La narrazione scenica della Vita di San Corrado Confalonieri – tra storia e leggenda – è immortalata nel bronzo dal basso a sinistra, e procede a serpentina da un’anta all’altra del portale sino alla sommità.
1.Corrado saluta la moglie Eufrosina e si avvia a caccia con il seguito nell’agro piacentino.
2. La selvaggina nella macchia egli cerca di snidarla col fuoco. Divampa l’incendio e Corrado corre inutilmente ai ripari.
3Corrado si presenta al governatore di Piacenza e scagiona l’innocente accusato dell’incendio. Corrado ed Eufrosina pagano i danni; il resto dei beni lo distribuiscono ai poveri.
4Corrado si fa terziario francescano ed Eufrosina clarissa. L’episodio prodigioso di «quannu l’acqua teni ‘nto pnaru» (‘quando l’acqua sta nel paniere’). Corrado pellegrino a Roma: rito penitenziale per acquistare l’indulgenza.
5Corrado si imbarca a Gaeta per Gerusalemme. A Malta poi è calunniato e cacciato, e attraversa il mare per la Sicilia sul suo mantello.
6A Palazzolo Acreide i pastori lo credono una spia travestita da frate e gli aizzano i cani che però non gli fanno male. Corrado a Noto è accolta da Giovanni Mineo nell’hospitium dove serve i poveri, è poi accolto dal netino S. Guglielmo alle celle della chiesa del Ss. Crocifisso.
7Corrado guarisce il figlio ernioso di un amico sarto. L’eremita Corrado nella grotta dei Pizzoni. L’episodio dei due fiaschi di vino. L’episodio delle due pezze di cacio.
8Corrado salva un suo devoto dal cadere in un burrone. Esorta un eremita a perseverare.. Riceve la visita del Vescovo di Siracusa. Invitato di venerdì, mangia pesce, non carne. Libera la sua grotta da un ingombrante macigno.
9Corrado va a Siracusa dal Vescovo. Guarisce un malato. Maltrattato da giovinastri, li perdona. Sfama i notinesi durante una carestia.
10.Corrado va Noto a ricevere per l’ultima volta la s. Comunione. Muore in ginocchio nella sua grotta dei Pizzoni. Un netino e un avolese se ne contendono il corpo. Traslazione del corpo del Santo alla chiesa madre dell’antica Noto.
Vi sono rappresentati tutti gli episodi salienti della Vita del Patrono. Un modo singolare e quasi unico di conoscere la storia umana e spirituale di San Corrado.
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Noto - Il Portale bronzeo della Cattedrale.
Opera di Giuseppe Pirrone
Il contenuto dei 10 doppi pannelli
La narrazione scenica della Vita di San Corrado Confalonieri – tra storia e leggenda – è immortalata nel bronzo dal basso a sinistra, e procede a serpentina da un’anta all’altra del portale sino alla sommità.
1.1 Corrado saluta la moglie Eufrosina e si avvia a caccia con il seguito nell’agro piacentino.
2.2 La selvaggina nella macchia egli cerca di snidarla col fuoco. Divampa l’incendio e Corrado corre inutilmente ai ripari.
3.3 Corrado si presenta al governatore di Piacenza e scagiona l’innocente accusato dell’incendio. Corrado ed Eufrosina pagano i danni; il resto dei beni lo distribuiscono ai poveri.
4.4 Corrado si fa terziario francescano ed Eufrosina clarissa. L’episodio prodigioso di «quannu l’acqua teni ‘nto pnaru» (‘quando l’acqua sta nel paniere’). Corrado pellegrino a Roma: rito penitenziale per acquistare l’indulgenza.
5.5 Corrado si imbarca a Gaeta per Gerusalemme. A Malta poi è calunniato e cacciato, e attraversa il mare per la Sicilia sul suo mantello.
6.6 A Palazzolo Acreide i pastori lo credono una spia travestita da frate e gli aizzano i cani che però non gli fanno male. Corrado a Noto è accolta da Giovanni Mineo nell’hospitium dove serve i poveri, è poi accolto dal netino S. Guglielmo alle celle della chiesa del Ss. Crocifisso.
7.7 Corrado guarisce il figlio ernioso di un amico sarto. L’eremita Corrado nella grotta dei Pizzoni. L’episodio dei due fiaschi di vino. L’episodio delle due pezze di cacio.
