delle quali si diceva che è cosa amara costringere il corpo a servire Dio, il che veniva ripetuto nella seconda.

A ciò si aggiunga che le più antiche bolle papali identificavano l’appartenenza all’ordine della Penitenza con l’impegno di servire Dio: “quicumque ad Dei servitutem accedit… (Bolla “Detestanda” di Gregorio IX, del 1 aprile 1228); i penitenti erano detti “Domini servos” (Bolla “Nimis patenter” del 26 maggio 1228) e la loro vita era una “servitium Creatoris” (Bolla “Cum illorum” del 2 agosto 1229).

«Riconciliazione» e «servizio di Dio» furono infatti i due primi passi che fece Corrado dopo la sua conversione. Risulta ben chiaro dalla “Vita” che il servire Dio non era soltanto un impegno personale per Corrado, ma era già da sempre l’impegno comunitario della fraternità eremitica, che l’aveva accolto, composta di “Poveri e servitori di Dio”.

Brano estratto alle pag. 29-30 dal volume di Gabriele Andreozzi

San Corrado Confalonieri, Eremita Terziario francescano

con una presentazione di mons. Salvatore Guastella

editrice Alveria, Noto 1993


PRIMO PRESIDENTE DEI PORTATORI DI S. CORRADO

IL PRIMO PRESIDENTE
DEI PORTATORI DI SAN CORRADO
DI NOTO
 
Un testo di mons. Salvatore Guastella (di venerata memoria)
Insigne Sacerdote e Storico della Città e Diocesi di Noto 
 

Noto - Il Cav. Paolo Bufalino primo presidente

della “Società Fedeli e Portatori di S. Corrado”

Il netino Paolo Bufalino (1909 –1974), estroso artigiano del ferro battuto e fabbro del nuovo Seminario vescovile (1955), è stato un miracolato da San Corrado.

Quando nel 1934 egli si arruolò militare in Africa Orientale, durante una operazione bellica venne colpito ad una gamba da una pallottola dirompente. Gli avrebbero dovuto amputare la gamba, ma quella sera stessa egli vede in sogno San Corrado, che glielo sconsiglia; fiducioso nell’intercessione del Santo, egli firma il diniego all’amputazione e fa voto a S. Corrado che, ottenuta la grazia della guarigione, sarebbe andato a Noto per portare a spalla la sua arca argentea nelle annuali festività di febbraio e agosto. Davvero la sua fede l’ha salvato: la gamba non è andata in cancrena! Rientrato a Noto, Paolo manterrà fede al voto fatto ed è stato uno dei primi portatoti organizzati e primo presidente della «Società Fedeli e Portatori di S. Corrado».

Congedatosi dal servizio militare, egli lascia l’officina paterna di via Fratelli Ragusa e si trasferisce con la famiglia nella vicina Avola. Nel 1943, dopo lo sbarco degli inglesi nel golfo netino, fa ritorno a Noto. La ditta Paolo Bufalino, nata dall’esperienza paterna nella lavorazione del ferro, ha prodotto e posto in opera elementi e composizioni in ferro forgiato e battuto, fornendo un prodotto di alta qualità.

Come risulta dai documenti, nel 1947 egli ha collaborato con l’autorità ecclesiastica nella fondazione a Noto della «Società Fedeli e Portatori di San Corrado» “per grazia di Dio e con l’aiuto di S. Corrado il dì 19 febbraio 1947 viene fondata dal sig. Bufalino Paolo, coadiuvato in parte dai portatori” (vedi nota fondo pagina). Dopo l’episodio increscioso del 1 gennaio 1951, quando l’arca argentea del Santo non poté essere trasferita ad Avola per iniziare una Peregrinatio in diocesi, la stessa ‘Società’ viene riordinata dal vescovo di Noto, Mons. Angelo Calabretta, il quale conferma il Bufalino alla presidenza. Questo il documento della Curia vescovile di Noto:

