LETTURE DEL BLOG N. 171.000

RICERCA E VERITA'

RICERCA E SERIETA'
VANNO DI PARI PASSO
Lo studio e la ricerca corradiana piacentina
 
di Umberto Battini
    storico di S. Corrado e divulgatore 

San Corrado Confalonieri e Calendasco, tanta documentazione inedita emersa dagli archivi

Ma la ricerca d'archivio a chi è riservata? A qualche privilegiato?
No! La ricerca d'archivio è aperta a tutti, chiunque può andare in Archivio di Stato a Piacenza e Parma o Milano e fare una ricerca storica. 

E' quello che iniziai quasi 30 anni fa, così ho fatto io!
Sacrificando il tempo libero per dedicarmi alla polvere di queste carte preziose, facendole passare una ad una, a volte con successo a volte invece senza risultati.
Ma a furia di ricercare le carte sono saltate fuori!
Basta andare tra le carte antiche e impolverarsi le mani, sfogliare carte raccolte in faldoni. Basta avere la voglia di guardare tra libri, fogli, e cartelle e leggere le carte e sperare di ritrovarci qualcosa di importante o utile allo studio.
Intanto bisogna ribadire che Calendasco vanta oltre 400 anni di Patronato di San Corrado! Cioè è Patrono e Protettore di questo comune e di questa gente piacentina calendaschese da più di quattro secoli!

La Tradizione storica indica in Calendasco il convento del Gorgolare ove erano i frati penitenti terziari che accolgono San Corrado dopo l'incendio!
Lo hanno scritto fior fiore di storici antichi. E sempre a Calendasco nel 1290 il Santo Terziario francescano è nato nella camera superiore che dà sulla caminata magna del castello dei Confalonieri del paese.
Ma dove è scritto?
E' scritto in carte d'archivio nel Fondo Notarile dell'Archivio di Stato di Piacenza e in quello della Parrocchia di Calendasco, precisamente nel documento detto Legato Sancti Conradi del 9 agosto 1617.
Scritto dal notaio e cancelliere della Curia vescovile di Piacenza dentro al Palazzo del vescovo di Piacenza!
L'atto è degno di fede perchè scritto da notaio di Curia davanti a testimoni e sottoscritto e firmato dal Vescovo di Piacenza in persona!
Vi si legge che i Confalonieri erano da secoli feudatari di Calendasco e che proprio a Calendasco San Corrado ha avuto la sua origine terrena e che ne è Patrono!
Anche il castello lo testimonia nella sua struttura: il cassonato ligneo del 1300 del soffitto è tutto tappezzato dallo stemma dei Confalonieri.

Tante altre nuove carte importantissime ho ritrovate e verranno rese pubbliche al più presto perchè tutti i devoti sinceri possano sapere della storia e del culto in terra piacentina di San Corrado Confalonieri.

Genericamente a Noto si è sempre detto S. Corrado essere di Piacenza, ma va da sè che è una informazione fittizia, fatta perchè non c'erano notizie certe e ovviamente a Noto, a quei tempi antichi presero per riferimento la città capoluogo dell'Emilia, ove il Santo era originario.

Non avendo notizie a quel tempo, così come è certo, ma sapendo i netini che era piacentino, venne semplice dirlo nativo della città! In effetti a Noto come avrebbero potuto immaginare che era feudatario di un luogo vicino a Piacenza, era molto più semplice parlare della città.
Lo studio che ho potuto fare mi testimonia la feudalità dei Confalonieri a Calendasco per almeno oltre i 200 anni e lo possiamo leggere in carte di notaio antiche, e anche vedere nella struttura guelfa del castello del paese e negli affreschi dello stemma della Casata Confalonieri che sono pitturati
.

una pagina del Legato Sancti Conradi del 1617

Quando i Netini scrissero a Piacenza nel 1610 di fare ricerca storica sul Santo perchè a Noto di lui della sua vita piacentina non si sapeva niente, scrissere nero su bianco già però che sapevano da alcuni storici, che era feudatario di Calendasco! 

