LETTURE DEL BLOG N. 187.000




Per meglio comprendere il fenomeno penitenziale
francescano cui aderì anche San Corrado
è disponibile questo volume di grande formato
che raccoglie le Fonti storiche del Duecento
per la cura di Lino Temperini


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Noto. La grotta di san Corrado
al santuario dei Pizzoni

foto: la santa grotta di San Corrado



Nella testata di Cava d’Ispica, sant’Ilarione (sec. IV) dimorò in una grotta sull’alto di una rupe che diede il nome alla località Scalauruni (Scala Ilarionis), mentre a Scicli san Guglielmo (+ 1404) visse in una grotta-celletta accanto alla chiesa di s. Maria della Pietà (s. Maria La Nova). Più conosciuta nella stessa zona [del Val di Noto] rimane la grotta di s. Corrado nel santuario della Valle dei Pizzoni, luogo privilegiato di preghiera, di penitenza e di carità.
La grotta di San Corrado - ‘cuore’ della religiosità netina - ci é «sacra» per la presenza orante del santo patrono (+ 19.02.1351). La più antica biografia del santo, scritta in dialetto locale, annota che «lu beatu Corradu nisciu fora di la terra di Nothu et andau a lu desertu ad un locu ki avìa nomu ‘li Piczi’, undi esti una cava. Et illocu accuminzau a fari la sua vita plui àspira…ki multi agenti andavanu a vidiri pir grandi divocioni et illu com chera benigna richipìa ad omne unu».

Questa vita più austera (plui àspira et plui dura) nel santo eremita difendeva il suo diritto ad un più personale incontro con Cristo. Infatti l’uomo per sua natura è un essere che dice relazione alla comunità ed è anche un solitario che porta in sé l’impronta della vita intima con Dio. San Corrado in tal modo non si separava dalla comune condizione cristiana. Egli fu scelto dallo Spirito per essere tra noi un supplemento di adorazione in mancanza della quale la Chiesa, anche oggi, non potrebbe sostenere senza grave pericolo lo slancio dinamico che la spinge nel cuore nelle masse umane. L’eremita evangelizza nel silenzio e l’andare degli apostoli e dei missionari è anche manifestazione ed esplosione di questa ricchezza interiore che è fatta di mistero, di adorazione e di amore. San Corrado con volto sorridente (cum chera benigna) accoglieva tutti, perché si sentiva unito ai fratelli, ai quali fu largo di aiuti e di consigli spirituali, di intercessione e di miracoli.

Con san Pier Damiani il nostro santo poteva dire: «Anche se, per la solitudine fisica, può sembrare che ci siamo allontanati dalla comunità ecclesiale, per il sacramento invisibile dell’Unità le siamo sempre presenti in massimo grado». Nella ricerca e nell’approfondimento di Dio l’umile eremita piacentino dei Pizzoni si sentiva più vicino agli altri: visse così perché ci amava tutti.
Al visitatore attento la grotta di s. Corrado può ricordare il primato della preghiera e del Vangelo, che offre la sintesi tra la fede in Dio e il servizio del prossimo incominciando dagli ultimi. Da secoli questa venerata grotta è luogo rispettato. Custodito già dagli ‘eremiti di S. Corrado’ è tutt’oggi meta di pellegrini e di visitatori. A questa venerata grotta «ci si acchiana(va) per circa deci scaluni» (doc. del 1595). L’attuale santuario che la custodisce e l’adiacente eremo inferiore vennero edificati nel 1751, IV centenario della morte del santo, per iniziativa del ven. fra Girolamo Terzo. I Padri e i Frati eremiti Orionini hanno retto il Santuario dal 1939 al 1993; oggi ne hanno zelante cura i PP. Francescani Conventuali.
Il responsabile impegno adulto e il ricupero giovanile dei valori fondamentali del vivere civile (grazie anche al contributo educativo della Scuola) assicurano una migliore custodia, valorizzazione e fruizione del nostro invidiabile ambiente storico-artistico-civico-religioso netino a tutto vantaggio culturale ed economico della comunità cittadina.

Nel 2001 il Trio Jubal ha eseguito con successo «Corrado Confalonieri l’Eremita dei Pizzoni», poemetto magistralmente musicato da don Salvatore Rametta. Se è vero che la musica rasserena e fa rivivere interiormente, andiamo a riascoltare - nel cd – la melodiosa corale ‘Valle dei Pizzoni’: «Valle misteriosa dei Pizzoni / luogo di silenzio e di preghiera, / terra benedetta dal Signore, / oasi di pace e santità. // Lembo sei di cielo sulla terra, / dove ci s’incontra col Signore, / valle rivestita di splendore, / valle profumata di virtù. // Valle misteriosa dei Pizzoni!».