8.8 Corrado salva un suo devoto dal cadere in un burrone. Esorta un eremita a perseverare.. Riceve la visita del Vescovo di Siracusa. Invitato di venerdì, mangia pesce, non carne. Libera la sua grotta da un ingombrante macigno.
9.9 Corrado va a Siracusa dal Vescovo. Guarisce un malato. Maltrattato da giovinastri, li perdona. Sfama i notinesi durante una carestia.
10.10 Corrado va Noto a ricevere per l’ultima volta la s. Comunione. Muore in ginocchio nella sua grotta dei Pizzoni. Un netino e un avolese se ne contendono il corpo. Traslazione del corpo del Santo alla chiesa madre dell’antica Noto.
Il grandioso Portale bronzeo della Cattedrale è davvero epopea religiosa del nostro popolo e plastica bibblia dei poveri! Esso propone la lettura visiva di un messaggio di evangelizzazione e aiuta a sentire Dio vicino per vivere come i santi da amici del Signore e dei fratelli che sono nel bisogno.
Nel pannello alla base dell’anta di sinistra si legge: «Deo Optimo Maximo / In honorem S. Conradi / Netinorum Patroni / Joseph Pirrone Artifex / Dicavit».
Nel pannello alla base dell’anta di destra: «D. Salvatore Nicolosi Net. Ant. / D. Nuntio Zappulla Thes. Par. / S. Religio Hierosolymitana / Heres March. Del Castelluccio / In Mem. Posuit. A. D. MCMLXXXII»
Dati riguardanti il Portale
Progettista e scultore: Prof. Giuseppe Fortunato Pirrone (1898-1978). Altezza: m. 6,30; larghezza: m. 3,18; superficie istoriata: mq. 19,90; superficie totale: mq. 23,04; peso complessivo: c. q. 30; pannelli istoriati: n° 20; pennelli iscrizioni: n° 2; scene: episodi della Vita di San Corrado Confalonieri; personaggi scolpiti: n° 112; ditta fonditrice: Fonderia Internazionale Michelucci di Montecatini; ente finanziatore: S. M. Ordine di Malta; anno diprogettazione: 1962; anno di realizzazione: 1982; costo dell’opera: £ 80 milioni.
Sac. Salvatore Guastella
CENSIMENTO delle Immaginette sacre dedicate a San Corrado
Aggiunte tre bellissime immagini inviate da Noto dal Devoto Luigi Beltrami.
Nella foto sottostante vedete 11 tipi diversi di "santino" dedicati al nostro amato comune Patrono. Possiamo fare un 'censimento' ed una operazione a favore di tutti gli Amici Devoti: inviate una foto a questo sito, con qualche informazione, se possedete immaginette del Santo di antica data.
In questo modo aiutiamo a crescere conoscenza culturale e amore devozionale.
Tutte le immagini su questo sito sono a completa disposizione, con i testi, per chiunque desideri conoscere e diffondere il culto e la storia del Santo Eremita Corrado Confalonieri piacentino.
Scrivete alla mail penitente@alice.it oppure potete inviare via posta ordinaria una foto del vostro santino, con i vostri dati, all'indirizzo segnalato:
Romitorio San Corrado, via Mazzini 31 già strada romea, 29010 Calendasco (Piacenza)
Per qualsiasi informazione, unitamente ai Devoti di Noto, Roma ed altri luoghi, vi ringraziamo e aspettiamo collaborazione.
foto sopra: tre belle immaginette del Patrono inviate dal Devoto di Noto e Portatore dei Cilii Luigi Beltrami
foto: alla sinistra un santino tedesco del 1763 sarebbe interessante se qualche Devoto ci inviasse la traduzione della invocazione scritta
Nella prima solenne processione con l’arca del santo, che fu fatta l’anno appresso (1516), avvenne che nel passare davanti a una casa i portatori sentirono siffattamente aggravatone il peso, che dovettero deporlo, nè valevano a rilevarlo.
Erano testimone la vecchia padrona di quella casa, e parendole di indovinare la ragione di quel fatto che teneva tutti sospesi e stupiti, uscì di casa portando un vecchio bastone, e dicendo al Vescovo che guidava la processione:
“Forse il Beato Corrado rivuole la roba sua; l’ebbe non so come l’avo mio, e l’abbiamo sempre custodito con gran cura, e con esso applicato ad infermi abbiamo ottenuto assaissime grazie. Mi giudicherà indegna di più oltre tenerlo: e lo rendo, e lo dò a voi da custodire.”
