SAN CORRADO DATI STORICI IMPORTANTI
RICERCA E VERITA'
VANNO DI PARI PASSO
San Corrado Confalonieri e Calendasco, tanta documentazione inedita emersa dagli archivi
Ma la ricerca d'archivio a chi è riservata? A qualche privilegiato?
No! La ricerca d'archivio è aperta a tutti, chiunque può andare in
Archivio di Stato a Piacenza e Parma o Milano e fare una ricerca
storica.
E' quello che iniziai quasi 30 anni fa, così ho fatto io!
Sacrificando il tempo libero per dedicarmi alla polvere di queste carte
preziose, facendole passare una ad una, a volte con successo a volte
invece senza risultati.
Ma a furia di ricercare le carte sono saltate fuori!
Basta andare tra le carte antiche e impolverarsi le mani, sfogliare
carte raccolte in faldoni. Basta avere la voglia di guardare tra libri,
fogli, e cartelle e leggere le carte e sperare di ritrovarci qualcosa di
importante o utile allo studio.
Intanto bisogna ribadire che
Calendasco vanta oltre 400 anni di Patronato di San Corrado! Cioè è Patrono e
Protettore di questo comune e di questa gente piacentina calendaschese
da più di quattro secoli!
La Tradizione storica indica in Calendasco il
convento del Gorgolare ove erano i frati penitenti terziari che
accolgono San Corrado dopo l'incendio!
Lo hanno scritto fior fiore
di storici antichi. E sempre a Calendasco nel 1290 il Santo Terziario
francescano è nato nella camera superiore che dà sulla caminata magna
del castello dei Confalonieri del paese.
Ma dove è scritto?
E'
scritto in carte d'archivio nel Fondo Notarile dell'Archivio di Stato di
Piacenza e in quello della Parrocchia di Calendasco, precisamente nel
documento detto Legato Sancti Conradi del 9 agosto 1617.
Scritto dal notaio e cancelliere della Curia vescovile di Piacenza dentro al Palazzo del vescovo di Piacenza!
L'atto è degno di fede perchè scritto da notaio di Curia davanti a
testimoni e sottoscritto e firmato dal Vescovo di Piacenza in persona!
Vi si legge che i Confalonieri erano da secoli feudatari di Calendasco e
che proprio a Calendasco San Corrado ha avuto la sua origine terrena e
che ne è Patrono!
Anche il castello lo testimonia nella sua struttura:
il cassonato ligneo del 1300 del soffitto è tutto tappezzato dallo
stemma dei Confalonieri.
Genericamente a Noto si è sempre detto S. Corrado essere di Piacenza, ma va da sè che è una informazione fittizia, fatta perchè non c'erano notizie certe e ovviamente a Noto, a quei tempi antichi presero per riferimento la città capoluogo dell'Emilia, ove il Santo era originario.
Non avendo
notizie a quel tempo, così come è certo, ma sapendo i netini che era
piacentino, venne semplice dirlo nativo della città! In effetti a Noto
come avrebbero potuto immaginare che era feudatario di un luogo vicino a
Piacenza, era molto più semplice parlare della città.
Lo studio che ho
potuto fare mi testimonia la feudalità dei Confalonieri a Calendasco per
almeno oltre i 200 anni e lo possiamo leggere in carte di notaio antiche, e
anche vedere nella struttura guelfa del castello del paese e negli
affreschi dello stemma della Casata Confalonieri che sono pitturati.
![]() |
| una pagina del Legato Sancti Conradi del 1617 |
Un qualsiasi storico serio non metterà mai in discussione un documento di notaio curiale del genere!
Solo la mancanza di buona fede o di ignoranza delle regole di come era redatto un documento di notaio con valore legale, può portare a dire che quello che è scritto nel Legato non corrisponde al vero!
Viva San Corrado nato a Calendasco nel 1290 nel castello e nato a vita spirituale nel romitorio del paese dei francescani nell'anno 1315!
Scrissero tre lettere: una agli Anziani del Comune di Piacenza, una al Duca Farnese ed una al Vescovo di Piacenza.