Sac. Salvatore Guastella



Statua di San Corrado pellegrino
missionario tra il nostro popolo


All’uscita nord di Noto, in contrada S. Giovanni Lardìa, la Villa Lina-Rosina dei coniugi Comm. Paolo Morilla capitano di Fregata e Rosina Montoneri è una delle tante nell’agro netino, ma vi si scorge una simpatica originalità, unica, per i viali…marittimi, che ricordano le navi più prestigiose dei 44 anni vissuti da Morilla in Marina; e ci dà l’impressione di essere come in mare aperto, seduti sulla tolda di una delle prestigiose navi della Marina Militare Italiana. Infatti gli slarghi e i viali sono diventati: piazzetta del Marinaio, piazzale Nave Duilio, viale Cacciatorpediniere Impetuoso, viale Dragamine Gelsomino, viale Corvetta Minerva… Al sogno marinaro si aggiunge l’estasi dell’arte sacra, espressa con gusto agreste nelle due cappelline, espressione popolare della religiosità netina: la prima è dedicata alla Madonna Scala del Paradiso e l’altra al patrono San Corrado Confalonieri.
In questa seconda cappellina il pomeriggio del 6 agosto 2001 venne intronizzata la statua di San Corrado pellegrino (cm. 85), benedetta dal vescovo Mons. Giuseppe Malandrino.
«A me devoto del Santo – afferma il Morilla – mancava una statua da sistemare nella cappella votiva esistente in villa. Proprio nel 1999 vengo a conoscenza del Prof. Antonio Papa, musicista e scultore residente a Surano (Lecce). Dopo i primi contatti telefonici, durante una breve permanenza dell’artista a Noto, ne parliamo e gli ordino la realizzazione di una statua di S. Corrado (cm. 85), che mi è stata consegnata il 17 febbraio del 2000. (Anno Santo giubilare): quindi porterà il nome di San Corrado pellegrino. Dire che la statua è bella, è poco; bisogna ammettere che è commovente, familiare, unica».



Sac. Salvatore Guastella



Immagini 'dedicate' ai Devoti di San Corrado di Calendasco sono state inviate dell'Amico Devoto Salvatore Sessa







Per meglio comprendere il fenomeno penitenziale
francescano cui aderì anche San Corrado
è disponibile questo volume di grande formato
che raccoglie le Fonti storiche del Duecento
per la cura di Lino Temperini





BIOGRAFIA CORRADIANA



Affresco di San Corrado col saio color cenere e incendio con cane da caccia
in SS. Cosma e Damiano in Roma
Curia Generalizia del TOR francescano

* Da “Il grande libro dei Santi. Dizionario enciclopedico”. Milano, San Paolo 1998, vol. 2° pp. 485-486.

Corrado Confalonieri
1290ca. – laico – festa 19 febbraio

Il resoconto più attendibile della vita di S. Corrado è la Vita beati Corradi di anonimo, databile tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo. I dettagli aggiunti da tutti i biografi successivi – con la possibile eccezione dell’opera ancora inedita di Antonio Venuto Vita beati Conradi haeremite, che sembra fsr riferimento ad una fonte precedente ora persa – sono, per la maggior parte, il prodotto di equivoci e luoghi comuni agiografici. La data di nascita approssimativa di Corrado, sulla quale la Vita beati Corradi originale tace del tutto, è stata confermata da un esame scientifico del corpo del santo, condotto nel 1989.
Corrado nacque in una nobile famiglia, dal nome non specifico, a Piacenza. G. Pugliese fu il primo a identificare il cognome con Confalonieri (canto X, verso 43). La decisione di Corrado di ritirarsi dal mondo avvenne in conseguenza di un incidente: si trovava a caccia quando un incendio, inizialmente appiccato per far uscire allo scoperto alcuni conigli, sfuggì al suo controllo distruggendo alcuni edifici alla periferia della città. Apprendendo che un innocente stava per essere giustiziato per aver appiccato il fuoco, Corrado confessò la sua colpa e subì la confisca di tutte le sue proprietà. Costretto a mendicare cibo e riparo, si diede alla vita di penitente errante (ca. 1329). Che si sia aggregato a una comunità di terziari francescani in un luogo vicino Piacenza chiamato Gorgolara (identificato dagli studiosi moderni con Calendasco o Borgo Val di Taro) è un particolare sostenuto solo da Puglisi (canto II, verso 6). Il matrimonio di Corrado con una certa Eufrosina, che in seguito alla decisione di suo marito di rinunciare al mondo sarebbe entrata in un monastero di clarisse, è anch’esso un dettaglio aggiunto più tardi da Vincenzo Littara nel 1608. Dopo un viaggio che lo portò di sicuro a Roma, Corrado verso il 1331 arrivò a Noto in Sicilia, dove si fermò per un paio di anni prima di trasferirsi in un luogo solitario chiamato Pizzoni, a quattro chilometro e mezzo a sud-est della cittadina. Qui visse da eremita fino alla morte, avvenuta il 19 febbraio 1351, ed è a questo periodo che risale la fama di santo penitente e guaritore (avrebbe sanato pubblicamente un ragazzino malato di ernia).
Il primo riferimento relativamente sicuro al culto locale del santo menziona la celebrazione della sua festa da parte dei netini nel 1425 circa, mentre una testimonianza ufficiale di quarantadue miracoli avvenuti per intercessione di Corrado – ventitré riferiti a guarigione di ernie – fu registrata nel 1485. Il 12 luglio 1515 papa Leone X ordinò che venisse realizzata un’altra raccolta di testimonianze in quello stesso anno. In seguito al buon esito di questa, Leone X si impegnò a confermare la venerazione di Corrado nella diocesi di Siracusa “come Beato non canonizzato”. Paolo III allargò il culto all’intera Sicilia il 30 ottobre 1544 e, in seguito alla riscoperta di Corrado da parte della sua terra natale ad opera del piacentino Pietro Maria Campi all’inizio del 1600, il culto fu esteso alla diocesi di Piacenza e nel 1609 fu approvato che venissero lette le lezioni nel giorno della sua festa. Infine, il 12 settembre 1625, Urbano VIII concesse ai francescani di tutto il mondo il diritto di recitare l’ufficio divino di Corrado nella medesima ricorrenza.
Oggi il culto di Corrado è fiorente soprattutto a Noto, dove la processione dell’arca d’argento del XVI secolo contenente il suo corpo (ora custodito nella chiesa cattedrale) è accompagnata da danzatori che portano i caratteristici ‘cilii’ (ceri). Nel 1751 fu costruita una chiesa nel suo eremo. Il santo è tradizionalmente invocato per guarire l’ernia.
Dal punto di vista iconografico Corrado non ha un simbolo particolare; a volte è ritratto con un cane (un’allusione al ruolo che la caccia ebbe nella sua conversione; cfr. sant’Eustachio) ma più frequentemente come un eremita con in mano un bastone pastorale o un rosario.

