SI LASCIO’ CADERE SULLE GINOCCHIA
IMPOTENTE DAVANTI A S. CORRADO
La testimonianza del Vescovo di Siracusa
di Umberto Battini
Studioso di S. Corrado Confalonieri
Proponiamo
un completamento di dati e fatti per la corretta interpretazione del
documento letterario della Vita di S. Corrado dedotta dagli Annales
Minores voll. 4 del 1637 scritta da
Luca Wadding uno degli storici francescani tra i più autorevoli mai
esistiti e per completezza e verifica troverete anche l’immagine del
testo che andremo ad analizzare nel dettaglio.
In
questo breve saggio voglio portare all’attenzione quella parte che
riguarda il fatto della visita inaspettata a S. Corrado del vescovo di
Siracusa e quindi darne una sana lettura
per comprenderla nel dettaglio: qui il miracolo del pane avviene sotto
gli occhi dell’Autorità della Chiesa e il suo avallo determina già in
nuce la futura certa elevazione tra i Santi dell’Eremita
piacentino.
Troppe
voci gli arrivavano all’orecchio dai suoi sottoposti e così nello
sfarzo della sua posizione decide di muovere tutto il suo staff (per
dirla alla moderna) per andare
da Siracusa a Noto, là tra quei monti dove pare viva in una grotta tra
la folta vegetazione bagnata da una piccola fiumara, un frate eremita
con poteri particolari.
Per
farla breve: il Vescovo siracusano - perchè a quel tempo Noto ricadeva
sotto a quella diocesi - arriva là per fare una esplorazione
di presenza in cerca della verità e visitarne la dimora e ad antrum perrexit
(ed entra nell’antro, nella grotta) mentre Corrado è assente, e quindi
qual momento migliore per fare un’ispezione proprio a quell’antro
e le parole hanno un peso: infatti antro significa letteralmente cavità profonda e oscura nel fianco d'un monte o d'una roccia; grotta, caverna.
Già
così rende l’idea di come sia un luogo umile, semplicissimo, quasi
inadatto alla vita di un uomo e il Vescovo perlustra la grotta,
rapidamente, perchè è
una grotta piccola e inospitale e vede che non contiene mobilio (suppellectilis nihil) ed anche niente cibi ne cotti ne crudi pronti da cucinare, insomma in questa speluncam nudam
cioè antro scuro quasi pauroso completamente vuoto egli trova solo una
zucca per tenervi l’acqua da bere, e vede che non c’è il letto e neanche
uno sgabello, ma c’è solo
un unico ambiente, completamente vuoto, freddo, scuro e inospitale.
A
quel secolo la grotta aveva ancora ovviamente la parete del monte con
ricavata la piccola porta e una finestrella per l’aria, diversamente dal
poi quando venne costruito circa
250 anni fa il Santuario per inglobarla abbattendo la parete frontale
per poter mostrare il resto dell’anfratto così come ancor oggi lo
vediamo.
Questa
che segue è la testimonianza di quello che il Vescovo trova in quel
luogo e già da questa prima impressione si avvede che molto di quello
che gli dicevano di questo
strano personaggio vivente lì tra la natura impervia, era una
esagerazione, infatti come poteva un uomo che faceva una tal vita rozza e
solitaria essere un pericolo per la religione?
Perchè
noi dobbiamo essere scaltri e leggere in questo fatto della visita
vescovile un tentativo di inquisizione, non siate ingenui dal credere
che tutto questo apparato si sia
messo in movimento così senza un solido motivo: da Siracusa a Noto
(Antica ndr) ci voleva un giorno di viaggio a cavallo, con carri e
uomini per trasportare ciò che era utile al Vescovo ed anche un manipolo
di
soldati a protezione, questo era quel mondo medievale che ben gli
storici ci han descritto.
Finalmente,
leggiamo dal testo, arriva Corrado, e si avvede di tutto questo
trambusto intorno alla sua grotta e come si accorge che si trattava del
Vescovo, senza indugio gli si getta
davanti in ginocchio e gli chiede la benedizione quindi i due iniziano a
discorrere, ed immaginiamo delle tante domande che gli sian state
rivolte e da come poi si evolve questo momento, si capisce chiaramente
che ormai nel
Vescovo è caduta ogni reticenza verso questo frate che considera solo un
sempliciotto desideroso di vita in solitudine in modo molto povero ma
anche però secondo una visione cristiana, difatti il Vescovo nota
che come gesto primo, Corrado si era gettato in ginocchio onorando sia
la sua persona ma anche ciò che rappresentava: il Pastore del gregge
cristiano.