Bene si appose; chè posto il bastone sopra l’arca del corpo, cessò ogni difficoltà dello smuoverlo; e racquistato il leggier peso di prima si compiè la processione.
Pel quel fatto commossi, e atterriti quanti altri in Noto custodivano il Rosario o altri oggetti che già furono del Beato, li portarono anch’essi al Vescovo, il quale ordinò, che fossero religiosamente custoditi.
E così fu fatto, nella sontuosa Cappella che era stata costruita nella Chiesa di S. Nicola ad onore del B. Corrado.
Nota al testo
La Chiesa di San Nicola con la Cappella dedicata al Santo Corrado piacentino si intende quella posta nella Noto Antica, cioè la città che andò distrutta nel terremoto del 1693. L’odierna città di Noto sorge un poco più a Valle e nuovamente in quel tempo ricostruita in luogo più solido e sicuro.
Testo tratto integralmente alla pag. 46 dal libro edito in Noto nel 1890 dalle Off. Tip. Di Fr. ZAMMIT, quarta edizione sulla ristampa con aggiunte del Cav. Bartolomeo Veratti Cameriere d’Onore di Cappa e Spada della Santità di N. S. LEONE XIII.
“Della Vita e del Culto di S. CORRADO CONFALONIERI – Cenni storici”
foto sopra: la Via S. Corrado Confalonieri a Piacenza un click sulla foto per ingrandirla
Sarebbe interessante se qualche Fedele di S. Corrado ci inviasse foto della tela di Pozzallo e quella di Palermo.
La Chiesa Madre Madonna del Rosario, a Pozzallo,edificata alla fine del XIX sec, fu dedicata inizialmente a San Pietro, in omaggio alla chiesa omonima di Modica dalla quale dipendeva e a cui doveva un "canone in cera vergine".
“dopola la porta laterale, si trova la cappella con la tela della «Gloria di San Corrado», opera di Orazio Spadaro del 1913”
___________________
Dal Volume ITINERARIO per le vie, piazze, vicoli e cortili della Città e contorni di Palermo, per Vincenzo Migliore di Siracusa, edito nel 1824 presso Giuseppe Pappalardo
Palermo Quartiere di Santa Ninfa
“Chiesa e Convento di Santa Maria degli Angeli detto la Gancìa nella Via dell’alloro o Vicolo della Gancìa, nella Cappella della Madonna di Guadalupa vi è anche il quadro di San Corrado pittura di Vincenzo Romano.”
E' UFFICIALE
Il Santuario Mariano di Lendinaraha una Cappella dedicata a San Corrado Confalonieri
L'Araldo di San Corrado continua a dimostrarsi una fucina della ricerca storica e devozionale
foto sopra: Tela con S. Bartolomeo in Gloria attribuita al Tintorettoe posta nella Cappella di S. Corrado Confalonieri
E' una notizia che già tempo fa ho avuto modo e fortuna di proporre: ma è ufficiale che nel Santuario di S. Maria del Pilastrello di Lendinara (Rovigo) la prima cappella entrando a destra, sia dedicata proprio a San Corrado Confalonieri: nome e cognome! Così riportano la Guida del Santuario e altri libri storici.
Ma, fatto ancora più bello, possiamo fare una ipotesi, per ora da verificare, ma da vagliare con attenzione! E cioè che anche la tela attribuita al Tintoretto - siamo in territorio veneto - riporti quali santi oltre al S. Bartolomeo in Gloria al centro, anche S. Benedetto alla sua sinistra e alla sua destra S. Corrado in abito francescano!
La grande pala dell'altare è però ufficialmente così descritta: S. Bartolomeo con i Santi Benedetto e il Beato Bernardo Tolomei. Il Beato Tolomei è il fondatore degli Olivetani: è storico e certissimo che egli prese la Regola di San Benedetto e scelse l'abito bianco! E così è sempre raffigurato!
In questa tela posta nella Cappella 'dicata' di San Corrado Confalonieri il Beato Tolomei appare stranamente con un saio francescano! Non con l'abito bianco con il quale è sempre rappresentato! Ecco perchè ipotizzo anche questa 'futuribile' scoperta circa la preziosa tela di Lendinara.