S. Ditchfield


* Dalla “Bibliotheca Sanctorum”, Istituto Giovanni XXIII, Roma 1987, vol. IV pp. 212-213.

Corrado Cofalonieri di Piacenza
Patrono di Noto, santo

Nato nel 1290 (meno probabile la data del 1284), si dedicò alle armi; nel 1313, durante una partita di caccia, ordinò di appiccare il fuoco per snidare la selvaggina. Le fiamme, levatesi alte, devastarono messi e casolari, di cui i proprietari reclamarono il risarcimento. Il governatore di Piacenza, Galeazzo Visconti, fece condannare a morte un uomo, trovato sul luogo, di nulla colpevole; Corrado allora si presentò spontaneamente e confessò quanto gli era accaduto, dicendosi pronto a riparare i danni, come fece, riducendosi in povertà. Dopo ciò, la sua sposa Eufrosina entrò nel monastero francescano di S. Chiara a Piacenza, mentre egli scelse il Terz’Ordine francescano di Calendasco (1315). In cerca di solitudine, dopo aver peregrinato a Roma e in altri luoghi, nel 1343 si diresse a Noto in Sicilia, dove abitò prima nelle celle della chiesa del Ss. Crocifisso, poi, infastidito dalle frequenti visite, nella solitaria grotta dei Pizzoni, che il popolo chiamerà poi col suo nome. Morì il 19 febbraio 1351 e fu sepolto nella chiesa di S. Nicolò. Dopo la ricognizione canonica del 1485, il suo corpo venne collocato in un’arca d’argento.
Il culto fu confermato il 12 luglio 1515 per la diocesi di Siracusa, esteso il 30 novembre 1544 a tutta la Sicilia. Il 12 settembre 1625 Urbano VIII concesse l’ufficio e la Messa propria agli Ordini Francescani..
Il 19 maggio 1844 la chiesa di S. Nicolò divenne cattedrale della nuova diocesi di Noto; nel 1751 nel sacro romitorio era sorta la chiesa a custodia della s. grotta.; chiesa eretta a parrocchia nel 1925.

Enrico Sigona


* Dalla stessa “Bibliotheca Sanctorum”, pp. 213.214.

Folklore La festa di S. Corrado è celebrata con solennità in due paesi siciliani: a Noto e ad Avola […e, ormai, anche a Pachino]. A Noto i devoti portano i cilii (ceri) nel giorno anniversario della morte di Corrado, si affollano intorno all’urna del santo, sostenuta da portatori in camice bianco. A gara con loro si agitavano un tempo le madri dei bambini erniosi, poiché Corrado era ritenuto gran taumaturgo contro questo male.
In Avola la celebrazione religiosa era preceduta da una corsa al lume di fiaccole dietro ad un drappo rosso e oggi da una finta battaglia fra assalitori e difensori, armati di lance e scimitarre. Entrambi questi ‘giochi’ intendevano rievocare una scorreria di saraceni dalla quale il santo avrebbe salvato il paese. L’arriggirata di San Currau è invece il cambiamento di direzione cui è soggetta la ‘bara’ del santo, portata in processione allorché giunge alla chiesa di S. Antonio. Qui alcuni fedeli vietano l’accesso del santo, il cui volto, grazie ad un antico congegno meccanico “si scolora dispiaciuto”. Allora si riporta la bara’ all’ultima chiesa e da questa di nuovo a S. Antonio, dove il santo entra questa volta senza difficoltà. La scena doveva ispirarsi all’origine a qualche difficoltà di trasporto di reliquie o ad antichi contrasti tra Noto ed Avola. Di uno di questi abbiamo notizia dalla stessa storia di s. Corrado, secondo cui si accese una gara attorno al corpo del santo eremita, non riuscendo a sollevarlo gli avolesi e riuscendovi i notinesi.
Presso Noto, nella grotta del santo, si indica una pietra recante l’impronta delle sue ginocchia.


Maria Vittoria Bandi






Segnaliamo che:

A proposito di San Corrado, e della "dimenticanza" della sua santa memoria,
nel Direttorio della Regione Pastorale Emilia-Romagna nell'anno 2007-2008, torna esemplare far presente che i PP Cappuccini dell'Emilia-Romagna nel loro Calendario-Almanacco Francescano "Frate Tempo 2009", il 19 febbraio segnalano immancabilmente SAN CORRADO CONFALONIERI!




IL VESCOVO DI PIACENZA

CERCARE LE NOSTRE RADICI
PER CAPIRE CHI SIAMO E
RAFFORZARE LA NOSTRA IDENTITA'


Il Vescovo di Piacenza, Ecc.mo mons. Gianni Ambrosio, durante la Santa Messa di domenica 12 ottobre 2008 nella chiesa diocesana nel paese di Monastero di Morfasso (Piacenza), nella bella omelia ha ricordato come sia importante per mantenere viva la fede cristiana, il mantenere le nostre radici.

Quali devoti e fedeli di San Corrado, anche noi accogliamo queste parole del Pastore della Diocesi di Piacenza-Bobbio, terra natia di San Corrado.


Anzi, vogliamo così sperare che il nostro appello affinchè quest'anno Pastorale appena
iniziato, non veda dimenticata nel Direttorio della Regione Emilia-Romagna la memoria per la Diocesi piacentina, del nostro amatissimo Santo Patrono!