E' stato scritto dal Notaio e Cancelliere della Curia vescovile di Piacenza propria nel Palazzo del Vescovo il 9 agosto 1617.
Tra i Testimoni convenuti anche il Vescovo in persona che alla fine sottoscrive l'atto diplomatico notarile approvandolo e firmandolo.
Alla pagina 12 si possono leggere tradotte dal latino, delle affermazioni inportantissime!
Cioè che San Corrado Confalonieri, che già era Patrono di Calendasco, nello stesso paese vi era nato fisicamente!
![]() |
| particolare del Romitorio ospitale di Calendasco oggi abitazione privata |
Quello che viene trascritto è la sintesi di una ricerca storica fatta a
quel tempo, infatti viene messo nero su bianco tradotto dal latino che
"dopo una ricerca sulla vita fisica" su S. Corrado "ut in eius
vita publica tipis mandata videre est" - si può con certezza dire che
"San Corrado è nato fisicamente nello stesso luogo di Calendasco" e cioè che "in
eodem loco iste Sanctus ut praefertur, vitam terrenam duxit" cioè nello
stesso paese di Calendasco - ut praefertur cioè come è accertato! ha
avuto la sua origine terrena!
E la parola "eodem" cioè "nello stesso luogo" viene tutta intorno puntinata per dare vigore a quanto affermato!
Nello stesso luogo "eodem" ove è Patrono (riferito a Calendasco) il Santo è anche nato, qui ha avuto l'origine terrena!
Un atto notarile fatto in curia vescovile di questo tipo non può in nessun modo essere messo in discussione.
Un qualsiasi storico serio mai si sognerebbe di negare quanto in una
carta del genere viene scritto e affermato, proprio perchè è un
documento ufficiale di Notaio e Cancelliere e fatto davanti a testimoni e
allo stesso Vescovo di Piacenza che addirittura "loda, approva e firma"
tutto!
E' un atto diplomatico notarile in latino.
Si comprende quindi
che fino al 1617 la dicitura che San Corrado era nato a Piacenza era
solo fittizia, e proprio da Noto nel 1610 gli Anziani scrivono per
chiedere più notizie certe, e il Vescovo di Piacenza le fa fare e le
mette nero su bianco, per mano del Notaio e tutto avviene nello stesso palazzo
vescovile!
Se le cose fossero state diverse avrebbe evitato di
scriverlo, e maggiore importanza è il fatto che ad affermarlo è proprio
l'Autorità religiosa cioè il Vescovo!
A Calendasco San Corrado
avevano appurato che vi era nato perchè avevano fatto indagini - ut in eius
vita publica tipis mandata videre est!
Per dovere di serietà, di
buona fede bisogna accettare senza dubbio alcuno quello che fu ricercato
storicamente a quel tempo, e su espressa richiesta di Noto!
E da oltre 400 anni ormai questo è scritto e affermato, inoltre la certezza storica che già
avevamo nel piacentino, era il convento dove si ritirò nel 1315 già
nominato da storici antichissimi, e altro dato inoppugnabile è che
Calendasco vanta ben 400 anni di Patronato, cioè Protettore del
paese e della gente di questo luogo.
Anzi dobbiamo essere fieri che sia stato fatto questo lavoro di ricerca
già nel 1617 su proposta arrivata direttamente da Noto, e che per onore
del vero va preso molto sul serio per rispetto del nostro Santo Patrono.
SE COPI QUALCOSA CITA LA FONTE!
IL CAMPI DI PIACENZA
immagine fatta con IA da Umberto Battini 
LIBRO DEL 1890 DI NOTO
«…chi
non vede che nella
sua
fronte,
e
nella
sua
prima sillaba porta scolpito il cuore ? le
seguenti poi in
due maniere possono con la
prima congiungersi: Cor
rado, questa
è la prima; Cor addo,
questa é la seconda:
nella prima si fa menzione
di togliere e di radere: ed
ecco l'offizio dello
Scultore; nella seconda di aggiungere,
ed ecco quello del Pittore. E
meritamente ambidue nel
l'istesso nome comprendonsi :
perché sogliono andar
sempre congiunte quest'arti,
e non toglie mai Dio, se
non per dare.