Potrebbe essere che i Santi rappresentati siano Corrado ed il Tolomei, che all'inizio della sua conversione si diede a vita penitente e da eremita proprio come il Confalonieri. L'angelo posto sopra a S. Benedetto o forse come ipotesi, al Beato Tolomei tiene in mano la mitria segno dell'abate: in effetti è storico che il Tolomei fu abate dalla fondazione fino alla morte: fu eletto cioè ben 27 volte, e questo segno starebbe proprio a significare questo.
Certo per ora rimane che la Cappella è dedicata al nostro amato San Corrado, sarà certamente uno stimolo capire come la devozione sia giunta in questo Convento e santuario benedettino degli Olivetani.
Umberto Battini
Tratto dalla GUIDA al SANTUARIO
Santuario di N.S. del Pilastrello - Lendinara (RO)
L'altare in marmo di Carrara è opera del milanese Paolo Sartorelli che lo installò nel 1802.
Al di sopra della mensa marmorea la pala d'altare raffigurante S. Bartolomeo in gloria, S. Benedetto, il Beato Bernardo Tolomei e i committenti Bartolomeo e Battista Malmignati (olio su tela centinata, cm. 257 x 147) attribuita a Domenico Robusti, il Tintoretto (Venezia 1560 - 1635) e databile alla fine del '500. Fra le nuvole S. Bartolomeo con lo sguardo rivolto verso la luce divina proveniente dall'alto e nella mano destra la propria pelle scorticata e il coltello del martirio. L'angelo di destra ha tra le mani la mitria del Beato Bernardo Tolomei, raffigurato in basso nella veste dell'Ordine con le mani incrociate al petto e lo sguardo rivolto verso S. Benedetto. Sotto a mezzo busto i due committenti Bartolomeo e Battista Malmignati.
Le statue raffiguranti probabilmente S. Carlo Borromeo e S. Francesco di Sales, laterali alla splendida tela, sono opera del milanese Antonio Spazzi, della scuola del veronese Zoppi (1804).
__________________ Altro testo circa il Beato Tolomei padre fondatore dei monaci Olivetani
In preda a crisi religiosa, ottenne, per intercessione della Madonna, la guarigione da una malattia agli occhi, questo lo portò ad abbandonare la città e la sua vita mondana; seguendo l’ispirazione nel 1313, anno di nuove cruente lotte fra le fazioni cittadine, Bernardo Tolomei con due concittadini i nobili Patrizio Patrizi e Ambrogio Piccolomini, lasciarono Siena ritirandosi ad Accona una proprietà dei Tolomei a 15 km dalla città.
Deposti gli abiti signorili, li sostituirono con più modesti, cambiati i nomi, si dedicarono ad una vita di preghiera, di penitenza e solitudine eremitica; sono ancora conservate le grotte di questo periodo, compresa una piccola cappella che il Tolomei si era fatto costruire.
Ma la loro vita ascetica, richiamò presso di loro molti uomini, nobili e plebei, desiderosi di associarsi alla loro vita. Bernardo che si riteneva responsabile di tutti, si rivolse al vescovo di Arezzo nella cui giurisdizione era il luogo prescelto, per avere l’autorizzazione canonica alla sua posizione e a quella di tutti gli altri.
Il 26 marzo 1319, il vescovo d’Arezzo Guido Tarlati, rilasciò a Bernardo Tolomei e Patrizio Patrizi, convenuti nell’episcopio, la ‘Charta fundations’ del nascente monastero di S. Maria di Monte Oliveto, sotto la Regola di s. Benedetto.
Fu scelto un abito bianco con l’intento di onorare la Vergine Maria a cui era devotissimo Bernardo e la cui devozione mariana rimarrà in eredità alla spiritualità della Congregazione...
foto: Siracusa Chiesa di S. Maria dei Miracoli tavola di SAN CORRADO di G. M. Trevisani, pittore veneto
di p. Antonio Panzica TOR
Dall’orgoglio liberato con i frati penitenti, tutti liberi e contenti, ora sconta il suo peccato.
Poi diventa pellegrino di Gesù innamorato con il cuor tanto infiammato dell’amore suo divino.
Pellegrino del Signore, prega sempre e gira il mondo, il divino vagabondo porta a tutti pace e amore.