A
questo punto, passata qualche ora della mattinata, viene ordinato ai
servitori di preparare sul campo un desinare al quale Corrado è
invitato, anche perchè, dice ancora
il Vescovo, aveva notato che non aveva proprio niente da mangiare di
nessun genere e desidera averlo alla sua mensa: Nihil, frater Conrade tu habes in cella...
e adesso va prestata molta attenzione al racconto storico, perchè tutta
la vicenda che stiamo narrando ha un valore storico e letterale, perché
le parole del Vescovo si fanno
più pacate, difatti stavolta si rivolge a Corrado parlando non più del
suo antro ma della sua cella, cioè camera, cappella, luogo che tutto sommato non è più così desolato visto il buon fine e il buon
carattere di colui che l’abita, e la cella è la casa per eccellenza dell’eremita cristiano.
Infatti ben sappiamo che con Guglielmo Buccheri, appena arrivato a Noto, S. Corrado và ad abitare presso le celle
che eran al di sotto le mura del castello, le celle sono luoghi
semplici ma benedetti e gli abitanti di Noto, sia nobili che popolani,
sapevano che chi le abitava eran
uomini di fede ed alla ricerca di penitenza e solitudine, uomini
religiosi e buoni, da non molestare.
E
il Vescovo continua e dice: Io vengo qui da te, di persona (parole che
son da intendere: Io il Vescovo, con tutto questo apparato, dovendo
affrontare un viaggio e disagi e magari potendo
far altro di più utile ndr) e tu non hai nulla da offrire al tuo ospite
illustre? - intendendo se stesso, con queste poche parole il Vescovo sta
facendo facile ironia verso Corrado: quello che capiamo tra le righe è
questo: “Io il tuo Vescovo, nobile e importante, faccio questo viaggio,
vengo qui credendo di trovar chissà che ed invece mi ritrovo una speloca
vuota e scura, abbandonata tra i monti e la natura selvaggia ed
abitata da un poveraccio, umile ma con un’ideale religioso e buono, e
che nemmeno può offrirmi qualcosa da metter sotto i denti ne da bere,
perchè una misera zucca con poca acqua dentro pende appesa nell’antro!”.
Ma Corrado, uomo semplice ma di rara intelligenza, alacri animo e hilari facie cioè prontamente senza indugio (alacri animo) e di buon umore, mostrando nell’aspetto e negli atti l’interna contentezza (hilari facie) gli dice: Aspetta o signore ad allontanarti! Vedo cosa trovo qui dentro per servirti!
E
il racconto adesso non indugia perchè si arriva a risolvere tutto
questo fatto del Vescovo scomodato quasi per nulla e si passa a
concretizzare tutto quello che fino ad ora abbiamo
letto di questo fatto storico: esce (Corrado dalla grotta ndr) con
quattro candide e bollenti (appena sfornate ndr) focacce (placentas=focacce) dal gusto buonissimo come è ben testimoniato.
In
questo fatto miracoloso e concreto, perchè le focacce calde, bianche e
gustose son lì davanti dopo che fin a poco prima quel luogo pareva solo
un buio e desolato antro
inospitale, c’è tutto quello che è un giudizio della Chiesa stessa,
nella persona del Vescovo che è una autorità con diritto di giudizio
inappellabile e che viene umanizzato dopo che incontra
l’uomo Corrado, discutendo con lui, e infine vivendo un fatto miracoloso
in prima persona ma non solo visivamente ma anche concretamente perchè
quelle focacce sono mangiate e sono buonissime e servite lì
in diretta, senza possibilità di obiezione: il miracolo c’è ed è
avvenuto lì, sotto agli occhi increduli di quella gente.
Obstupefactus Episcopus: il Vescovo è sbalordito, stordito e buttato in ginocchio di peso, (in genua provolutus)
e stavolta è lui che si piega davanti a quello che fino a poco prima
considerava un semplicione devoto, e vede che questo pane viene dal
cielo non c’è
altro modo, e ne è testimone e anche lo può mangiare e gustare e senza
nessuna scusa, mostrando qui il Vescovo onestà ammette che Dio è
presente e opera nell’uomo Beato (nel senso di santo
ndr) che completamente si affida appunto a Dio Padre, riconosce di
fatto la santità di Corrado, in quel momento, da vivo!
Questo
fatto storico particolare può essere il paradigma, cioè il modello per
poter dire senza pericolo di smentita che San Corrado è uomo di Dio,
annullato in ogni
suo rapporto col mondo se non come Patrono intercessore e la figura del
Vescovo che vede e testimonia quel fatto è già un dato storico della
Chiesa che testimonia che l’Eremita della Valle dei Miracoli
di Noto è un Santo per davvero, ma di quelli potenti e concreti perchè
da quella grotta è uscito pane messo dal Cielo, dalle mani e per mezzo
del nostro Patrono.
Panem tanquam de caelo missum reverenter accepit!
testo di studio storico di Umberto Battini