Le parole di un Pastore sono vero nutrimento del fedele e ci
incoraggiano nel perseverare a mantenere vivissima l'amore e la devozione verso il Patrono che ci unisce, da Noto a Calendasco, terre predilette della radice umana dell'amato San Corrado Confalonieri.




il bel volume sul Santo - Edizioni Paoline
di Salvatore Guastella

Un articolo apparso sul numero del 16 marzo 2008

de “ La Vita Diocesana” periodico della Diocesi di Noto


Sito web a Porto Alegre (Brasile)

Il Beato Antonio di Avola e Noto

detto l’Etiope o ‘de Categerò’

www.categero.org.br

(nei LINK del sito del Brasile è segnalato anche L'Araldo di San Corrado)

«Se WWW indica, nel particolare tipo di linguaggio cui Internet ci sta ormai abituando, una possibilità di comunicazione pressoché illimitata [la sigla sta per World Wide Web, cioè Rete vasta quanto il mondo], quel divino “Io sono la Via, la Verità e la Vita (Gv 14,6) evoca, con le sue tre VVV, la rete evangelica vasta quanto il mondo» (Graziano Borgonovo).

In merito mi è gradito segnalare i due devozionali siti web netini…fuori Diocesi :

araldosancorrado.blogspot.com curato a Calendasco piacentino da Umberto Battini, che diffonde notizie e aggiornamenti sul santo eremita Corrado Confalonieri patrono di Noto;

www.categero.org.br curato a Porto Alegre (Brasile) da Vanderlei Pinheiro, director do Jornal Correiro Brigadiano, promotore della «Devoçao a Categerò».

Il Beato Antonio, detto l’Etiope o di Categerò (per la sua origine africana) è nato a Barce di Cirene (Libia) verso il 1490. Rapito dai pirati, è reso schiavo domestico prima ad Avola, dove si converte al cristianesimo e frequenta la chiesa di Santa Venera; e poi a Noto, dove i suoi padroni lo rendono libero: «Non vogliamo avere per schiavo colui che Dio ha per amico».

Antonio si offre a servire i carcerati e i malati, poi sceglie la vita eremitica nel deserto dei Pizzoni a S. Corrado di fuori. Periodicamente scende a Noto per accostarsi ai sacramenti e raccogliere elemosine per i poveri. Il 14 marzo 1550 egli rende l’anima a Dio. Il suo sepolcro in S. Maria di Gesù diviene subito meta di pellegrinaggi e di grazie. Nel 1611 viene data licenza di divulgarne l’immagine con l’aureola di Beato. Nel secolo XVII l’esemplarità della sua vita viene proposta soprattutto ai negri schiavizzati in Brasile dall’Africa: là è invocato “Santo Antōnio de Categerò”.

In occasione del Convegno diocesano (Noto, 11-12 gennaio 1992) su «Accogliere gli immigrati oggi», Il B. Antonio è stato scelto come Protettore della Caritas Diocesana di Noto.

L’arca con il suo corpo si venera nella cappella delle Suore Francescane dell’Immacolata di Lipari a Noto. Nel 2005 il vescovo Giuseppe Malandrino ha donato una reliquia insigne del Beato alla Parrocchia S. Venera di Avola.

«Auspico che gli esempi di santità e di carità del fratello negro Antonio Etiope facciano rivivere l’accoglienza di ogni uomo» (Giovanni Paolo II).

Salvatore Guastella



L'Araldo di San Corrado
un articolo che ci rende orgogliosi del lavoro fatto




a firma di mons. Salvatore Guastella al quale ci unisce una ultra-decennale
amicizia ed affetto nella devozione al comune Patrono della
terra netina e piacentina,
leggete tra i testi di questo sito la bella
intervista a mons. Guastella
circa la devozione ed il rapporto fra Piacenza e Noto


per leggere il testo cliccate sull'immagine
e si aprirà in formato adatto



L'appello accolto dalla Stampa piacentina

l'articolo pubblicato nelle pagine della vita cittadina di Piacenza




«Corrado, santo dimenticato»

Sparito dal calendario regionale. Appello dei fedeli ai vescovi




Per un anno i vescovi dell'Emilia-Romagna si sono "dimenticati" di San Corrado non inserendolo nel calendario liturgico regionale. Per un anno i devoti sono rimasti zitti, masticando amaro per la dimenticanza, ma rimanendo nell'obbedienza. Oggi, alla vigilia della pubblicazione del nuovo direttorio, escono allo scoperto e rivolgono un appello ai presuli affinché la memoria venga ripristinata. «È una memoria facoltativa ma nel direttorio nazionale c'è sempre stata e non capisco perché in quella regionale San Corrado ogni tanto scompaia». A parlare è Umberto Battini, piacentino, sacrestano del Duomo di Fidenza, nonchè legatus itineris della Compagnia di Sigerico, il gruppo che in provincia raccoglie i devoti a San Corrado. «La Regione Pastorale Emilia-Romagna - spiega Battini - pubblica ogni anno, per mandato dei vescovi, il direttorio e calendario liturgico». Si tratta di una guida-calendario che serve alle parrocchie di ogni diocesi per indicare quale tipo di messa va fatta ogni giorno dell'anno.«Purtroppo nel direttorio 2007/2008 - evidenzia Battini - al 19 febbraio, Festa di San Corrado, non c'è più niente, si riporta solo: Febbraio 2008-19 martedì, feria (verde) colore liturgico, messa a scelta, lez. feriale». Il sacerdote celebra la messa con i paramenti verdi senza fare menzione della solennità di San Corrado perché il calendario non lo dice. Diversamente, come fa notare la Compagnia di Sigerico, il direttorio 2006-2007. «Il Calendario riportava: Liturgia ore della feria, Febbraio 2007 -19 lunedì, feria (verde) colore liturgico, messa a scelta, lez. feriale; Piacenza-Bobbio: memoria di San Corrado Confalonieri, eremita (bianco), messa e Liturgia ore della memoria; frati minori dell'Emilia Romagna: memoria di San Corrado da Piacenza, O F S (bianco)». Il che significa che nella diocesi di Piacenza-Bobbio e i frati minori dell'Emilia Romagna celebrano la solennità di San Corrado indossando paramenti specifici, di colore bianco.Da qui nasce l'appello affinché la ricorrenza del santo sia inserita nel calendario liturgico regionale per l'anno 2008-2009. Un appello riportato anche sul sito dei devoti a San Corrado (araldosancorrado.blogspot.com) che unisce sul web i devoti, da Calendasco (dove nacque San Corrado Confalonieri nel 1290) a Noto (dove morì nel 1351). «Già una volta, quattro o cinque anni fa - ricorda Battini -, si era verificata un'omissione del genere. Avevamo elevato una specifica perorazione alla casa editrice e l'anno successivo San Corrado era stato ripristinato».