Vede Roma e Terra Santa, solca il mare e sbarca a Malta, la Sicilia, terra alta, scorre e guarda tutta quanta.
Da Palermo scende a Noto dove fissa la dimora, poco pane lo ristora e un ruscello che gli è noto.
L’eremita prega e ama Gesù Cristo Salvatore Crocifisso e Redentore che gli dona pace e fama.
Fra Corrado il Crocifisso ama e prega innamorato, il suo volto estasiato su di lui ha lo sguardo fisso.
Finché vien sorella morte per condurlo nella gloria, quando al termin della storia si spalancan quelle porte.
S. Corrado dolcemente, tu se’ nostro protettore, da lassù con grande amore or proteggi la tua gente.
Questa bellissima poesia è stata musicata ed è l'Inno al Patrono che viene eseguito dalla Corale nella Chiesa e Parrocchia di S. Corrado a Siracusa. Potete ascoltarla anche visitando il sito della Parrocchia.
E' parte della nostra devozione anche conoscere almeno a linee generali, la storia dell'Ordine francescano al quale, come penitente, aderì il santo Corrado, uomo sposato, laico. Come fedeli è molto bello quindi venerare con grande rispetto anche "l'abito" religioso che gli consentì di giungere dalla conversione penitente ad una vita eremtica e santa.
Umberto Battini
BREVE STORIA
del TERZO ORDINE REGOLARE
di s. Francesco
testo estratto dal sito della Parrocchia di S. Achille - Roma, retta dai frati del TOR
a cura di p. Lino Temperini TOR
San Francesco d'Assisi e i suoi primi compagni, mossi dallo Spirito divino, attraversano campagne e città per annunciare il vangelo e sollecitare il popolo ad una vita cristiana sempre più coerente con il messaggio della salvezza.
Molta gente rimane toccata dalla viva testimonianza del Poverello e vuole seguirlo, cioè desidera comportarsi come lui nella fedeltà a Cristo e alla sua parola di vita. Francesco accoglie tutti come dono di Dio: alcuni diventano Frati minori; alcune ragazze diventano le Povere dame o Clarisse; molti uomini e donne si ispirano a Francesco senza entrare in convento, ma rimanendo nel mondo e continuando le proprie attività. Questi ultimi costituiscono il Terzo Ordine di San Francesco, detto anche Ordine Francescano della penitenza.
Il movimento del Terzo Ordine comincia nell'autunno del 1211 e si amplia nella primavera del 1212, continuando il suo prodigioso sviluppo nei decenni successivi. A tutti i suoi seguaci Francesco offre una regola di vita evangelica. Ai terziari da proposte in tre documenti molto preziosi:
La Prima Lettera ai fedeli penitenti (1215),
la Seconda Lettera ai fedeli penitenti (1221),
il Memoriale propositi (1221).
Nel 1289 il primo Papa francescano Niccolò IV vuole conferire un volto definitivo al Terzo Ordine di San Francesco riproponendo in forma più giuridica la Regola del 1221 (Memoriale propositi) e approvando esplicitamente il movimento.
Dai tempi di San Francesco in poi, alcuni Terziari, uomini e donne, manifestano il desiderio di un movimento maggiore verso la perfezione evangelica e cominciano a vivere in comunità, professando gradualmente i consigli evangelici. Alcuni prediligono la vita contemplativa e scelgono la solitudine negli eremitaggi e nella reclusione volontaria, lontana da distrazioni terrene e tutta incentrata nei misteri di Dio. Molti attendono alla opere di misericordia in ospedali per malati e anziani, oppure in ospizi per pellegrini e per itineranti, o infine gestiscono centri di accoglienza per ragazze trovatelle e per l'educazione della gioventù. Presto comincerà l'apostolato parrocchiale, la predicazione, l'insegnamento, le pubblicazioni scientifiche e religiose. Più tardi prenderà vita l'impegno missionario, sviluppato con ottimo successo in tempi recenti.
Alcune tappe storiche dell'Ordine
Nel 1295 (11 Luglio), Papa Bonifacio VIII promulga la bolla Cupientes cultum con la quale concede ai terziari Regolari, presenti in numerosi insediamenti in diverse parti, di avere propri luoghi di culto. Approva quindi lo stile di vita comunitaria e l'attività pastorale esercitata dai terziari.