Su
dunque, veggiamo
come il cuor di
Corrado
fu disposta materia per ricevere, e come in
fatti ricevè
gli effetti meravigliosi, benché fra lor diversi, della scultura e della
pittura del celeste Artefice, che ad
imitazione poi di
lui,
apprenderemo anche noi, la maniera
di renderci capaci di così gran bene.»
A
fronte di questa analisi del nome Corrado, rimane
pressoché
sbiadito il pensiero suggerito al panegirista
dal cognome Confalonieri.
«....
lascio l'esser egli
(San
Corrado)
germe di nobilissima radice,
che fu la famiglia
Confalonieri, e per
antichità, e per numero d'uomini
illustri nelle lettere, e
nell'armi, ben degna di portare
fra l'altre il
Confalone… »
Degna di tutto il resto è la descrizione dell' incendio.
LA BRUCIATA
La causa che spinge il nobile Corrado a dare una svolta alla sua vita è collegata senza ombra di dubbio al fatto dell’incendio che provocò durante una battuta di caccia.
La famiglia del santo era guelfa, intimamente legata alla chiesa piacentina e molto vicina ai francescani.
La Tradizione dell’incendio, che si è tramandata da secoli nel piacentino, narra di due possibili luoghi: la località Case Bruciate di Travazzano nei pressi di Carpaneto – ove i Confalonieri possedevano una Casa Torre con delle terre presso Celleri – oppure il Villa Campadone – luogo vicino a Calendasco e rientrante nel feudo che gli stessi qui avevano.
Un ‘molino brugiato’ c’è anche nei pressi dello stesso paese e proprio ove nel 1805 le mappe catastali napoleoniche indicano il “molino Raffoni”, quello legato alla tradizione del gorgolare.
Ma anche una nuova ipotesi per collocare l’incendio causato dal giovane san Corrado può aggiungersi a queste: infatti non molto lontano da Calendasco, a pochi chilometri – (circa quattro) - in direzione di San Nicolò a Trebbia, esiste una località chiamata ‘la Bruciata’ di antica memoria.
Il fatto eccezionale è dato da una pergamena dell’11 gennaio 1589: è una investitura di un fondo terriero di 200 pertiche fatta dai monaci di Quartazzola (località a pochi chilometri da Piacenza posta non molto lontano dal fiume Trebbia) ad un certo Cesare Viustino che è erede del fu Alfonso.
La pergamena riporta che le terre sono poste nel territorio di Calendasco, in direzione di San Nicolò e nel luogo detto “alla Brugiata”: una vasta area agricola coltivata di ben 200 pertiche (pensate che un campo da calcio è di circa 4 pertiche piacentine).
A diritto questo grande spazio rurale fatto di campi coltivabili, vitigni e zone a bosco può essere ritenuto il luogo dell’incendio di san Corrado Confalonieri? A mio avviso si, con un buon margine di possibilità, data dalla ragionevolezza che una così vasta possessione terriera sia ricordata nel ‘500 con il nome ‘Bruciata’, sintomo che lì vi fu nei tempi andati un possente incendio che ancora segnava la toponomastica e la memoria della gente.
Per restare in argomento una carta sempre dei frati Bernardini di Quartazzola del 23 giugno 1654 testimonia del fitto di terre ad un certo signor Viustino (discendente dell’altro prima citato) poste alla “Bre” in territorio di Calendasco che sono al ridosso confinale con i paesi di San Nicolò e Santimento.
ROMITORIO
Il primo ad occuparsene nel 1568 è lo storico di Noto, Girolamo Pugliese, in uno dei suoi libri studio dedicati al patrono di quella città sicula, che ne detiene il santo corpo. Nel borgo sul fiume Po a Calendasco, fino a pochi anni fa esisteva ancora, sebbene dismesso, il mulino sul rivo Confaloniero, da qualche decennio completamente intubato. Praticamente dietro all’attuale palazzo del Comune costruito proprio un secolo fa sul prato annesso al mulino, come risulta ad esempio dall’estimo napoleonico.