Federico Frighi


articolo tratto da LIBERTA' quotidiano di Piacenza di venerdì 3 ottobre 2008





Una cartolina da NOTO ai Devoti del mondo




Appello per l'anno 2008 - 2009


Rimettiamo la memoria del Santo nel Calendario Liturgico della regione E. Romagna





San Corrado tolto dal calendario dei santi della Regione Emilia Romagna.




La Regione Pastorale Emilia-Romagna pubblica ogni anno per mandato dei VESCOVI della Regione il DIRETTORIO e CALENDARIO LITURGICO 2007-2008, quest’anno siamo nell’ANNO A – Domenicale e Festivo, ANNO II° Feriale “per annum”.




Il DIRETTORIO serve ad ogni parrocchia di ogni Diocesi della Regione per indicare quale tipo di messa va fatta ogni giorno dell’anno, ad esempio ‘per annum’ o festivo o memoria semplice o obbligata etc.







Purtroppo nel Direttorio 2007/2008 al 19 febbraio Festa di SAN CORRADO


non c’è più niente, si riporta solo:


Febbraio 2008 19 MARTEDI’




FERIA (verde) colore liturgico


Messa a scelta


Lez. Feriale




Mentre nel 2007


il Calendario riportava:


Liturgia ore della feria


Febbraio 2007 19 LUNEDI’




FERIA (verde) colore liturgico


Messa a scelta


Lez. Feriale




Liturgia ore della feria




PIACENZA-BOBBIO


Memoria di San Corrado Confalonieri, eremita (bianco)


Messa e Liturgia ore della memoria




FRATI MINORI DELL’EMILIA ROMAGNA


Memoria di S. Corrado da Piacenza, O F S (bianco)




Appello per l'anno 2008 - 2009


Rimettiamo la memoria del Santo nel Calendario Liturgico della regione E. Romagna






vecchia cartolina di Noto




Le foto
i luoghi

usate liberamente quelle inserite
citando magari questo sito come provenienza
L'Araldo di San Corrado web






SEGNALAZIONE A TUTTI I DEVOTI

Chiesa Netina in FESTA

Sua Ecc. Rev.ma Mons. Mariano Crociata
Vescovo della Città e Diocesi di Noto
eletto Segretario Generale
della Conferenza Episcopale Italiana

Auguri a Mons. Mariano ed alla Chiesa Netina
da tutti i Devoti e Fedeli di San Corrado
In Italia e nel mondo



E’ l’unico paese piacentino con San Corrado quale Patrono

un vanto e un privilegio che ha da 400 anni


CALENDASCO

Un piccolo scrigno appoggiato al Po


Vi spieghiamo noi perchè amiamo la città di NOTO


I devoti della Parrocchia e del borgo di Calendasco inviano questa

Lettera Aperta a tutti gli Amici e Devoti netini



Ormai da circa un decennio, noi devoti di S. Corrado Confalonieri di Calendasco, con l’appoggio dei parroci che si sono succeduti alla guida della nostra Parrocchia, abbiamo voluto con tutto il cuore incrementare il culto al Patrono. Cominciammo la rivalutazione sia del culto che della storia corradiane grazie all’amicizia che instaurammo con il padre francescano Gabriele Andreozzi TOR(1917-+2006); fu sempre lui ad avvicinarci a “Noto”, regalandoci la preziosissima amicizia con un sacerdote netino residente in Roma, mons. Salvatore Guastella, che ancor oggi con visibilissimo orgoglio è tra le più insigni ed importanti amicizie in San Corrado comune nostro Patrono, che noi calendaschesi possiamo vantare, assieme al nostro rispettato e benamato padre Lino Temperini TOR, anch’egli figura per noi preminente ed indispensabile.

Con sforzo e tenacia, essendo noi cresciuti ‘a pane e San Corrado’ negli anni ’60 e ’70 grazie alla continuata devozione inculcateci dal nostro arciprete don Federico Peratici, abbiamo potuto realizzare qui, nel piacentino, ben 5 Convegni di Studio sul Santo Patrono, altre iniziative culturali, e non ultima la importante pubblicazione dei due volumi di studi, con materiale inedito rinvenuto negli Archivi. Siamo consapevoli che la ricerca storica sul Nobile Confalonieri toccava a studiosi piacentini proprio per quel che riguardava il periodo della sua vita nobiliare in questa terra, feudatario fedelissimo alla Chiesa locale.