La ricerca iniziò e la concluse il Vescovo di Piacenza omologando il Legato di San Corrado del 1617 voluto dal Landi e dove il notaio fece in duplice copia il prezioso e importante documento, una carta in più pagine scritta da un notaio e firmata anche dal Vescovo di Piacenza ha un valore di legalità e verità che non sono criticabili!
Un qualsiasi storico serio non metterà mai in discussione un documento di notaio curiale del genere!
Solo la mancanza di buona fede o di ignoranza delle regole di come era redatto un documento di notaio con valore legale, può portare a dire che quello che è scritto nel Legato non corrisponde al vero!
Ma fino a prova contraria, e per il buon senso comune, un atto notarile è inoppugnabile, così come anche al giorno d'oggi.
Viva San Corrado nato a Calendasco nel 1290 nel castello e nato a vita spirituale nel romitorio del paese dei francescani nell'anno 1315! 
Gli Anziani di Noto che governavano la città nel 1600, scrissero a Piacenza ben 3 lettere nel 1610, chiedendo in una se fosse possibile fare delle ricerche storiche in archivio su San Corrado per sapere di più della sua vita ed anzi essi scrivono che già loro sapevano che fosse stato feudatario di Calendasco!

Scrissero tre lettere: una agli Anziani del Comune di Piacenza, una al Duca Farnese ed una al Vescovo di Piacenza.

Proprio il Vescovo di Piacenza mons. Claudio Rangoni fece compiere una ricerca che diede i suoi frutti e venne messa nero su bianco nell'occasione della scrittura del Legato di San Corrado.
 Il documento notarile si conserva in due copie originali: una in Archivio di Stato a Piacenza ed una in Archivio Parrocchiale a Calendasco!
E' stato scritto dal Notaio e Cancelliere della Curia vescovile di Piacenza propria nel Palazzo del Vescovo il 9 agosto 1617.
Tra i Testimoni convenuti anche il Vescovo in persona che alla fine sottoscrive l'atto diplomatico notarile approvandolo e firmandolo. 
Già nella prima pagina si dice che i Confalonieri furono per vari secoli feudatari di Calendasco paese della diocesi di Piacenza posto al di là del fiume Trebbia.
Alla pagina 12 si possono leggere tradotte dal latino, delle affermazioni inportantissime!
Cioè che San Corrado Confalonieri, che già era Patrono di Calendasco, nello stesso paese vi era nato fisicamente!

particolare del Romitorio ospitale di Calendasco oggi abitazione privata

Quello che viene trascritto è la sintesi di una ricerca storica fatta a quel tempo, infatti viene messo nero su bianco tradotto dal latino che "dopo una ricerca sulla vita fisica" su S. Corrado "ut in eius vita publica tipis mandata videre est" - si può con certezza dire che "San Corrado è nato fisicamente nello stesso luogo di Calendasco" e cioè che "in eodem loco iste Sanctus ut praefertur, vitam terrenam duxit" cioè nello stesso paese di Calendasco - ut praefertur cioè come è accertato! ha avuto la sua origine terrena!
E la parola "eodem" cioè "nello stesso luogo" viene tutta intorno puntinata per dare vigore a quanto affermato!

Nello stesso luogo "eodem" ove è Patrono (riferito a Calendasco) il Santo è anche nato, qui ha avuto l'origine terrena!
Un atto notarile fatto in curia vescovile di questo tipo non può in nessun modo essere messo in discussione.
Un qualsiasi storico serio mai si sognerebbe di negare quanto in una carta del genere viene scritto e affermato, proprio perchè è un documento ufficiale di Notaio e Cancelliere e fatto davanti a testimoni e allo stesso Vescovo di Piacenza che addirittura "loda, approva e firma" tutto!
E' un atto diplomatico notarile in latino.

Si comprende quindi che fino al 1617 la dicitura che San Corrado era nato a Piacenza era solo fittizia, e proprio da Noto nel 1610 gli Anziani scrivono per chiedere più notizie certe, e il Vescovo di Piacenza le fa fare e le mette nero su bianco, per mano del Notaio e tutto avviene nello stesso palazzo vescovile!
Se le cose fossero state diverse avrebbe evitato di scriverlo, e maggiore importanza è il fatto che ad affermarlo è proprio l'Autorità religiosa cioè il Vescovo!
A Calendasco San Corrado avevano appurato che vi era nato perchè avevano fatto indagini - ut in eius vita publica tipis mandata videre est!
Per dovere di serietà, di buona fede bisogna accettare senza dubbio alcuno quello che fu ricercato storicamente a quel tempo, e su espressa richiesta di Noto!
E da  oltre 400 anni ormai questo è scritto e affermato, inoltre la certezza storica che già avevamo nel piacentino, era il convento dove si ritirò nel 1315 già nominato da storici antichissimi, e altro dato inoppugnabile è  che Calendasco vanta ben 400 anni di Patronato, cioè  Protettore del paese e della gente di questo luogo.