L’antico luogo ancora nel 1800 denominato “molino Baffoni” che ne era il proprietario, aveva il canale delle acque che andava a girare a gomito proprio in prossimità dell’antico ospedale medievale.
Da questo inconfondibile rumore delle acque, che si infrangevano in questa curva, il nome particolare e locale di “ospitio del gorgolare”, prodotto appunto dal gorgoglio delle acque.
Tra gli storici che citano il luogo, caro quindi anche a San Corrado per la sua conversione, un importante volume edito nel 1935 a Macerata, scritto dallo storico Raniero Luconi dove leggiamo che “al principio del trecento esisteva a Piacenza, in un luogo detto Gorgolare, una comunità di eremiti sotto l’obbedienza di frate Aristide” il superiore proprio del piccolo convento ospedale per pellegrini del borgo.
Sempre in un volume degli “Acta selecta” francescani edito a Roma nel 1944 si cita “l’eremitorio del Gorgolare dove S. Corrado Confalonieri prese l’abito per mano di fra Aristide”. Altra citazione viene dallo storico Raffaele Pazzelli che nel volume stampato in Roma nel 1958 dalla Curia Generalizia del Tor francescano cita testualmente, censendo tutti i luoghi terziari in Italia: “il terzo luogo di cui ci è stata tramandata la memoria è il convento eremitaggio di Calendasco presso Piacenza” posto proprio al ridosso del canale del mulino.
Ma notevole rimane anche lo studio di Giovanni Parisi in un volume titolato “San Corrado Confalonieri Patrono di Noto” stampato a Torino dalla editrice Carteggio nel 1960. Scrive lo storico: “nel luogo ove sorge l’attuale Calendasco... molti anni prima dei fatti del nostro Corrado era in gran fama un convento eremitaggio di terziari” e dopo una sua personale visita al luogo prima della stesura del volume, poté quindi anche scrivere altre precise notazioni storiche.
Sulla base di deduzioni e documentazione scrive l’autorevolissimo storico Parisi: “siamo d’avviso che il romitorio detto del Gorgolare veniva a trovarsi proprio all’inizio dell’attuale Calendasco... il pozzo, la cantina, le scale ci dicono chiaramente nei loro avanzi che si tratta di un vero e proprio romitorio”.
Uguale avviso esprime lo storico Francesco Bordoni nel suo studio del 1658 ci lascia scritto: “Gorgolarii conventus in diocesi Placentinam” nel quale vivono frati dediti a penitenze e assistenza.
In poche parole, qui citando solo alcuni tra coloro che occupandosi di storia antica francescana, vanno a corroborare della certa vitalità di questo medievale luogo che ha però una fondazione addirittura in tempo longobardo, come da recente documentazione emersa.
Insomma la posizione addossata all’antico rivo macinatorio del mulino, con piega a gomito davanti all’antico sito, è una bella prova storica della toponomastica che anticamente sopravviveva, e purtroppo nei secoli andata dimenticata con il disuso dell’ospedale francigeno.
Ma la cosa notevole è che anche in mappe conservate in Archivio di Stato di Parma è possibile vedere chiaramente distinto questo luogo accanto al borgo di Calendasco con segnalato proprio il rivo che gira a gomito e prosegue verso il castello andando ad alimentare il fossato che lo circondava.
La terra piacentina è ricca di piccoli luoghi densi di storia, forse in parte andata dimenticata, trascurata, ma che ha lasciato tracce certe nella memoria scritta nei possenti studi di storici dei quali forse neanche sapevamo l’esistenza.
SAN CORRADO L'INCENDIO E LA CONVERSIONE
SAN CORRADO
VITA DI SAN CORRADO
DONO DEL CILIO 2015
Per approfondire
- visita www.araldosancorrado.org
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- L'Araldo di San Corrado è il Collegamento Devozionale Italiano dei Devoti e Fedeli del Santo piacentino morto a Noto il 19 febbraio 1351 e nato in Calendasco (Piacenza) nel 1290
- San Corrado Confalonieri è stato un penitente, terziario francescano, vissuto da eremita in Noto, nella Valle dei Tre Pizzoni dentro ad una grotta

