Ma noi di Calendasco siamo figli privilegiati di questa devozione: infatti siamo l’unico borgo piacentino che lo ha assurto quale Celeste Patrono da quando nel primo 1600 si seppe ufficialmente del Santo Eremita morto nella lontana Sicilia, presso Noto. Da quattrocento (400) anni è Patrono di Calendasco! E abbiamo nell’Archivio Parrocchiale la documentazione della antichissima e ultra centenaria Confraternita dedicata al Santo Corrado! E possiamo vantare una bellissima tela seicentesca posta nell’altare al Patrono, eretto nel 1617!

E vantiamo con orgoglio che i Confalonieri per almeno 200 anni furono buoni feudatari di questo luogo, vivendo nel maestoso castello che ancora oggi abbraccia sui fianchi la nostra bella chiesa!

E vantiamo due reliquie del Santo: un pezzo d’osso del braccio inviato in Piacenza nel 1600 e l’Insigne Pollice della mano sinistra, donato a fine 1800 dal Vescovo di Noto Ecc.mo mons. Giovanni Blandini!

E vantiamo l’hospitale-romitorio per pellegrini, che fu dei Penitenti francescani e luogo del ritiro del Santo Corrado alla sua conversione dopo il travaglio dell’incendio!

E vantiamo la nascita fisica, l’origine terrena del Santo in Calendasco, così come è scritto nel documento che il vescovo di Piacenza approva dopo averne autenticato la verità, nel 1617!

E vantiamo la memoria storica e quella più recente di noi devoti di Calendasco, della bella e importante Sagra tenuta in occasione della Festa Patronale del 19 febbraio!

Questi narrati sono alcuni dei motivi per i quali ci sentiamo debitori a Noto!

Ecco perchè amiamo la città di Noto!

Perchè da Noto nei secoli ci è giunta una Devozione ed una esemplare Venerazione verso il nostro Comune Patrono: è grazie agli Amici Devoti della terra di Sicilia, riconosciuti nei netinesi, che noi a Calendasco abbiamo potuto nei secoli conoscere, amare e accenderci di un orgoglio profondo, perchè siamo consapevoli che l’avere venerato a Noto con questa forte fede il modello virtuoso che ci dona San Corrado, è stato anche per noi esempio fortissimo! Sappiamo benissimo della grande venerazione con la quale è circondato il Corpo dell’amato Santo, che quale prezioso tesoro è esposto alla pubblica fede nella maestosa Cattedrale della vostra Ingegnosa città!

E siamo debitori di fortissima riconoscenza a tutti i grandi Devoti e storici sia della netina terra che dell’Ordine al quale lo stesso nostro Patrono appartenne quale Terziario, cioè il Terzo Ordine Francescano oggi Regolare.

Ecco perchè amiamo la città di Noto!

Perchè la città di Noto, nei suoi Devoti, divide con noi di Calendasco la parte più importante e significativa di tutta la vicenda terrena del Santo Eremita: se in Calendasco nacque alla vita terrena ed in quella spirituale tra i Terziari nel romitorio, a Noto nella Valle dei Pizzoni, in quella grotta ancora oggi Reliquia Insigne e testimonianza di un fatto, San Corrado nostro Patrono Comune, portò a compimento il suo itinerario dello spirito, guadagnando il Paradiso e la santità! E voi genti di Noto, da subito vedeste in San Corrado un’anima mite e buona, dedita alle virtù cristiane, e da allora l’avete amato, onorato e preso quale esempio e ottimo Protettore!

Per questo e per tante altre begli esempi che da Noto ci sono arrivati ed ancora ci soccorrono, noi Devoti e Amici di Calendasco vi siamo riconoscenti e desideriamo con tutto il nostro cuore sentirci parte con voi tutti nell’esemplificare la Devozione che ci accomuna nel riverente rispetto verso l’Autorità Religiosa netina e piacentina.

E tante sarebbero ancora le parole d’affetto riferite alla compartecipazione verso colui che è il nostro faro e guida nella società in cui viviamo e che ci fa essere sempre più dei migliori cristiani e cattolici, padri e madri, lavoratori e studenti, insomma sappiamo che in San Corrado Confalonieri noi riceviamo una sperimentatissima protezione!

Un saluto caro a tutti voi.

I Devoti e gli Amici di Calendasco

della nostra Parrocchia ove è Patrono Santo Corrado

e dalle aggregazioni tutte





La VITA del Santo


Il Sacerdote e Fra Michele Lombardo erano indubbiamente due persone che meritavano fede, e poichè la loro Vita scritta, si direbbe oggi, con la qualità di Commissari, fu presentata ai giurati e riconosciuta soddisfacente, sino al punto da conservarla con le reliquie del Santo, non si esagera se si considera quale “Vita ufficiale di Noto”.

Testo estratto dallo scritto del can mons. Nunzio Zappulla, pag. 26 “S. Corrado Confalonieri – come e perchè venne a Noto”


Ed oggi possiamo usare la stessa autorevolezza del ragionamento di mons. Zappulla di Noto per affermare che il “Legato di S. Corrado” di Piacenza avvalorato dallo stesso Vescovo della Città, certifichi, dopo che è stato redatto e riconosciuto degno nei suoi enunciati, della nascita fisica del Santo a Calendasco di Piacenza, e quindi anch’esso documento assurge a Atto ufficiale per Piacenza.