La ricerca storica antica va rispettata ed accettata perchè da sempre è importante e soprattutto nel caso di San Corrado, del quale a Noto della vita piacentina si conosceva quasi nulla, e infatti scrivono nel 1610 per avere dati in più sul Santo e li ottengono dal Vescovo che accerta quanto detto!

 La buona fede, l'apertura della mente e del cuore deve far accettare questo dato, che non cambia niente dal punto di vista devozioale, ma anzi arricchisce e aiuta la venerazione, e Calendasco vanta ancora una documentazione ricchissima di carte sui Confalonieri che furono feudatari per secoli del posto come testimonia anche il castello con il cassonato del soffitto ligneo del 1300 pitturato con lo stemma dei Confalonieri. 

Chi fa ricerca storica seria non può in nessun modo mettere in discussione questo documento che è un atto legale pubblico fatto da un Notaio e Cancelliere di Curia di Piacenza e firmato dallo stesso Vescovo!

Anzi dobbiamo essere fieri che sia stato fatto questo lavoro di ricerca già nel 1617 su proposta arrivata direttamente da Noto, e che per onore del vero va preso molto sul serio per rispetto del nostro Santo Patrono.

Piaccia o non piaccia un documento del genere non può essere criticato ne tacciato di essere falso, per chiunque abbia buon senso e conoscenza di studio del valore legale dei documenti! La scienza che li studia nelle università, si chiama ancora oggi "Diplomatica".

Umberto Battini
storico di S. Corrado e divulgatore 
 

SE COPI QUALCOSA CITA LA FONTE!

IL CAMPI DI PIACENZA

ECCO COSA SCRIVEVA
LO STORICO DI PIACENZA CAMPI
CIRCA LA STORIA CORRADIANA  
 
di Umberto Battini
     storico di S. Corrado
 
immagine fatta con IA da Umberto Battini 
Il sacerdote e canonico Campi diede alle stampe a Piacenza nel 1614 la Vita di San Corrado basandosi sugli storici di Noto quali il Littara e Pugliesi. 
Come ben conosciamo gli venne spedita da Noto nel 1610.  
Ma già nella sua Historia data alle stampe tra 1651-1662 nei tre conosciuti volumi, il canonico-storico Campi, scrivendo di San Corrado va ammettendo qualcosa di molto importante. 
 
Sapendo d’aver pubblicato un libro impostato tutto sui testi inviati da Noto (lo ammette già da allora!) ebbene nella Historia (tre volumi storici piacentini) appunto confessa che sarebbe stato utile “nel ristamparsi di nuovo la preallegata Vita, di aggiungervi più altre cose avvenute dapoi…”.  
Ma non solo, queste parole ripete in una lettera che si conserva in Archivio di Stato a Piacenza. 
Dopo l'uccisione da parte del Confalonieri di Calendasco del figlio di papa Paolo III, cioè Pier Luigi Farnese duca di Piacenza e Parma, avvenuta il 10 settembre 1547, il culto a San Corrado venne bloccato nel piacentino.
 
Anche lo storico Pier Maria Campi, sacerdote, non potè in quel tempo scrivere come avrebbe voluto circa San Corrado. 
Tutto si sbloccò - se così vogliamo dire - il 9 agosto 1617 nel Palazzo Vescovile di Piacenza, quando il Vescovo con altri, in un notarile il "Legato Sancti Conradi" affermò il Santo Corrado essere nato fisicamente a Calendasco.
Il tutto, come si legge, dopo aver fatto delle approfondite ricerche. 
 
Leggasi: ricerche sul Santo in terra piacentina.  
Vedasi: Legato Sancti Conradi.  
Ricordasi: Farnese ucciso dal Confalonieri di Calendasco, luogo nel quale il Vescovo di Piacenza, nel 1617 scopre e formalizza ufficialmente la nascita del Santo Piacentino! 
 
Ce n’è ancora di frutti ed abbondanti, che stan maturando di stagione in stagione. 
Nulla andrà perso. 