 «L’anno 1950 il dì 15 marzo alle ore 20 nella sede della Società Fedeli e Portatori di S. Corrado si è riunito il Comitato direttivo per deliberare il seguente ordine del giorno: Modifiche ed aggiunte allo Statuto. - Art. 1. Per grazia di Dio e con l’aiuto di S. Corrado il dì 19 febbraio 1947 viene fondata dal sig. Bufalino Paolo, coadiuvato in parte dai portatori la Società portante il nome di Associazione Confratelli portatori e fedeli di S. Corrado, con sede in Noto via Rinaldo Montuoro, 4. - Art. 30. La Società avrà pure un nucleo sportivo. – Art. 32. Nella stessa Associazione fanno parte i proprietari e portatori dei Cilii; essi, come il nucleo sportivo, saranno separati in apposito regolamento. – Art. 33. Il capitale della Società è di appartenenza dei soci, ma non potrà essere distolto, né in parte, se non per i fini e lo scopo che si propone la Società, e ciò fino a quando avrà vita la Società medesima. Aggiunto regolamento Cilii e dei portatori di San Corrado qui allegato. Noto, 15 marzo 1951. Paolo Bufalino. - Si approva. Noto, 16 marzo 1951. Sac Salvatore Fiaschitello».

Affermato artigiano e prestigioso maestro del ferro battuto, stimato e ben quotato nel tessuto sociale cittadino, uomo di sani principi morali e di profonda fede cattolica, il Cav. Paolo Bufalino - il quale ha saputo aggregare attorno alla venerata arca di S. Corrado persone di varie idee politiche, ma tutte sentitamente devote del Santo Patrono di Noto - si sentì ormai sciolto dal voto fatto in Africa Orientale a San Corrado e dà, così, ai suoi concittadini esempio di umiltà cristiana, mettendo a disposizione del vescovo A. Calabretta l’incarico di presidente. La ‘Società’ verrà riordinata dall’autorità ecclesiastica il 19 gennaio 1953 con nuovi Statuto e Regolamento.

Sac. Salvatore Guastella


nota: “Statuto dei Portatori e Fedeli di San Corrado. Art. 1°: Per grazia di Dio e con l’aiuto di S. Corrado il dì 19 febbraio 1947 viene fondato dal sig. Bufalino Paolo, coadiuvato in parte dai Portatori, la Società portante il nome di Associazione Confratelli portatori e fedeli di S. Corrado, con sede in Noto via Rinaldo Montuoro n°4…” (cfr. Corrado Perricone, L’arte del Cilio. Ed. Pro Noto, p. 57).



PELLEGRINI CON SAN CORRADO AGOSTO 2026

UNA INIZIATIVA DEVOZIONALE
INSERITA NEL RICCO PROGRAMMA AGOSTANO
DI SAN CORRADO NELLA CITTA' DI NOTO
Insieme nella notte verso il Santo



NOTO: UN CARRETTO DEDICATO A SAN CORRADO

UNA NOTIZIA DA TUTTOSUNOTO
da facebook con alcune foto

UN CARRETTO SICILIANO
PER SAN CORRADO
Opera del restauro minuzioso del devoto netino
Giuseppe Troìa

il meraviglioso Carretto Siciliano decorato



Domenica 23 agosto alle ore 10.00 nella splendida cornice della Cattedrale di Noto, durante la Santa Messa, si terrà la Benedizione del Carretto Siciliano dedicato a San Corrado, nostro Santo Patrono.
Un’opera che racconta, attraverso le immagini e i colori della tradizione siciliana, la storia e la vita di San Corrado, custodendo nella sua bellezza un pezzo importante della memoria e della devozione della nostra città.
Un momento di fede, tradizione e cultura che unisce Noto, San Corrado e la Sicilia in un’unica straordinaria espressione della nostra identità.
Un’occasione per vivere insieme un momento speciale nel segno del nostro Santo Patrono.