Umberto Battini




L’INCENDIO


di Umberto Battini
agiografo di San Corrado


La causa che spinge il nobile Corrado a dare una svolta alla sua vita è collegata senza ombra di dubbio al fatto dell’incendio che provocò durante una battuta di caccia. Siccome fu incolpato del danno un innocente contadino, Corrado lo fa liberare ammettendo la colpa: lui è il colpevole e lui è l’uomo da punire. Gli antichi Statuti piacentini sono da datare al 1322-36, Galeazzo I Visconti milanese e Signore di Piacenza morì nel 1328, gli studiosi propendono perché “una compilazione di norme da lui ordinata, potrebbe essere avvenuta soltanto nel periodo fra il 29 dicembre 1322 in cui ritornò al potere, e il 1327 in cui ne fu deposto. In questo arco di tempo cade appunto la compilazione del 1323 cui si aggiunsero altre norme che risultano confermate nel 1336 da Azzone Visconti... ed altre ancora poste sotto gli anni 1341-1342” e proprio queste antiche leggi trattano anche dell’incendio: “Munita di sanzione penale era soltanto la norma relativa all’incendio doloso, e la pena variava a seconda dell’entità del danno arrecato... tuttavia il condannato poteva sottrarsi alla pena corporale pagando al Comune la somma di 200 lire entro quindici giorni dalla condanna, e risarcendo completamente il danno”. Per la cessione dei beni in caso di dover pagare per un danno causato, quale appunto l’incendio, oltre alla forma della espropriazione dei beni da parte del potere civile, poteva essere attuata “la volontaria cessione di tutti i beni da parte del debitore”.
La famiglia del santo era guelfa, intimamente legata alla chiesa piacentina e molto vicina ai francescani. Nello stesso borgo di Calendasco esisteva una piccola comunità di frati laici della Penitenza, cioè del Terzo Ordine francescano che erano conosciuti per il loro modo di vivere in povertà al servizio di tutti, anche dallo stesso giovane Corrado.
La Tradizione dell’incendio, che si è tramandata da secoli nel piacentino, narra di due possibili luoghi: la località Case Bruciate di Travazzano nei pressi di Carpaneto – ove i Confalonieri possedevano una Casa Torre con delle terre presso Celleri – oppure il Villa Campadone – luogo vicino a Calendasco e rientrante nel feudo che gli stessi qui avevano.
Un ‘molino brugiato’ c’è anche nei pressi dello stesso paese e proprio ove nel 1805 le mappe catastali napoleoniche indicano il “molino Raffoni”, quello legato alla tradizione del gorgolare. Il molino bruciato posto a Calendasco confina con la strata levata, cioè la strada che è rialzata proprio per far sì che il rivo macinatore possa far quel salto necessario a smuovere la grande pala del molino.
Ma anche una nuova ipotesi per collocare l’incendio causato dal giovane san Corrado può aggiungersi a queste: infatti non molto lontano da Calendasco, a pochi chilometri – (circa quattro) - in direzione di San Nicolò a Trebbia, esiste una località chiamata ‘la Bruciata’ di antica memoria.
Il fatto eccezionale è dato da una pergamena dell’11 gennaio 1589: è una investitura di un fondo terriero di 200 pertiche fatta dai monaci di Quartazzola (località a pochi chilometri da Piacenza posta non molto lontano dal fiume Trebbia) ad un certo Cesare Viustino che è erede del fu Alfonso.
La pergamena riporta che le terre sono poste nel territorio di Calendasco, in direzione di San Nicolò e nel luogo detto “alla Brugiata”: una vasta area agricola coltivata di ben 200 pertiche (pensate che un campo da calcio è di circa 4 pertiche piacentine).
A diritto questo grande spazio rurale fatto di campi coltivabili, vitigni e zone a bosco può essere ritenuto il luogo dell’incendio di san Corrado Confalonieri? A mio avviso si, con un buon margine di possibilità, data dalla ragionevolezza che una così vasta possessione terriera sia ricordata nel ‘500 con il nome ‘Bruciata’, sintomo che lì vi fu nei tempi andati un possente incendio che ancora segnava la toponomastica e la memoria della gente.
Per restare in argomento una carta sempre dei frati Bernardini di Quartazzola del 23 giugno 1654 testimonia del fitto di terre ad un certo signor Viustino (discendente dell’altro prima citato) poste alla “Bre” in territorio di Calendasco che sono al ridosso confinale con i paesi di San Nicolò e Santimento.A buon diritto ritengo che se la certezza per l’incendio corradiano non è possibile darla per scontata, tutto quello che la vecchia storiografia dava come unico dato, cioè citando solo ed esclusivamente quale posto del danno ‘le Case Bruciate’ dell’area di Travazzano, sia da ritenere sorpassata e ampiamente messa in discussione dai nuovi dati storici inediti che ho rintracciato in Archivio di Stato di Parma e Piacenza: cioè il molino Bruciato di Calendasco e soprattutto l’area agricola nel territorio dello stesso Calendasco chiamata ancora nel 1589 la Bruciata, ha più valore storico per crederla area dell’incendio corradiano, al contrario di quello che può essere un toponimo relativo a delle poche case andate bruciate.