Nel 1323, il Pontefice Giovanni XXII, con la bolla Altissimo in divinis (18 Novembre) ribadisce l'approvazione ecclesiastica e conferma la vita regolare intrapresa dai Terziari francescani, dichiarandola lodevole e conforme alle intenzioni di san Francesco.
Nel 1447, il Papa Niccolò V, con la bolla Pastoralis officii (20 Luglio), approva la federazione delle fraternità terziarie d'Italia in un Ordine centralizzato, con un unico Ministro e un Consiglio generale.
L'Ordine in Italia e nel Mondo
In Italia, l'Ordine si sviluppa in 15 Province regionali, con 256 insediamenti o conventi. In vari Paesi si sviluppano Congregazioni terziarie nazionali: Croazia, Portogallo, Spagna, Francia, Belgio, Olanda, Germania, Irlanda, Stati Uniti d'America.
Alcune scompariranno a causa delle soppressioni e delle guerre, mentre alcune si fonderanno con la Congregazione italiana nell'unico organismo che attualmente costituisce il Terzo Ordine regolare di San Francesco, con sede a Roma presso la Basilica dei Santi Cosma e Damiano.
Dopo ripetute soppressioni civili e una soddisfacente ripresa, il Terzo Ordine Regolare di San Francesco oggi è presente con 248 insediamenti in:
Italia,
Croazia,
Spagna,
Francia,
Germania,
Stati Uniti d'America,
India,
Sudafrica,
Sri Lanka,
Brasile,
Paraguay,
Messico,
Perù,
Svezia,
Bangladesh,
Filippine.
Alcune attività dell'Ordine
Le attività svolte sono molteplici: apostolato nelle parrocchie, opere di misericordia per i bisognosi, catechesi e predicazione, insegnamento, apostolato della stampa, missioni. Ma l'apostolato principale è quello di vivere il dono della vita consacrata come offerta continua sull'altare del mondo per la gloria di Dio e per la salvezza dei fratelli.
E' la scritta latina che rimane sul chiostro della bella e grande chiesa dei frati minori di S. Francesco di Piacenza. Oggi la chiesa e parrocchia retta da un sacerdote. Purtroppo della pittura a tondo con l'immagine del Santo Corrado rimane pochissimo, solo da molto vicino si riesce a scorgere parte molto tenue, mentre altri sono rimasti più leggibili all'occhio umano. Il chiostro contiene una serie di affreschi sulla parete di epoca tardo seicentesca, come lo stesso 'tondo' che celebra il nostro Santo eremita. Nella chiesa, come ho potuto ritrovare in un testamento inedito del 1400, si conservano anche le tombe della Casato Confalonieri (oggi purtroppo non resta traccia delle lapidi), oltre che gli stessi Nobili avessere pure tomba famigliare nel convento di S. Chiara (oggi chiuso e posto sullo Stradone Farnese).
Umberto Battini testo e foto
Sui Confalonieri
I Confalonieri e san Corrado secondo questo antico volume.
“La famiglia Confalonieri crebbe in potenza sì in Lombardia che a Piacenza. Il capo di questo ramo Corrado, potente barone, tocco dai rimorsi che un incendio da lui appiccato avesse condotto un povero contadino fino ai piedi del patibolo, che avrebbe salito se egli non se ne confessava autore, rinunziò a tutti gli agi, ritirandosi in un romitorio, vicino alla città di Noto, in Sicilia, dove per trentasei anni visse in aspra penitenza fino al 1351, in cui morì.
Centosessantaquattr’anni dopo papa Leone X lo ascriveva al novero dei beati, e papa Paolo V più tardi lo canonizzava. [Nota 1]
La santità di Corrado, le caudate imprese nelle armi e nelle magistrature d’altri Confalonieri del ramo Piacentino, di quello stabilitosi a Candia e Lomellina e dello stipite rimasto a Milano e feudatario di Agliate e di alcuni vicini paesi in Brianza lungo il Lambro, avevano circondata quell’antica prosapia di sì viva luce che ricopriva le scelleraggini con cui parecchi dè suoi membri l’aveva bruttata. Uno Stefano dei Confalonieri d’Agliate con altri sicari prezzolati dalla eretica setta dei credenti aveva assassinato nel 1252, vicino a Barlassina, l’inquisitore Pietro Martire, e ferito mortalmente fra Domenico suo compagno.”