ED IN AGGIUNTA DA QUESTO BLOG
una meraviglia lodevole, storica, appassionata, devozionale e di fede
grazie al devoto di S. Corrado Giuseppe Troìa da "L'Araldo di San Corrado"


L'EREMITA PENITENTE

TRA CALENDASCO E NOTO
SAN CORRADO CONFALONIERI
L'EREMITA PENITENTE
     
di Umberto Battini
    storico di S. Corrado
 
articolo dal quotidiano di Piacenza LIBERTA'
mercoledì 15 febbraio 2012
di Umberto Battini
      

La figura storica di questo Santo piacentino passa attraverso la contestualizzazione con il territorio, non ultima quella che oggi è la Via Francigena.  Difatti il nostro Santo Eremita inizia la sua avventura spirituale da quel piccolo borgo che è Calendasco: il castello e l’hospitio-romitorio. Ai nostri giorni abbiamo proprio qui sul Po, il passo francigeno detto “di Sigerico”. 

Il romitorio già verso il 1280 era retto da frà Aristide, maestro spirituale di s. Corrado e superiore del piccolo ospedale, proprio frà Aristide nel 1290 andò a Montefalco per presiedere alla costruzione del convento di s. Chiara e poi tornò a reggere la sua Comunità piacentina di fraticelli della penitenza o del terz’ordine francescano. 

Nel 1315 circa vi è l’incendio devastante causato dal Confalonieri durante la caccia, e se fino a qualche anno fa la storiografia lo indicava essere nei pressi di Celleri, basandosi solo su una tradizione, ora abbiamo il sostegno di una pergamena che ribalta e corrobora la storia. L’abbiamo rintracciata in Archivio di Stato a Parma nel fondo del monastero di Quartazzola, è una pergamena in scrittura corsiva latina datata 11 gennaio 1589. Questa investitura di un fondo terriero di 200 pertiche piacentine (circa 45 campi da calcio) ci dice che le terre in direzione di S. Nicolò a Trebbia e che coinvolgono anche il territorio di Calendasco sono chiamate “alla Brugiata”. Questo grande spazio rurale fatto di campi coltivabili, boschi  e viti con ragione possiamo intenderlo come la prova che lì un tempo vi fu un grande incendio, indicato appunto dalla toponomastica che chiama tutto quell’appezzamento “Bruciata” nonostante fosse stato terreno fertile e coltivo. 

D’altra parte anche le “case bruciate” di Celleri sono una indicazione toponomastica così come il “molino bruciato” di Calendasco. Gli Statuti piacentini più antichi, quelli del feroce Galeazzo Visconti (1322 – 1336) prevedevano per l’incendio doloso varie pene a seconda della gravità ed entità dello stesso, ma il reo poteva pagare il danno al Comune con una grande somma pari a 200 lire oppure era libero – tra virgolette - di fare una volontaria cessione di tutti i beni. Senza addentrarci nella questione, possiamo credere fosse appunto questa la pena dovuta per l’incendio del nostro santo come già la storia secolare tramanda e ancor più quella del XV e XVI secolo scritta nella lontana Noto. 

Lo sviluppo del culto al Santo Penitente ha una svolta in Piacenza nel 1611, quando giunge la lettera del 1610 scritta dai Giurati da Noto, bellissima città sicula nella quale da ormai sette secoli si conserva con somma venerazione il corpo del Confalonieri. Nella lettera si chiede di far ricerche negli archivi piacentini per scoprire quello che il santo frate “habbia molto più occultato per humiltà di quello che s’é investigato”. 

La risposta è in parte nella lettera spedita da Piacenza nel 1611 che vede gli Anziani e Priori comunicare quanto avevan potuto sapere. Allegano alla missiva una “Informatione circa l’Illustre Famiglia Confaloniera” dalla quale leggiamo testualmente che nel Monastero francescano di S. Chiara, ancor oggi visibile sullo Stradone Farnese, tra le tante cose avevan “trovato notitia di una suor Gioannina Confalloniera che specialmente viveva  nel 1340 et anco nel 1356” e che poteva essere la moglie del Santo Corrado al tempo della sua vita piacentina. 