Umberto Battini
storico di S. Corrado e divulgatore
 
in questa immagine qui sotto, il prezioso libro del 2006, dove tra l'altro, si contiene per intero il Legato Sancti Conradi del 9 agosto 1617 fatto da notaio in Curia Vescovile a Piacenza 
 

LIBRO DEL 1890 DI NOTO

UNO STUDIO IMPORTANTE TRA I TANTI
IL VOLUME DEL 1890 DEL VERATTI
ECCO L'ESTRATTO DI UNA PREDICA
dal volume S. Corrado Confalonieri Cenni Storici
stampato a Noto nel 1890, editrice Zammit di Noto
il testo qui proposto è preso dalle pagg. 60-61 
Predica in lode di S. Corrado Piacentino
Del M. Rev. P. Don Paolo Aresi Cherico Regolare. 
Fatta da lui nel Duomo di Piacenza, l'’anno 1616 a dì 19 dì febbraro; correndo la feria sesta dope le Ceneri, In Piacenza MDCXVI. 
Per gli Heredi di Giovanni Bazachi. Con licenza de' Supe­riori.
È premessa una Dedicatoria.  
Al miracoloso Padre, e grande Eremita Corrado santissimo, sottoscritta da Alberto Degani Sacerdote Piacentino, e Cappellano desso S. Corrado; il quale aveva ottenuto, per farlo stampare, il panegirico dall'Autore, uno fra tanti celebri Predicatori d'allora. 
Seguono componimenti in versi latini e volgari convenientissimi al pessimo gusto di quel colebre predicatore. 
 Il quale si vede uomo di molto ingegno e di molta dottrina, ma al tutto perduto dietro l'andazzo del tempo, a ghiribizzare in giochetti di parole, e metafore sperticate, e quante altre stranezze correvano allora per vaghezze e sublimità di stile. — Dal nome del Santo piglia l'assunto del discorso.

«…chi non vede che nella  sua  fronte,   e   nella   sua prima sillaba porta scolpito il cuore ? le seguenti poi in
due maniere possono con la prima congiungersi: Cor
rado, questa
è la prima; Cor addo, questa é la seconda:
nella prima si fa menzione di togliere e di radere: ed
ecco l'offizio dello Scultore; nella seconda di aggiungere,
ed ecco quello del Pittore. E meritamente ambidue nel
l'istesso nome comprendonsi : perché sogliono andar
sempre congiunte quest'arti, e non toglie mai Dio, se
non per dare
.  Su dunque, veggiamo   come il cuor di
Corrado fu disposta materia per ricevere, e come in fatti ricevè gli effetti meravigliosi, benché fra lor diversi, della scultura e della pittura del celeste Artefice, che ad imitazione poi di lui, apprenderemo anche noi, la ma­niera di renderci capaci di così gran bene.»

A fronte di questa analisi del nome Corrado, rimane
pressoché sbiadito il pensiero suggerito al panegirista
dal cognome Confalonieri. «.... lascio l'esser egli (San
Corrado)
germe di nobilissima radice, che fu la famiglia
Confalonieri, e per antichità, e per numero d'uomini
illustri nelle lettere, e nell'armi, ben degna di portare
fra l'altre il Confalone… »

Degna di tutto il resto è la descrizione dell' incendio.

 «Andava egli un giorno, cacciato da gl'impetuosi    veltri de' suoi capricciosi affetti, a caccia in una foresta :  e per far preda di una timida lepre, 
che in un cespuglio di spine ricovrata si era, troppo arditamente vi pose attorno il fuoco, il quale a guisa di cacciatore anch'egli, e qual veloce levriero, talmente affrettò i passi che prima che se gli potesse por freno,  disertò quasi il paese... »
 
Cav. Bartolomeo Veratti
(AUTORE DEL LIBRO)
 
dal volume S. Corrado Confalonieri Cenni Storici
stampato a Noto nel 1890, editrice Zammit di Noto
testo preso dalle pagg. 60-61 


LA BRUCIATA

L'AREA ANTICA DI CALENDASCO
L’INCENDIO

di Umberto Battini
agiografo di San Corrado

La causa che spinge il nobile Corrado a dare una svolta alla sua vita è collegata senza ombra di dubbio al fatto dell’incendio che provocò durante una battuta di caccia. 
Siccome fu incolpato del danno un innocente contadino, Corrado lo fa liberare ammettendo la colpa: lui è il colpevole e lui è l’uomo da punire. 
Gli antichi Statuti piacentini sono da datare al 1322-36, Galeazzo I Visconti milanese e Signore di Piacenza morì nel 1328, gli studiosi propendono perché “una compilazione di norme da lui ordinata, potrebbe essere avvenuta soltanto nel periodo fra il 29 dicembre 1322 in cui ritornò al potere, e il 1327 in cui ne fu deposto. 
 