Storia di Milano di Francesco Cusani, ediz. Libreria Pirotta & c., Milano 1864, Cap. XXVI,Vol. III- IV, pagg. 143 -144
Nota 1
Breve 12 luglio 1515, e gennaio 1614. Vedi Campi, Vita di S. Corrado eremita, Piacenza 1614.
foto sopra: la poderosa impalcatura in Cattedrale a Piacenza, per restaurare gli affreschi del '600 della Vita del Santo Corrado posti nella voltadella campata laterale sinistra (foto UB)
l'articolo apparso su Il Nuovo Giornale settimanale della Diocesi di Piacenza-Bobbio
Cattedrale di Piacenza
affreschi nelle volte della navata laterale sinistra entrando dipinte dal pittore lodigiano Giovan Battista Galleani nel 1613
foto G. Battini - elaborazione grafica U. Battini per l'Araldo di San Corrado
Scene della vita del Santo eremita
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I devoti di NOTO e AVOLA si contendono il corpo del Santo alla morte il 19 febbraio 1351
La processione degli abitanti di NOTO che portano il corpo del Santo eremita in città
dipinto dell'artista netino Corrado Malfa che si conserva presso la Sede dei Fedeli e Portatori di S. Corrado Società sorta nel 1951
San Corrado mentre recita il Rosario
Il quadro, che è in onore da decenni presso la sede dei Fedeli e Portatori di San Corrado [1], raffigura il Santo Patrono di Noto mentre prega devotamente con la corona del Rosario in mano, lungo il viale dell’orto nei pressi della sua grotta dei Pizzoni. Il quadro, “dono di Giuseppina Battaglia Rizzo di Alessandro”, è stato dipinto dall’artistanetino Corrado Malfa[2], e si trovava inizialmentepresso l’eremo della Madonna della Provvidenza a Noto Antica e poi nella chiesa di Santa Caterina. Il quadro non è datato.
“San Corrado che recita il Rosario” è davvero una iconaesemplare della spiritualità mariana e sintesiedificante del culto filiale del Santo Patrono verso la Madonna.
San Corrado insegna a pregare
Nella Vita di San Corrado leggiamo il seguente episodio. Un giorno, un operaio netino riceve in casa la gradita visita del Santo suo amico, gli bacia la mano e gli chiede: ‘Compare, insegnatemi una buona preghiera’. E fra Corrado, sorridendo, gli risponde: ‘La migliore preghiera che tu possa fare è recitare il Padre Nostro e l’Ave Maria’. Il Rosario è la preghiera giusta per i momenti cruciali della vita; è una specie di sacramento del quotidiano, perché possiamo riconoscervi la nostra vita, fatta di piccoli grani sempre uguali, ma tenuti insieme dal filo dei misteri che danno loro significato e coerenza. I Misteri della vita di Cristo, nelle sue varie tappe, entra nel tessuto della nostra esistenza di ogni giorno e la riscatta dalla vanità, dalla banalità, ancorandola all’eterno. Se valutassimo la realtà con sguardo meno superficiale, ci accorgeremmo che la vita è tenuta insieme, non tanto dallo schotch delle nostre ambizioni e velleità, quanto da una modesta corona di azioni ripetute con uno spirito sempre nuovo.
Sin dall’infanzia Corrado si rivolge alla Madonna
Corrado dove attinse e come ha alimentato il suo amore e il culto verso la Madre di Dio? Innanzitutto in famiglia, la prestigiosa famiglia piacentina dei Confalonieri, di stretta osservanza cattolica. Tra i suoi antenati ricordiamo Lantelmo Confalonieri, vessillifero del vescovo di Piacenza, che partecipò alla 1^ crociata e la Beata AdalgisaConfalonieri, badessa di San Siro.
Per Corrado, come per ogni bambino cristiano, la preghiera iniziava ad assumere concretezza già quando gli veniva presentata la Madonna come oggetto di venerazione. E lui si confidava con lei, le affidava tutto ciò che non riusciva a controllare, pregandola di intervenire. Già comprendeva che quanto gli veniva vietato sarebbe dispiaciuto alla Madonna. Dal momento che si sentiva protetto da Lei, imparava a sentirsi protetto anche dal suo divin Figlio Gesù e dal Padre Celeste. Corrado ha conservato per tutta la vita, nella preghiera, qualcosa di questa esperienza che resta sempre viva: la sua concretezza. Concretezza cristiana, attinta alla scuola di Maria, che lo fece decidere a scagionare l’innocente condannato per la sua giovanile imprudenza quando, durante una caccia,aveva appiccato il fuoco per stanare la selvaggina dal bosco.