Note al testo

GIACOMO MANFREDI Gli Statuti di Piacenza del 1391 e i Decreti Viscontei, a cura della Banca di Piacenza, Unione Tipografica Editrice Piacentina, Piacenza 1972; pagg.12-13; ringrazio per avermi permesso di consultare l’importante volume il Sig. Romano Gobbi attento cultore della storia piacentina
GIACOMO MANFREDI Gli Statuti di Piacenza del 1391 e i Decreti Viscontei, a cura della Banca di Piacenza, Unione Tipografica Editrice Piacentina, Piacenza 1972, pag.72-73
GIACOMO MANFREDI Gli Statuti di Piacenza del 1391 e i Decreti Viscontei, a cura della Banca di Piacenza, Unione Tipografica Editrice Piacentina, Piacenza 1972, pag.126-127
sull’hospitale di Calendasco che era al passo del Po sulla Via Francigena non ci sono più dubbi, già ne trattai nel II°Convegno Nazionale di Studi in onore di S. Corrado Confalonieri – Calendasco 1999 e con maggior ampiezza nella relazione che ho svolto in: III° Convegno Nazionale di Studi in onore di S. Corrado Confalonieri – Piacenza 18 marzo 2000 Auditorium S. Ilario, Partner organizzativo la Banca di Piacenza
ASPC notaio Lelio Degani pacco n.15393, ove una carta del 1653 cita appunto il molino brugiato in loco calendaschi e la strada levata o rialzata.
ASPR Convento di Quartazzola di S. Maria e S. Salvatore, pergamena in corsiva latina, pacco LXXVII 1, doc. del 11 gennaio 1589; sempre nel Fondo di questo Convento una pergamena del 14 febbraio 1277 tratta di una pecia terra culta que est quatuor jugera che è posta in Capitis Trebie,cioè Cò Trebbia (vecchia) luogo in cui sorge la famosa abbazia dipendente da S. Sisto di Piacenza ove si tennero le Diete del Barbarossa nel 1158
anche questa pergamena è un inedito da me rinvenuto in quanto nessuno aveva mai dato peso al fatto che in essa si trattasse di questa area agricola detta ‘bruciata’
ASPR Convento di Quartazzola di S. Maria e S. Salvatore pacco LXXVII 1 – AI° AII°, pergamena n.19

dal volume AA.VV. "San Corrado Confalonieri - i documenti inediti piacentini"
edizioni Compagnia di Sigerico 2006 - Calendasco (Pc)


San Corrado e Siracusa: E’ stato adempiuto in tal modo un voto

Nel Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa

Il mosaico di San Corrado Confalonieri

Dal maggio 1976 S. Corrado Confalonieri è venerato anche

nel Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa, dove gli è s

tata dedicata una cappella.

La pregevole opera musiva, eseguita

dall’Istituto Artistico Mellini di Firenze, si sviluppa su una s

uperficie di mq. 20 e la icona del Santo misura m. 3 di altezza.


Le tessere di marmo e di vetro di Murano di varie dimensioni (cm. 3x2, 2x2 e 1x2) sono policrome, rivestite sullo sfondo centrale da foglie d’oro zecchino, in massima parte martellate, per creare piani diversi ed evitare così riflessi abbaglianti. Colori predominanti sono l’avana, l’azzurro con il giallo di Siena e il rosso vivo, che dona un forte tono realistico alle volute delle fiamme.

L’artista nel riprendere la figura del Santo si è ispirato all’iconografia tradizionale del luogo ove egli visse e dove è maggiormente venerato. Il Santo giganteggia in primo piano ed ha la testa coperta da un tipico copricapo in tutto simile a quello usato fino a poco tempo addietro dai contadini del luogo. La barba fluente sul petto fa meglio risaltare gli scarni lineamenti del volto segnato dalle dure privazioni e vivificato dalla spiritualità, che emana dal suo sguardo estatico e profondo. E’ rivestito del rude saio della penitenza di colore avana-scuro e da un largo e lungo mantello dello stesso colore. Il movimento delle braccia e il cordone setoloso di cui è cinto origina un sobrio drappeggio che scende verticalmente fino a sfiorare appena i piedi scalzi. Ben in vista è la corona del rosario che dal cordone pende lungo i fianchi. Tutta la persona si sorregge con forza sulla mano destra poggiata ad un rozzo bastone da pellegrino, mentre con la mano sinistra, meno energica e quasi cadente, sostiene il libro della Parola di Dio, da cui trae

va sapienza divina e fortezza per superare le numerose difficoltà.

L’icona si staglia sullo sfondo di un cielo terso, inondato da una vasta gamma di riflessi aurei. D’ambo i lati spicca, nel vetusto stile, la leggenda in latino: Sanctus Conradus. Attorno al suo capo – quasi a rimembrare la prima festosa accoglienza di Siracusa al Santo vivente - otto bianche colombe formano una larga aureola movimentata in vario e armonioso fruscio d’ali.

Dietro il Santo, in secondo piano sul lato destro, tra rocce policrome fortemente stilizzate, una cerbiatta dalle forme scultoree ristà quasi in attesa di ordini. Sull’altro lato l’occhio può seguire lo scorrere sereno delle acque azzurre di un ruscello che tra i solchi ondosi riflette i bagliori appena percepibili delle volute di due fuochi che ardono sulla sponda. Il tutto è in armonia con la severità delle linee architettoniche della Cappella. Infatti la superficie musiva non è imprig

ionata in alcun riquadro, che anzi, proprio per non mortificare quella rude semplicità del cemento che domina in ogni struttura la vasta Cripta, presenta i bordi aritmicamente frastagliati e lascia così intravedere la continuità del gioco delle strisce che intessono, dalla volta al pavimento, tutta la parete.

E’ stato adempiuto in tal modo un voto: venerare nel Santuario siracusano l’effigie del Santo Patrono della diocesi di Noto, voto espresso molti anni fa dal vescovo Angelo Calabretta e che si è poi realizzato dal suo successore Mons. Salvatore Nicolosi, con le offerte dei notinesi e particolarmente con l’apporto generoso di alcune persone benefattrici, tramite l’interessamento del can. Enrico Sigona.


Sac. Salvatore Guastella





Per approfondire

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  • L'Araldo di San Corrado è il Collegamento Devozionale Italiano dei Devoti e Fedeli del Santo piacentino morto a Noto il 19 febbraio 1351 e nato in Calendasco (Piacenza) nel 1290
  • San Corrado Confalonieri è stato un penitente, terziario francescano, vissuto da eremita in Noto, nella Valle dei Tre Pizzoni dentro ad una grotta