In questo arco di tempo cade appunto la compilazione del 1323 cui si aggiunsero altre norme che risultano confermate nel 1336 da Azzone Visconti... ed altre ancora poste sotto gli anni 1341-1342” e proprio queste antiche leggi trattano anche dell’incendio: “Munita di sanzione penale era soltanto la norma relativa all’incendio doloso, e la pena variava a seconda dell’entità del danno arrecato... tuttavia il condannato poteva sottrarsi alla pena corporale pagando al Comune la somma di 200 lire entro quindici giorni dalla condanna, e risarcendo completamente il danno”. 
 
Per la cessione dei beni in caso di dover pagare per un danno causato, quale appunto l’incendio, oltre alla forma della espropriazione dei beni da parte del potere civile, poteva essere attuata “la volontaria cessione di tutti i beni da parte del debitore”.

La famiglia del santo era guelfa, intimamente legata alla chiesa piacentina e molto vicina ai francescani. 
Nello stesso borgo di Calendasco esisteva una piccola comunità di frati laici della Penitenza, cioè del Terzo Ordine francescano che erano conosciuti per il loro modo di vivere in povertà al servizio di tutti, anche dallo stesso giovane Corrado.

La Tradizione dell’incendio, che si è tramandata da secoli nel piacentino, narra di due possibili luoghi: la località Case Bruciate di Travazzano nei pressi di Carpaneto – ove i Confalonieri possedevano una Casa Torre con delle terre presso Celleri – oppure il Villa Campadone – luogo vicino a Calendasco e rientrante nel feudo che gli stessi qui avevano.
Un ‘molino brugiato’ c’è anche nei pressi dello stesso paese e proprio ove nel 1805 le mappe catastali napoleoniche indicano il “molino Raffoni”, quello legato alla tradizione del gorgolare. 
Il molino bruciato posto a Calendasco confina con la strata levata, cioè la strada che è rialzata proprio per far sì che il rivo macinatore possa far quel salto necessario a smuovere la grande pala del molino.

Ma anche una nuova ipotesi per collocare l’incendio causato dal giovane san Corrado può aggiungersi a queste: infatti non molto lontano da Calendasco, a pochi chilometri – (circa quattro) - in direzione di San Nicolò a Trebbia, esiste una località chiamata ‘la Bruciata’ di antica memoria.
Il fatto eccezionale è dato da una pergamena dell’11 gennaio 1589: è una investitura di un fondo terriero di 200 pertiche fatta dai monaci di Quartazzola (località a pochi chilometri da Piacenza posta non molto lontano dal fiume Trebbia) ad un certo Cesare Viustino che è erede del fu Alfonso.
La pergamena riporta che le terre sono poste nel territorio di Calendasco, in direzione di San Nicolò e nel luogo detto “alla Brugiata”: una vasta area agricola coltivata di ben 200 pertiche (pensate che un campo da calcio è di circa 4 pertiche piacentine).

A diritto questo grande spazio rurale fatto di campi coltivabili, vitigni e zone a bosco può essere ritenuto il luogo dell’incendio di san Corrado Confalonieri? A mio avviso si, con un buon margine di possibilità, data dalla ragionevolezza che una così vasta possessione terriera sia ricordata nel ‘500 con il nome ‘Bruciata’, sintomo che lì vi fu nei tempi andati un possente incendio che ancora segnava la toponomastica e la memoria della gente.

Per restare in argomento una carta sempre dei frati Bernardini di Quartazzola del 23 giugno 1654 testimonia del fitto di terre ad un certo signor Viustino (discendente dell’altro prima citato) poste alla “Bre” in territorio di Calendasco che sono al ridosso confinale con i paesi di San Nicolò e Santimento.
A buon diritto ritengo che se la certezza per l’incendio corradiano non è possibile darla per scontata, tutto quello che la vecchia storiografia dava come unico dato, cioè citando solo ed esclusivamente quale posto del danno ‘le Case Bruciate’ dell’area di Travazzano, sia da ritenere sorpassata e ampiamente messa in discussione dai nuovi dati storici inediti che ho rintracciato in Archivio di Stato di Parma e Piacenza: cioè il molino Bruciato di Calendasco e soprattutto l’area agricola nel territorio dello stesso Calendasco chiamata ancora nel 1589 la Bruciata, ha più valore storico per crederla area dell’incendio corradiano, al contrario di quello che può essere un toponimo relativo a delle poche case andate bruciate.

testo dal volume "I Documenti Inediti Piacentini di San Corrado Confalonieri" edito nel 2006 - Calendasco - di Umberto Battini
il testo non riporta le note a margine contenute invece nel libro, con tutti i riferimenti di Archivio di Stato dei Fondi citati
se copii cita autore e web  