Dallaconversione ascetica alla vita eremitica - Dall’inizio della sua conversione ascetica alla vita eremitica, Corrado si rivolge fiducioso alla Madonna per poter superare i non lievi ostacoli che si frappongono al suo disegno di donazione totale a Dio e ai fratelli, e implora la grazia di riuscire a lasciare tutto per il Tutto. Egli esce e vanella vicina Calendasco, dov’è il romitorio dei poviri et servituri di Deu e veste il saio di penitente. La devozione mariana di Corrado ha trovato poi favorevole e stabile alimento nell’ambiente socio-religioso di Noto “undi chi avìa multi boni homini et devoti persuni. Et li gitadini di la terra di Nothu àppiru grandi consolacioni di quistu homu, ki parìa homu di bona et honesta vita”. Su indicazione dell’amico Giovanni Mineo, per un certo periodo fra Corrado vive nelle ‘celle’ all’ombra del santuario cittadino di S. Maria del Crocifisso.
Poi il Santo si trasferisce alla grotta dei Pizzoni, dove vive in preghiera e penitenza, largo di aiuti e di consigli spirituali, d’intercessione, di profezie e di miracoli. Corrado intensifica così il dialogo interiore con la Madre celeste. Il 19 febbraio 1351 nell’estasi, Corrado, sciolto dai legami terreni, poté vedere nello splendore del Paradiso la celeste Madre che tanto aveva amato e fatto amare su questa terra.
I pellegrini e devoti che, da secoli, si recano al Santuario di S. Corrado di fuori, intravedono nella ampia nicchia della parete rocciosa della santa grotta le tracce deteriorate di un affresco del sec. XVI, raffigurante – a detta degli storici del pio luogo – la Vergine col Bambino fra i Santi Aquilino e Corrado
L’artistica Arca d’Argento (sec. XVI) di forma rettangolare, che racchiude il venerato Corpo di San Corrado ed è custodita nella cattedrale di Noto, reca in uno dei lati minori i bassorilievi della Madonna Annunziata e dell’Arcangelo Gabriele.
San Corrado e la Madonna resta un binomio inscindibile!
Sac. Salvatore Guastella
[1]L’Associazione “SocietàFedeli e Portatori di San Corrado” in Noto è sorta per volontà del Vescovo Angelo Calabrettanel 1951 – 6° centenario della morte del Santo Patrono – ed ha sede in via Rinaldo Montoro, 4.
[2]Malfa Corrado nacque a Noto nel dicembre 1859 e morì a Messina il 28 settembre 1925. “La sua maggiore attività artistica fu svolta nelle decorazioni dei soffitti. Lavorò in Modica, dove decorò le case dell’avv. Basile, del prof. Scucces, dell’avv. Scribano e di Pietro Rizzone.Nei pressi di Scoglitti (Rg) lavorò cinque anni per la decorazione di Villa Salina del barone Pancari. Nel 1916 si trasferì a Catania e si dedicò alla pittura su seta e su legno. Lo stesso lavoro continuò a Messina, dove morì” (Passarello Gaetano, Personalità Netine di tutti i tempi, p. 125. Edigraf, Catania 1969).
La presenza a Noto, al Santuario del Santo, degli Eremitie degli orfanelli dell'Opera di don Orione, oggi anch'egli Santo
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foto sopra: particolare della firma di uno degli otto "Romitti" di San Corrado, tratta dalla lettera datata 27 febbraio 1753 che scrissero a Piacenza per avere un aiuto per la ricostruzione del Romitorio del Santo che inglobava la "Grotta" ove visse, e che era andato distrutto con il terremoto. "Frà Luiggi di Gesù e Maria Eremita di San Corrado"
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L'Araldo di San Corrado è il Collegamento Devozionale Italiano dei Devoti e Fedeli del Santo piacentino morto a Noto il 19 febbraio 1351 e nato in Calendasco (Piacenza) nel 1290
San Corrado Confalonieri è stato un penitente, terziario francescano, vissuto da eremita in Noto, nella Valle dei Tre Pizzoni dentro ad una grotta