Come detto, in questi primi decenni del 1600 assistiamo a Piacenza un rincorrersi di espressione di devozione e di propaganda del culto molto significativa a s. Corrado Confalonieri. In Cattedrale gli si erige una cappella dipinta ed ornata con altare e tutto per volontà di Gian Luigi Confalonieri, affrescata nel 1613 dal Galeani pittore di Lodi, queste belle quattro vele sono ancor oggi visibili e recentemente restaurate. Rappresentano scene basilari della Vita del Santo Eremita. Qualche anno dopo vi venne collocata una bella tela del Lanfranco, che nel periodo napoleonico fu trafugata ed ora è esposta nel museo di Lione in Francia. Anche il canonico del duomo Pier Maria Campi scrisse una Vita del Santo Corrado per assolvere alle richieste dei netini che desideravano maggiori notizie e fu pubblicata nel 1614 a Piacenza. Cosa ancor più notabile, il vescovo mons. Claudio Rangoni che era stato investito anch’egli dagli Anziani di Noto di far ricerche sul santo piacentino, suggella le ricerche storiche andando a validare di proprio pugno il Legato Sancti Conradi. Redatto nel Palazzo Episcopale dal Cancelliere e Notaio della curia il 9 agosto 1617, vede la volontà del Conte Zanardi Landi di erigere una cappella ed altare al Santo piacentino nella chiesa di Calendasco. 

Fondamento dell’atto giuridico che ha valore pubblico con proprie forme solenni, secondo le regole ferree della diplomatica, vi si afferma che i Confalonieri erano abitatori e feudatari di Calendasco; che il culto era già esistente e che andava rinvigorito proprio nel borgo citato e, si badi bene, cosa importantissima per la storiografia è che si afferma che il santo Corrado è nato fisicamente in Calendasco “in eodem loco”. Dal punto di vista storico questa è una notizia eccezionale perché và a chiudere tessere mancanti e apre ancor più a nuovi stimoli di ricerca. 

Il famoso Legato in scrittura latina, dopo aver illustrato clausole e somme circa il culto e la santa messa in onore al Santo, si conclude con la firma dei testimoni e del vescovo che “per tutti e per ognuno, e dopo aver osservate le debite formalità della legge, dalla pienezza della sua autorità Episcopale, interpose e interpone e parimenti decreta.”. E proprio Calendasco – unico caso in tutta la diocesi piacentina – lo avrà quale Patrono da quei giorni andando anche ad abbellire la cappella del Santo con  la stupenda pala che lo raffigura ormai vecchio penitente con sullo sfondo il ricordo dell’incendio frutto della sua conversione e cambiamento di vita. Purtroppo gli affreschi esistenti su alcune pareti laterali della chiesa, con scene della Vita Conradi vennero coperti da una pittura omogenea nel 1971 durante i grandi lavori di adeguamento dello spazio liturgico secondo i canoni prospettati dal Concilio Vaticano II voluti dallo storico arciprete del borgo nonché Canonico di S. Antonino don Federico Peratici. 

Oggi si ammirano di quegli anni gli affreschi del piacentino Ricchetti e in particolare il suo possente san Corrado sotto la croce posto nell’abside tra santi piacentini. La Tradizione ce lo fa conoscere come San Corrado da Piacenza, e questo giustamente perché la Casata Confalonieri possedeva anche in città in zona S. Eufemia un palazzo ed in Cattedrale si eresse la bella cappella con altare oggi demoliti, e per di più la città è indicativa di un’area facilmente individuabile da qualsiasi devoto in Italia. 