ROMITORIO

IL ROMITORIO DEL GORGOLARE
LUOGO STORICO DI CALENDASCO

Un rivo oggi intubato e un mulino demolito per lungo
tempo sono stati importanti per il paese 
particolare di mappa del XVI secolo con il rivo, l'ospitale ed il borgo

 
di  Umberto Battini
     studioso di S. Corrado

Un’interessante questione storica locale, ma salita alle cronache in volumi pubblicati a Roma ed altrove già qualche secolo fa, riguarda l’hospitale detto “del gorgolare”, oggi inglobato nel piccolo borgo di Calendasco. Abbiamo fatto una accurata ricerca e ne risulta che era luogo conosciuto sia in modo “geografico” che in quello “topografico” già dal ’600 da storici di chiara fama.

Il primo ad occuparsene nel 1568 è lo storico di Noto, Girolamo Pugliese, in uno dei suoi libri studio dedicati al patrono di quella città sicula, che ne detiene il santo corpo. Nel borgo sul fiume Po a Calendasco, fino a pochi anni fa esisteva ancora, sebbene dismesso, il mulino sul rivo Confaloniero, da qualche decennio completamente intubato. Praticamente dietro all’attuale palazzo del Comune costruito proprio un secolo fa sul prato annesso al mulino, come risulta ad esempio dall’estimo napoleonico.

L’antico luogo ancora nel 1800 denominato “molino Baffoni” che ne era il proprietario, aveva il canale delle acque che andava a girare a gomito proprio in prossimità dell’antico ospedale medievale.

Da questo inconfondibile rumore delle acque, che si infrangevano in questa curva, il nome particolare e locale di “ospitio del gorgolare”, prodotto appunto dal gorgoglio delle acque.

Tra gli storici che citano il luogo, caro quindi anche a San Corrado per la sua conversione, un importante volume edito nel 1935 a Macerata, scritto dallo storico Raniero Luconi dove leggiamo che “al principio del trecento esisteva a Piacenza, in un luogo detto Gorgolare, una comunità di eremiti sotto l’obbedienza di frate Aristide” il superiore proprio del piccolo convento ospedale per pellegrini del borgo.

Sempre in un volume degli “Acta selecta” francescani edito a Roma nel 1944  si cita “l’eremitorio del Gorgolare dove S. Corrado Confalonieri prese l’abito per mano di fra Aristide”. Altra citazione viene dallo storico Raffaele Pazzelli che nel volume stampato in Roma nel 1958 dalla Curia Generalizia del Tor francescano cita testualmente, censendo tutti i luoghi terziari in Italia: “il terzo luogo di cui ci è stata tramandata la memoria è il convento eremitaggio di Calendasco presso Piacenza” posto proprio al ridosso del canale del mulino.

Ma notevole rimane anche lo studio di Giovanni Parisi in un volume titolato “San Corrado Confalonieri Patrono di Noto” stampato a Torino dalla editrice Carteggio nel 1960. Scrive lo storico: “nel luogo ove sorge l’attuale Calendasco... molti anni prima dei fatti del nostro Corrado era in gran fama un convento eremitaggio di terziari” e dopo una sua personale visita al luogo prima della stesura del volume, poté quindi anche scrivere altre precise notazioni storiche.

Sulla base di deduzioni e documentazione scrive l’autorevolissimo storico Parisi: “siamo d’avviso che il romitorio detto del Gorgolare veniva a trovarsi proprio all’inizio dell’attuale Calendasco... il pozzo, la cantina, le scale ci dicono chiaramente nei loro avanzi che si tratta di un vero e proprio romitorio”.

Uguale avviso esprime lo storico Francesco Bordoni nel suo studio del 1658 ci lascia scritto: “Gorgolarii conventus in diocesi Placentinam” nel quale vivono frati dediti a penitenze e assistenza.

In poche parole, qui citando solo alcuni tra coloro che occupandosi di storia antica francescana, vanno a corroborare della certa vitalità di questo medievale luogo che ha però una fondazione addirittura in tempo longobardo, come da recente documentazione emersa.

Insomma la posizione addossata all’antico rivo macinatorio del mulino, con piega a gomito davanti all’antico sito, è una bella prova storica della toponomastica che anticamente sopravviveva, e purtroppo nei secoli andata dimenticata con il disuso dell’ospedale francigeno.

Ma la cosa notevole è che anche in mappe conservate in Archivio di Stato di Parma è possibile vedere chiaramente distinto questo luogo accanto al borgo di Calendasco con segnalato proprio il rivo che gira a gomito e prosegue verso il castello andando ad alimentare il fossato che lo circondava.