 Resta però il dato storico: la nascita fisica del Santo nel piccolo feudo e borgo di Calendasco, un dato che perlomeno non va ignorato ma anzi dovrebbe essere con serietà riconosciuto. Ma c’è pure un altro aspetto da porre sotto attenzione e che poco si è valorizzato, riguarda gli accadimenti propri del 1300 e che ebbero anche una ripercussione su coloro i quali vivevano da laici convertiti e penitenti come il nostro Corrado. Il papa Giovanni XXII nel 1318 con una bolla aveva scomunicato i frati dissidenti detti volgarmente “spirituali” facilmente confondibili per tipologia d’abito con i fratres de la penitentia francescani. 

Già nel 1312 un folto gruppo di questi era fuggito, con altri del nord Italia, in Sicilia terra poi d’elezione del nostro eremita. Se Corrado nel 1315 vive la famigerata causa dell’incendio, da una parte lo vediamo essere sotto il martello e l’incudine, perché egli è guelfo e quindi schierato con la Chiesa diversamente dal Galeazzo Visconti ghibellino, però allo stesso tempo veste l’abito bigio penitenziale terziario confuso con quello degli “eretici” che, lo sappiamo dal frate Aristide, seguiva la Regola del 1289 per i laici religiosi, la famosissima Supra Montem di papa Niccolò IV. Nel contempo la confusione era estrema: anche i Poveri Eremiti del frate Clareno furono sciolti ed il pasticcio tra Beghini e Spirituali era talmente esteso che con una altra bolla del 1319 lo stesso papa Giovanni XXII dovette difendere e proteggere ufficialmente i Penitenti e Terziari francescani dicendo che non andavano confusi con i ribelli. Ed anche la cosiddetta faccenda Templare coinvolge gli anni corradiani; l’istruttoria contro i frati Templari si aprì nel 1307 e si concluse nel 1312. 

Come sappiamo i templari di Piacenza furono tutti assolti dall’accusa di eresia nel 1310 ed anzi già nel 1304, al primo sentore di cattive notizie a loro riguardo, avevano donato i loro beni ai domenicani piacentini. Era questo il clima politico-sociale e religioso che vigeva quando san Corrado ebbe il suo incontro con quelli che la Vita Conradi più antica, il manoscritto netino del XIV secolo, diceva esser stati poviri et servituri di Deu. 

Altra questione sul fuoco – termine adatto per una santo “incendiario” - è quella dell’iter della sua beatificazione e poi santificazione. A Noto, e per fortuna proprio là, diremmo oggi rileggendo i fatti e la storia, in quella lontana città ove visse da eremita nella grotta dei Pizzoni, alla sua morte avvenuta nella tarda mattinata del 19 febbraio 1351, immediatamente ne furono riconosciute le virtù di santità; già da vivo infatti Corrado compì tanti e copiosi miracoli: primo resta quello del pane che caldo portava fuori dalla grotta ai tanti miseri e visitatori. Non avevan certo bisogno di tante altre prove i cittadini di Noto per riconoscere in lui un sant’uomo, l’avevano sperimentato da vivo e ne portavano memoria e rispetto estremi. Tralasciamo qui di approfondire ulteriori fatti venuti da Noto e atteniamoci alla sua patria piacentina. 

Nei secoli successivi, durante l’iter diciamo “romano” della causa, un aspetto che la storiografia corradiana non prende in considerazione e che mettiamo sul piatto, è strettamente connesso ai suoi discendenti di Piacenza e Calendasco nel particolare. Infatti nel 1547 il duca Pierluigi Farnese fu assassinato a Piacenza e tra i Nobili cospiratori è anche Giovan Luigi Confalonieri feudatario di Calendasco. 

Il Duca sappiamo che era figlio di papa Paolo III e la famiglia Farnese una delle più in vista a Roma. Dopo varie vicende si arrivò alla confisca dei beni dei congiurati e tra questi quelli appartenuti appunto anche al Confalonieri assassino, tutto questo circa quaranta anni dopo il fatto. In Archivio di Stato di Parma abbiamo consultato gli atti della confisca e tra i beni che possedeva a Calendasco il feudatario Giovan Luigi Confalonieri e suoi fratelli, vi è anche una parte di quello che è l’hospitio posto in “Co’ di Borgo” cioè all’inizio del paese come è ancora attualmente oggi visibile. 

I beni sono acquistati dallo Zanardi Landi e con quella fortissima somma il congiurato in questione è costretto al bando da Piacenza e portarsi a Milano. Casi della storia: Giovan Luigi Confalonieri, colui che circa cinquant’anni prima uccise il Duca piacentino, nei primi anni del 1600 fu fatto Capitano di Giustizia a Milano. Questa sintesi per far comprendere con logica come mai l’iter di santità del nostro Eremita non potè che concludersi in pieno seicento; la macchia della Casata dei Confalonieri d’aver ucciso il figlio di Paolo III si trascinò certamente per anni, anche come memoria nella stessa Curia Vaticana.

 La causa per la santità cominciata a Noto nel 1485, poi sospesa, vede la conferma del culto nel 1515 per mano di papa Leone X; la conclusione per brevità possiamo porla con la bolla di papa Urbano VIII che nel 1625 concede al Ministro Generale dei Frati Minori Cappuccini di celebrare la festa del Santo Corrado in tutto l’Ordine francescano dell’orbe. Intanto restiamo in attesa del gemellaggio tra le diocesi di Piacenza e Noto auspicando che la cosa non si risolva in sola retorica e a beneficio dei soliti noti ma che possa coinvolgere appieno tutti quei devoti che in vario modo amano e studiano questa bella figura di Santo.

articolo dal quotidiano di Piacenza LIBERTA'
di mercoledì 15 febbraio 2012
di Umberto Battini
 
 

SAN CORRADO INCISIONE DEL 1700

incisione del '700 un particolare elaborato dall'intera immagine


RACCOLTA CIBO SAN CORRADO AGOSTO 2026

LE CESTE DEL PANE DI SAN CORRADO
LA RACCOLTA ALIMENTARE DI NOTO
Una raccolta generosa di ben 2685 kg 

Come ogni anno, come è ad ogni festa Patronale di Noto di San Corrado, la Raccolta Alimentare a favore della Bottega Solidale, che distribuirà i prodotti a chi ne ha più bisogno, è stata un grande successo.
Generosità a larghe mani del popolo devoto netino, dono spontaneo, commovente, che ripercorre le gesta di quel Santo Eremita che è S. Corrado.

LA GENEROSITA' DEL POPOLO NETINO
Le "Ceste" del Pane corradiano si sono riempite anche in questa occasione, e sono un atto concreto, visibile e umano che intercetta e ripropone quello che il Patrono attuava durante la sua Vita esemplare in quella Valle dei Miracoli netina, così cara ai fedeli.






COME NOI ERI CARNE E OSSA

PATRONO POTENTE E AMATO
SAN CORRADO UOMO COME NOI

E' il Cielo la dimora ultima e tu ce la indichi

PROTEGGI I TUOI FEDELI DI NOTO
E DI TUTTO IL MONDO 


 

TRASLAZIONE E PROCESSIONI AGOSTO 2026

IL PROGRAMMA DELLA FESTA DI NOTO PER SAN CORRADO RIGUARDA TUTTO IL MESE DI AGOSTO
 
QUI SOTTO GLI ATTI LITURGICI E DI CULTO PRINCIPALI
 

 

PROGRAMMA AGOSTO 2026 SAN CORRADO

IL PROGRAMMA COMPLETO
DELLA PATRONALE D'AGOSTO
CITTA' DI NOTO 2026
 
LE IMMAGINI DELL'AVVISO SACRO
 
 
 

 

 

 

Per approfondire

  • visita www.araldosancorrado.org
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  • San Corrado Confalonieri è stato un penitente, terziario francescano, vissuto da eremita in Noto, nella Valle dei Tre Pizzoni dentro ad una grotta