La terra piacentina è ricca di piccoli luoghi densi di storia, forse in parte andata dimenticata, trascurata, ma che ha lasciato tracce certe nella memoria scritta nei possenti studi di storici dei quali forse neanche sapevamo l’esistenza.

questo pezzo è apparso sul quotidiano ILPIACENZA il 16 giugno 2024
se copii cita autore e web site


SAN CORRADO L'INCENDIO E LA CONVERSIONE

UN ARTICOLO CON DATI STORICI D'ARCHIVIO
DEDICATO A SAN CORRADO
articolo dal quotidiano ILPIACENZA.it
di domenica 22 febbraio 2026 

 

NOTO FEBBRAIO 2026

PATRONALE FEBBRAIO 2026 


SAN CORRADO

UNA STUPENDA IMMAGINE
DA INCORNICIARE
IL PATRONO DI NOTO E CALENDASCO
I due luoghi principe della sua Storia umana e di santità
 

 

VITA DI SAN CORRADO

ECCO ALCUNE IMMAGINI 
CHE RICOSTRUISCONO LA VITA 
DI SAN CORRADO CONFALONIERI
Ottenute con Intelligenza Artificiale 

 

DONO DEL CILIO 2015

ANNIVERSARIO STORICO
TRA CALENDASCO E NOTO

Un evento che resterà nella storia del culto
a San Corrado Confalonieri
 

 

ALCUNI EPISODI ACCADUTI NEL PIACENTINO

questo articolo storico è tratto dal quotidiano ILPIACENZA.it del 19 febbraio 2023
 

DAL CASTELLO ALLA GROTTA

LA VITA DI SAN CORRADO

 

E' stato un uomo segnato fin dalla prima gioventù di una sventura cruciale
che darà una svolta inaspettata a tutta la sua vita 
 
 
di Umberto Battini
    storico di S. Corrado 
 

E’ citato come un “santo da neve” nella tradizione popolare piacentina, per il fatto che la festa ricade in pieno febbraio esattamente il giorno 19. E’ stato un uomo segnato fin dalla prima gioventù di una sventura cruciale che darà una svolta inaspettata a tutta la sua vita. 

E’ interessante e curiosissima la vicenda di S. Corrado Confalonieri: sposato vent’enne con Giovannina Vistarini di Lodi (nelle agiografie antiche è detta Eufrosina) ma già dalle ricerche d’archivio fatte nel 1611 qui a Piacenza si rintracciò appunto nel monastero di Santa Chiara di Piacenza una “Joanna Confanonerii” ancora vivente nel 1351 e che si riteneva “potesse esser senza nulla in contrario la sposa” di Corrado.

Le ricerche contemporanee sulle pergamene notarili in Archivio di Stato a Piacenza confermano in pieno questo dato: c’è eccome, segnalata tra le monache, anche questa “Joannina” e che ipotizziamo poi trascritto come Eufrosina, ma questo rimane un dato secondario che non inficia la storia umana del Santo piacentino.

I Confalonieri erano una famiglia di militi vescovili, importanti e considerati: negli anni del medioevo avevano un privilegio, conservato per secoli: dalle “Informattioni” inviate a Noto dai Giurati di Piacenza nel 1611 apprendiamo che “il più anziano della stirpe” accompagnava l’ingresso del nuovo vescovo cittadino accogliendolo su di una “chinea bianca”.

Il feudo più importante che avevano era quello di Calendasco, poco lontano dalla città, vicino al Grande Fiume, con terre floride, boschi e vigneti, tanto che abbiamo potuto leggere in carte d’archivio del XVI secolo far cambio di terre con il parroco di Calendasco: cedono terre coltive vicino al paese e si prendono le terre parrocchiali gerbide, sortumose e soggette a inondazione nella zona “Raganella”.

 

Corrado nasce in quel castello nel 1290 ma nel 1315 - felicemente sposato ma ancora senza prole - durante una battuta di caccia causa un incendio, per motivo futile, stanare la selvaggina tra i rovi per il gusto dall’alto del suo cavallo, di poter scagliare la freccia fatale.

L’incendio devasta, brucia stalle, piccoli casamenti, probabilmente c’è qualche vittima: a Piacenza comanda il ghibellino Galeazzo Visconti di Milano, che sospetta un attentato al suo potere: gli sgherri per quietare il Visconti catturano un povero contadino. La faccenda sembra risolta, non è un attentato ma solo un incendio dovuto a incompetenza, e la forca attende l’innocente. Intanto il giovane Corrado si tormenta, al sicuro nel maniero del padre lì a Calendasco, dove nessuno andrebbe a rendergli conto, ma la coscienza e il buon consiglio della consorte lo portano a presentarsi nella cittadella viscontea di Piacenza, residenza di Galeazzo e confessa.

La legge di quel medioevo, prevedeva per gli “incendiariorum” la certa pena di morte, ma per un nobile lo “Statuto civitate Placentiae” prevedeva “solo” il pagamento del danno e così avviene.

Corrado subisce la dannazione della memoria dalla famiglia: gli viene data la sua parte d’eredità, paga e si ritrova abbandonato, solo con la moglie, anch’essa caduta in disgrazia con quel gesto insano. I Confalonieri però, resteranno i feudatari di Calendasco per ben tutto il XVI secolo, fino a che “migreranno” a Milano dopo il 1586 forzatamente dopo l’infausto fatto della congiura ed uccisione del 10 settembre 1547, di Pierluigi Farnese figlio di papa Paolo III. Giovan Luigi Confalonieri feudatario di Calendasco è tra i quattro fautori, e quel gesto costerà caro ancora una volta anche a San Corrado, infatti il culto per circa 50 anni sarà proibito nel feudo calendaschese e in tutto il piacentino.


Fatto è che quindi, ormai ridotto in miseria, Corrado si dà alla religione: la moglie tra le suore clarisse in Piacenza e lui tra i laici penitenti francescani nel piccolo ospedale romitorio francigeno poco discosto da Calendasco, detto dagli antichi “del gorgolare” per il fatto del canale del mulino lì davanti dove rumoreggiavano le acque.

Lo accoglie frate Aristide, che reggeva questa piccola comunità francescana laica, dire che la terra piacentina sia stata luogo d’elezione di questo “terz’ordine” lo abbiamo dedotto anche dalla documentazione storica: a Piacenza nel 1280 si tenne un grande Capitolo generale di tutti questi uomini del nord Italia e questo è indicativo di come qui quest’ideale avesse attecchito seriamente.

Dopo circa otto anni se ne parte, pellegrino, frate laico teriziario, diretto a Roma e poi da Brindisi si imbarca per la Terra Santa, dopo un lungo periodo ritorna passando per Malta e da lì poi sbarca a Messina. Finalmente si incammina verso la Sicilia orientale e giunto nella città di Noto si ferma accolto nell’ospitale di San Martino e vive per certo tempo alle Celle presso il castello: ma questa volta gli tocca vivere nei sottofondi delle mura, non è più il figlio del nobile Confalonieri padrone del castello di Calendasco.

Ma dopo certo tempo decide di vivere in una spartanissima grotta nella rocciosa valle dei tre Pizzoni, discosta da Noto antica, e fino alla sua morte, avvenuta il 19 febbraio del 1351 vive da eremita penitente ed in santità conclamata. Compie già in vita tanti miracoli: principalmente guarisce bambini e, fatto strabiliante, fa comparire dal “nulla” piccoli pani caldi e fragranti che dona ai visitatori. Non ultimo ne è testimone certo, anche storicamente, il vescovo di Siracusa, che allibito, può gustare di quel pane angelico e “misterioso”.

Alla morte è accalmato santo a furor di popolo, Corrado il Santo del pane caldo, l’eremita mite e coraggioso, venuto da lontano, da una terra alle porte di Piacenza, da un piccolo borgo adagiato sulle sponde del fiume Po chiamato Calendasco, ma lo dedurrà con ricerche il vescovo di Piacenza solo nel 1617.

Dalla vita agiata di castellano, riverito e acclamato, a quella rude e semplice di eremita, bisognoso di tutto, lontano dalla patria natia, dagli affetti, maturato nella fede e nell’affidamento alla religione cristiana: dal castello alla grotta, dalla vita penitente e dimenticata alla memoria che spetta alla Gloria dei Cieli.

E dopo secoli il suo ricordo è ancora vivo a Noto, città d’adozione dove il Santo corpo riposa, mentre a Calendasco il suo Patronato secolare lo si intuisce anche da quelle mura di mattone rosso del grande castello, che accarezzano sul fianco la chiesa parrocchiale, molto antica e ricca delle sue effigi, di venerate reliquie insigni.

Umberto Battini

articolo apparso sul quotidano ILPIACENZA.it del 19 febbraio 2023

 

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  • San Corrado Confalonieri è stato un penitente, terziario francescano, vissuto da eremita in Noto, nella Valle dei Tre Pizzoni dentro ad una grotta